NON HO PAROLE

Un'immagine della Divina Commedia tratta da un incunabolo stampato presso Bonino de Boninis, Brescia 1487, con commenti di LandinoSul Corriere della Sera on line di oggi ho letto una notizia che mi ha lasciata di stucco:

La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.

(Da Il Corriere della Sera on line del 13 Marzo 2012. Il testo completo QUI)

Questi signori del Gherush sembrano ignorare il vocabolo “contesto” e il verbo “contestualizzare”. Seguendo pedissequamente le loro miopi considerazioni, non solo dovremmo spazzar via tre quarti almeno dei grandi capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo ma, come è già stato rilevato da qualcuno, l’uso forsennato  e fondamentalista del “politicamente corretto” finirebbe per produrre lo stesso nefando effetto dei roghi di libri nazisti.

Una scempiaggine, insomma, ma pericolosa e da non sottovalutare.

Il sito di Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani

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LE LUNGHE FRASI DI PROUST [1]

Tullio Pericoli Marcel Proust

Mi accusano di essere enormemente prolisso, e per quanto mi sforzi alla stringatezza, per quanto mi tagli, per pesare meno,
la libbra di carne che pretendeva Shylock, non riesco a stare nella misura richiesta

(Marcel Proust, lettera dell’ 11 ? maggio 1907 a   Robert de Montesquiou)

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Nel 1912 Jacques Madeleine, lettore per la casa editrice Fasquelle, terminata la lettura di Du côté de chez Swann era furibondo e nella relazione con cui sconsigliava decisamente la pubblicazione dell’opera di Proust scrisse:

“Un uomo soffre d’insonnia. Si rigira nel letto, richiama alla mente le impressioni e le allucinazioni del dormiveglia, alcune delle quali hanno a che fare con la difficoltà ad addormentarsi quand’era ragazzo nella stanza della sua casa di campagna dei genitori a Combray. Diciassette pagine! Con una frase (alla fine di pagina 4 e pagina 5) che va avanti per quarantaquattro righe!”

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Immagine: Marcel Proust visto da Tullio Pericoli

(continua >>)

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UN FILO D’OLIO – SIMONETTA AGNELLO HORNBY

Agnello Hornby Un filo d'olio
Simonetta Agnello Hornby, Un filo d’olio, Sellerio collez. La memoria, p.288, 2011

Ho sempre pensato che siano i libri a scegliere noi, e non noi a scegliere i libri.

Non avevo letto mai nulla di Simonetta Agnello Hornby, ma qualche settimana fa, non so nemmeno io perchè, questo Un filo d’olio — che mi sembra sia il penultimo della Hornby in ordine di pubblicazione — mi si è letteralmente imposto alla lettura e… l’ho divorato in due giorni.
Non si tratta di un romanzo ma di un libro in cui Simonetta racconta, “senza nostalgia”, delle sue lunghe estati nella fattoria paterna di “Mosè” ad Agrigento dove la sua famiglia si trasferiva, con tutta la servitù, da giugno a ottobre.

Non dico altro, sui contenuti, e voglio subito precisare che con questo post non intendo fare una recensione letteraria.

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IL RE DEGLI SCACCHI – ACHENG

Scacchi cinesiCina 1990. Partita a scacchi su un marciapiede di Datong
© Bruno Botta (Fonte)

In questo periodo le mie letture sono molto a-sistematiche. Leggo molto, ma (troppo?) disordinatamente.Procedendo in questo modo, e cioè leggendo quello che capita a tiro ho preso bufale gigantesche (per fortuna però la maggior parte delle volte si trattava di libri brevi) ma mi sono imbattuta anche in qualche perla.

Per esempio in questo Il re degli scacchi dello scrittore cinese Zhong Acheng.

Un autore a me totalmente sconosciuto, un librino letto assolutamente per caso, una scoperta molto bella.

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ENZO SELLERIO

Enzo Sellerio
Enzo Sellerio
Palermo, 1960. “Fucilazione” nel quartiere della Kalsa nel giorno dei Morti.

Dopo Elvira, Enzo.
Il nome di Enzo Sellerio farà venire in mente credo, alla maggior parte delle persone, i bei libri dalla copertina blu della casa editrice da lui fondata tanti anni fa assieme alla moglie Elvira a seguito di appassionati dibattiti con lo scrittore Leonardo Sciascia e l’antropologo Antonino Buttitta.

Ma Enzo Sellerio è stato anche qualcosa d’altro: un grande fotografo.

Un fotografo che aveva per motto “il centro guardato dalla periferia, per scoprire che la periferia è il centro” e che al centro del suo universo fotografico ebbe sempre la Sicilia

  • Enzo Sellerio, Fermo immagine >>
  • Alcune foto di Sellerio su La Repubblica Palermo >> e su Fotomorgana >>
  • ilsole24ore >>
  • Un bell’articolo di Roberto Alajmo >>

Enzo Sellerio Palermo 1960

Enzo Sellerio
Palermo, anni ’60
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SVENTOLE

rosa
Ogni tanto arriva la vita e  molla una gran sventola.
Così, giusto per non dimenticare  che  aggiornare un blog non costituisce sempre  una priorità.
Una di queste sventole io l’ho ricevuta  sabato scorso.

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LA FEDE E (E’) LA GUERRA

Gustave Dore Crociati
Dire: “la guerra è religione” ci conduce solo a metà strada. Al di là, troviamo un enunciato ben più grave: la religione è guerra
[...]
Dove la vita è vissuta nei miti, gli dei sono così palesemente presenti nell’animazione della vita che non hanno bisogno della nostra fede.

La fede è invece la componente psicologica essenziale della religione. Senza la fede, sacrifici, preghiere, atti di devozione sono gesti vuoti. Ed è la fede che ci porta alla guerra.

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LA VITA? UN BALLO MASCHERATO

Pier Ostende Belgium

Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita.
[...]
Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perchè si è dovuto passare.

Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord

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Pier, Ostende, Belgium (1890-1900 ca.). Fonte
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