PUPI, PUPARI E CONTASTORIE (Parte quarta)

Al turista che arriva in Sicilia càpita spesso di ascoltare frasi che, anche se pronunciate in perfetto italiano possono risultargli non molto comprensibili e forse anche incongrue e surreali.
Gli è che nel siciliano parlato sono ancora oggi presenti le tracce dei poemi cavallereschi e dei cicli carolingi.

Lessico e pupi

Solo qualche esempio di quanto la tradizione cavalleresca dei poemi carolingi divulgata anche attraverso l'Opera dei Pupi sia ancora molto presente, in Sicilia, anche nella tradizione orale, nei modi di dire, nella toponomastica, nell'onomastica.

  • Frasi idiomatiche, modi di dire
  • "Semu a cavaddu! " = Siamo a posto! (sottinteso: come un cavaliere in groppa al suo cavallo)
    "Impupare il pupo" = vestire il pupo = mascherare ed, in senso lato "imbrogliare". Usatissimo, lo adopero spesso anche io quando dico: "E che mi vuoi, impupare il pupo!?" cioè "che cosa mi vuoi dare a intendere?!" 
    "Chiamare a parlamento" = invitare a discutere un problema = viene da Carlo Magno che convoca il consiglio dei suoi Paladini
    "Farinni quantu Carru in Francia" = farne [di cose, gesta] quante ne fece Carlo Magno in Francia
    "E chi ti senti, Rinardu di Montarbanu?!" = ti senti forse Rinaldo  di Montalbano? = lo si dice rivolgendosi a un presuntuoso
    "E chi aiu,  un saccu di pupi, ca ti fazzu ririri?!" = E che ho, un sacco pieno di pupi, che ti faccio ridere tanto? = cos'ho da farti ridere tanto, sono forse un puparo?
    "Attentu, ca fazzu l'opira!" = attento, che faccio l'opera [dei pupi] = attento, che faccio una gran scenata! (usatissimo anche oggi)

    Dare del "maganzisi" a qualcuno è un'ingiuria, perchè Gano di Maganza è il pupo-personaggio del traditore per antonomasia: egli infatti tradisce Carlo Magno e i Paladini e ne causa la disfatta a Roncisvalle

    Museo Internazionale delle Marionette, Palermo
    Pupi al Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo
    (foto Gabriella Alù)
    Clic per ingrandire

  • La toponomastica siciliana è costellata di Ferrauto, Oliveri, Gerone, Milone. Sono tanti i nomi di località siciliane che provengono dalle storie carolinge.
  • Basta poi sfogliare l'elenco telefonico di Palermo per rendersi conto di quanti dei cognomi più diffusi derivino dai poemi cavallereschi: Ruggero, Ruggeri, Montalbano, Paladino, Orlando, Rinaldo, Ferraù, Rinaldi, Saraceno etc….
  • ____________________

    Pupi, Pupari e Contastorie su NSP:

  • Prima parte: Due libri e un po' di storia
  • Seconda parte: Il teatrino dell'Opera dei Pupi
  • Terza parte: Famiglie di pupari
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    Informazioni su gabrilu

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    4 risposte a PUPI, PUPARI E CONTASTORIE (Parte quarta)

    1. mcguivermito ha detto:

      O_O effettivamante sono un pò particolari 🙂

    2. utente anonimo ha detto:

      Ah, che piacere,Gabriella, leggere questo post su i puppi siciliani ! Una mia antica passione che rimanda all’epoca del mio scambio scolastico colla Sicilia. Mi ero interessato a quest’arte popolare anziano, sul quale ero completamente ignorante prima, per potere farmi un viaggio in Sicilia con i miei alunni. E avevo combinato uno strano lavoro tra Sicilia e Picardia (che ci sono « marionette » anche nella città di Amiens dove vivevo allora. Cosi, questo scambio mi ha datto l’occasione di tuffarmi in questa storia dei puppi, di rileggere le grande epopee di Carlomagno e dell’Orlando, di scoprire la storia di Guiscardo il normanno e dei suoi figli, fra i quali il famoso Ruggero. Tutti andati via dal castello di Altavilla (Hauteville la Guichard) per rendersi a Roma, presso il papa. Tutta una parte commune della nostra storia che mi ha fatto vivere in una grande esaltazione. Ho viaggiato cosi, senza altro desiderio che quello di cercare e di capire come i normanni erano arrivati fino in Sicilia ed erano diventati cosi potenti, anche se per poco tempo. Conoscevo tutte le grande famiglie di pupari e tutte le scuole. Abbiamo assistito a tanti spettacoli, a Palermo, a Catania, a Siracusa. A Palermo ho incontrato un vecchio puparo che viveva tra i cartelli, in mezzo a grandi puppi, più grandi di me, pesantissimi ma meravigliosi. A Bagheria, dove soggiornavo con i ragazzi, ho visitato l’ultima fabbrica de carretti, dipinti di scene di battaglia e d’amore. Ma il più bello, il più inaspettato, l’ho vissuto in un albergo dove stavamo mangiando un piatto di spaghetti alla siciliana. Un signore si mise a giocare la parte di Orlando, poi quella del saraceno con il nipote che gli rimandava le risposte. Il vecchio saltava da una parte all’altra della stanza ed il ragazzo faceva lo stesso. Recitavano ed inventavano, rifacevano la storia dei franchi, senza maschera, senza testo, a memoria. Era proprio fantastico. Ed indimenticabile.
      Oggi, dopo tanti anni, ho lasciato i puppi, due anni di lavoro. Forse il liceo Francesco Scaduto di Bagheria si ricorda ancora della nostra grande e meravigliosa avventura. Che mi ha lasciato una grande tenerezza per questi puppi!
      Buona notte, Angèle.

    3. cochina63 ha detto:

      che bel commento vero?ha anima.

    4. gabrilu ha detto:

      @ Angèle, sai bene che se adesso la storia e l’opera dei pupi mi appassiona è stato tutto merito tuo: quando ho scoperto che tu, francese, conoscevi i pupi siciliani molto ma molto meglio di quanto li conoscessi io, che sono a Palermo…
      Il vecchio puparo di Palermo del quale parli deve essere, secondo me, mastro Argento, che ha il laboratorio e il teatrino in corso Vittorio Emanuele, vicino la Cattedrale. Ho messo una sua foto in uno dei post precedenti, quello in cui ho parlato delle famiglie di pupari…
      Grazie per il tuo commento 🙂

      @ E grazie anche a te, Cinzia violinista-scrittrice (o scrittrice- musicista?).
      Come hai letto sopra, Angèle, francese di origini còrse è molto più competente di me, per quanto riguarda l’opera die pupi in Sicilia..

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