DAVID GOLDER

Copertina libro
Irène Némirovsky, DAVID GOLDER, Traduz. di Margherita Belardetti, p. 180, Adelphi, 2006, ISBN 88-459-2052-6

Poche centinaia di pagine. Che si leggono tutte d’un fiato. L’editore Grasset, cui il romanzo era stato inviato anonimamente, lo divorò in una notte. Fulminante. Tagliente come la lama di un coltello. Stile asciutto, essenziale. Non una parola superflua. Quando Grasset, dopo aver messo un annuncio sul giornale per rintracciare l’autore dell’anonimo manoscritto, si ritrovò di fronte Iréne Némirovsky stentava a credere che quella ragazza potesse avere scritto con quel piglio e quella maestria da autore consumato. La ragazza aveva appena 25 anni, era ebrea, figlia di una famiglia di ricchissimi banchieri russi originari di Kiev ed emigrati in Francia dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

Questo era il suo romanzo d’esordio. E che esordio!

“David Golder” è il nome del protagonista, un magnate dell’alta finanza, avido e spietato uomo d’affari, ebreo di Odessa emigrato giovanissimo in Francia. In apertura di romanzo, lo troviamo sull’orlo del fallimento. Non meno avidi di lui ed altrettanto spietati i nuovi ricchi ed i parassiti rapaci e scialacquatori che formano la sua corte. E poi c’è la sua famiglia. La moglie Gloria e la figlia Joyce, l’unico essere amato da Golder. Per tutti, ma soprattutto per le sue due donne, egli rappresenta solo una fonte di soldi alla quale attingere senza freni e senza alcuna pietà. La parola “soldi” risuona ossessivamente per tutto il libro: l’unico scopo di Golder (il cui nome stesso richiama l’oro, le ricchezze) è fare soldi, l’unico motivo che tiene legate a lui la moglie e la figlia. Lo stesso incipit del libro è un secco “No” con cui Golder si rifiuta di venire incontro al suo socio in affari spingendolo così, di fatto, al suicidio.

Il romanzo è la cronaca di una morte annunciata. Golder infatti, pur gravemente malato di cuore e ormai alla bancarotta non rinuncia ad un faticossimo viaggio in Russia per concludere un colossale affare che ridarà la ricchezza alla figlia Joyce (che lui chiama Joy, ma che di gioia non gli ha mai dato nè gli darà mai nemmeno una briciola) pur avendo saputo dalla moglie — durante una delle scene più drammatiche del romanzo — che molto probabilmente non si tratta di sua figlia. Golder è consapevole del fatto che questo sarà per lui l’ultimo viaggio, è consapevole dell’ingratitudine di Joyce, è consapevole della propria solitudine: “Alla fine si crepa soli come cani, così come si è vissuti” è la frase con la quale riassume il senso della propria esistenza.

Nel romanzo non c’è un solo personaggio che non susciti ribrezzo, un solo personaggio positivo con il quale potersi identificare, eppure la bravura della Némirovsky riesce a fare di Golder una grande figura tragica che fa tornare in mente il mastro Don Gesualdo di Verga — tanto attaccato alla “roba” e che anche lui “crepa solo come un cane”, o il Gobeck di Balzac o, ancora, l’ebreo Shylock, potenziale carnefice del mercante Antonio. Ma lo smisurato amore paterno di Golder per Joy — per la quale il vecchio banchiere cardiopatico fa il viaggio che lo ucciderà — richiama anche un altro grande personaggio di Balzac, il papà Goriot, che si rovina e muore per amore delle figlie avide e ingrate.

Tutti i componenti la famiglia Golder sono ebrei e vengono delineati dalla Némirovsky — ella stessa ebrea — attribuendo loro tutte le caratteristiche negative dei più abusati stereotipi: nasi adunchi, volti grifagni, avidità, rapacità, abilità negli affari. Per questo fu anche accusata di antisemitismo.

Myriam Anissimov ricorda che, quando il libro venne pubblicato ottenendo grande successo, le lodi arrivarono sia dallo scrittore ebreo Joseph Kessel (l’autore di Belle de Jour, portato poi sullo schermo da Luis Bunuel) sia dal monarchico antisemita Robert Brasillach, che sarà fucilato nel 1945 come collaborazionista. “Nel descrivere l’ascesa sociale degli ebrei la Némirovsky aderisce a ogni sorta di pregiudizi e utilizza tutti gli stereotipi negativi dell’epoca” scrive Anassimov.

” Quelle relation de haine à soi-même découvre-t-on sous sa plume ! Dans un balancement vertigineux, elle adopte d’abord l’idée selon laquelle les Juifs appartiennent à la race juive de valeur inférieure, dont les signes extérieurs seraient aisément reconnaissables… cheveux crépus, mains molles, doigts et ongles crochus, teint bistre jaune et olivâtre, corps chétifs, dents irrégulières… à quoi il faut ajouter l’âpreté au gain, la pugnacité, l’hystérie, l’habileté atavique de vendre et acheter la camelote, trafic de devises… “

Il travagliato rapporto di Iréne Némirovsky con l’ebraismo fa pensare a quanto scriveva Hannah Arendt in “Le origini del totalitarismo” sugli ebrei francesi della prima metà del Novecento e meriterebbe un approfondimento che non è possibile fare adesso. Quello che di fatto Iréne — che in quanto ebrea verrà deportata dai nazisti e morirà ad Auschwitz — descrive nei minimi particolari è il suo stesso mondo di appartenenza, che tanto le aveva donato da un punto di vista puramente economico e che tanto le aveva negato sotto un profilo di sentimenti e di affetti e nella orrenda figura di Gloria — la moglie di Golder — riversa tutto l’odio provato nei confronti della madre Fanny che, completamente assorbita dal vivere nel bel mondo, non le ha mai regalato un sorriso o una carezza.

D’altra parte, le ultime pagine del “David Golder” sono una straziante testimonianza di appartenenza perchè a Odessa il vecchio ebreo errante ritrova le sue radici e prima di morire torna a parlare Yiddish (“A Yid?” ‘Sei ebreo?’ chiede sulla nave al ragazzo che, come lui tanti anni prima, fugge dalla Russia per fare fortuna in Francia).

Dal libro sono stati tratti due film: il primo è del 1930, francese, per la regia di Julien Duvivier ed il secondo, americano, intitolato “My daughter Joy” del 1950, per la regia di Gregory Ratoff ed in cui Golder è interpretato da Edward G. Robinson.

Il sito ufficiale di Iréne Némirovsky

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21 risposte a DAVID GOLDER

  1. MariaStrofa ha detto:

    Eh, ma anche te fai apposta eh?
    No, perché ho preso ieri (ieri, veh)
    La suite francese e la moglie di don giovanni. Immagino li avrai già recensiti, ìmma. Il che è un bene.
    Ne prendo tue e tu mi istighi al terzo?

    P.S. il ballo l’avevo già
    Ma è una roba…

  2. gabrilu ha detto:

    @ Chére MarieStrofa, Suite Francese lo sto leggendo (sono a circa pag. 100). Lo leggo solo di giorno, e poi esco e vado a farmi una passeggiata. La sera non lo reggo. Mi strazia sapere che quello che sto leggendo la N. lo scriveva durante i mesi immediatamente la sua deportazione ad Auschwitz…Ma ne riparleremo…

  3. MariaStrofa ha detto:

    Questo è uno dei motivi per cui ne ho ritardato l’acquisto, pensa un po’ (visto che di Nem ne avevo sentito parlare da tanto assai): il sentimento di strazio è uguale.

  4. PaoloFerrucci ha detto:

    Si può dire in questo caso che l’adesione agli stereotipi più popolari ha fatto la fortuna di un libro?

  5. gabrilu ha detto:

    @ PaoloFerrucci no, non si può dire perchè non è così. Mi spiace molto se con il mio commento ho dato questa impressione. Mea culpa.

  6. sgnapisvirgola ha detto:

    Gabri sto leggendo Celine.
    Te dici poche centinaia di pagine ma sono tante…
    Povera me:)
    Questo m’intriga però, pensavo giusto oggi alla questione israeliano/palestinese.

  7. gabrilu ha detto:

    @ sgnapisvirgola, Céline è tosto (in tutti i sensi).
    Se ti interessa la questione israeliano/palestinese mi permetto di consigliarti il bellissimo “Una storia d’amore e di tenebra” di Amos Oz.

  8. PaoloFerrucci ha detto:

    In realtà non hai dato quest’impressione, Gabri: si capisce bene che è un libro straordinario.
    Ma resta il fatto che l’autrice – molto giovane – abbia comunque trasfigurato i personaggi negativi come tu hai detto. Siccome m’è sembrato di capire che il libro abbia avuto un grande successo anche di pubblico, mi chiedevo se l’aver caricato i personaggi di tanta negatività (quasi assoluta, forse dettata dall’urgenza espressiva dell’autrice) possa aver influito sulla sua fortuna.

  9. gabrilu ha detto:

    @ PaoloFerrucci, dal libro e da quel che ho letto sul libro mi sono fatta l’idea che no, non sia stato questo l’ elemento determinante del successo. Posso sbagliarmi, ovviamente, ma non credo. Comunque, siccome ho intenzione di approfondire questa autrice, magari se ne riparla più in là…Poi sentiremo anche che ne pensa MariaStrofa, che visto che ha comperato tre suoi romanzi poi ce ne dovrà render conto 😉 Scherzo, naturalmente, MaryS :->

  10. utente anonimo ha detto:

    Ciao, ho appena finito di leggere un racconto di I.Némirovsky “la femme de don Juan”.

    Volevo dire, non c’è un po’ (non ho letto il romanzo) traccia di due personaggi di balzac: papà Goriot e il Barone de Nucingen??

  11. sgnapisvirgola ha detto:

    Grazie, preso nota.
    Si Celine è tosto. Stiamo entrando in sintonia e non va preso di petto perchè altrimenti vince lui.
    Ci vuole costanza e pazienza con questo qui.
    Buonanotte:)

  12. scrignutella ha detto:

    Capito per caso su questo blog saltando di link in link e trovo un posto davvero molto accogliente e bello.
    Non ho letto ancora questo romanzo. Ma “Il ballo” e “Suite francese” sì.
    Mi sono anch’io fatta l’idea che il rapporto della Némirovsky con la madre abbia influenzato la visione lucida e “crudele”, affilata, come dici tu, dei rapporti umani.
    Si tratta di libri straordinari.

  13. gabrilu ha detto:

    @ anonimo n.10, anch’io ho trovato affinità tra il Golder della N. e il balzacchiano papà Goriot, e ne ho infatti parlato nel post. Però tu hai ragione, c’è anche molto di Nucingen il banchiere, e seguendo questo filo di associazioni, potremmo dire che nel Golder della N. ci sono due personaggi antitetici di Balzac che compaiono in uno stesso romanzo: “Le père Goriot”, appunto…Interessante…

    @ sgnapisvirgola, mi fa piacere che tu e Céline siate entrati in sintonia… non è un tipetto facile, il dr. Destouches, bisogna saperlo prendere per il verso giusto 😉

    @ scrignutella grazie e benvenuta. Vedo che concordi con me circa la bellezza della scrittura della N. Io ho voluto cominciare dalla sua opera prima ed andare in ordine cronologico, perchè ho capito subito che mi sarebbe piaciuta e che avrei voluto approfondirla.

  14. utente anonimo ha detto:

    ciao, sono lidia l’anonima # 10.
    ho parlato del barone non solo per il tema della finanza, ma anche per il ruolo che hanno le donne nel “Papà Goriot”, sfruttate per fare carriera o per essere dei “trofei”.
    Anche nella N. i personaggi femminili sono sempre critici,come hanno notato altri commentatori.
    Inloltre, sia Nucingen che Golder sono quasi “consumati” da una passione che non è però quello della finanza (Esther per il barone e la figlia per Golder).

    Un’altra nota, Goriot malato non delira di fare affri ad Odessa?

    Scusate se intervengo ancora ma amo tantissimo la letteratura francese

  15. gabrilu ha detto:

    @ Lidia, intervieni come e quando vuoi, non puoi che farmi piacere. E poi, non solo anch’io amo tantissimo la letteratura francese, ma credo proprio di non essere la sola, qui dentro 🙂
    E tornando a Nemirovsky-Balzac: effettivamente hai ragione. In particolare, sono andata a rileggermi le ultime pagine di Papà Goriot ed ecco qua il povero padre moribondo che pensa alla figlia Delphine e delira:

    “E’ caduta nell’abisso, e io non ho più abbastanza forza per tirarla fuori. Andrò ad Odessa a comperare grano. […] Ecco che cosa ho escogitato stamattina”

    e qualche pagina dopo:

    “La mano delle mie figlie mi salverebbe, lo sento…Dio mio, chi ricostruirà le loro sostanze, se io me ne vado? Voglio andare a Odessa per loro, a Odessa […]”

    Inutile precisare che le figlie lo lasceranno crepare solo un cane…

    grazie Lidia per questi tuoi stimoli 🙂

  16. utente anonimo ha detto:

    Ho letto le prime trenta pagine, presto completerò il romanzo.

    Avverto un profondo senso di tristezza, però, accentuato dal dialogo iniziale, che sia apre con una ferma negazione.

    Sull’autrice ho anche ascoltato una trasmissione su “France culture”, nella trasmissione “Fiction” hanno letto alcune pagine de “Le Bal”. La vivisezione della famiglia borghese è lucidissima, di tale forza che nemmeno i sentimenti della figlia riescono a madiare, i fatti si impongono con una forza autonoma.

  17. gabrilu ha detto:

    anonimo #16 la N. era una scrittrice formidabile. Quando l’hanno assassinata aveva ancora tanto, tanto da dare…

  18. utente anonimo ha detto:

    ciao, sono Lidia.
    E’ un po’ che seguo questo blog..ed ora ho bisogno di un parere di Gabrilù. Una mia amica si laurea in Economia dei Mercati finanziari, avevo pensato di regalarle “Golder”, senz’altro lo farò, ma anche il personaggio di Nucingen è interessante. Problema: le regalo “La maison Nucingen”? dove lo trovo in traduzione italiana come libro singolo? e poi, la svolta drammatica del barone è in “Esther heureuse”, per capire il quale bisogna aver letto anche “papa Goriot”, ma non posso darle 3 romanzi balzacchiani, la mia amica non è fanatica di letteratura come me. Eppure, lei è così interessata alla finanza, leggere delle speculazioni del Barine la intrigherebbe molto. Che fare? help!! grazie

  19. gabrilu ha detto:

    Lidia
    Grazie per la fiducia, Lidia, ma credo proprio che tu mi sopravvaluti, per quanto riguarda i consigli, cmq ci provo.
    Non ho capito se lo hai già letto, David Golder. E’ molto bello, ma il mondo della finanza fa da sfondo, da scenario, non è il tema principale del romanzo perciò non so se risponde ai requisiti.
    Su Balzac… ahinoi… anche Balzac, a parte i due volumoni dei Meridiani, in italiano poi lo si trova sparpagliato in volumi e volumetti e credo proprio che La maison Nucingen non lo si trovi, in italiano.
    Ma Balzac (sarà perchè io ho una passione, per Balzac) è così travolgente che anche se alla tua amica regali tre volumi non potrai far che bene ^___^
    Hai preso in considerazione Zola? La Curée è ambientato nel mondo dell’alta finanza, ma non so se esiste la versione italiana.
    Dickens La piccola Dorritt c’è tutta la vicenda del banchiere Merdle … però è solo una parte di un romanzo di circa 1000 pagine…Molto bello, ma se cerchi qualcosa che abbia come tema principale il mondo della finanza e la tua amica non è una lettrice appassionata forse non è adatto nemmeno questo 😦
    In questo momento confesso che non mi vengono in mente altri titoli (che pure ci saranno, eccome se ci saranno…).
    Magari se qualcuno che passa di qui legge questo nostro scambio ed ha in mente altri titoli può suggerirti qualcosa ed aiutarti più di quanto sia stata in grado di fare io…

  20. utente anonimo ha detto:

    Carissima Gabri,

    ho già letto qualcosa di Irène N., e anche se la finanza fa da sfondo, è comunque ben documentato (le speculazioni sono ben descritte, l’Autrice stessa aveva letto riviste specializzate durante la stesura– stando alle prefazioni di Adelphi ).
    Quanto a Zola, la coppia Curée-Argent viene bene (ma il personaggio di Saccard è troppo negativo). Nulla può sostituire l’emozione di leggere il Barone, con la sua pronuncia alsaziana, pagare i debiti della bella Olandese…..uno speculatore come Saccard non è così drammatico…. Gabrilù tu mi capisci, vero?

  21. gabrilu ha detto:

    Lidia
    E allora con David Golder vai sul sicuro, mi hai convinta 🙂
    Non è tanto lungo da annoiare, le speculazioni finanziarie ci sono, è scritto bene… evvai!
    Per il resto… ti capisco, ti capisco talmente che m’hai fatto venir voglia di rileggermi un po’ di Balzac, che è tanto che non lo vado a trovare ^___^

    Ehi, m’è venuto in mente adesso (sempre Balzac) Grandeur et decadence de Cesar Birotteau. Io ce l’ho in italiano nella vecchia BUR. Anche lì ci sono usurai, banchieri tra cui il nostro amato (smile) Nucingen…

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