IL MONDO DI WISLAWA

Non sono molto attratta dalla poesia. Il linguaggio poetico mi risulta, in genere, distante. Estraneo. Sono molto sensibile alla musicalità dei testi, ma questa musicalità la trovo più spesso in prose narrative, piuttosto che in versi di poeti.
Così è, e non posso farci nulla.
Epperò da Feltrinelli, rovistando nello scaffale di Adelphi mi sono trovata per le mani questo libro di Wislawa Szymborska, la polacca premio Nobel 1996. L’ho aperto e sfogliato, incuriosita perchè sapevo che Josif Brodskj l’apprezzava molto. Sono rimasta folgorata (non su Via Damasco, che a Palermo non c’è. Più banalmente in Via Maqueda, dove si trova il negozio di Feltrinelli). Volume comprato senza por tempo in mezzo. Resisto alla tentazione di divorarlo e me lo centellino. Solo una, due poesie alla volta.

Wislawa mi ha catturata con la sua umanità, il suo rigore, la sua ironia, la profondità della sua riflessione. La sua solo apparente ma in realtà raffinatissima semplicità. Si, ho fatto bene a dar retta a Brodskj.

Copertina libroself portrait
MUSEO

Ci sono piatti, ma non appetito.
Fedi, ma non scambievole amore
Da almeno trecento anni.

C’è il ventaglio — i rossori?
C’è la spada — dov’è l’ira?
E il liuto, non un suono all’imbrunire.

In mancanza di eternità hanno ammassato
diecimila cose vecchie.
Un custode ammuffito dorme beato
con i baffi chini sulla vetrina.

Metalli, creta, una piuma d’uccello
trionfano in silenzio nel tempo.
Ride solo la spilla d’una egiziana ridarella.

La corona è durata più della testa.
La mano ha perso contro il guanto.
La scarpa destra ha sconfitto il piede.

Quanto a me, credete, sono viva.
La gara col vestito non si arresta.
E lui quanta tenacia mi dimostra!
Vorrebbe viver più della mia vita!

Wislawa Szymborska, “Vista con granello di sabbia”, a cura di Pietro Marchesani, Adelphi, 2006 (8° ed.)

Da leggere assolutamente: “Il poeta e il mondo”. Discorso tenuto in occasione del conferimento del Nobel

Qui una bella pagina per approfondire.

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13 risposte a IL MONDO DI WISLAWA

  1. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabriella. Ti immagino, sorridendo, per le vie di Palermo che conosco un poco, alla ricerca del libro introvabile. Per quanto riguarda la grande poetessa polacca, ti posso indicare su Terres de femmes il legame seguente:
    http://terresdefemmes.blogs.com/photos/portraits_dauteures/wislawa_szymborska.html.
    Buona lettura.
    Angela

  2. utente anonimo ha detto:

    bella la poesia. conosco l’autrice solo di nome. la cercherò. grazie. un saluto

  3. utente anonimo ha detto:

    diamine, mi dimentico sempre. ero across.

  4. erremme ha detto:

    so della tua avversione verso la poesia.. ma.. c’è un mio omaggio a sappho da me.. un abbraccio amica panormita che come me va a caccia di testi struggenti.. sai ho iniziato a scrivere un nuovo libro.. sorta di viaggio illustrato nei meandri della mia biblioteca.. i libri non sono oggetti inanimati ma soggetti che trasmettono poesia.. amore.. delicatezze.. anche quelli orrendi.. truci.. cmq donano sensazioni.. e mi riferisco ad un testo scritto in germania e acquistato (chissà da chi!) in una libreria sita lungo un viale berlinese.. erano gli anni in cui i nazisti vinsero.. è un libro di propaganda nazista con foto molto incredibilmente affascinanti ma inquietanti.. lo prendo ogni volta tra le mani.. e brividi gelati mi percorrono..

  5. gabrilu ha detto:

    @ Angèle, la tua pagina su Wislawa (con il ritratto fatto da Guidu) è semplicemente splendida… Grazie per averla segnalata.

    @ Roberto: ma io non ho avversione per la poesia, per carità! Ho solo detto che è un tipo di linguaggio in cui raramente mi riconosco, tutto qui. Ma ci sono poeti (e poetesse) che mi piacciono molto, e adesso la Szymborska si è aggiunta al mio personalissimo e non lunghissimo elenco 🙂

  6. MariaStrofa ha detto:

    Sì, ma anche Balzac non amava la poesia… non preoccuparti.

    La Szzyyzxyzywyzyxyorka è molto buona per gli impoetici (quorum ego) perché narra delle storielle andando a capo spesso.

  7. MariaStrofa ha detto:

    *Perché non mi piace la poesia pura? Per le stesse ragini per le quali non mi piace lo “zucchero” puro. Lo zucchero è fenomenale quando lo sciogliamo nel caffè ma nessuno si mangerebbe un piatto di zucchero: sarebbe troppo. E’ l’eccesso che stanca nella poesia: ecesso di poesia, eccesso di parole poetiche, eccesso di metafore, eccesso di nobiltà, eccesso di depurazione e di condenzazione che fanno somigliare la poesia a un composto chimico.*

    [Contro i poeti – Witold Gombrocz – Theoria editore]

  8. MariaStrofa ha detto:

    L’auto di “Contro i poeti” è Gombrowicz.

  9. giuseppeierolli ha detto:

    @mariastrofa
    Il ragionamento di Gombrowicz non mi convince. Certo che nessuno mangerebbe un piatto di zucchero, come nessuno leggerebbe 500 pagine di poesia di seguito, come si fa con un romanzo.
    Ma quando ne prendi un zolletta per volta, la fai sciogliere lentamente in bocca, assapori la discesa zuccherina nell’esofago, trattieni qualche granellino residuo sulla lingua e lo schiacchi contro il palato roteando la punta per distribuirne la dolcezza e alla fine ti stacchi da quell’ultima traccia con una punta di nostalgia appena velata dall’acutezza del ricordo, non puoi far altro che aspettare la zolletta successiva. Da centellinare, sennò t’ingrassi.

  10. SimonaC ha detto:

    Anch’io ho parlato di folgorazione, senza ricordare che avevi usato la stessa espressione…

  11. gabrilu ha detto:

    SimonaC
    Se a entrambe è venuto in mente il termine “folgorazione” qualcosa vorrà pur dire, ti pare? ^__*

  12. utente anonimo ha detto:

    La stazione

    Il mio arrivo nella città di N.
    è avvenuto puntualmente.

    Eri stato avvertito
    con una lettera non spedita.

    Hai fatto in tempo a non venire
    all'ora prevista.

    Il treno è arrivato sul terzo binario.
    E' scesa molta gente.

    L'assenza della mia persona
    si avviava verso l'uscita tra la folla.

    Alcune donne mi hanno sostituito
    frettolosamente
    in quella fretta.

    A una è corso incontro
    qualcuno che non conoscevo,
    ma lei lo ha riconosciuto
    immediatamente.

    Si sono scambiati
    un bacio non nostro,
    intanto si è perduta
    una valigia non mia.

    La stazione della città di N.
    ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.

    L'insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.

    E' avvenuto perfino
    l'incontro fissato.

    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.

    Nel paradiso perduto
    della probabilità.

    Altrove.
    Altrove.
    Come risuonano queste piccole parole.

    Non conoscevo Wislawa Szymborska, eppure questa è esattamente la storia della mia vita.

  13. gabrilu ha detto:

    #12
    Nella sua autobiografia, Reich-Ranicki scrive pagine molto belle sulla lirica polacca, da lui "scoperta"  quando si trovava  —  ebreo ma irrimediabilmente innamorato della lingua e della letteratua tedesca — tra i disperati  del ghetto di Varsavia e sostiene che sia  (la lirica polacca)  tra quelle che maggiormente perdono, con le traduzioni.

    Dice anche, Reich-Ranicki,  che  la Polonia non ha una grande e solida tradizione letteraria per quanto riguarda la narrativa, ma che ha poeti eccezionali.
    Purtroppo  sconosciuti fuori dai confini polacchi, proprio  per questa faccenda lingua—-> traduzione.

    Considerando la bellezza delle poesie della Szymborska, che a me sembrano stupende anche in italiano, non ho difficoltà a credergli…

    Ciao e… grazie per. 

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