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	<title>NonSoloProust</title>
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	<description>Il blog di Gabriella Alù</description>
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		<title>NonSoloProust</title>
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		<title>VASILIJ GROSSMAN &#8211; DUE LETTERE ALLA MADRE MORTA</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vasilij Grossman con la madre Ekaterina Savel&#8217;evna nel 1914 Alla madre, massacrata dai nazisti nel 1941, Grossman scrisse  due lettere, la prima datata 15 settembre 1950 e la seconda il 15 settembre 1961. Come se lei fosse (stata) ancora in &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/05/23/vasilij-grossman-due-lettere-alla-madre-morta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2564&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<p style="text-align:center;"><a href="http://farm9.staticflickr.com/8420/8776523961_676e6d556f_o.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" alt="Vasilij Grossman e la madre, 1914" src="http://farm9.staticflickr.com/8420/8776523961_c770513320_n.jpg" width="250" height="326" /></a><small><b>Vasilij Grossman con la madre Ekaterina Savel&#8217;evna nel 1914</b></small></p>
</div>
<p>Alla madre, massacrata dai nazisti nel 1941, Grossman scrisse  due lettere, la prima datata 15 settembre 1950 e la seconda il 15 settembre 1961. Come se lei fosse (stata) ancora in vita.</p>
<p><span id="more-2564"></span></p>
<p>Nel massacro compiuto nel 1941 a Berdicev in Ucraina dalle SS e dagli Einsatzgruppen in soli tre giorni vennero fucilati tutti gli ebrei (circa trentamila) della città. Tra quei milioni di ossa di gente fucilata o gettata ancora viva nelle fosse comuni (malati o anziani per i quali <i>&#8220;non valeva la pena sprecare nemmeno una pallottola&#8221;</i>) c&#8217;erano anche quelle di <b>Ekaterina Savel&#8217;evna, la madre di Vasilij Grossman</b>.</p>
<p>Solo nel 1943 Grossman, <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2010/01/04/i-taccuini-di-guerra-di-vasilij-grossman/" target="_blank"><strong>al seguito delle truppe sovietiche in marcia verso Berlino</strong></a>, può tornare a Berdicev, che si trova lungo il percorso, ed è solo allora che scopre che tra i milioni di ossa che giacciono ancora nell&#8217;enorme fossa comune ci sono anche quelle di sua madre.</p>
<p>Il ricordo della madre e il senso di colpa per non essersi adoperato a farla mettere in salvo a Mosca allontanandola da Berdicev lo accompagnerà per tutta la vita.</p>
<p><b>Alla madre morta Grossman scrisse &#8212; come se lei fosse ancora in vita &#8212; due lettere, la prima datata 15 settembre 1950 e la seconda il 15 settembre 1961.</b></p>
<p>Entrambe le lettere sono riportate integralmente nel libro di <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2009/03/19/le-ossa-di-berdicev-vita-e-destino-di-vasilij-grossman-john-e-carol-garrard/" target="_blank"><b>John e Carol Garrard <i>Le ossa di Berdicev. Vita e destino di Vasilij Grossman</i></b></a> nella sezione &#8220;Appendice. Documenti d&#8217;archivio&#8221; a pag. 465 e segg.</p>
<p>Sono documenti straordinari, profondamente commoventi, che meritano di esser letti per intero non solo perchè contribuiscono a documentare una volta di più &#8212; qualora ce ne fosse bisogno &#8212; la grande umanità di Vasilij Grossman ma contribuiscono anche a far comprendere meglio ai lettori di <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2008/12/26/vita-e-destino-vasilij-grossman/" target="_blank"><i><b> Vita e Destino</b></i></a> il senso e lo straziante dolore che stanno dietro alle parole che Grossman, nel romanzo, mette nell&#8217;ultima lettera che, dal lager in cui è stata deportata dai nazisti, la madre ebrea di uno dei protagonisti del libro indirizza al figlio, il fisico teorico <strong>Sturm</strong>&#8230;</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>La prima lettera è del <b>15 settembre 1950</b>.</p>
<p>In quei giorni  Grossman stava lottando per far pubblicare <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2010/02/09/per-una-giusta-causa-vasilij-grossman-prima-parte/" target="_blank"><i><b>Per una giusta causa</b></i></a>.</p>
<blockquote><p>Carissima Mamma,<br />
sono venuto a sapere della tua morte nell&#8217;inverno del 1944. Sono arrivato a Berdicev, sono entrato nella casa dove avevi vissuto con zia Anjuta, zio David e N ataa e ho capito che eri morta. Eppure già dal settembre 1941 sentivo nel mio cuore che te ne eri andata. Mentre ero al fronte, una volta ho fatto un sogno: entravo in una stanza, che sapevo essere tua, e vedevo una poltrona vuota; seppi all&#8217;istante che vi avevi dormito. Tolsi dalla poltrona lo scialle con cui eri solita coprirti le gambe. Sono stato a lungo a osservare la poltrona vuota e quando mi sono svegliato sapevo che eri morta. Non conoscevo la terribile morte che avevi patito. Ne venni a conoscenza solo dopo essere arrivato a Berdiacev e dopo aver chiesto a quelli che sapevano del massacro avvenuto il 15 settembre 1941. Ho provato a immaginare il tuo assassinio dozzine e forse centinaia di volte e il modo in cui sei andata incontro alla tua fine. Ho provato a immaginare l&#8217;uomo che ti ha uccisa. E stata l&#8217;ultima persona che ti ha vista viva. So che hai pensato a me per tutto il tempo.<i><br />
</i>Sono trascorsi più di nove anni da quando ti scrivevo lettere in cui ti raccontavo della mia vita e delle mie vicissitudini. In questi nove anni così tante cose hanno riempito il mio cuore che ho deciso di scriverti per raccontartele, e anche per lamentarmi, dal momento che non mi è davvero rimasto più nessuno a cui importi dei miei dispiaceri. Tu eri l&#8217;unica che se curasse.<br />
Con te sarò onesto e ti racconterò tutto ciò che provo, ma può darsi che questa non sia la verità completa sul mio conto, poichè dopotutto nei miei pensieri avverto non solo ciò che è vero, ma probabilmente molto altro che è falso e sciocco. Ma innanzitutto voglio dirti che in questi ultimi nove anni ho avuto la conferma che ti voglio bene per davvero, che i miei sentimenti per te non sono affatto mutati.<br />
Non ti ho dimenticata e non sono stato capace di guarire dalla tua perdita. Il tempo non ha alleviato il dolore.<br />
Oggi ti penso proprio come se fossi viva, viva come quando ci siamo visti per l&#8217;ultima volta e come quando da piccolo ti ascoltavo mentre leggevi ad alta voce. E il mio dolore è tanto grande oggi quanto il giorno in cui quel vicino di via Uilianaja mi disse che eri morta e che non c era più nesstma speranza di trovarti viva. E sento che il mio amore per te e questa terribile agonia sono ancora oggi uguali e rimarranno con me fino alla fine dei miei giorni.</p></blockquote>
<div align="center">
<p><a href="http://farm3.staticflickr.com/2893/8783091340_4ed5b2ef81_o.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" title="Vasilij Grossman con la madre e la figlia" alt="Vasilij Grossman con la madre e la figlia" src="http://farm3.staticflickr.com/2893/8783091340_cffb09fa2b.jpg" width="250" height="362" /></a><small><b>Vasilij Grossman con la figlia Katya e la madre Ekaterina Savel&#8217;evna nel 1940.</b></small><br />
<small><strong>© 2010 The New York Times Company</strong></small></p>
</div>
<div align="center"></div>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>La seconda lettera è del <b>15 settembre 1961</b>.</p>
<p>Grossman stava tentando &#8212; invano &#8212; di farsi restituire i manoscritti di <i><i>Vita e Destino</i></i> sequestrati dal KGB.</p>
<p>Riferiscono i Garrand che nella stessa busta da loro  reperita negli archivi,     si trovava, insieme a queste lettere,  una fotografia di corpi nudi in una fossa. La foto    era<br />
stata scattata da un luogotenente delle SS, Eiber, ufficiale di comando di un&#8217;Ezhsatzgruppe.</p>
<blockquote><p>Cara Mamma, sono passati vent&#8217;anni dalla tua morte. Ti voglio bene; penso a te ogni giorno della mia vita e il dolore per la tua perdita mi ha costantemente accompagnato in questi vent&#8217;anni trascorsi. Dieci armi fa, quando ti scrissi la mia prima lettera dopo la tua morte, tu eri rimasta proprio la stessa di quando eri in vita, mia madre nel mio corpo e nella mia anima. Io sono te, cara Mamma, e dunque fintantochè vivrò anche tu vivrai. Quando morirò, continuerai a vivere in questo libro [Vita e Destinol, che ho dedicato a te e il cui destino è strettamente legato al tuo. Negli ultimi vent'anni anche molte persone che ti amarono sono morte. Tu non vivi più nei cuori di Papà, o in quello di Nadja e di zia Liza -tutti se ne sono andati.<br />
E mi sembra che il mio amore per te sia ancora più grande e intenso perchè ora sono rimasti cosÏ pochi i cuori ancora in vita nei quali anche tu vivi. Lavorando [a Vita e Destino] negli ultimi dieci anni ho pensato a te costantemente. Il mio romanzo è dedicato al mio amore e alla mia devozione per il popolo. Questa è la ragione&#8217; per cui è dedicato a te. Per me tu sei l&#8217;umanità e il tuo terribile destino è il destino dellÏunanità in questi tempi inumani.<br />
Per tutta la mia vita ho creduto che ciò che di buono, onesto e gentile si trova in me, il mio amore per il prossimo, venisse da te. Tutto ciò che in me vi è di cattivo, invece, non proviene da te. Ma tu mi vuoi bene, Mamma, e mi vuoi bene anche con tutto il male che porto in me. &#8216;<br />
Oggi, così come di frequente accade in questi ultimi anni, rileggo alcune delle lettere che mi hai inviato, lettere tra le centinaia e centinaia che mi hai scritto. Sto anche rileggendo le lettere che hai scritto a Papà.<br />
E oggi ho pianto di nuovo, mentre le rileggevo. Ho pianto perchè hai scritto: &lt;&lt;sjoma [cioè semion osipoviacl, so che non vivrò per sempre.<br />
Uno di questi giorni capiterà che di punto in bianco mi ammalerò seriamente e lo resterò a lungo. Mi chiedo allora che cosa farà il mio povero piccolo bambino e come si potrà prendere cura di me. Quanti problemi.<br />
Piango di nuovo quando, vivendo da sola, dici che la vita sotto lo stesso tetto con me sarebbe la tua unica gioia, ma poi scrivi a Papà:<br />
´Mi sembra, pensandovi assennatamente, che se Vasja avesse sufficiente spazio, potresti trasferirti da lui. Ti ripeto che ora sto benone.<br />
Non preoccuparti per la pace del mio cuore; sono in grado di proteggere la mia felicità interiore dal mondo che mi circonda.<br />
Piango sulle tue lettere perchè invesse vedo la tua bontà, la purezza del tuo cuore, il tuo destino terribile e amaro, la tua onestà e generosità, il tuo amore per me, la tua attenzione nei confronti del prossimo e la tua stupenda intelligenza.<br />
Non ho timore di nulla, perchè il tuo amore è con me e perchè il mio amore rimarrà con te per sempre.</p></blockquote>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p><img alt="see" src="http://www.marcelproust.it/imagp/see.gif" hspace="10" vspace="10" /><br />
Ringrazio molto <b>Andrea Parrino</b> non solo per avermi sollecitato (a ragione) a pubblicare le due lettere sul blog ma soprattutto per avere investito del tempo per cercare, trovare ed infine inviarmi il file audio contenente la lettura della lettera di Grossman ascoltata nel corso della  puntata della trasmissione di <b><a href="http://www.uominieprofeti.rai.it/" target="_blank">RadioTre &#8220;Uomini e profeti&#8221; </a></b> del <b><a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/ContentItem-46ec5e70-0385-406b-9e6a-42d1cd65d233.html" target="_blank"><b>23 Gennaio 2010 in cui, in occasione del Giorno della Memoria, Gad Lerner ha parlato di Vasilij Grossman</b></a></b>.</p>
<p>Ho convertito il file audio in formato .mp3 e l&#8217;ho messo <b><a href="http://www.mediafire.com/play/k7c319bcxqchjsj/WS_30711+Lettera+alla+Madre+di+V.+Grossman.mp3" target="_blank">&gt;&gt;QUI</a></b> (spero funzioni tutto a dovere e che possiate ascoltarlo senza problemi. Volendo, potete anche scaricarlo)</p>
<div align="center">
<p style="text-align:center;"><a href="http://farm8.staticflickr.com/7423/8783089162_cbe83c7a03_c.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" style="border:1px solid black;" title="Berdicev.Casa della madre" alt="Berdicev.Casa della madre" src="http://farm8.staticflickr.com/7423/8783089162_cbe83c7a03.jpg" width="400" height="262" border="1" /></a><small><b>La casa della madre di Grossman a Berdicev</b></small></p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2564/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2564/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2564&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>QUANDO CI VUOLE CI VUOLE!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 17:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ne potevo più, avevo bisogno di staccare e prendere una boccata d&#8217;aria e così me ne sono andata a Taormina. Un paio d&#8217;ore di macchina o di pulman   da Palermo, poca o niente televisione (Tiggì, ma solo i &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/05/19/quando-ci-vuole-ci-vuole/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2558&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/gabrilu/8743175269/sizes/l/in/photostream/" target="_blank"><img title="Taormina" alt="Taormina" src="http://farm8.staticflickr.com/7287/8743175269_8b7b56b898_n.jpg" /></a></div>
<p>Non ne potevo più, avevo bisogno di staccare e prendere una boccata d&#8217;aria e così me ne sono andata a <b><a href="http://goo.gl/maps/SwJH2" target="_blank">Taormina</a></b>.</p>
<p>Un paio d&#8217;ore di macchina o di pulman   da Palermo, poca o niente televisione (Tiggì, ma solo i titoli), niente talk show (eccellente disintossicazione), molte passeggiate, molta lettura, musica del mio iPod, film di cui avevo imbottito il mio iPad.</p>
<p>Mi ci voleva proprio!</p>
<p>Ora sono tornata, e le trasmissioni riprenderanno presto.</p>
<p>Intanto, ho messo alcune foto su Flick <a href="http://www.flickr.com/photos/gabrilu/sets/72157633509044242/with/8744242286/" target="_blank"><b>&gt;&gt;QUI</b></a></p>
<p>E&#8217; possibile vederle anche in slide show <a href="http://www.flickr.com/photos/gabrilu/sets/72157633509044242/show/" target="_blank"><b>&gt;&gt; QUI</b></a></p>
<div align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/gabrilu/8744305628/sizes/l/in/set-72157633509044242/" target="_blank"><img title="Vetrine di Taormina" alt="Vetrine di Taormina" src="http://farm8.staticflickr.com/7290/8744305628_9e36d29b47_n.jpg" /></a></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2558&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gabrilu</media:title>
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		<title>JAGO &#8211; SHAKESPEARE &amp; VERDI</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 15:10:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Credo in un Dio crudel&#8221; Tito Gobbi interpreta Jago in Otello di Giuseppe Verdi/Arrigo Boito Dopo tre giorni di full immersion negli sfracelli  delle elezioni per il Presidente della Repubblica, cerco di riprendermi dal colpo con la buona musica e &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/21/jago-shakespeare-verdi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2546&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='400' height='300' src='http://www.youtube.com/embed/swBZoW0nECM?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p><strong><small><i>&#8220;Credo in un Dio crudel&#8221;</i><br />
Tito Gobbi interpreta Jago in <i>Otello</i> di Giuseppe Verdi/Arrigo Boito</small></strong></p>
</div>
<p>Dopo tre giorni di full immersion negli sfracelli  delle <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/17/rodota-presidente/" target="_blank">elezioni per il Presidente della Repubblica</a>, cerco di riprendermi dal colpo con la buona musica e la buona letteratura.</p>
<p>Per la musica propongo, da parte mia, <b>Giuseppe Verdi</b> e <b> Tito Gobbi</b>, mio interprete preferito dello <b> Jago</b> shakespeariano &#8220;prestato&#8221; al melodramma.</p>
<p>Per la buona letteratura, propongo invece le riflessioni che sullo <b>Jago</b> di <b>Shakespeare</b> scrive <b>arden</b> in questi due bei post</p>
<ul>
<ul>
<li><a href="http://cartuscelle.wordpress.com/2013/04/16/25775769/" target="_blank">In margine ad Otello</a></li>
<li><a href="http://cartuscelle.wordpress.com/2013/04/21/25775786/" target="_blank">La gelosia di Jago</a></li>
</ul>
</ul>
<p>&#8230;Ma tutti i post di arden dedicati a Shakespeare sono da leggere e da gustare.</p>
<p>Seguite il suo tag &#8220;Shakespeare&#8221;:   la buona lettura è assicurata! <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://cartuscelle.wordpress.com/tag/shakespeare/" target="_blank">http://cartuscelle.wordpress.com/tag/shakespeare/</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2546/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2546&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>RODOTA&#8217; PRESIDENTE</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 16:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cose varie]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Presidente della Repubblica 2013]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Quirinale 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[A forza di perdere tempo, di traccheggiare nei corridoi  e di far circolare nomi improponibili   il PD si è fatto dare scacco matto. I Soloni  del  PD non hanno  avuto il buon senso di proporlo   loro, Rodotà, e sin &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/17/rodota-presidente/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2537&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A forza di perdere tempo, di traccheggiare nei corridoi  e di far circolare nomi improponibili   il PD si è fatto dare <strong>scacco matto</strong>.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.blogtaormina.it/wp-content/uploads/2013/04/Rodot%C3%A0-blogtaormina-585x409.jpg" width="527" height="368" /></p>
<p>I Soloni  del  PD non hanno  avuto il buon senso di proporlo   loro, Rodotà, e sin da subito. Spero almeno che adesso abbiano il buon senso di votarlo&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">Su Twitter <a href="https://twitter.com/search/realtime?q=%23Rodot%C3%A0Presidente" target="_blank">#RodotàPresidente</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2537/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2537/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2537&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>LA RAGAZZA  CON LA VALIGIA DI IR&#200;NE</title>
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		<comments>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/12/la-ragazza-con-la-valigia-di-irne/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 10:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Denise Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[elisabeth gille]]></category>
		<category><![CDATA[Irene Nemirovsky]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura francese]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[suite francese]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Irène Némirovsky con la figlia Denise E&#8217; morta, all&#8217;età di 83 anni, Denise Epstein, la figlia maggiore di Irène Némirovsky. E&#8217; grazie a lei, al suo coraggio, alla sua tenacia, alla sua pazienza che i lettori di tutto il mondo &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/12/la-ragazza-con-la-valigia-di-irne/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2519&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img title="Irene Nemirovsky e la figlia Denise" alt="Irene Nemirovsky e la figlia Denise" src="http://nonsoloproust.files.wordpress.com/2013/04/irene-con-denise.jpg?w=640" /><small><b></b></small></div>
<div align="center"><small><b>Irène Némirovsky con la figlia Denise</b></small></div>
<div align="center"></div>
<div align="center"><img title="Denise Epstein" alt="Denise Epstein" src="http://www.freundederkuenste.de/uploads/pics/8-2-7.jpg" /></div>
<p>E&#8217; morta, all&#8217;età di 83 anni, <b>Denise Epstein</b>, la figlia maggiore di <b><b>Irène Némirovsky</b></b>. E&#8217; grazie a lei, al suo coraggio, alla sua tenacia, alla sua pazienza che i lettori di tutto il mondo hanno potuto leggere quello che è considerato il capolavoro di Irène Némirovsky <b><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845920165" target="_blank"><i>Suite francese</i></a></b>, rimasto incompiuto a causa della deportazione ad Auschwitz della scrittrice.</p>
<p>Voglio ricordare Denise Epstein con un  video in cui Denise racconta di se stessa e della famosa valigia affidatale dal padre il giorno in cui anche lui venne deportato ed in cui erano conservati i manoscritti di Irène, di tutto quello che poi successe in seguito<br />
Il video è in francese, ma Denise parla in modo talmente chiaro che penso &#8212; spero &#8212; chiunque può comprendere (o almeno intuire) quello che racconta.</p>
<div align="center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='300' height='169' src='http://www.youtube.com/embed/u8oH8csAJhk?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></div>
<div align="center"></div>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="La valigia di Irene Nemirovsky" alt="La valigia di Irene Nemirovsky" src="http://farm9.staticflickr.com/8531/8644136591_2a4abdf8d3_o.jpg" width="284" height="306" /><small><b>La valigia di Irène Némirovsky</b></small></div>
<p>I media italiani  hanno  dato pochissimo spazio alla notizia della morte di Denise. E&#8217; anche per questo che voglio riportare integralmente il testo del bell&#8217;articolo di <b>Gabriella Bosco</b> comparso su <b>LA STAMPA del 5 Aprile 2013, a pag.33, dal titolo &#8220;La ragazza con la valigia della Némirovsky&#8221;</b></p>
<p><span id="more-2519"></span></p>
<blockquote><p>Adesso anche lei non c’è più. Aveva 83 anni, l’ha uccisa il cancro. E con Denise Epstein, con il suo sorriso franco, i suoi modi gentili, la voce roca da grande fumatrice, se ne va un mondo. Il mondo di Irène Némirovsky, della sua famiglia, di quelli che avevano fatto della loro vita un impegno volto alla testimonianza. L’altra figlia di Irène, Elisabeth Gille, era morta già tanti anni fa, nel 1996. Erano due bambine, quando furono private di padre e madre, arrestati dalla polizia di Vichy e uccisi entrambi a distanza di poche settimane ad Auschwitz. Per lunghi decenni, come unica memoria di quella mamma scomparsa, avevano serbato una valigia, dentro alla quale c’era tra le altre cose un manoscritto, rimasto inedito fino al 2004, quello di Suite francese , il capolavoro della Némirovsky.<em> </em></p>
<p>Quando incontrai Denise Epstein nel 2009, nella sua bella e luminosa casa tolosana, mi raccontò generosamente la sua esperienza e quella della sorella. Di come la differenza di età – Denise aveva 13 anni, otto più di Elisabeth, nel 1942 – avesse determinato la diversità di reazione. Tanto Elisabeth aveva avuto bisogno di compensare, di inventarsi una madre di fantasia (ne nacque il romanzo Le mirador ), tanto Denise aveva invece puntato, attraverso un lavoro duro di accettazione e poi di elaborazione della perdita, alla preservazione della sua opera. Innanzitutto il famoso manoscritto. Fu proprio Denise, mi raccontò quel pomeriggio, ad accollarsi il compito, non facile né materialmente né emotivamente, della trascrizione delle tante pagine di scrittura minuta, con continue correzioni, della madre.</p>
<p>Denise Epstein se n’è andata allo scadere dei 70 anni di protezione dei diritti per i titoli di Irène (da noi in Italia; in Francia, gli autori che il governo dichiara «morti per la Francia» godono di un’estensione della protezione di 30 anni – mi pare di sentire la voce di Denise: Irène Némirovsky «morta per la Francia»? Ma come?). Ricordando quanto, insieme agli inevitabili momenti di commozione superati con naturalezza, Denise si fosse consentita quel giorno che trascorsi con lei parole esplicite e dirette in merito a certi atteggiamenti che erano stati soprusi nei confronti della madre (un solo esempio: le accuse di antisemitismo), cerco di immaginare come vivrebbe ora il prevedibile arrembaggio editoriale.</p>
<p style="text-align:left;">Del resto, anche prima Irène Némirovsky è stata usata – si consenta l’espressione – come una gallina dalle uova d’oro. Fermo restando che per i cultori dell’autrice il suo editore italiano è Adelphi, è innegabile che sono stati in tanti a buttarsi sui numerosi titoli minori pur di avere una Némirovsky in catalogo. Basta fare una semplice ricerca in rete per verificarlo. A parte i pionieri &#8211; la casa editrice Feltrinelli, che aveva pubblicato già nel 1989 una prima traduzione delle Mosche d’autunno &#8211; lo sfruttamento intensivo è iniziato in seguito alla pubblicazione del capolavoro, il 2005 per l’Italia. La grandezza di quel libro, e il suo successo, hanno determinato una vera e propria bulimia. Vengono via via ripresi tutti i titoli, che all’uscita originaria erano stati molto apprezzati ma che poi erano caduti nell’oblio.</p>
<p style="text-align:left;">Denise Epstein era rigorosa, filologicamente parlando. È ovvio. Era però spiritosa, e capace di aprire il volto a improvvisi lampi di allegria. Così, nel dire quanto avesse provato soddisfazione per il Prix Renaudot conferito postumo a Suite francese – «una bella vittoria, non mi piace la parola rivincita: preferisco vittoria» – aveva poi aggiunto: «Ovunque sia maman , deve aver riso di cuore quando ha saputo del premio». Sì, perché quando si era trattato di darle il Goncourt, ai tempi dei primi grandi successi, negli anni 30, glielo avevano negato dicendo che non era un’autrice francese.</p>
<p><em></em> Sopravvivere e vivere , titolo della toccante autobiografia di Denise edita anch’essa da Adelphi nel 2010, riassume in sé la postura esistenziale di chi «alle 8 di un mattino aveva ancora i genitori e alle 8 e cinque li aveva persi per sempre». Imparò allora, tredicenne, a guardare la vita in un certo modo, cioè nel presente, visto che tutto può ribaltarsi da un momento all’altro. Così, il suo spirito si era fatto anche pratico, necessariamente. E alla domanda inevitabile sulla mitica valigia che tutti dicevano nera, mi aveva risposto: «Marrone, la valigia è marrone. All’esposizione del Museum of Jewish Heritage di New York, straordinaria, l’hanno messa sotto vetro. Mi ha fatto sorridere vederla così. È sicuramente una valigia che ha avuto una lunga storia. Era di mio nonno, ci sono le sue iniziali incise. Lui viaggiava molto, l’aveva comprata a Londra, è foderata di tessuto verde ed è trapuntata all’interno. Credo fosse una specie di cappelliera, è quadrata. Se penso ai calci che le ho dato nel trascinarmela dietro per tanti posti sinistri, ritrovarla sotto vetro mi fa un curioso effetto».</p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&amp;sez=120&amp;id=48668" target="_blank">fonte</a>)<br />
<a title="Denise Epstein" href="http://www.adelphi.it/libro/9788845924927"><img class="aligncenter" alt="Denise Epstein" src="http://www.adelphi.it/spool/574a6ff346dc7f8ab261123bbd284be5_w_h_mw650_mh.jpg" width="164" height="268" /></a></p>
<p><b>Denise EPSTEIN, <i>Sopravvivere e vivere. Conversazioni con Clémence Boulouque</i> ,Traduzione di Francesco Bergamasco, Piccola Biblioteca Adelphi, 2010, pp. 181</b></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2519/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2519/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2519&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gabrilu</media:title>
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			<media:title type="html">Irene Nemirovsky e la figlia Denise</media:title>
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			<media:title type="html">Denise Epstein</media:title>
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			<media:title type="html">La valigia di Irene Nemirovsky</media:title>
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			<media:title type="html">Denise Epstein</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>NEL MIO PAESE STRANIERO &#8211; HANS FALLADA</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 11:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolf Ditzen]]></category>
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		<description><![CDATA[Hans Fallada Ci si può sentire a casa propria in tutto il mondo, ci si può sentire stranieri a casa propria «Cerco di allontanare qualsiasi pensiero di ciò che mi succederebbe, se qualcuno dovesse leggere queste righe. È necessario che &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/09/nel-mio-paese-straniero-hans-fallada/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2512&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img title="Hans Fallada" alt="Hans Fallada" src="http://farm9.staticflickr.com/8394/8634576020_4565bafecb_o.jpg" /><small><b></b></small></div>
<div align="center"><small><b>Hans Fallada</b></small></div>
<p>Ci si può sentire a casa propria in tutto il mondo, ci si può sentire stranieri a casa propria</p>
<blockquote><p>«Cerco di allontanare qualsiasi pensiero di ciò che mi succederebbe, se qualcuno dovesse leggere queste righe. È necessario che le scriva. Ho il presentimento che la guerra finirà presto, e prima che succeda voglio aver messo per iscritto quel che ho vissuto: dopo la guerra lo faranno in centinaia. No, meglio adesso &#8211; anche a rischio della vita»</p>
<p><span id="more-2512"></span></p></blockquote>
<p>Scritte da Fallada nel 1944 mentre si trova rinchiuso nel manicomio criminale di Neustrelitz, le pagine che compongono il manoscritto di <i><b>Nel mio paese straniero</b></i>, rimasto incompiuto, rappresentano per l&#8217;antinazista Fallada non solo un bilancio personale della propria vita nella Germania di Hitler, Goebbels, Goering ma anche una formidabile galleria di ritratti di persone &#8212; oscure figure di uomini e donne qualunque o molto famosi come l&#8217;editore Rowohlt, il drammaturgo Brecht, il gerarca Goebbels &#8212; trasformate narrativamente in veri e propri personaggi dei quali viene descritto il comportamento negli anni del nazismo a partire dall&#8217;incendio del Reichstag fino agli ultimi anni di guerra. Pagine, anche, che meglio ci fanno comprendere i personaggi (gente comune, &#8220;piccoli uomini&#8221;) dei <b><a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Adesso-Pover-Uomo/Fallada/884" target="_blank">Pinnenberg</a></b> e dei <b><a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Ognuno-Muore-Solo/Fallada/948" target="_blank">Quangel</a></b>, i protagonisti dei suoi romanzi più famosi (di <i><b>E adesso, pover&#8217;uomo?</b></i> ho parlato <b><a href="nonsoloproust.wordpress.com/2008/12/04/e-adesso-poveruomo-hans-fallada/" target="_blank">&gt;&gt;QUI</a></b>)</p>
<p><strong>Rudolf Ditzen</strong> (questo il vero nome di Fallada) aveva avuto la possibilità di lasciare in tempo utile la Germania e di rifugiarsi all&#8217;estero, ma aveva preferito rimanere; nonostante tutto non si è pentito della sua scelta, e nel 1944 scrive, a proposito dei tanti altri artisti ed intellettuali che hanno scelto di andarsene:</p>
<blockquote><p>&#8220;Tutto ciò noi l&#8217;abbiamo vissuto e patito, costretti a tremare ogni momento per la nostra vita e per quella dei nostri cari, da undici anni ormai ci troviamo in questa situazione. Undici anni senza tregua, senza pace! E fuori di qui, all&#8217;estero, ci sono dei dissennati, che conducono una vita comoda e priva di pericoli, e che ci insultano, chiamandoci opportunisti, mercenari dei nazisti &#8211; biasimano la nostra debolezza, la nostra inerzia, la nostra incapacità di opporre resistenza! Ma noi abbiamo sopportato tutto quanto e loro no, noi abbiamo provato ogni giorno la paura e loro no, noi abbiamo fatto il nostro lavoro, abbiamo coltivato il nostro campo, abbiamo fatto crescere i nostri figli, sotto una continua minaccia di morte, e abbiamo pronunciato una parola qui e un&#8217;altra là, ci siamo fatti forza a vicenda, abbiamo tenuto duro, anche se spesso avevamo paura &#8211; e loro no!&#8221;</p></blockquote>
<p>&#8230;E noi che leggiamo oggi queste parole di Fallada non possiamo non pensare alle sprezzanti parole contenute nella famosa <b>lettera</b> indirizzata al poeta <strong>Walter von Molo</strong>, già presidente dell&#8217;Accademia tedesca di poesia con cui <b>Thomas Mann</b> nel <b>settembre del 1945</b> rifiutò l&#8217;invito a tornare in Germania ed a quanta forse eccessiva sicumera fosse in esse:</p>
<blockquote><p>«Può darsi che sia una forma di superstizione, ma mi sembra che tutti i libri che vennero comunque stampati in Germania dal 1933 al 1945 valgano meno di niente e che sia bene non prenderli in mano. C&#8217;è rimasto attaccato un lezzo di sangue e di ignominia; bisognerebbe mandarli tutti quanti al macero»</p>
<p><em>(Testo integrale della lettera di T. Mann  in <a href="http://www.librinlinea.it/search/public/appl/dettaglio.php?bid=SBL0072393" target="_blank">William Shirer, </a></em><a href="http://www.librinlinea.it/search/public/appl/dettaglio.php?bid=SBL0072393" target="_blank">Diario di Berlino 1934-1947</a><em>, Einaudi, 1967, pag. 458 e segg.)</em></p></blockquote>
<p>Si è comportato meglio Thomas Mann andandosene o Hans Fallada a rimanere? Forse la cosa migliore, per noi, consiste nel rispettare entrambe le scelte. Scelte diverse, situazioni personali molto diverse (uno dei motivi per cui la permanenza della famiglia Mann in Germania era diventata molto a rischio era costituito anche dal fatto non trascurabile che Katia, la moglie di Thomas, era figlia del professore universitario e collezionista d&#8217; arte Alfred Pringsheim, un ricchissimo e coltissimo ebreo di Monaco, tanto per dire) ma entrambe e per entrambi egualmente dolorose.</p>
<div align="center"><img alt="Hans Fallada Nel mio paese straniero" src="http://www.sellerio.it/upload/assets/files/841,it,5128/2579-3.jpg" /></div>
<p><b>Hans FALLADA, <i>Nel mio paese straniero. Diario dal carcere 1944</i>,<br />
(tit. orig. <i>In meinem fremden Land. Gefängnistagebuch 1944</i> ), cura di Jenny Williams e Sabine Lange, traduzione e nota di Mario Rubino, p.361, Sellerio Editore, Palermo, 2012</b></p>
<ul>
<li>La scheda del libro <b><a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Mio-Paese-Straniero/Fallada/5128" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
<li>Hans Fallada <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Fallada" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2512/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2512/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2512&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Hans Fallada</media:title>
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			<media:title type="html">Hans Fallada Nel mio paese straniero</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>E POVERO ANCHE IL DARIO (AH BEH, SI BEH)</title>
		<link>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/03/e-povero-anche-il-dario-ah-beh-si-beh/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 13:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
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		<category><![CDATA[Enzo Jannacci]]></category>
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		<description><![CDATA[Correva l&#8217;anno 1989, e Fo grammelottava in buona compagnia, era con Jannacci&#8230; Oggi però ha visto un grillo e&#8230; povero Dario  Ah, beh, si beh. E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2508&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='420' height='315' src='http://www.youtube.com/embed/ezLpiq_tyHQ?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></div>
<div align="center"></div>
<div align="center"></div>
<div align="center">Correva l&#8217;anno 1989, e Fo <i><b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grammelot" target="_blank">grammelottava</a></b></i> in buona compagnia, era con Jannacci&#8230;</div>
<p style="text-align:center;">Oggi però ha visto un grillo e&#8230; povero Dario  <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ah, beh, si beh.</p>
<p style="text-align:center;"><em>E sempre allegri bisogna stare</em><br />
<em> che il nostro piangere fa male al re</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2508/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2508/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2508&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gabrilu</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>LA VENTURINA &#8211; MARIA TARDITI</title>
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		<comments>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/02/la-venturina-maria-tarditi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Langhe]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Tarditi]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[venturina]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria TARDITI, La venturina, p.342, Dalai Editore, Collana Pepe Bianco, 2012 &#8220;Perché so cosa vuol dire &#8220;venturina&#8221;. Me l&#8217;ha spiegato Lina. Non sono la sola, questo no: qui da noi, sono tante le famiglie, specialmente le più povere, che prendono &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/04/02/la-venturina-maria-tarditi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2499&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin:10px;" title="Maria Tadini  La venturina" alt="Maria Tadini  La venturina" src="http://farm9.staticflickr.com/8108/8611960769_7e7b06521a_n.jpg" width="200" height="300" align="left" hspace="10" vspace="10" /><br />
<b>Maria TARDITI, <i>La venturina</i>, p.342, Dalai Editore, Collana Pepe Bianco, 2012</b></p>
<p><i>&#8220;Perché so cosa vuol dire &#8220;venturina&#8221;. Me l&#8217;ha spiegato Lina. Non sono la sola, questo no: qui da noi, sono tante le famiglie, specialmente le più povere, che prendono in affidamento dall&#8217;Ospedale un trovatello. Non tanto per fare un&#8217;opera buona, quanto per godere dei pochi soldi che l&#8217;Istituto gli corrisponde ogni mese. Una miseria, ma tutto guadagno, si può dire. Ché il venturino viene vestito di stracci vecchi e mangia meno di un cagnotto.&#8221;</i></p>
<p><span id="more-2499"></span></p>
<p><i>La venturina</i> è la storia dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza &#8212; narrata in prima persona &#8212; di Gemma, una &#8220;venturina&#8221; delle Langhe che viene accolta e allevata molto affettuosamente da una famiglia di contadini benestanti.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Dal 1938 al primissimo dopoguerra, seguendo la vita di Gemma leggiamo del mondo contadino delle Langhe, del duro lavoro scandito dall&#8217;alternarsi delle stagioni, delle vendemmie, delle trebbiature, della raccolta delle castagne ma anche dalle festività religiose alle cui celebrazioni partecipano tutti i membri della comunità ma leggiamo anche dei rivolgimenti e delle tragedie della guerra, della caduta del Fascismo, delle lotte partigiane.</p>
<p>Un pezzo di storia d&#8217;Italia &#8220;letta&#8221; dallo sguardo di una bambina e di un&#8217;adolescente, narrata dal punto di vista della classe sociale di una famiglia contadina.</p>
<p>Libro forte e nello stesso tempo molto scorrevole, scritto in modo semplice ed allo stesso tempo raffinato, in cui l&#8217;ultimo capitolo mostra quella che è forse la vera chiave di lettura, il tema di fondo della storia di Gemma che lascio ai lettori scoprire.</p>
<p>Libro che ho molto apprezzato e che mi sento di consigliare, anche se nelle ultimissime pagine, il modo scelto dall&#8217;autrice per risolvere quello che si è rivelato essere il problema più grosso della vita di Gemma non mi ha del tutto convinta.</p>
<p>Come sempre, ogni libro ne chiama altri, e <i>La venturina</i> per molti versi mi ha ricordato <b><i>Giù la piazza non c&#8217;è nessuno</i></b> di <b>Dolores Prato</b> (ne avevo parlato <b><a href="nonsoloproust.wordpress.com/2010/10/06/giu-la-piazza-non-ce-nessuno-dolores-prato/" target="_blank">&gt;&gt;QUI</a></b>), la cui biografia presenta, a mio parere, sorprendenti analogie con quella della maestra in pensione Maria Tarditi.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Una bella scoperta Maria Tarditi, questa maestra di scuola in pensione che si è messa a scriver romanzi alla tenera età di settant&#8217;anni&#8230;</p>
<p>Maria Tarditi, classe 1928, nata nelle Langhe a Monesiglio (provincia di Cuneo, Valle Bormida) e poi moglie, madre e, soprattutto, maestra per decenni nella frazione Pievetta di Priola (ancora provincia di Cuneo, Valle Tanaro questa volta).</p>
<p>Nel 2005, a 77 anni, ha preso una penna e un quaderno e si è messa scrivere all&#8217;improvviso. <i>«Che cosa? Le storie mie, dei miei paesi, della mia gente. Romanzi che avevo in testa da una vita, ma che non avevo mai avuto il tempo di buttare giù. In quel momento, invece, non avevo più gli scolari, ero vedova, le mie figlie erano sistemate. Allora, ho cominciato&#8230;»</i>.</p>
<p>De <i>La venturina</i> &#8212; che è solo uno dei quattordici libri che Maria Tarditi ha scritto in sei anni &#8212; dice: <i>«Decisi di scrivere quel romanzo come risposta a &#8220;Vestivamo alla marinara&#8221; di Susanna Agnelli» [...] «Volevo far conoscere anche le vicende della gente comune»</i>.</p>
<div align="center"><img title="Maria Tarditi" alt="Maria Tarditi" src="http://farm9.staticflickr.com/8380/8613067872_d6ef1af9fb.jpg" /></div>
<div align="center"></div>
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<div align="center">
<p><img title="Maria Tarditi" alt="Maria Tarditi" src="http://farm9.staticflickr.com/8121/8611960625_e1b0c715f3.jpg" /></p>
<p><small><small><strong>Maria Tarditi quando era una maestra elementare a Pievetta, frazione di Priola in alta val Tanaro</strong></small></small><small><small><strong> </strong>(<a href="http://www.lastampa.it/2012/10/27/cultura/vestivamo-alla-poveraccia-OExiWom3geXABagVsJzpEO/pagina.html" target="_blank">fonte</a>)</small></small></p>
</div>
<div align="center"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='400' height='225' src='http://www.youtube.com/embed/c42XniTpNvg?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></div>
<ul>
<li>Maria Tarditi in un bell&#8217;articolo su <i>La Repubblica</i> di Torino <b><a href="http://torino.repubblica.it/dettaglio/i-racconti-della-maestra-che-insegnava-sui-bricchi/1618882" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
<li>La scheda del libro<b><a href="http://www.bcdeditore.it/la-venturina/" target="_blank"> &gt;&gt;</a></b></li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2499/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2499&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gabrilu</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>LA FAMIGLIA KARNOWSKI DI ISRAEL SINGER IN ITALIANO!</title>
		<link>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/03/21/la-famiglia-karnowski-di-israel-singer-in-italiano/</link>
		<comments>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/03/21/la-famiglia-karnowski-di-israel-singer-in-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 08:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Israel Joshua Singer]]></category>
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		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Finalmente tradotto in italiano, pubblicato da Adelphi, il bellissimo romanzo La famiglia Karnowski di Israel Joshua Singer, del quale avevo a lungo parlato &#62;&#62;QUI La scheda del libro sul sito della casa editrice Adelphi &#62;&#62; &#160;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2491&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div align="center"><img title="La famiglia Karnowski" alt="La famiglia Karnowski" src="http://www.adelphi.it/spool/fa3f43df0bd5685033821d541831b1c6_w190_h_mw_mh.jpg" /></div>
<p>Finalmente tradotto in italiano, pubblicato da Adelphi, il bellissimo romanzo <b><i>La famiglia Karnowski</i></b> di <i><b>Israel Joshua Singer</b></i>, del quale avevo a lungo parlato <a href="nonsoloproust.wordpress.com/2011/07/10/la-famille-karnovski-israel-joshua-singer/"><b>&gt;&gt;QUI</b></a></p>
<ul>
<li>La scheda del libro sul sito della casa editrice Adelphi <b><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845927713" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2491/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2491&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		</media:content>

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			<media:title type="html">La famiglia Karnowski</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>IL GIARDINO DELLE BESTIE &#8211; ERIK LARSON</title>
		<link>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/03/12/il-giardino-delle-bestie-erik-larson/</link>
		<comments>http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/03/12/il-giardino-delle-bestie-erik-larson/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 18:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gabrilu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Erik Larson]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tiergarten]]></category>

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		<description><![CDATA[Erik LARSON, Il giardino delle bestie. Berlino 1934 (tit. orig. In the Garden of Beasts: Love, Terror, and an American Family in Hitler&#8217;s Berlin), traduz. Raffaella Vitangeli, p. 559, Neri Pozza, 2012 Come leggere correttamente i segnali che indicano che &#8230; <a href="http://nonsoloproust.wordpress.com/2013/03/12/il-giardino-delle-bestie-erik-larson/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2480&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin:10px;" title="Erik Larson Il giardino delle bestie" alt="Erik Larson Il giardino delle bestie" src="http://farm9.staticflickr.com/8350/8211823836_3b3c2b0cb5.jpg" width="200" height="340" align="left" hspace="10" vspace="10" /><br />
<b>Erik LARSON, <i>Il giardino delle bestie. Berlino 1934</i> (tit. orig. <i>In the Garden of Beasts: Love, Terror, and an American Family in Hitler&#8217;s Berlin</i>), traduz. Raffaella Vitangeli, p. 559, Neri Pozza, 2012</b></p>
<p>Come leggere correttamente i segnali che indicano che la storia è ad una svolta, come interpretare l&#8217;affacciarsi sulla scena sociale e politica di un movimento i cui appartenenti, simpatizzanti, attivisti, capi presentano caratteristiche completamente nuove, come decodificare i loro comportamenti in maniera tale da non correre il rischio di &#8212; da una parte &#8212; lasciarsene sedurre o &#8212; dall&#8217;altra &#8212; di enfatizzarli e demonizzarli solo perchè si presentano come totalmente &#8220;rivoluzionari&#8221;? Come comprendere in tempo se il cambiamento che propongono (o impongono) sarà positivo o condurrà alla catastrofe?</p>
<p><span id="more-2480"></span><!--more--></p>
<p>Questo libro di Larson racconta una storia vera e ci mostra come sia difficile anche per coloro che, per estrazione culturale e per mestiere si suppone possiedano tutti gli strumenti cognitivi ed intellettuali per &#8220;leggere&#8221; il cosiddetto &#8220;nuovo che avanza&#8221; individuare per tempo la reale direzione verso cui i nuovi scenari della storia possono trascinare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;incipit del libro (il grassetto è mio) :</p>
<blockquote><p>« Un giorno, all&#8217;alba di tempi molto bui, un padre e una figlia americani si ritrovarono improvvisamente trapiantati dalla loro confortevole casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista. Vi restarono per quattro anni e mezzo, ma sono soltanto i primi dodici mesi i protagonisti del racconto che segue, poiché coincisero con l&#8217;ascesa di Hitler da cancelliere a tiranno assoluto, <b>quando tutto era un&#8217;incognita e non esisteva alcuna certezza</b>. Quel primo anno si trasformò in una sorta di prologo che conteneva in nuce tutti i temi della grandiosa epica di guerra e sterminio che si sarebbero sviluppati di lì a poco.»</p></blockquote>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>La narrazione si svolge prevalentemente a Berlino nel periodo che va dall&#8217;estate 1933 al dicembre 1937, il periodo in cui al docente di storia all&#8217;Università di Chicago <strong>William Dodd</strong> &#8211; sessantaquattrenne, di corporatura snella e dagli occhi chiari, appassionato delle cose del Vecchio Sud degli Stati Uniti, sul quale scrisse dei testi &#8211; fu affidata in circostanze abbastanza casuali dal presidente Franklin Delano Roosevelt in persona la carica di ambasciatore a Berlino nel periodo in cui la pressione nazista cominciava a esercitare i suoi effetti specialmente nell&#8217;ambito della discriminazione verso la popolazione di fede ebraica. In realtà Dodd era una quarta o quinta scelta, dopo che altri candidati avevano preferito declinare la carica, relativa a una località &#8211; Berlino, appunto &#8211; ritenuta probabilmente di non facile gestione.</p>
<p>Nominato da Roosvelt sei mesi dopo l&#8217;arrivo al potere di Adolf Hitler, William E. Dodd si trova dunque ad essere il primo ambasciatore americano nella Germania nazista.</p>
<p>L&#8217;ingenuo Dodd &#8212; che quarant&#8217;anni prima dei fatti narrati aveva conseguito il dottorato a Lipsia e che quindi conosceva bene la lingua tedesca e, soprattutto, amava la Germania e i suoi abitanti &#8212; a bordo della nave <i>Washington</i> che lo conduceva in Europa nel luglio del 1933, riteneva che <i>&#8220;con la ragione e il buon esempio sarebbe riuscito a esercitare un&#8217;influenza moderatrice su Hitler e sul governo nazista, e al tempo stesso avrebbe aiutato l&#8217;America a scuotersi dal suo atteggiamento isolazionista e a optare per una maggiore partecipazione sullo scenario internazionale&#8221;</i>.</p>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="William E. Dodd e famiglia" alt="William E. Dodd e famiglia" src="http://farm9.staticflickr.com/8066/8210733181_9144c5250b.jpg" width="450" height="308" /><small><b>L&#8217;arrivo di William E. Dodd in Germania</b></small></div>
<p>Quando, nel luglio 1933, prese possesso del suo ufficio non ebbe coscienza subito della durezza dei gerarchi nazisti nel perseguimento del potere in un paese uscito malconcio dalla prima guerra mondiale e del pericolo che essi costituivano per la pace nel continente europeo.</p>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="William Dodd" alt="William Dodd" src="http://farm9.staticflickr.com/8059/8210735311_c8a7517c45.jpg" width="450" height="352" /><b><small>L&#8217;ambasciatore Dodd nel giardino d&#8217;inverno della sua residenza a Berlino</small></b>(<a href="http://mag.uchicago.edu/law-policy-society/conversation-erik-larson" target="_blank">fonte</a>)</div>
<p>La  stessa  figlia Martha &#8211; giunta in Germania al seguito della famiglia fresca di divorzio da un estemporaneo matrimonio contratto giovanissima in USA e che poi sarebbe diventata una spia dell&#8217;URSS &#8211; rimase inizialmente affascinata dallo charme della vita mondana che animava la Berlino degli anni trenta.</p>
<p>Quando però, dopo pochi mesi &#8212; e soprattutto all&#8217;alba della <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notte_dei_lunghi_coltelli" target="_blank">Notte dei Lunghi Coltelli</a></b> &#8212; Dodd cui era<i> &#8220;spettato l&#8217;onere di confrontarsi con un regime arrogante che riconosceva soltanto la forza&#8221;</i>, comprese il vero volto del dittatore tedesco, tutti i componenti della famiglia si ritrovarono critici inorriditi testimoni della falsità della propaganda nazista e della brutalità del regime.</p>
<p>Dodd tentò da allora, assieme ad altri due funzionari dell&#8217;Ambasciata, di mettere in allarme il Governo negli USA ma si rese presto conto che il Dipartimento di Stato americano sembrava essere sordo a qualunque suo avvertimento, e per il Presidente Roosevelt <i>&#8220;la priorità era uscire dalla Depressione&#8221;</i>.</p>
<p>Quando si accorse che la vita a Berlino gli era ormai impossibile &#8212;- anche perchè, manifestando nemmeno troppo larvatamente la sua personale avversione al regime divenne inviso alle alte cariche naziste &#8212;- Dodd chiese di essere fatto rientrare in America indicando come data di possibile fine mandato la primavera del 1938. Il precipitare della situazione e, soprattutto, l&#8217;ostracismo mostrato dalle alte sfere naziste nei suoi confronti, costrinsero le autorità di Washington ad anticiparne il rientro alla fine del 1937.</p>
<p>In America, anche se completamente isolato, non smette comunque di denunciare attraverso una serie di conferenze il comportamento criminale di Hitler e del regime nazista. Il 10 giugno 1938 dichiara a Boston, a proposito degli ebrei, che l&#8217;intenzione di Hitler è di <i>&#8220;ucciderli tutti&#8221;</i>, ma il Governo americano mantiene un atteggiamento prudente e timoroso. Nel settembre del 1939, Dodd scive a Roosvelt che le democrazie avrebbero potuto fermare Hitler <i>&#8220;se avessero cooperato tra loro&#8221;</i>. <i>&#8220;Oggi è troppo tardi&#8221;</i> conclude.</p>
<p>Dodd morirà poi per malattia nel febbraio 1940 a breve distanza dalla morte della moglie &#8220;Mattie&#8221;.</p>
<p>William E. Dodd <i>&#8220;diplomatico per caso e non per vocazione&#8221;</i> che troppo tardi seppe riconoscere l&#8217;orco che dominava il giardino delle bestie. Troppo tardi, ma in ogni caso, prima di altri.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Accanto all&#8217;impacciato, modesto, rigido professore di storia inesperto di vita diplomatica c&#8217;è <b>Martha</b>, la figlia ventiquattrenne, una bellezza eccitata dall&#8217;atmosfera <i>«giovanile, trascinante, romantica, meravigliosa»</i> (come lei stessa la definisce) della &#8220;rivoluzione&#8221; nazista. Martha registra tutto in un diario, e anche suo padre annota ogni giorno le proprie riflessioni: è da questo straordinario materiale che Larson ha attinto. Sono quelle stesse note a rivelare che Dodd all&#8217;inizio non capisce niente della minaccia Hitler: è persino convinto di poter influenzare e moderare il Fürher. L&#8217;antisemitismo? William e Martha non se ne scandalizzano un granché: sono un po&#8217; antisemiti anche loro come, a quei tempi, e Larson ben lo ricorda, buona parte della società e della leadership Usa</p>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="Martha Dodd" alt="Martha Dodd" src="http://farm9.staticflickr.com/8350/8211822804_de8e05b5bb_o.jpg" width="450" height="352" /><small><b>Martha Dodd</b></small></div>
<p>Se Dodd era un ingenuo, Martha era un&#8217;ignara e, per molti versi, anche abbastanza irresponsabile. Bella ma inquietante, Martha collezionava uomini in ricevimenti e feste, era <i>&#8220;ambita da uomini di ogni rango, età e nazionalità&#8221;</i>. Frequentava contemporaneamente Boris Vinogradov, <i>attaché</i> dell&#8217;ambasciata sovietica nonché agente segreto dell&#8217;NKDV <i>&#8220;che avrebbe condizionato il resto della sua vita&#8221;</i>, e il capo della Gestapo Rudolf Diels, il Principe delle Tenebre. <i>&#8220;Strane creature, questi giovani della nuova Germania dalla croce uncinata&#8221;</i>,<i> &#8220;ragazzi belli e floridi ma anche buoni, sinceri, ricchi, mistici, selvaggi..&#8221;</i>.</p>
<p>Larson scrive che nel suo libro di memorie Martha ha raccontato la sua infatuazione iniziale con i nazisti: <i>&#8220;L&#8217;entusiasmo per quella gente era contagiosa e mi sentivo come una bambina, esuberante e spensierata; l&#8217;ebbrezza del nuovo regime aveva l&#8217;effetto come per il vino su di me &#8220;</i>. Fino al tragico momento in cui l&#8217;evidenza la costringe ad aprire gli occhi su quello che stava accadendo.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Il racconto di Larson si snoda complessivamente &#8211; attraverso le annotazioni tratte dai diari dei Dodd padre e figlia &#8211; fino alla Notte dei Cristalli, la vigilia della seconda guerra mondiale con l&#8217;invasione della Polonia e fino al compimento dell&#8217;olocausto con l&#8217;orrore rivelato dei campi di concentramento nazisti.</p>
<p><b>Il titolo</b> <i>In the Garden of Beasts: Love, Terror, and an American Family in Hitler&#8217;s Berlin</i> fa riferimento &#8211; tanto nella versione originale quanto nella traduzione in lingua italiana curata da Raffaella Vitangeli &#8211; al famoso parco di Berlino chiamato <i><b>Großer Tiergarten</b></i>, situato nel quartiere omonimo di Tiergarten.</p>
<p>Si tratta di un titolo doppiamente evocativo anche perchè la famiglia Dodd alloggiò per tutto il periodo del soggiorno a Berlino al civico 27A di <b><a href="http://goo.gl/maps/hKQFk" target="_blank">Tiergartenstrasse</a></b>,<i> &#8220;strada importante da simboleggiare il potere e il prestigio dell&#8217;America&#8221;</i> vicino al parco attraverso cui l&#8217;ambasciatore faceva lunghe passeggiate, non solo di piacere ma anche per incontrare colleghi diplomatici con cui desiderava scambiare quattro chiacchiere senza che orecchie indiscrete ascoltassero. <b>Tiergarten</b> può essere tradotto in <b>Giardino degli animali</b> o, se si vuole, <b>Giardino delle bestie</b>.</p>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="William Dodd e la moglie Martha " alt="William Dodd e la moglie Martha " src="http://farm9.staticflickr.com/8484/8211822680_5afab7eb22.jpg" width="350" height="454" /><small><strong>William E. Dodd e la moglie Martha (&#8220;Mattie&#8221;) nel giardino dell&#8217;ambasciata americana a Berlino, 1935</strong></small></div>
<div align="center"><small><strong></strong> (<a href="http://www.lib.uchicago.edu/e/spcl/centcat/fac/facch18_01.html" target="_blank">fonte</a>)</small></div>
<p>Pubblicato nel 2011 da Crown Publishers e, nel 2012, in Italia dalla casa editrice Neri Pozza, il volume per quanto riguarda le <b>fonti e il materiale di supporto</b> si basa su documenti diplomatici, lettere, appunti personali e diari (in particolare quelli di William Dodd e della figlia Martha).</p>
<div align="center"><img class="aligncenter" title="Il diario di William Dodd" alt="Il diario di William Dodd" src="http://farm9.staticflickr.com/8207/8210735407_5918d3eaa3.jpg" width="450" height="328" /></div>
<p>Attingendo al diario dell&#8217;ambasciatore <i>Ambassador Dodd&#8217;s Diary</i> a cura dei figli di Dodd, a lettere, memorie, documenti storici, al volume autobiografico di Martha <i>L&#8217;ambasciata guarda</i>, Larson ricostruisce con estrema bravura un periodo storico cruciale, fondamentale per comprendere tutto quello che sarebbe avvenuto dopo in Germania e nel resto del mondo. Per ricreare l&#8217;atmosfera berlinese di quel periodo Larson ha anche riletto i romanzi autobiografici di <b>Christopher Isherwood</b> <i><b>Mr Norris se ne va</b></i> e <i><b>Addio a Berlino</b></i> <i>&#8220;utili per le loro osservazioni sull&#8217;aspetto della città&#8221;</i>.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Scritto in una forma molto particolare che si colloca tra storia, cronaca, e racconto<br />
<i>Il giardino delle bestie</i> è libro pieno di suspense, che si legge come un thriller politico e di spionaggio, e sebbene basato su documenti storici molto seri e numerosissimi (Larson cita tutte le sue fonti) risulta di scorrevolissima lettura e Larson è bravissimo nel renderci partecipi della tensione crescente che invade la capitale tedesca in cui tutti spiano tutti, tutti diffidano di tutti, tutti cercano in ogni modo di non inimicarsi i quadri del Partito, una Berlino in cui nessuno può essere sicuro della propria incolumità.</p>
<p>Un libro appassionante che fa toccare con mano la pesante atmosfera berlinese, con un Roosvelt che, al di là dell&#8217;oceano è circondato da un entourage che fa orecchie da mercante ai segnali che Dodd manda dalla Germania e che si rifiuta di aprire gli occhi su quello che sta avvenendo in Europa.</p>
<div align="center"><img title="image" alt="image" src="http://www.marcelproust.it/note/bullerouge.gif" /></div>
<p>Voglio chiudere ricordando alcuni passaggi del libro che mi hanno particolarmente colpita:</p>
<p>Le lunghe passeggiate di William Dodd nel parco del Tiergarten, che era anche luogo di incontro informale tra i vari ambasciatori che lì potevano parlarsi senza temere di venire spiati&#8230; la scena in cui Martha assiste al tentativo di linciaggio di una donna colpevole di avere sposato un ebreo&#8230;la sequenza del massacro delle SA&#8230;</p>
<p>Ma forse, soprattutto, <b>questa pagina del diario di Dodd datata domenica 5 agosto 1934 </b> riportata da Larson e che parla dell&#8217;amore per gli animali ed in particolare per cavalli e cani:</p>
<blockquote><p>&#8220;in tempi nei quali quasi ogni tedesco ha paura di parlare con chiunque, salvo gli amici più stretti, i cavalli e i cani sono così felici da dare l&#8217;impressione di volerlo proclamare a gran voce scrisse. ´Una donna che non esiterebbe a denunciare il vicino di casa per tradimento verso lo stato, mettendone a repentaglio la vita, può portare tranquillamente a passeggio il suo tenero cagnone nel Tiergarten, parlargli e accarezzarlo seduta su una panchina, mentre il cane è tutto intento a fare i suoi bisogni. In Germania, aveva notato Dodd, nessuno avrebbe mai fatto del male a un cane, e di conseguenza i cani non avevano il minimo timore degli uomini ed erano sempre in carne e ben curati. ´solo i cavalli sembrano altrettanto felici, mentre non altrettanto si può dire dei bambini o degli adolescenti scrisse. ´Mi capita spesso di fermarmi mentre vado a piedi in ufficio, e di fare qualche complimento a un paio di splendidi cavalli mentre attendono che la loro carrozza si svuoti. Sono così puliti, grassi e felici che non mi stupirei di sentirli parlare. Dodd definì quella condizione come ´la felicità dei cavalli, un fenomeno che aveva avuto modo di notare anche a Norimberga e a Dresda.&#8221;</p></blockquote>
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<div align="center"></div>
<ul>
<li>Erik Larson <b><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erik_Larson" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
<li>La scheda del libro <b><a href="http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=3&amp;id_lib=657" target="_blank">&gt;&gt;</a></b></li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nonsoloproust.wordpress.com/2480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nonsoloproust.wordpress.com/2480/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nonsoloproust.wordpress.com&#038;blog=29742393&#038;post=2480&#038;subd=nonsoloproust&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Erik Larson Il giardino delle bestie</media:title>
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			<media:title type="html">William Dodd e la moglie Martha </media:title>
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