VITE PARALLELE

Mediterraneo uno, mitteleuropeo l’altro non si sono mai conosciuti, letti, né tanto meno incontrati. Contemporanei, probabilmente ignoravano la loro reciproca esistenza.

Eppure.

   

Entrambi bilingue (portoghese ed inglese Fernando Pessoa (1888-1935), ceco e tedesco Franz Kafka (1883-1924)), entrambi trascorsero la maggior parte dell’esistenza a svolgere un monotono e routinario lavoro burocratico.
A Lisbona, ogni giorno Fernando Pessoa attraversava — vestito di nero e con il cappello in testa — il quartiere del Rossio tornando a casa dal suo ufficio di Import Export dove era impiegato come corrispondente commerciale.
A Praga ogni giorno Franz Kafka — in bombetta e vestito di nero — tornava a casa in via Celetna al termine della sua giornata nell’ufficio dell’Istituto di Assicurazioni. La notte…la passavano entrambi a scrivere.

Max Brod, il grande amico di Kafka, lo definì “scrittore religioso”. Da parte sua, Pessoa era interessato all’esoterismo ed alla teosofia.

Tutti e due furono incapaci di trasformare in un matrimonio (promesso ma sempre rinviato) il loro fidanzamento con donne con cui riuscirono ad avere quasi esclusivamente rapporti epistolari .
Entrambi scrissero alla loro fidanzata lettere che sembrano rivolte soprattutto a sè stessi. E d’altra parte, non è Pessoa che, in “Una sola moltitudine”, ha detto che “Le lettere d’amore sono ridicole. Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole”?

 Ophelia Queiroz

Ophelia Queiroz,fidanzata di Pessoa
Felice Bauer
Felice Bauer
fidanzata di Kafka

Pessoa morì in un ospedale, Kafka in un sanatorio.

Ma soprattutto accomunava questi due geni letterari collocati a Lisbona e a Praga (città che potevano ancora, a quell’epoca, venire considerate ai confini dell’Europa) la solitudine infinita che emerge prepotentemente dalle pagine di “Una sola moltitudine” o de “Il libro dell’Inquietudine” (Pessoa) e dai “Diari” e dai racconti e romanzi di Kafka.

Una sola solitudine.

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16 risposte a VITE PARALLELE

  1. MariaStrofa ha detto:

    Una sola solitudine è una definizione meravigliosamente parodiante il tabuccadelphi. Meravigliosa. Come il post. Il libro dell’inquietudine di Pessoa lo colloco così in alto che spesso mi veniva da pensare proprio a Pessoa, per dire di uno altrettando grande come K del ‘900.

    Di Pessoa compro anche la lista della spesa.
    In lettura, mancano, poche pagine
    “L’educazione dello stoico” – Einaudi eteronimo Barone di Teive (meditazioni sul suicidio).
    Un’opera più piccola ma non inferiore per intensità al diario dell’inquietudine.

    Notevole l’accostamento Felice e Ophelia (non mi era mai venuto in mente).

    Ah ma che post meraviglioso: perdona l’entusiasmo.

  2. melpunk66 ha detto:

    e non dimentichiamo le Pagine esoteriche di pessoa (adelphi)
    aggiungo che per certi versi queste due figure mirabilmente accostate mi riportano alla memori anche un altro scrittore: robert walser

  3. MariaStrofa ha detto:

    @melpunk66

    Il quale Robert Walser era uno degli scrittori prediletti di Kafka.
    I fratelli Tanner è notevole.

  4. melpunk66 ha detto:

    e poi aveva qualche “difficoltà” con le donne

  5. giuseppeierolli ha detto:

    In quanto a solitudine…

    It might be lonelier
    Without the Loneliness –
    I’m so accustomed to my Fate –
    Perhaps the Other – Peace –

    Would interrupt the Dark –
    And crowd the little Room –
    Too scant – by Cubits – to contain
    The Sacrament – of Him –

    Si può essere più soli
    Senza la Solitudine –
    Sono così abituata al mio Destino –
    Che forse l’Altra – Pace –

    Interromperebbe il Buio –
    E affollerebbe la Stanzetta –
    Troppo scarsa – in Metri – per contenere –
    Il Sacramento – di Lui –

  6. gabrilu ha detto:

    Walser. Altro strordinario scrittore. L’istituto Benjamenta è ormai un luogo più reale di molti luoghi reali (come tanti personaggi letterari, n’est pas, MariaStrofa?).

    Questo gioco di accostamenti e di rimandi (Pessoa-Kafka-Walser e potremmo continuare magari, perchè no, con Flaubert…) mi convince sempre di più della giustezza di quello che dice Kundera nei suoi saggi sul romanzo, e cioè che la storia del romanzo e sovranazionale ed a se’ stante…

    La poesia sulla solitudine: di Pessoa amo molto La Tabaccheria e Lisbon Revisited.

  7. SENZAQUALITA ha detto:

    vero..due solitudini sostanzialmente simili – ma una delle due più popolata dell’altra: per Pessoa, solo ophélia – per Kafka, felice, julie, grete, milena, dora e vai a sape’ chi altra

  8. utente anonimo ha detto:

    bellissimo confronto. brava. un saluto. across

  9. melpunk66 ha detto:

    un altro confronto sarebbe tra scrittori “fantasma”, come pynchon e salinger

  10. gabrilu ha detto:

    @ gabryella hai ragione ma io pensavo non solo alla solitudine amorosa, ma a quella esistenziale (che quella relazionale/amorosa ovviamente comprende)

    @ melpunk66 su Pynchon e Salinger non sono molto preparata, ma a naso mi sembra interessante. Perchè non ne scrivi tu? Leggeremo volentieri

  11. melpunk66 ha detto:

    gabri
    ci penso su
    ho una marea di cose da fare, scrivere intendo. ora ci sono anche di mezzoi fumetti e poi racconti che devo spedire e un saggetto su perec proverbiale perché infinito

  12. melpunk66 ha detto:

    però pessoa lo direi più atlantico

  13. cochina63 ha detto:

    che bel post gabriella.

  14. gabrilu ha detto:

    @ Melpunk ovviamente dal punto di vista strettamente geografico hai ragione. Ho scritto “mediterraneo” pensando non tanto all’oceano su cui si affaccia il Portogallo quanto all’idea di “solarità” a torto o a ragione in genere associata alla penisola iberica tutta

    @ Cinzia-cochina, grazie 🙂

  15. erremme ha detto:

    conosco poco pessoa.,ma abbastanza f.k. e che dire? cn il femminino rapporti estravaganti.. forse (è una mia ipotesi personalissima e che nn credo abbia importanza reale) f.k. non ha mai diviso il giaciglio con nessuna.. forse vergine.. fisicamente vergine.. ma intellettualmente? qui il mistero diviene enigma.. avvertiva il femminimo ma ne aveva paura e soggezione.. ne era affascinato ma.. ma a suo modo.. un abbraccio mia cara panormita..
    roberto

  16. MariaStrofa ha detto:

    Se posso approfittare, farei i complimenti a erremme per quel libro bellissimo a quattro mani e un pennello (kafka) – e metto pure il link al blog.

    saluti

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