LA MORTE DELLA FARFALLA – PIETRO CITATI

Copertina libro

Pietro Citati, “La morte della farfalla”, Mondadori, 2006

Non è una biografia.

Così come non lo erano gli altri libri di Pietro Citati dedicati ad uno scrittore o ad una scrittrice: Katherine Mansfield, Tolstoj, Goethe, Kafka, Proust.
Degli scrittori di cui parla con grande empatia e capacità di coinvolgimento emotivo, Citati dà una sua personale interpretazione supportata da robuste letture che si intuiscono ma non vengono mai dichiarate. Così come i suoi libri non sono mai — e non a caso — appesantiti da apparati di note. Perchè Citati non ha alcuna voglia di scrivere una di quelle “pedantissime biografie” (pag.108) utilissime, certo, ma solo come una sorta di data base di consultazione e supporto.

Lui dipinge ritratti.

La farfalla di questo ritratto è Francis Scott Fitzgerald, chiamato così da Hemingway (ancora lui!) che in una lettera del 15 novembre 1941, un anno dopo la sua morte scrisse ad un amico comune: “Scott… aveva ancora la tecnica e lo spirito romantico per fare qualsiasi cosa, ma da molto tempo tutta la polvere era sparita dall’ala della farfalla, anche se l’ala ha continuato a battere fino alla morte della farfalla.

Ma nel libro non si parla solo di Fitzgerald. Questa volta, si parla di una coppia: Scott e la moglie Zelda. E non poteva essere che così, perchè si trattò di una storia d’amore e di un matrimonio fondato su un legame di grandissima complicità durato tutta la vita nonostante l’alcoolismo di lui e la follia di lei che, affetta da una tremenda schizofrenia passò la seconda parte della sua esistenza entrando ed uscendo da cliniche psichiatriche.

Non ho intenzione di fare una recensione del libro (ne trovate una ottima qui).

Voglio invece parlare di un aspetto particolare della relazione tra Scott e Zelda e che Citati descrive con molta efficacia: la gelosia di Scott verso Zelda come scrittrice e il costante tentativo di impedirle di esprimersi, artisticamente, in modo indipendente da lui.

Già. Perchè Zelda amava dipingere e danzare e ad un certo punto della sua vita, dopo l’esplosione della malattia e durante le pause che questa le concedeva, “osò” mettersi a scrivere. E fu anche pubblicata. E qui, meglio lasciare la parola a Citati:

“Era geloso di Zelda come scrittrice: con una violenza, un furore ed una crudeltà, che non conservano nemmeno un’ombra del suo affetto e della sua onestà mentale. Sembrava dimenticare che parlava con una donna amatissima, caduta o nata non per propria colpa nella schizofrenia […]. Fitzgerald immaginava di essere un artista fragilissimo. Come unico tesoro, possedeva il materiale della propria esistenza […] se Zelda scriveva anche lei della loro esistenza comune, lui pensava che lo derubasse, lo defraudasse e lo rendesse nudo e impotente. “Tu hai raccolto” — l’accusava — “le briciole che io lascio cadere dalla tavola da pranzo e le hai ficcate nei libri […] … sono io il romanziere professionista e sono io che ti mantengo. Tutto questo è materiale mio. Niente di questo materiale è tuo”.
[…] Zelda doveva restare chiusa nel silenzio della casa e delle cliniche psichiatriche. Niente più penne, nè matite, nè carta, nè racconti, nè romanzi. Ma se proprio ci teneva tanto a scrivere un mediocre romanzo, avrebbe dovuto accettare il durissimo controllo del marito offeso”
.
Fitzgerald, scrive Citati “Non so se consapevolmente, voleva distruggere Zelda…”

Ora. Io non ho letto nulla scritto da Zelda Fitzgerald. Pare che come ballerina non fosse un granchè. Tra l’altro, aveva cominciato troppo tardi (a ventisette anni). Alcuni suoi dipinti li ho visti qui e qui e francamente mi lasciano molto perplessa.

Però mi è venuta voglia di saperne di più, su di lei. Indipendentemente da Scott. Perchè Zelda non è certo il primo caso in cui la vicinanza affettiva e/o di parentela con un grande artista ha significato, per una donna, pagare il prezzo di essere condannata a vivere all’ombra del Grand’Uomo (penso a Clara Schumann, ad Alma Mahler, Camille Claudel, Alice James — e non si tratta che dei primi nomi che mi sono venuti in mente).

Da una breve ricerca in rete mi sono resa conto che non ero la sola ad avere questo desiderio di approfondimento. Ed ho trovato, scaricabile in formato .pdf, questa tesi di laurea di Eleonora Tedeschi intitolata “Zelda Fitzgerald: la Revisione del Mito”.

Merita d’esser letta.

Zelda e Francis Scott Fitzgerald
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