L’ARTE CORTESE DI CREARSI NEMICI – JAMES ABBOTT McNEILL WHISTLER

Il 15 novembre 1878 si tenne in Corte d’Assise, dinnanzi al Barone Huddleston e ad una speciale giuria, l’udienza del caso Whistler contro Ruskin. Nel procedimento il querelante chiedeva £. 1.000 di danni.

James Abbott McNeill WhistlerJohn Ruskin

Il critico e storico dell’arte Ruskin è professore ad Oxford, ha cattedre in diverse altre scuole, scrive per i giornali più rinomati, è presente in tutti i salotti dove entrano solo “quelli che contano”. Ed è proprio all’apice di questa sua fama che il pittore anglo-americano James Abbott McNeill Whistler lo trascina in tribunale, intentandogli una causa per diffamazione per questa lettera scritta da Ruskin e comparsa nel numero di luglio della Fors Clavigera:

“Per il bene di Mr. Whistler non meno che per la protezione dell’acquirente, Sir Coutts Lindsay non avrebbe dovuto ammettere in Galleria opere nelle quali la mal educata presunzione dell’artista costeggia così da presso l’aspetto di una deliberata impostura. Prima di adesso ho visto e sentito tanta di quella impudenza cockey, ma non mi sarei mai aspettato che un buffone chiedesse duecento ghinee per sbattere un barattolo di vernice in faccia al pubblico”

Gli Atti del processo (che si concluse con la vittoria di Whistler), peraltro ormai universalmente riconosciuti da tutti gli studiosi di storia dell’arte come di enorme rilevanza per quanto riguarda l’annoso dibattito tra arte e critica d’arte, contengono comunque passaggi davvero esilaranti. Per goderli e apprezzarli pienamente, però, gli Atti dovrebbero venir riportati integralmente cosa che qui io, ovviamente, non posso fare. Posso però citare il libro in cui sono contenuti e in cui si trovano anche moltissimi altri documenti puntigliosamente raccolti da Whistler e che riguardano altri critici.

Copertina libro

James Abbott McNeill Whistler,
L’ARTE CORTESE DI CREARSI NEMICI, Edizioni Novecento, Palermo, 1988

Questa la dedica apposta da Whistler in epigrafe e che già la dice lunga su ciò che attende il lettore:

“Dedico
questi patetici Fogli
ai Pochi e Rari i quali, presto nella vita
si sono liberati dell’Amicizia
dei Molti”

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