
Trovo vergognoso che una scrittrice come Matilde Serao sia più o meno caduta nel dimenticatoio.
Nel migliore dei casi, nelle storie della letteratura italiana a questa scrittrice cui Anna Banti (altra grande dimenticata!) dedicò una monografia vengono assegnate — e con molta condiscendenza — soltanto poche righe.
Quasi superfluo dire che la monografia della Banti oggi risulta introvabile…
Di Matilde Serao conoscevo lo straordinario Il paese di cuccagna.
Ho trovato in questi giorni il volume che fa parte della Collana “Ottocento” de La Biblioteca di Repubblica, e in due giorni ho letteralmente divorato Il ventre di Napoli e i racconti di quella che Antonia Arslan nell’eccellente introduzione chiama la “trilogia femminile” e cioè La virtù di Checchina , Terno secco e O Giovannino o la morte.
Una scrittura sanguigna, plastica, alla Zola (per intendersi), una capacità straordinaria di far vedere e toccare ed odorare…
Una scrittura dirompente, troppo dirompente, forse: se la Serao avesse scritto meno e si fosse concessa il lusso di rivedere e limare sarebbe certo stato meglio. Ma, egualmente, e nonostante tutti i difetti “da eccesso” che si possono imputare a molti suoi testi, che ammirazione per questa scrittrice!
Il ventre di Napoli, poi, è (purtroppo!) ancora oggi di un’attualità davvero sconcertante.
Si trattava di un’inchiesta a puntate che nel 1884 l’allora ventottenne Matilde Serao pubblicò sul Capitan Fracassa per rispondere alla proposta del ministro Agostino Depretis di bonificare Napoli sventrandone i quartieri più poveri.
Il titolo riecheggiava volutamente quello di Le ventre de Paris, un celeberrimo romanzo di Emile Zola sulla dura realtà popolare parigina.
Il ventre di Napoli inizia così:
Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli: Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto; tutta questa retorichetta a base di golfo e colline fiorite, [...] serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere l’altra parte, il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati [...]
Quest’altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?
©Fratelli Alinari Firenze.
Dobbiamo fare proprio uno sforzo per tenere a mente che si parla di ieri e non dell’ oggi …

Matilde Serao non era certo una donna avvenente, era sgraziata e per nulla elegante.
Eppure Edith Wharton, che conobbe la Serao a Parigi nell’esclusivo salotto della contessa de Fitz-James della quale la Serao era ospite fissa la descrive così:
“Tra le donne che ho incontrato là, la più straordinaria è stata senza dubbio Matilde Serao, la scrittrice e giornalista napoletana [...]. Con il suo abbigliamento e la sua cadenza stridenti, appariva assurda in quel salotto, dove tutto era in penombra e in semitono — ma quando cominciava a parlare era padrona del campo [...] Ella non parlava mai dall’alto, nè cercava di predominare nella conversazione, le interessava soltanto lo scambio di idee con persone intelligenti [...] sapeva ascoltare e non si dilungava mai troppo su un argomento, ma interveniva con le sue battute al momento giusto, e lasciava spazio agli altri interlocutori. Ma quando era incoraggiata a parlare [...] allora i suoi monologhi raggiungevano altezze superiori alla conversazione di qualsiasi altra donna che io abbia mai conosciuto. La viva immaginazione della narratrice (due o tre suoi romanzi sono magistrali) era alimentata da vaste letture e da una varia esperienza di classi e di tipi che le veniva dalla sua carriera giornalistica; e la cultura e l’esperienza si fondevano nello splendore della sua poderosa intelligenza”
Edith Wharton, Uno sguardo indietro. Autobiografia
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La foto di Matilde Serao al suo tavolo di lavoro è contenuta nel libro di Anna Banti Matilde Serao, Torino, Unione tipografico – Editrice torinese, 1965.










Una lettura forte, come dici tu, difficile pensare che non si parli della Napoli di oggi. Grazie per questo doveroso omaggio a un'autrice trascurata. Buona Pasquetta, Annarita
Annaritapiù che un "doveroso omaggio" (che mi sa tanto di "imbalsamiamola e che per piacere non se ne parli più" ) , questa volta il mio voleva essere un vero e proprio invito alla lettura.Ciao e grazie per il passaggio
ho letto Oblomov e l'ho trovato bellissimo. Gongarov ha scritto solo questo romanzo sembrerebbe ma è perfetto… un bellissimo romanzo.
ciao Gabri!!!!sono Giusi Meister:) ti ricordi ancora di me??ahahahagrazie per questo favoloso post sulla serao! volevo giusto leggere 'il ventre di napoli' e tu mi hai fornito questi splendidi documenti!anche il mio blog sulla letteratura israeliana è partito..:)un bacione e…sei sempre straordinaria1
Giusi, ciao
Ottima scelta, la Serao. Ma già che ci sono ti consiglio vivissimamente anche "Il paese di cuccagna". Vulcanico e attualissimo!Bella la notizia del tuo neonato blog "israeliano" ma… e l'indirizzo per poterti venire a trovare?????Attendiamo fiduciosi
mi sia permesso
giusi meister
Brava Stephi per la immediata segnalazione e brava Giusi per l'iniziativa.
E' sempre un gran piacere leggere i suoi commenti. La ringrazio molto, in particolare per la sua attenzione a Matilde SeraoMusette
Grazie, Musette.Anche per l'occasione che mi hai dato (possiamo darci del tu, spero) di conoscere il tuo blog, che ho trovato delizioso.Saluti a te e a Papillon
il ventre di napoli è pubblicato da avagliano editore e da anni il libro vende e stravende. non si parla abbastanza di questa scrittrice, ma dire che è dimenticata… non so… avagliano ha pubblicato parecchi suoi libri ..
daniela
Daniela (innanzitutto benvenuta).
Dicendo "dimenticata" ho forse esagerato, ma ammetterai anche tu che non è che quando entri in una libreria o ti capita di discorrere di letteratura italiana inciampi in pile di libri della Serao o il nome di Matilde Serao sia uno di quelli più consigliati e/o citati…
O sbaglio? Se sbagliassi, me ne rallegrerei assai, credimi
Ciao e grazie
I am only a student of La Bella Lingua, an American, but I have found this amazing book in my library! And I'm delighted to see this website and the comments of other historic women of literature. As a tourist, I have enjoyed wonderful days in Naples, but I still read her newspaper every day with mixed feelings (as I believe she expresses)…speranza, deluzione ma sopratutto amore per una città e i suoi popoli, incantevole. Grazie voi!
scole@seattleu.edu
anonimo#12 (scole)
Grazie a te!
Mi rendo conto ogni giorno di più che l'Italia (non quella delle Istituzioni etc. ma quella della cultura e delle tantissime cose belle di cui nonostante tutto è ancora ricca) è amata e apprezzata più dai cosiddetti stranieri che da quelli che dovrebbero occuparsene e curarsene di più, e cioè dagli italiani.
Ti ringrazio molto.
Napoli (città splendida per cultura, tradizioni, letteratura, risorse naturali e di tutto e di più) ha oggi grandi problemi, che però sarebbero meno grandi se soltanto tutti gli italiani si rendessero conto una buona volta che a mettersi le dita negli occhi l'uno contro l'altro non è che ci si guadagni, anzi…
Ma scusami, stavo divagando.
una grande scrittrice che seppe quardare infondo ail anima dei napoletani
colse i pregi dei suoi compaesani
quardo aldila di tutto il lordumeche che copriva il popolo dei napoletani