NELLA RETE DEI MAGHI – MARIANNE KRULL

Copertina libro
Marianne Krüll, NELLA RETE DEI MAGHI. Una storia della famiglia Mann, traduz. Mirella Torre Casalino, p. 397, Bollati Boringhieri, 1993, ISBN 88-339-0805-4

Si, ancora Mann. Ma questa volta non soltanto Thomas.

Il post n. 133 del blog akatalepsia di Clelia Mazzini su “La montagna incantata” di Thomas Mann mi ha sollecitato molte riflessioni sia letterarie che personali e mi ha spinto a tirar giù dallo scaffale della mia libreria dedicato alle opere dei e su i Mann questo volume la cui attenta lettura è secondo me decisamente irrinunciabile per chiunque sia interessato alla loro opera letteraria.

Marianne Krüll —il cui cognome è, per una singolare coincidenza, uguale a quello del protagonista dell’ultimo romanzo di Thomas Mann “Le confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull, rimasto incompiuto per la morte dello scrittore—, berlinese, è una sociologa tedesca particolarmente interessata ai temi della famiglia, agli aspetti teorici della terapia familiare, alle tematiche femminili.

Scrive la Krüll all’inizio della sua prefazione:

“… loro, i maghi della famiglia Mann, con tutte le maschere e tutti i travestimenti che hanno assunto sia nella realtà della loro esistenza sia in quella delle loro opere letterarie. “Mago” fu l’appellativo dato a Thomas Mann dai sui figli, […]. Del pari un mago fu il fratello Heinrich, l’altro scrittore della famiglia della medesima generazione, considerato da molti addirittura più grande del ben più famoso fratello. E Klaus — che portava anche i nomi di Heinrich e Thomas — divenne l’ “apprendista mago” del padre e dello zio […] Da sempre mi hanno affascinata non soltanto le singole opere di Thomas, Heinrich e Klaus Mann, ma l’intera rete che essi hanno tessuto, dalla quale si lasciarono portare e sollevare, ma dalla quale capitò loro anche di cadere, trascinando con sé altre persone”

Le storie di Klaus e dei fratelli Thomas ed Heinrich (rispettivamente padre e zio di Klaus) presentano straordinarie somiglianze, continui avvicinamenti ed allontanamenti, un intreccio di amore, odio, rispetto e frustrazione, sentimenti inespressi che si irradiano e coinvolgono tutti i rami della famiglia per circa tre generazioni. Di questa storia familiare la Krüll individua i lati nascosti, i modelli fondamentali dell’inconscio familiare che, essa scrive “si sono trasformati non soltanto per Klaus, ma per molti altri prima di lui, insieme a lui e dopo di lui, in una trappola fatale” (p.19).

Il “filo rosso” dell’intero lavoro della Krüll è costituito, secondo quanto lei stessa dichiara, dal suicidio di Klaus, morto a quarantadue anni. Alla studiosa interessa la catena che collega questo suicidio all’impressionante numero di suicidi avvenuti nella famiglia Mann nelle generazioni precedenti a quella di Klaus e che finirono per costituire, con tutte le storie di colpe, sfiducia, odio presenti in molti eventi familiari, una sorta di vera e propria rete di modelli.

Suicidi, conflitti tra fratelli, pulsioni omosessuali latenti (Thomas) o dichiarate ed agite (Klaus ed Erika), una ricorrente fantasmatica dell’incesto (l’amore di Heinrich per la sorella Clara, quello di Klaus ed Erika, l’ambiguità, l’ambivalenza del rapporto tra Thomas ed il figlio Klaus) emergono dalle pagine di questo libro in un continuo intreccio tra analisi di documenti della storia della famiglia Mann e la genesi, le storie, i personaggi delle opere letterarie di Thomas, Heinrich e Klaus. Lo sguardo di Marianne Krüll non trascura nulla, nemmeno particolari apparentemente secondari ma il suo non è uno sguardo banalmente voyeuristico o alla ricerca dell’episodio o il particolare piccante. L’autrice si accosta alla vita delle tante persone che popolano il volume (tre famiglie numerose, figure femminili interessantissime, tra le quali Julia da Silva Bruhns, Clara, Julia, Katia ed Erika Mann) con la serietà della studiosa ma anche con grande empatia e comprensione. Nonostante il libro sia ricchissimo di riferimenti bibliografici e citazioni di documenti di famiglia la lettura risulta coinvolgente ed appassionante come quella di un romanzo. Lo stile è piano ma non piatto, l’architettura del libro sapiente.

Il volume è corredato da una documentazione iconografica molto ampia (e le fotografie sono riprodotte con grande cura), una ricchissima bibliografia.

Ed infine, per non perdersi in questo vero e proprio labirinto familiare e potere seguire agevolmente le vicende dei suoi componenti, troviamo “dulcis in fundo”, in una tasca interna della copertina, tre grandi ed accuratissime mappe con gli alberi genealogici delle tre famiglie: i Mann, i Bruhns (la famiglia materna di Thomas, Heinrich, Carla e Julia) ed i Pringshein (la famiglia di provenienza di Katia Mann, moglie di Thomas e madre di Klaus ed Erika).

Quando ho letto per la prima volta questo libro, almeno un decennio fa, conoscevo (credevo di conoscere) ed amavo già tutte le opere dei Mann. La lettura del testo della Krüll ha però messo sottosopra tutto quello che credevo di avere capito; mi sono ritrovata a “rileggere” mentalmente i romanzi in particolare di Thomas con occhio completamente diverso da prima; i deliri amorosi di Von Aschembach nei confronti di Tadzio o l’incesto dell’“Eletto” o le vicende di molti personaggi dei racconti hanno acquistato un senso che non avevo mai nemmeno sospettato. Mi sono rimessa a leggere, ed ho ricominciato daccapo.

Mi ricordo che avevo consigliato questo libro ad una mia amica antropologa le cui ricerche sono volte in particolare allo studio delle parentele, anch’essa appassionata delle opere dei Mann: mi ha poi riferito di essere rimasta impressionata e spiazzata quanto me …

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29 risposte a NELLA RETE DEI MAGHI – MARIANNE KRULL

  1. CleliaM ha detto:

    Grazie per la menzione e, soprattutto, per il bell’articolo che l’accompagna; che è molto più di una recensione, perché sa di “vissuto”, proprio come piace a me, che – come avrai notato – parlo con più frequenza di libri che ho “riletto”, rispetto a quelli che ho “appena” letto.

    Un saluto caro,

    Clelia

    P.S. Se permetti inserisco il post nella bibliografia dello scritto su Mann.

  2. dreca ha detto:

    grazie dell’ottimo consiglio ho preso nota del testo e da quello che scrivi credo proprio che mi interesserà molto, in particolare l’attenzione posta sulle figure femminili (questo lato è spesso in ombra eppure hanno spesso ruoli rilevanti)

  3. MariaStrofa ha detto:

    Di Mann ricordo qui (Confessioni di un impolitico e Nobiltà dello Spirito, quest’ultimo magistrale, ora trovasi nei Meridiani)

    Cose che avrai lette di certo: qualcun altro magari no.

    grazie

    ciao

    p.s. vado all’ibscarrello con questo!

  4. annaritav ha detto:

    Interessante punto di vista, credo proprio che aggiungerò questo libro al mio elenco dei futuri acquisti. Thomas Mann appartiene al periodo delle letture giovanili ed è ora di riprenderlo in mano.
    Ho partecipato volentieri a un gioco nel quale ho invitato anche te, oyrad e ilibrintesta, si tratta di “il gioco del libro vicino”, nel mio blog ne riporto l’origine e la spiegazione.
    Buona serata:-)

  5. gabrilu ha detto:

    @ Non è mia intenzione fare quelle che comunemente (ed a volte con troppa faciloneria) vengono definite “recensioni”, Clelia. I miei sono soltanto appunti di lettura (o di ri-lettura), su libri che possono essere recentissimi ma anche vecchissimi. Sul blog metto semplicemente i miei pensieri su quello che vado leggendo o ri-leggendo, tutto qua. Ed è bello (come è avvenuto in questo caso) che a volte si verifichino questi fenomeni di stimoli a catena tra blog diversi…
    Grazie per avere citato questo post nel tuo pezzo su Mann 🙂

    @ Sono certa che il libro non ti deluderà, dreca. Per quel che riguarda le figure femminili in particolare, la Krull dedica loro molto spazio. Personalmente, a parte ovviamente Erika, di cui conoscevo già tanto anche attraverso l’autobiografia di Klaus, mi ha interessata enormemente la figura di Katia (moglie di Thomas e madre di Klaus ed Erika). Una persona apparentemente semplice ma secondo me estrememente complessa e nonostante l’accurata analisi che ne fa la M.K., ancora molto misteriosa e indecifrata. Mi farebbe molto piacere sapere, se e quando avrai letto il libro, che cosa ne pensi tu.

    @ Eggià, MariaStrofa, hai ragione. Sul rapporto Thomas Mann e la politica si sono dette tante cose, io ho sempre pensato che più che quello che lui ha scritto nei suoi libri, è il comportamento reale da lui tenuto in vita a definirlo…

    @ Ci sono libri che credo sia bene, ovviamente, aver letto da giovani, Annarita, ma che poi devono esser ripresi in mano quando si è meno giovani, perchè sarebbe ingiusto, nei loro confronti, che rimanessero idealmente etichettati come “letture giovanili”. Sai che mesi fa mi sono ri-letta la maggior parte dei romanzi di Dickens? E’ stata uan scoperta sconvolgente. Il fatto è che li avevo letti da piccola, nelle versioni ridotte, per bambini… Mi si è rivelato un altro mondo. Come se leggessi per la prima volta un autore completamente sconosciuto…Ed in parte, ed in un certo senso, in effetti era così.

  6. alexandra3 ha detto:

    Nella mia lista c’è La montagna inacantata. A venti anni ho letto I Buddenbrook su consiglio della mia insegnante di lettere; l’ho riletto un anno fa provando le stesse sensazioni che hai provato tu con Dickens. Adesso sto facendo lo stesso con la Comédie humaine; stasera ho finito le Illusions perdues che leggevo per la prima volta.
    La morte a Venezia mi ha affascinato: è il testo di Mann che preferisco. A presto, Alexandra

  7. oyrad ha detto:

    Che poi Beethoven, se non mi sbaglio, ritorna anche ne “La montagna incantata”: ricordo un intervento sul forum del “Compagno segreto” dove veniva evocato quell’ episodio in cui sul grammofono della sala da pranzo del sanatorio c’è l’ “Eroica”, ma una delle ospiti la chiama l’ “Erotica”…

  8. erremme ha detto:

    per un nuovo anno in cui spero che l’editoria porti novità antiche.. estravaganti..un colore per te..
    roberto

  9. gabrilu ha detto:

    @ Alexandra subito dopo Proust è Balzac il mio autore francese preferito, e per fortuna la Comedie Humaine è sterminata e mi rimane ancora tanto, da leggere! 🙂 Me lo vado centellinando a poco a poco, così come Zola.
    T. Mann e la Morte a Venezia, dici. Epperbacco, uno dei suoi testi più complessi e stratificati. Un pozzo senza fondo…

    @ Oyrad io quel passo con il famoso lapsus Eroica-Erotica mica sono riuscita a trovarlo, sai… Anzi se c’è qualcuno che può riportare la citazione esatta credo farebbe contenta non solo me 🙂
    Nella M.I. ci sono pagine e pagine in cui si parla di musica (Verdi, Bizet, soprattutto Schubert) ma questo che riporti tu proprio non riesco a trovarlo. Invoco funzioni di Help 🙂

  10. gabrilu ha detto:

    @ grazie, erremme, auguri di un Buon 2007 anche a te 🙂

  11. dreca ha detto:

    quando lo leggero non mancherò di scrivere qlc…intato ancora grazie anche per le ulteriori indicazioni

  12. sgnapisvirgola ha detto:

    Di Mann ho letto i Buddenbrook e La morte a Venezia, bellissimi entrambi anche se preferisco i russi. Terrò il dito anche su questo, perchè sto ancora leggendo “Viaggio al termine della notte”, con un occhio alla Marini e lalla fine de “Il cacciatore di aquiloni”.
    Buon Anno Gabri, grazie.

  13. SENZAQUALITA ha detto:

    completamente d’accordo sulle sorprese della “rilettura”, magari multipla (caspita, ci sono opere che veramente meritano una postazione stabile sul comodino accanto al letto!), lascio un abbraccio e t’auguro un buon anno

  14. arden ha detto:

    Io ti ringrazio moltissimo: questi tuoi post sono sempre interessantissimi.
    Auguri, intanto, per il nuovo anno.

  15. gabrilu ha detto:

    @ ci conto, dreca 🙂

    @ poi ci dici le tue impressioni sul viaggio celiniano, sgnapisvirgola? 🙂

    @ Gabryella, ho due tavolini (uno per le letture ed uno per le riletture) che un giorno o l’altro crolleranno sotto il peso di due pile di libri che nemmeno la torre di Pisa…

    @ Grazie a te, arden 🙂

  16. Harion ha detto:

    Questo gioiello mi era assolutamente sfuggito O_O
    Oh Fowlon, debbo assolutamente appuntarlo!! Secondo te è necessario aver letto tutta la produzione di Thomas Mann? Perchè mi mancano parecchie cosina, ancora, ma mi affascinano da morire i Mann ^^

  17. gabrilu ha detto:

    Harion
    Tutta la produzione di Mann? E’ molto vasta… non mi sento di dirti si o no. A mio parere gli indispensabili sono I Buddenbrook, La montagna incantata, Doktor Faustus e la maggior parte dei suoi racconti, come anche il romanzo breve La morte a Venezia. Per il resto, dipende da quanto ti piace Thomas Mann e dalla voglia che hai di approfondirlo. Io ho letto con piacere anche il ciclo di Giuseppe e tutti gli altri romanzi, ma non è detto che lo si debba fare per forza.
    Ti consiglio molto la lettura di Klaus Mann (Mephisto, Il vulcano e il diario La svolta). Ed anche L’angelo azzurro di Heinrich Mann è molto bello.
    Klaus ed Heinrich erano eccellenti scrittori, purtroppo oscurati dalla fama (peraltro meritata) di Thomas

  18. Harion ha detto:

    Heinrich mi incuriosisce da sempre, forse più dello stesso Thomas! La professoressa disse pure che fu uno uno scrittore “erotico” e l’angelo azzurro è reperibile in Newton&compton! Quindi, visto che ho pochi soldini, mi butteri volentieri su quest’opera! ^^
    Degli indispensabili da te suggeriti, mi manca ancora molto (la montagna incantata e doktor Faust) perciò ne riparleremo poi 😉

  19. utente anonimo ha detto:

    ciao, ho appena trovato questo sito, grazie a chi ha inserito l’articolo su questo bellissimo libro! Sono una grande amante della “rete dei maghi”, in particolar modo dei 6 ragazzi Mann – posso lasciare una mail nel commento? se siete loro fan, mi piacerebbe scambiare opinioni con altri: lobepra@libero.it – ciao Antonella

  20. gabrilu ha detto:

    Antonella
    La storia della famiglia Mann è veramente interessante, certo, e Marianne Krull è stata bravissima, con questo libro.
    Ciao e grazie 🙂

  21. Engrik ha detto:

    Grazie per il consiglio, appeno posso affronto La Rete.
    Il tempo non è mai sufficiente, ma come fai a leggere così tanto?
    Posso vendere l’anima dei miei genitori per avere più tempo? come vedi mi sto già immedesimando in Faustus… Ah Ah Ah (risata malefica e sipario).
    Ciao!

  22. gabrilu ha detto:

    Engrik
    Ho superato da un bel pezzo l’età della bulimia e dell’accumulo a tutti i costi.

  23. utente anonimo ha detto:

    Gabri:io di Mann ho letto solo ‘I buddenbrook’, ‘la montagna incantata’ e ‘la morte a Venezia’ ‘cane e padrone’. Sono state tra le letture più emozionanti che abbia mai fatto..Prendo nota di questo titolo con entusiasmo:) Spero sia di facile reperibilità. Del fratello Heinrich lessi ‘l’angelo azzurro’ molto tempo fa..sicuramente lo dovrei rileggere, dopo tanto tempo (e io all’epoca ero adolescente) le percezioni cambiano completamente, come hai già evidenziato tu.
    bacio!

  24. GiusiMeister ha detto:

    l’utente anonimo di prima sarei io!;)

  25. Engrik ha detto:

    Vabbè, tornando a cose serie, a proposito dei Mann, sto proprio ora leggendo La Montagna Incantata, e avverto nel leggerlo qualcosa che solo ieri, consultando il tuo post su Orhan PAMUK, La valigia di mio padre
    ho compreso.
    E’ assolutamento vero che scrivere è “l’abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come se fosse la propria”; io ho la stessa età di Castorp e molte scelte (dal punto di vista formativo e relazionale) le ho fatte quasi senza accorgermene simili a lui; Mann è in grado di mostrarle da un punto di vista così delicato, oggettivo ma personale, da farti rendere conto dei tuoi atteggiamenti (conseguenti anche a tali scelte e in generale al tuo passato), che nemmeno sospettavi. Spersonalizzazione completa!!

  26. gabrilu ha detto:

    Giusi
    Non dovrebbero esserci problemi, a trovare questo libro.
    Buona caccia 🙂

    Engrik
    Bello questo tuo accostare le pagine di Mann a quelle di Pamuk… Mi piacciono queste risonanze, associazioni, connessioni…
    E a proposito, visto che sei immerso ne La montagna dell’incanto: la mia parte preferita in assoluto è quella in cui Hans Castorp si trova isolato in mezzo ad una bufera di neve. Non so se ci sei già arrivato.
    Mann riesce a creare pagine veramente straordinarie, di grande poesia. Una grandissima capacità evocativa, ti pare proprio di esserci anche tu…

  27. dragoval ha detto:

    Terminato di leggere oggi.
    La storia della famiglia Mann si è rivelata incredibilmente interessante e ricca di colpi di scena, come un romanzo o come un grande ciclo di tragedie ( L’Orestea , L’Edipo re );avrei però preferito, da parte dell’autrice, maggiore professionalità, oggettività e distacco, senza tutta quell’esibita insistenza su alcuni aspetti che rischiano di banalizzare e di saturare precocemente la pazienza del lettore, a scapito di una ricostruzione magari un po’ più ricca del contesto e della genesi delle opere (trovo imperdonabile la liquidazione in due- righe – due della genesi de La montagna incantata ).

  28. gabrilu ha detto:

    cara Dragoval, che vuoi che ti risponda sulla “professionalità” dell’autrice. Basta farsi un giro in rete. Ma se le cose che dice non corrispondono a quello che tu pensavi della famiglia Mann… beh, a questo punto credo proprio che dovreste vedervela tra di voi.
    Per me, questo libro di Krull rimane importante. Per te no? OK, Ce ne faremo una ragione.

  29. E chi meglio dei maghi riesce ad evocare certi stati d’animo?
    Infatti nell’èntourage della Scuola di Francoforte, vera e propria fabbrica di stati d’animo, vi era un archetipo – un padre putativo – che ha gettato la sua ombra lunga ben oltre il suo tempo.
    Il suo nome è Thomas Mann, il Mago.
    «Mago fu l’appellativo dato a Thomas dai suoi figli».

    Si può dire che Mann e la sua rete di maghi, la sua famiglia, costituì de facto l’archetipo entro un’apparente vernice borghese, di tutte le caratterizzazioni centripete del ’68.
    Non per niente Mann esprimeva ad Adorno la propria gratitudine per il suo aiuto a proposito del romanzo il Doktor Faustus.
    Incesto, pederastia, droga, necrofilia, suicidio, lesbismo e via di seguito.
    Ma sentiamo Mann stesso: «La cultura può comprendere l’oracolo, la magia, la pederastia, il cannibalismo, culti orgiastici, inquisizione, autodafé, ballo di S. Vito, processi di streghe, fiorir di venefici e delle più varie atrocità».
    Mann incarnò alla perfezione l’aforisma nietzschiano che recitava così: «Io vi dico: bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico. Voi avete ancora del caos dentro di voi».
    Sia detto per inciso. Una terribile comunanza lega Nietzsche, Mann e Foucault.
    E Foucault stesso ad Adorno. Foucault riconobbe delle “convergenze parallele” tra il suo mondo delle cose incentrato sull’anamnesi dei provvedimenti sociali restrittivi e quello che Adorno definiva “mondo amministrato”.
    «E così crede Zarathustra che la sua predica sia intesa: se c’è orrore, c’è anche bellezza, il mistero rivelato nella Nascita della tragedia. Ora, a guisa d’artista, ha scoperto davanti agli uomini il suo ideale nudo – guardatelo, adoratelo, seguitelo!
    Quando, nel 1887, Nietzsche torna a dedicarsi al periodo aureo della cultura greca, quel vertice mai più raggiunto dall’umanità, pone finalmente in primo piano la bellezza maschile: il grande stile ed il nudo sono per lui tutt’uno. Dove il nudo trionfa presso i Greci, è vicino anche il grande stile, che rappresenta l’uomo intero […].
    Di entrambi Nietzsche ha una comprensione istintiva: “N.B. Sotto l’aspetto psicologico io ho due sensi: primo, il senso per il nudo, indi: la volontà del grande stile.
    E questa volontà di “semplificazione, rafforzamento, visibilità della felicità” ha il “coraggio della nudità psicologica”. Questo “render visibile la felicità al pari della nudità”, dettagliatamente espresso, è una conseguenza della volontà del terribile […]».

    Ed infatti il terribile accadrà davvero.

    È significativo come la Controcultura abbia messo al centro del suo mirino una frangia borghese che da un lato era già in decomposizione di per sé. Era essa stessa la progenitrice dei movimenti di contestazione, quando costituiva il cattivo esempio vivente, e quando devolveva parte dei suoi mezzi finanziari al suo proprio sovvertimento, ad imitazione dei lemmings che corrono ciecamente verso le scogliere per gettarsi nel vuoto.
    C’era palese la volontà di potenza di contrabbandare «le moderne società democratiche, e in particolare l’America, come […] realtà totalitarie e repressive quanto l’URSS di Stalin o la Germania di Hitler».
    Era manifesta l’intenzione chiarissima di una lotta all’Autorità in senso lato, e di portare la figura del Padre nella polvere, nella feccia, di evirarlo della vis, quale custode dell’ordine, sostituendolo con l’avatar del verro da monta, il cubista di turno.
    Maschio da monta si badi bene, non certo esente da repentine immersioni nella débauche androgina, della virilità maledetta, alla Rock Husdon, per intenderci.
    Dietro i tombeur de femme dipinti da Ian Fleming nei suoi 007 si sono celati i più rampanti wild faggots: esseri bisessuali per eccellenza.
    Klossowski, in Sade Mon Prochaine ha descritto come la “liquidazione dell’uomo” sia un tutt’uno con la liquidazione delle norme della ragione. E che l’ateismo sia la religione della mostruosità integrale.
    Agli inizi avevamo citato Jim Morrison, il leader dei Doors.
    Ebbene, uno dei suoi hit più famosi e celebrati è proprio The End, «versione occidentale di un raga […] apice in un passaggio parlato dove Morrison racconta la storia di un Edipo moderno che prende “la maschera dall’antica galleria” e uccide il resto della famiglia prima di stuprare la propria madre» che è un’esemplificazione perfetta della temperie che si voleva creare.
    Una volta scardinata la figura del Padre: «lo scatenamento dell’inconscio collettivo contro l’archetipo paterno, incarnato dalla monarchia [nel Sessantotto il bersaglio centrale fu la borghesia; N.d.A.] e dalla religione cattolica» va da sé l’abbinamento con il «mondo sotterraneo della psiche […] che emergerebbe prepotentemente alla superficie per la consunzione di antichi valori e istituti […] riferendosi [come fa Jung; N.d.A.] a una possibile interpretazione psicanalitica della rivoluzione francese [nel nostro caso del movimento controculturale; N.d.A.]».

    Ed ecco, di nuovo, le “coincidenze”.
    Un alto borghese come Bateson stava lì lì per andare a letto con sua figlia, mentre pasceva grazie ai fondi del Potere Oscuro.
    Ancora, scandagliando il passato ci accorgiamo che questo tipo di film era già stato proiettato.
    Lancillotto della décadence più sfacciata, Thomas Mann aveva già dato fuoco alle polveri della pedofilia incestuosa: «come si apprende dai diari relativi al periodo 1918-21 […] Mann osservò il corpo previrile del figlio Klaus con sentimenti analoghi a quelli provati da Aschenbach per Tadzio (in Morte a Venezia; N.d.A.)».

    «Non va neppure trascurato il fatto che l’amore per Elisabeth iniziò contemporaneamente al suo sentimento amoroso per il figlio previrile Klaus, come se l’amore lecito per la figlioletta fosse una copertura per l’illecito amore omoerotico verso il figlio».

    Si tratta, di nuovo, solo di coincidenze?
    Eppure «[…] è Thomas Mann stesso a dichiarare che le più grandi passioni della sua vita sono stati gli adolescenti».

    E come la figlia di Bateson si sia volta all’omosessualità, anche Klaus, figlio di Mann condivise la medesima scelta.

    «In entrambe le biografie Klaus narra anche del suo primo timido innamoramento. È la storia di Elmar, un compagno di ginnasio».

    E verrebbe da chiedere ai fautori delle libertà sessuali anti-censorie chi difende la libertà di scelta del figlio rispetto ad un padre aperto ad ogni frangia della sessualità, ritenendo che «il desiderio del padre per il figlio sia stato per questi un’esperienza distruttiva e non un motivo di gioia. Un figlio che esercita un’attrazione erotica sul padre, ma non può reagire liberamente e senza problemi, perché il padre esige da lui la segretezza, non può non essere turbato […].
    Tale affermazione è confermata dalle reazioni aggressive di Thomas al comportamento di Klaus […] ».
    Sappiamo che non ci sarà risposta.
    O forse la risposta sarebbe di questo tono.

    «Benché Klaus vivesse già apertamente la sua omosessualità, voleva sposare Pamela. E d’altronde Erika e Gustaf Grundgens non si erano forse sposati solo in apparenza?
    Forse già a quel tempo anche Gustav non faceva mistero della sua omosessualità, e quanto ad Erika è ipotizzabile che avesse un rapporto lesbico con Pamela».

    Con le parole di Klaus: «Il tema della seduzione, così tipico per il Mago, in contrasto con me. Tema della seduzione: romanticismo, musica, Wagner, Venezia, morte e simpatia per l’abisso, pederastia. Rimozione della pederastia come origine di questo tema (superamento della seduzione in Nietzsche; vedi Wagner).
    Diverso è il mio caso.
    Influenza primaria Wedekind – George. Concetto di colpa – non vissuto. Causa: vita vissuta fino in fondo. Pederastia.
    Ebbrezza (persino l’ebbrezza di morte) sempre come potenziamento della vita, accettata con gratitudine; mai come seduzione. Questo anche per le droghe, pericolose per me tutt’al più a livello fisico, non psichico».

    « […] L’indomani del fallito tentativo di suicidio, dunque prima di aver fatto visita a Klaus, Thomas scrisse così all’amico Theodor Adorno: Klaus, rimessosi fisicamente, è alloggiato per ora presso Bruno Walter […]. Sono un po’ in collera con lui per aver dato un tale dolore a sua madre […]. Klaus poteva veramente contare sui genitori?
    Non era stato proprio il padre a lasciarlo sempre da solo? Come poteva sentirsi protetto da un padre che parlava sempre unicamente del fatto che la madre ed Erika erano dolorosamente colpite dai tentativi di suicidio, ma non diceva mai che anch’egli ne soffriva? Erano dunque davvero le altre circostanze che favorivano la sua pulsione di morte?
    La sua famiglia vi era estranea?».

    Non c’è che dire. Una perfetta istantanea in anteprima assoluta di quello che sarebbe diventata la famiglia ai giorni nostri. Luogo di dissoluzione invece che alveo di civiltà. È questo uno dei target a cui mirava tutta la Hung, Marea o Fiumana nera sessantottina.

    «Dopo che il mondo corporeo fu chiuso […] occorreva […] riaprirlo verso il basso, per farvi penetrare le forze dissolventi e distruttive dell’ambito sottile inferiore; sono perciò lo scatenamento di queste forze, se così si può dire, e la loro messa in funzione onde portare alla sua conclusione la deviazione del nostro mondo e condurre effettivamente quest’ultimo verso la dissoluzione finale».

    Vediamo come è ritratta la nuova cellula sociale auspicata da codesti individui.

    «Erika […] sposò lo scrittore inglese W.H. Auden, che non era in realtà un amico diretto di Klaus, ma apparteneva alla cerchia dei suoi amici omosessuali. In questo modo sfuggì alla condizione di apolide e poté viaggiare senza problemi per il mondo come suddita di Sua Maestà Britannica. L’amico di Auden, John Simpson, sposò un anno dopo Therese Gieshe, l’amica lesbica di Erika…».

    Sarà quindi per ragioni fortuite che oggi il Poter Oscuro vuole varare ovunque leggi a favore delle coppie omosessuali?
    Questa inclinazione non è tuttavia nuova, né tantomeno inedita, a livello altolocato.

    «Eleanor Roosvelt, vedova del presidente americano, aveva conosciuto Radha e Raymond in occasione della proiezione di Flueve in America e aveva manifestato il desiderio di passare qualche giorno a Benares. Nota per i suoi amori al femminile aveva un evidentissimo debole per Radha».

    Capitolo XII

    Il Politico-Erotico: “This is The End, my Only Friend”

    «Non era propriamente l’emancipazione pretesa da Karl Marx, che, del resto, non aveva la fantasia per immaginare che l’esito seguente al capitalismo industriale fossero gli stati alterati da LSD».

    Geminello Alvi, Il capitalismo. Verso l’ideale cinese, Marsilio, p. 110

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