I RIBELLI -SANDOR MARAI

Sandor Márai, “I RIBELLI”, a cura di Marinella D’Alessandro, Adelphi, 275 pag., ISBN 88-459-1609-X

Quando un autore mi piace veramente molto, come nel caso di Márai, cerco di legger tutto, ma proprio tutto quello che riesco a trovare di lui e su di lui. Ma non faccio “grandi abbuffate”, preferisco centellinare le sue opere come si fa con i vini pregiati. Perciò, dopo aver letto “La donna giusta”, ho aspettato parecchi mesi prima di aprire questo “I ribelli”.

Scritto nel 1930 e non più ripubblicato fino al 1988 quando venne revisionato dal suo autore per una edizione pensata come prologo all’ampio ciclo “L’opera dei Garren”, questo romanzo di Márai si svolge in una cittadina dell’Alta Ungheria nella tarda primavera del 1918 verso la fine della guerra.

Una guerra che non tocca direttamente la città e della quale non si parla mai — come se non ci fosse — ma i cui effetti ammorbano “come uno strano gas pestilenziale “ .

In questo contesto si sviluppa la storia de “I ribelli”, un gruppo di liceali adolescenti. Un gruppo (o meglio, “una banda” come loro stessi si definiscono) chiuso al mondo esterno — considerato nemico — sia metaforicamente che concretamente.
I ragazzi passano infatti lunghe giornate chiusi a chiave in una stanza presa in affitto in una sperduta locanda fuori città che diventa per loro una vera e propria “tana”, uno spazio claustrofobico ma anche rifugio e luogo di autocoscienza in cui potersi scambiare confessioni ed ammissioni su angosce, paure, sensi di colpa.

Ma come si è formata la banda? I ragazzi infatti, pur essendo compagni di scuola da anni, non si sono mai frequentati e “nessuno sarebbe in grado di dimostrare che tra i membri della banda ci fosse affetto. O almeno simpatia” (pag.51).
In realtà, il gruppo si costituisce come tale perchè i ragazzi si scoprono legati l’uno all’altro da due elementi che si rivelano fortissimi e, alla fine, distruttivi: il loro “essere contro” e l’attrazione omoerotica che ciascuno prova nei confronti di uno del gruppo, il biondo Tibor.
Il primo legame (l’essere “contro”) è razionale e dichiarato: si ribellano a quel mondo degli adulti di cui fra qualche mese anche loro stessi saranno inevitabilmente costretti a far parte essendo già prevista (superati gli esami di maturità che segnano l’ingresso ufficiale nell’età adulta) la partenza per il fronte; al mondo dei padri che li hanno abbandonati per andare in guerra e dei professori; si ribellano ad ogni legge ed ogni regola, norma sociale, morale, alla subalternità ed alla dipendenza. Questa ribellione si manifesta dapprima con una serie di furti di poca importanza e di atti inoffensivi e puramente simbolici: “L’unica regola — peraltro mai codificata — da seguire durante i giochi e le imprese era che non si doveva trarre profitto da nessuna delle iniziative.” (pag.77). Le quali devono essere gratuite, fine a se stesse. Man mano che il legame si consolida, però, i furti diventano importanti e i rischi cui i ragazzi vanno incontro sempre più consistenti.
Il secondo legame, l’erotismo, si rivela tanto più potente quanto rimane, per quasi tutto il romanzo e per tutti i componenti del gruppo (tranne che per uno, Abel) a livello inconscio e quindi inespresso e non agito.
“A volte — quando si ritrovavano così, l’uno di fronte all’altro […] lontano dalla città, in una stanza chiusa a chiave, nell’atmosfera appestata dai fumi della stufa e del tabacco, alla luce ondeggiante di due candele, tra oggetti rubati, legati da un vincolo di cui, pur avvertendone la forza ignoravano la causa –, tra una frase e l’altra di un gioco ammutolivano e si fissavano a lungo, come se volessero finalmente capire perchè si fossero riuniti, perchè stessero giocando e quale fose il senso della loro vita” (pag.94).
L’ingresso nel gruppo di un personaggio adulto, l’ambiguo e stravagante attore Amadè (accettato dalla banda proprio per il suo essere diverso dagli altri adulti che li circondano) avrà effetti devastanti. L’attore infatti riesce a conquistare la fiducia e la confidenza dei ragazzi diventando l’elemento scatenante di tutte le pulsioni e le dinamiche sotterrane di questo gruppo che per tre quarti del romanzo si presenta come quello che i gruppoanalisti definirebbero “fusionale” del “tutti per uno uno per tutti” ma che in realtà è dilaniato da gelosie e competitività perchè, come ad un certo punto risulta chiaro “tutti per uno uno per tutti. E quell’uno era Tibor”.
Da quel momento la situazione precipita, è completamente fuori controllo e la vicenda si avvia implacabilmente verso un finale da tragedia greca.
Sandor Márai si dimostra ancora una volta, come è giustamente detto nella 4^ di copertina, grande maestro delle passioni, in questo caso la passione omoerotica, tanto più potente quanto sotterranea ed implicita.
E’ interessante segnalare che alla fine del volume Adelphi la traduttrice e curatrice Marinella D’Alessandro ha inserito in appendice alcuni brani che l’anziano Márai, rivedendo negli anni ’80 questo romanzo scritto quando era trentenne, aveva cassato. Alcuni di questi tagli si riferiscono a pagine in cui il tema dell’omosessualità è trattato in modo esplicito ed a brani che descrivono con parole crude l’atmosfera intensamente erotica che pervade tutta la vicenda amorosa al cui centro si trova, suo malgrado, Tibor.
Leggendo questi brani dopo aver concluso la lettura del testo “ufficiale” approvato da Márai ci si rende conto di quanto saggia fosse stata la sua decisione di eliminarli, perchè paradossalmente, è proprio l’implicito, il non detto, l’affidare tutto all’intuito di chi legge che rende il tema dell’omosessualità de “I ribelli” così potentemente presente lungo tutto lo svolgimento del romanzo.
Ma “I ribelli” non è solo questo. Il gruppo, la banda rappresentano la microcellula di una società, di un impero (l’austro ungarico) e di un Paese (l’Ungheria) in piena crisi ed in cui la guerra è solo il prologo ai grandi rivolgimenti politici e sociali che sopraggiungeranno di lì a poco.
Ancora una volta nei romanzi di Márai il racconto di una storia di passione e di tradimento si intreccia indissolubilmente con le dinamiche di cambiamento di una intera società.
Di Márai, che fu autore molto prolifico, rimangono ancora molte opere inedite in Italia. C’è da augurarsi (almeno, io me lo auguro) che Adelphi continui nella pubblicazione delle opere di questo autore a mio modo di vedere uno dei più affascinanti della letteratura del ‘900.
Infine, una nota a parte sulla fotografia scelta da Adelphi per la bellissima copertina: si tratta di uno dei famosi ritratti di August Sander, il grande fotografo tedesco. Si intitola “Il liceale” ed è del 1926. L’ho passata allo scanner e cliccando qui potete vederla ingrandita (ne val proprio la pena). Qui, invece trovate un bel testo su Sander scritto da Alfred Döblin, l’autore di “Berlin Alexanderplatz”

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