PROSAICHE MUSICALITA’

A proposito di musicalità in testi di prosa.

Antonio Pizzuto

Ridevano. Parlottavano. Si ritrassero. C’era un pianoforte in fondo. Se ne levò dai bassi un solenne accordo ribattuto. Pareva l’inizio di Così fan tutte, o della stupenda seconda sinfonia di Beethoven che lo rammenta. Ma ecco. Non era. In arsi quella tonica scese di grado nella terza minore, tesi che vi ritornò simmetricamente su un ritmo da barcarola e raggiuntala, questa deviò in battere al secondo tono appoggiandovisi, ma per esserne rimandata con una replica. Poi di alto ascendente la terza ricadde due volte nella sua tonica, che divenne cadenza. Ruote di un carro contro l’acciottolato vi aggiunsero i loro colpi di tamburo. No. Era tutt’altro . Era cantofermo, era un basso continuo in voga, mezzo popolare mezzo fiammingo, il tema del dileggio pei calandrini e lo insegui come vespa, no come vespa, brioso, qual colpa se si è felici, spensierate, quale delle due peraltro a proporlo e sonarlo, una sola Alda al mondo.

(Antonio Pizzuto, “Si riparano bambole”, Sellerio Editore, Palermo, 2001)

Ora. Il testo è musicale non  certo perchè parla di musica ma perchè il ritmo delle frasi, la metrica delle parole usate lo rendono tale. Provare a leggerlo a voce alta per credere.

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8 risposte a PROSAICHE MUSICALITA’

  1. MariaStrofa ha detto:

    Mai oserei confessare al Tassinari che non ho mai letto niente di Pizzuto…
    Ma mica per ostilità preconcetta: non mi è mai capitato nonostante i suoi strombazzamenti!
    Adesso ti ci metti anche tu.
    Ah be’, allora…
    Questo di Sellerio lo compro.
    Bene.

  2. gabrilu ha detto:

    @ MariaStrofa, come avevo scritto in quel vecchio post di NSP, non sono un’appassionata (nè tanto meno una esperta) della pizzutana Opera Omnia. Da un certo punto in poi non riesco più a scarpinargli dietro, a questo pizzutissimo autore. Però “Siribambole” (come lo chiamava lo stesso Pizzuto nelle lettere agli amici) lo trovo splendido. Uno di quei libri da leggere e rileggere. La prima volta tutto di seguito, e poi sbocconcellandolo con grandissimo gusto. Densissimo, ogni riga ci si può star dieci minuti (eh, si, con la lettura lenta ci guadagna ;-)Te lo consiglio davvero ed anzi mi piacere poi, eventualmente, sapere che ne pensi.

  3. oyrad ha detto:

    E va bene, mi hai convinto ;-)… dai, vieni a dare una occhiata, e dimmi cosa ne pensi (ma c’è un modo per cambiare la dimensione, il carattere e il colore ai titoli dei post?)
    Metterò post nuovi mescolandoli a post del primo-Oyrad: un po’ mi dispiace lasciare il mio primo blog… in fondo mi piace ancora…però è vero che qui c’è più agio, più comodità-anche se devo ancora rodare il tutto… Baci, Oyrad

  4. utente anonimo ha detto:

    Forse è la stessa capacità di “musicalità” che ho scoperto ne “Il Cimitero marino” di Paul VALERY, nella traduzione di Patrizia VALDUGA. A tale proposito Valèry annota: “…come la maggior parte parte delle mie poesie, è nato dalla presenza inaspettatata di un certo ritmo nella mia mente. Una mattina ho avuto la sorpresa di trovarmi dentro la testa dei versi decasillabi”. Non conosco il francese ma Patrizia VALDUGA nella traduzione tira fuori questa “musicalità”. Ciao Gabrilulù. Limi.

  5. gabrilu ha detto:

    @ Limi, credo che la mia attenzione alla cadenza/ritmo delle frasi di un testo di prosa derivi (paradossalmente ma non tanto poi, a pensarci bene) dal fatto che in quei lontani giorni ho studiato molto bene la metrica latina e greca, la successione delle brevi-lunghe-brevi etc…. non so.

  6. oyrad ha detto:

    Tytire, tu patulae recubans sub tegmine fagi/silvestrem tenui musam meditaris avena… oddio, io sto ammurì adesso sulla metrica latina… anche se, una volta preso il ritmo, è una cosa veramente bellissima 🙂

  7. 72lenin ha detto:

    Ciao… ho appprezzato molto il tuo commento su Barry Lyndon.. mi sono permesso di metterti tra i miei bloggers preferiti. Belle le analogie dell’imponderabile che hai fatto. Acute osservazioni. A presto!

  8. utente anonimo ha detto:

    adoro quel libro. e ne rileggo spesso brani a voce alta, ehhhhh. un saluto, across

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