A MODO MIO

Budapest, 23 ottobre

Lo scorso luglio sono stata a Budapest ed ho constatato di persona quanto il ricordo dei cupi anni del regime filosovietico e di quella che finalmente oggi viene chiamata “la rivoluzione del ’56” (e non più genericamente “i fatti d’Ungheria”) sia vivo negli abitanti di quella città. La rivolta ebbe inizio il 23 ottobre e durò fino al 10 – 11 novembre 1956. Venne repressa dalle truppe sovietiche e fu contrastata dall ‘Autorità per la Protezione dello Stato’ ungherese. Morirono circa 25.000 ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione) e 7000 soldati sovietici; i feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (il 3%) furono gli ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente
Sono rimasta colpita dalla quantità di targhe, monumenti piccoli e grandi, mostre fotografiche, musei allestiti per non dimenticare.
Quest’anno si celebra il Cinquantenario della rivoluzione del ’56. Anch’io voglio farlo, se pure a modo mio.
Con qualche foto e una pagina tratta dall’autobiografia dello scrittore ungherese Sandor Márai

L’edificio che compare in queste foto che ho scattato in una bellissima mattina d’estate è quello del famigerato n.60 di Andrassi Út (lo splendido boulevard liberty del centro elegante di Budapest) sede dei torturatori della Gestapo prima e della polizia segreta sovietica poi. Oggi in quell’edificio è stato allestito il museo “Casa del terrore”. In esso hanno operato i torturatori dei “due più crudeli sistemi del 20° secolo” – così si legge nella pagina web del museo.

Budapest-Museo del terrore

“Un pomeriggio — sarà stata forse la primavera del 1946 — camminavo lungo il viale che un tempo si chiamava Andrássy, quando notai sul balcone del tristemente noto numero 60 alcuni giovanotti vestiti di fresco nella divisa della cosiddettta polizia per la sicurezza dello Stato. Potevano essere lì dopo — o durante — una buona giornata di lavoro: con le mani sui fianchi, guardavano sghignazzando la gente che, con passo stanco, preoccupata, passava sui marciapiedi sottostanti.

Budapest-Museo del terrore

Se ne stavano con fare sicuro e superbo, come chi sa di avere ogni potere: avrebbero potuto ordinare con un fischio a un qualsiasi passante di entrare nel famigerato edificio dove, nelle stanze di tortura, ognuno di loro aveva assoluta libertà di fare quello che voleva delle persone: nessuno — per il momento — avrebbe chiesto conto di quelle atrocità.

Budapest-Museo del terrore
(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Anche le facce erano sorprendentemente conosciute: le stesse facce, lo stesso balcone di un anno prima, quando vi si affacciavano le Croci Frecciate — erano cambiati solo i nomi: il camerata Szappanos era diventato il compagno Dogei o qualcuno di simile”
(Sandor Márai, “Terra, terra!…”, Adelphi, 2005)

****************

The House of Terror Museum which opens on February 24th , 2002 at 5PM and is unique in its genre, wishes to erect a monument to the memory of those of our compatriots who were held captive, tortured and killed in this building, but apart from presenting the horrors in a digestible manner, it also wishes to make people understand that the sacrifice for freedom was not made in vain. From the fight against the two cruellest systems of the 20th century eventually the forces of freedom and independence came out victoriously. (Dal sito del Museo “Casa del Terrore”)

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