L’ARTE DELLA GIOIA

Copertina libro Goliarda Sapienza, L’ARTE DELLA GIOIA, a cura di Angelo Pellegrino, Stampa Alternativa, marzo 2006, p.569, Nuova edizione con album fotografico, ISBN 88-7226-926-1

Francia, 8 settembre 2005. Sul Nouvel Observateur compare un’entusiastica recensione — firmata da Catherine David — di un corposo romanzo il cui titolo in francese è “L’art de la joie”. Il romanzo è di Goliarda Sapienza, italiana, morta nel 1996. Scrive la David nel suo lungo articolo: “Tutto è straordinario in questo libro”.

Appena qualche giorno dopo, il 16 settembre, sul supplemento letterario “Le Monde des livres” del prestigioso quotidiano Le Monde compare un articolo altrettanto entusiasta di Reneé de Ceccatty che parla del libro come di “un’opera eccezionale”. Molti librai francesi lo presentano ai lettori come miglior romanzo dell’anno.

In breve tempo Goliarda Sapienza diventa l’icona della gauche intellettuale francese e per mesi L’art de la joie domina le classifiche dei libri più venduti appassionando i critici, che lo paragonano ora a Il Gattopardo ora a Horcynus Orca salutando la scoperta di una “narratrice meravigliosa nei suoi slanci a volte razionali, a volte passionali” (Le Monde ).

Ma chi era Goliarda Sapienza? Siciliana, era nata a Catania nel 1924 dalla “libera unione” tra Giuseppe Sapienza, avvocato antifascista e Maria Giudice, sindacalista, prima donna a diventare Segretaria della Camera del Lavoro di Torino nel 1917, direttrice del Grido del popolo di cui era redattore Antonio Gramsci, incarcerata insieme a Terracini per la rivolta nel 1917 contro la guerra.

Goliarda ebbe un’educazione anarcoide e atea, a sedici anni studiò recitazione all’Accademia d’arte drammatica di Roma, fu un’apprezzata attrice di ruoli pirandelliani, lavorò con registi come Luchino Visconti e Alessandro Blasetti, ma abbandonò le scene per dedicarsi interamente alla letteratura che però le diede soprattutto grandi delusioni. Nel 1980 venne persino arrestata per furto di gioielli in casa di una conoscente. A causa del suo romanzo-monstre, L’Arte della gioia, questa figlia dell’intellighenzia socialista, presenza nota negli ambienti artistici e culturali romani, attrice, scrittrice, compagna per 17 anni del regista Francesco Maselli, si era ridotta in povertà, nella casa romana di via Denza su cui pendeva lo sfratto e dove era stata tagliata anche la luce. “Furto per disperazione” lo definì Angelo Pellegrino, ma l’episodio rimane a tutt’oggi abbastanza oscuro.

Morì a Roma nel 1996, praticamente ignorata.

Goliarda non vide dunque l’uscita di quel romanzo a cui aveva dedicato tanti anni della sua vita: Pellegrino riuscì a farlo pubblicare postumo, da Stampa Alternativa, nell’indifferenza del mondo culturale. C’è voluto lo straordinario successo ottenuto in Francia perchè uscisse dall’ombra.

Ho sentito parlare per la prima volta di Goliarda Sapienza qualche anno fa, da alcune amiche palermitane che lamentavano il fatto che questa scrittrice fosse stata completamente trascurata ed il suo libro (L’Arte della Gioia, appunto) non reperibile. Me ne ero poi completamente dimenticata fino a quando non sono giunti anche a me gli echi del successo ottenuto dal libro in Francia. Nel frattempo, era comparso anche nelle librerie italiane.

Il volume, un tomo di circa 640 pagine se si considerano il ricco apparato iconografico e la lunga prefazione di Pellegrino, narra la storia di quattro generazioni in un arco temporale di circa sessantanni. Una vera e propria saga. Protagonista assoluta fra innumerevoli personaggi è Modesta, una giovane donna nella Sicilia della prima metà del Novecento della quale viene narrata la vita dall’età di quattro anni sino alla maturità.

Ho terminato di leggere questo romanzo-fiume da appena qualche giorno e l’ho molto apprezzato per la spregiudicatezza, le idee libertarie, l’appassionata sincerità del messaggio di indipendenza delle donne che il personaggio di Modesta intende veicolare ponendosi come modello di una donna libera da ogni dipendenza economica, amorosa, ideologica, religiosa. Ho tuttavia chiuso il volume con quel senso di disagio che sempre mi prende quando mi trovo davanti qualcosa che mi appare decisamente sopravvalutato.

Il tam tam cartaceo e di rete su L’arte della gioia è ormai avviato da un pezzo e mi pare che la stragrande maggioranza dei pareri siano, anche in Italia, decisamente entusiasti. C’è chi arriva a scrivere di Goliarda Sapienza come della scrittrice italiana più importante e rappresentativa della letteratura italiana del Novecento. Il che mi sembra, francamente, una stupidaggine.

Se dovessi definire con una sola parola la sensazione dominante che ho provato durante tutta la lettura, direi che questo romanzo è “troppo”.

“Io ti stimo, Modesta […] ma tu sei troppo drammatica, troppo!” dice ad un certo punto Carlo alla protagonista (p.190). Ed io sono d’accordo.

Troppa roba, in questo libro: già nelle sole prime decine di pagine assistiamo a uno stupro (Modesta vittima), un duplice omicidio (Modesta appicca il fuoco alla casa ed ammazza madre e sorella), e poi ancora la nostra eroina ammazza a mente fredda altre due donne (una monaca ed una vecchia principessa), spara ad un amante, per vendicarsi diventa la mandante dell’omicidio di tre uomini… Chissà perchè, in nessuna delle recensioni che ho letto si fa cenno al piccolo particolare che la nostra Modesta non esita un attimo davanti all’omicidio…D’altra parte, secondo Modesta “La felicità è un diritto” e bisogna avere “astuzia e crudeltà per lottare” (p.520).

E poi, troppi colpi di scena, troppa enfasi, troppe situazioni a filo di telenovela…Uno stile di scrittura certo fluido e scorrevole pur continuamente passando dalla prima alla terza persona singolare ma anche un po’ troppo sopra le righe ed a volte, persino fastidioso con quell’insistere nel mettere sempre il verbo alla fine: nel siciliano parlato questo si fa, è vero. Ma la scrittura è altra cosa, e ad esagerare si rischia di diventar stucchevoli.

Nel personaggio di Modesta non si possono non riconoscere eredità di illustri antenate: il senso del rischio e dell’avventura di Moll Flanders e Lady Roxana (Defoe), la mancanza di scrupoli di Becky Sharp (Thackeray), il forte legame erotico tra Lady Chatterley e Mellow il guardiacaccia (situazione che viene riproposta con la relazione tra Modesta ormai ricca principessa e Carmine il gabelloto suo dipendente), il libertinaggio bisex di Fanny Hill, la bellezza, la cocciutaggine, la capacità di sapersela cavare di Rossella O’Hara. In Modesta c’è persino un pizzico della diabolica e proto-femminista Marchesa di Merteuil (de Laclos).

Ho già detto che “L’arte della gioia” è stato paragonato a “Il Gattopardo”. Per la verità, se proprio vogliamo parlare di scrittori siciliani, allora io lo accosterei piuttosto — per l’ambientazione ma anche per alcune analogie tra i componenti della famiglia Brandiforti e quelli degli Uzeda di  Francalanza — a “I Vicerè” del catanese De Roberto.

Concludendo: sono contenta di avere letto questo romanzo. Nonostante a mio parere esso non abbia la statura, lo spessore, la compattezza di un Gattopardo nè di “Menzogna e sortilegio” o de “La storia” e la sua autrice nemmeno lontanamente paragonabile ad Elsa Morante o a Tomasi di Lampedusa ha comunque ai miei occhi l’enorme pregio (e sottolineo “enorme”) di esser fatto di “lacrime e sangue”, di avere una struttura, di non essere minimalista ed anoressico come ahimè la maggior parte dei libercoli che vengono sfornati oggi a getto continuo, che si leggono in tre ore e si dimenticano nei successivi cinque minuti.

Si tratta in ogni caso di un testo che non lascia indifferenti e nei confronti del quale si sente in qualche modo il desiderio di esprimersi e prender posizione.

Il che non è certo poco.

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18 risposte a L’ARTE DELLA GIOIA

  1. MariaStrofa ha detto:

    Intanto bentornata lo dico, qui, e perché Goliarda l’ho conosciuta di persona e perché non vedevo l’ora di un tuo nuovo post. Così torno a dire dopo.

    ciao

  2. alexandra3 ha detto:

    è rimasto nella mia memoria letteraria

  3. MariaStrofa ha detto:

    Mi fa un certo effetto rivedere Goliarda qui in testa al tuo blog, dopo che l’ho vista alcune volte a casa sua con le pareti piene di sue foto con dedica di Luchino Visconti (quando faceva l’attrice) – e i libri, i libri suoi che mi ha regalato, e il suo compagno Pellegrino che cura le sue cose.

    Goliarda lesse alcune cose mie e mi concesse un favore come raramente ho visto. Si deve a lei la pubblicazione della mia prima cosa. Proprio grazie a lei, sì. Un angelo ripeto spesso, non tanto per il favore fattomi ma per la dolcezza con cui mi trattò sempre. E sì che era donna aspra per certi versi, segnata da esperienze terribili. Che tu raconti e che io so bene.

    Una donna meravigliosa, forte. Sarà per questo (lei morì un anno o due dopo la pubblicazione di una mia cosa) che ho sempre fatto fatica ad affrontare l’arte della gioia (che avevo già letto peraltro in edizione ridotta) – e dire di più non so se questa difficoltà abbia a che fare con la gratitudine estrema che le devo (un angelo, ripeto) o con una specie di dolore per non avere mai potuto ricambiare. sicché dovrò pure affrontarlo un giorno e anche la tua recensione mi aiuterà di certo.

    Ci sono libri impervii anche libri di scrittori di cui amiamo tutto e che restano lì sospesi, chissà perché. Così è stato per me con “L’arte delal gioia”.

    goliarda, un bacio…

    ciao

  4. sgnapisvirgola ha detto:

    Mi sei mancata.
    E se non dedicassi tanto tempo qui sopra, che non ritengo tempo perso ma poi me ne rimane davvero poco, leggerei tutto quello che consigli.
    Celine mi piace, abbiamo fatto fatica ad entrare in sintonia con questa scrittura troncata di continuo. Poi mi sono accorta che scrive come parliamo, o meglio come parleremmo se parlassimo bene. Allora è stato tutto più facile.
    Bentornata.

  5. annaritav ha detto:

    Ben tornata. Grazie a oyrad eravamo tranquilli sul fatto che si trattasse solo di banali problemi di connessione. Il tuo post mi ha fatto tornare in mente questa scrittrice della quale avevo letto tempo fa, proprio a proposito dell’enorme successo riscosso oltre frontiera. Una donna con un tale nome non può che suggerire suggestioni e dopo il tuo post cercherò il suo romanzo e lo leggerò, attratta, chissà perché, proprio da ciò che a te è sembrato “troppo”. A volte mi piace perdermi in pagine sovrabbondanti nelle quali anche io apprezzo molto una struttura generata da “lacrime e sangue”. Buona giornata.

  6. madeinfranca ha detto:

    è sempre piacevole e proficuo venire a trovarti per le…
    chiavi di lettura che ci offri
    …adesso,
    dopo questa puntuale recensione…sai cosa m’incuriosisce
    -ovviamente
    oltre la lettura del libro…possibilmente!- ?
    come si spiega la grande fanfare
    dei nostri cugini d’oltralpe
    attorno a questa opera ?
    Veramente, cara Gabrilù,
    vorrei capire con un tuo giudizio…

    bisousaffectueux!

  7. gabrilu ha detto:

    @ alexandra il tuo commento mi ha molto incuriosita. Avresti voglia di dirci qualcosa di più del tuo rapporto con questo romanzo?

    @ MariaStrofa, grazie per questa tua testimonianza su Goliarda Sapienza-persona. Immagino sia stata una esperienza veramente intensa.
    Per il resto, credo di capire quello che intendi dire. Ho anch’io amici scrittori, ed i loro libri sono quelli che faccio più fatica a leggere. Quando leggo voglio sentirmi libera di pensare bene o male di ciò che leggo e di poterlo dire, sbagliando magari, ma almeno senza essere influenzata dal mio rapporto personale con l’autore/autrice del testo

    @ sgnapisvirgola, sei molto gentile, come sempre.
    Il tuo discorso sul tempo (per il blog, per la lettura) mi colpisce particolarmente e credo che lo riprenderò presto. Intanto, sono contenta che Celine ti sia piaciuto, però attenzione, gli altri suoi libri sono molto ma molto più… “problematici” (per usare un eufemismo). Dopo la lettura del “Voyage” e sull’onda dell’entusiamo che mi aveva provocato mi ero fiondata sugli altri ma ho desistito quasi immediatamente. Alcuni sono veramente deliranti, sia per la forma che per i contenuti…Non ce l’ho fatta. Il “Viaggio” invece è proprio un gran capolavoro, a mio parere

    @ Annarita, mi farà molto piacere sentire le tue impressioni dopo la lettura. Per quel che mi riguarda, ed a costo di ripetermi: lo trovo un ottimo libro, ma non sono d’accordo nel considerarlo un caposaldo della letteratura italiana del Novecento. Ma sono interessata, come ho detto, a sentire altri punti di vista.

    @ madeinfranca sullo straordinario successo francese posso solo dirti le mie impressioni “a pelle”. Mi sono fatta qualche idea che per carità, può anche essere sbagliatissima…

    Anche a prescindere dalle recensioni “ufficiali” (tipo Le Monde e Nouvel Observateur), girando per la rete e leggendo vari blog, forum etc. mi sono convinta che il libro, ai francesi, è piaciuto davvero, che non si sia trattato di un successo “gonfiato”. Certo, magari ha giocato anche, più o meno consapevolmente e maliziosamente, il fatto di poter dire “ecco, voi italiani come al solito non capite un accidente. Avevate una grande scrittrice e non ve ne siete curati. Ci volevamo noi francesi a renderle l’onore che si merita!”. Ma anche se questo elemento c’è stato, secondo me non è stato determinante.

    Poi — e qui passiamo in Italia — una volta visto il grande successo del libro in Francia, in Italia nessuno ha più osato dire, scrivere qualcosa di men che entusiastico, sull’Arte della gioia…Non ho letto una sola recensione, un solo blog che contenesse il benchè minimo accento “critico” sul libro.
    Infine, io credo che la schiera dei “lettori comuni” (nel senso che Virginia Woolf dava a questo termine ed alla quale io mi sento di appartenere) sia profondamente arcistufa di libri pseudo-avanguardisti o, come ho già detto, minimalisti e anoressici, in realtà inconsistenti, noiosi, ai limiti della illeggibilità ed hanno (abbiamo) questi lettori comuni salutato con grandissimo sollievo un romanzo che finalmente ha dei veri personaggi, una storia nella quale immergersi, una struttura, un autore che non si vergogna di parlare di sentimenti, etc.
    Mi rendo conto di essere stata troppo sintetica, ma lo spazio dei commenti non tollera lunghi discorsi… Spero però di essermi fatta egualmente capire

  8. IdaKrot ha detto:

    Grazie a Silvia”Spnapisvirgola”ti ho conosciuta,é stato come scoprire un baule colmo di ciò che ami:scritture e recensioni e passione letteraria,anche io mi diletto a scrivere nell’altro blog mio”panedigranoduro.splinder.com”Ti posso linkare,vero?

  9. alexandra3 ha detto:

    Avevo sentito parlare del romanzo, sono entrata in libreria, l’ho visto e preso; l’ho letto in pochi giorni.
    Mi ha sconvolto, soprattutto l’inizio con la scena delo stupro; mi ha sconvolto la trasformazione della protagonista e la sua educazione sentimentale e intellettuale. Per giorni ho rivissuto la mia passione per il teatro pensando a Goliarda-attrice, mi sentivo un’attrice mancata (io)e una scrittrice senza lettori (come lei).
    Leggere il tuo post mi ha fatto riflettere ancora su questo libro che ormai fa parte di me e della mia formazione. A presto, Alessandra

  10. arden ha detto:

    Una recensione, come sempre le tue, intelligente e stimolante. Ti ritrovo con grande piacere.

  11. sambigliong ha detto:

    ho letto.
    brava, come sempre.
    ora devo leggere la gioia (devo l’università di rebibbia, appena comprato e solo sfoliato).
    a volte – lo dico come cronista di provincia, piccolo piccolo – però ci sta il troppo, gabriella. vedo e so di storie che, se scritte, sembrerebbero “troppo”.
    però è anche vero – e ta gabriella hai l’occhio, certo – che g.s. possa essere scivolata nel troppo in cui scivola il narratore timoroso di non essere all’altezza o dell’editore o del pubblico, chissà.

    maria strofa hai scritto una gran cosa, qua.
    forse perché vera.
    un saluto.
    r.

  12. sabrinamanca ha detto:

    Da quando vivo “oltralpe” mi è successo almeno tre o quattro volte di ricevere commenti entusiastici su questo libro che io ignoravo totalmente. Qualcuno, nei commenti, si chiedeva che cosa avesse scatenato, qui in Francia, una così entusiastica ammirazione.
    Il personaggio prima di tutto. Una donna “libera”, se vogliamo usare questo termine. Una donna coraggiosa. Una diva nel fango. Una donna che ha attraversato paradiso, purgatorio, inferno qui interra. Una donna che, a momenti di gloria ha alternato gli stenti, i furti. Un personaggio carismatico, quasi ipnotico. Per non dire della sua opera che mostra tutta la forza dell’autrice pur non possedendo le caratteristiche di atemporalità e universalità, che sono proprie di classico.

  13. gabrilu ha detto:

    @ I tuoi collage, Ida, sono bellissimi, me li sto gustando e centellinando a poco a poco. Grazie 🙂

    @ Si, capisco quello che intendi dire, Alexandra, ed in parte l’avevo intuito ma con questa risposta mi hai dato certezza. Cmq trovo sempre molto interessante come un testo scritto possa suscitar reazioni diverse a seconda di chi lo legge. Esempio: la scena dello stupro, cui tu fai riferimento, è straordinariamente ben scritta e sono d’accordo con te. Poi però l’accavallarsi di tanti eventi altrettanto “extra-ordinari” nel giro di poche decine di pagine mi aveva molto infastidita e paradossalmente aveva sminuito la drammaticità del primo fatto…

    @ Arden, grazie sempre 🙂

    @ Remo sono curiosa di conoscere le tue impressioni dopo la lettura.
    Certo, quello che dici sulla vita è vero. Basta guardare le cronache di questi giorni, tanto per fare un banalissimo esempio… Però un romanzo non è la vita. Paradossalmente, l’accumulo, in letteratura, non funziona quasi mai. Se si vuole ottenere il senso del dramma, accatastare può risultare controproducente.

    @ Sabrina questo tuo commento per me è prezioso, mi fornisce i tasselli mancanti. Sottoscrivo ogni parola di ciò che dici

  14. canesegugio ha detto:

    ottime le modifiche al template però a mio avviso va caricato lo sfondo con un colore scuro, direi un #135 che è un blu rilassante,

  15. cochina63 ha detto:

    ciao, mitica Gabriella.

  16. erremme ha detto:

    non so.. ne ho sentito parlare ma troppi restano i libri a leggere e rileggere.. gustare e rigustare.. questo mi incuriosisce ma nn preso in libreria.. ora nel leggere la mitica odissea del mitico omero riscopro una mia intuizione giovanile: c’è tanta avanguardia culturale nei classici arcaici e moderni che definirli “passatisti” (marinetti docet! e che sapeva usare la sua straordinaria cultura dalle radici cosmopolite in senso radicale…) fa sorridere e tanto.. la sensualità della nike di samotracia è unica! da brividi.. opera classica o d’avanguardia? opera aperta al fascino senza tempo dell’ingegno umano.. e cmq mi stimola troppo l’idea quanto meno di prenderlo questo testo… però il gattopardo.. cacchio di libro importante e stupendo! tra i nostri testi che non sfigurano a fronte dei libri europei e americani contemporanei ad esso.. una cosa gabriella: tra kafka e pirandello non intravedi orizzonti paralleli nella diversità assoluta?
    roberto

  17. gabrilu ha detto:

    @ Roberto che intendi quando scrivi
    “tra kafka e pirandello non intravedi orizzonti paralleli nella diversità assoluta?”
    …A me vengono in mente le “convergenze parallele” di moroteana memoria 😉

  18. oyrad ha detto:

    A me piace molto la fotografia della copertina 🙂

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