TOLSTOJ, BEETHOVEN E LA LASCIVIA DEI SENSI

Beethoven-Tolstoj

Il lungo racconto Sonata a Kreutzer   non è, tra le opere di Tolstoj, una delle mie preferite. Leggendo il lungo monologo di Podznysev che racconta la storia del proprio matrimonio e di come, travolto dalla gelosia e convinto del tradimento di sua moglie con un violinista, l’abbia accoltellata, vengo sempre presa da una forte irritazione e mi ricordo quanto sosteneva la moglie di Tolstoj, Sonia, e cioè che quel racconto suo marito lo scrisse mettendoci dentro molta cattiveria.

Ci sono però alcune pagine (per l’esattezza due) di questo testo che mi interessano, e sono quelle in cui Tolstoj, descrivendo l’effetto che la Sonata di Beethoven ha sulla mente sovreccitata e delirante di Podznysev, elabora una vera e propria teoria di estetica musicale secondo la quale la musica (o almeno certa musica), agendo direttamente sui sensi, inibirebbe le facoltà razionali degli esseri umani esaltandone tutta la sensualità animale. “…la musica, lo strumento più raffinato per eccitare la lascivia dei sensi”, scrive Tolstoj.
E’ una tesi che nella sua estremizzazione non condivido affatto. Merita però di esser ricordata, perchè mi sembra l’espressione letteraria di una concezione della musica in cui la funzione dionisiaca, che essa certamente ha, viene però assolutizzata in maniera, a mio modo di vedere, ai limiti del grottesco.

“Eseguirono la Sonata a Kreutzer di Beethoven. Lo conosce lei il primo tempo, il ‘presto’ iniziale, lo conosce?!” gridò addirittura. “Oh, è qualcosa di terribile, quella sonata. E specialmente quel tempo iniziale. […] è forse ammissibile suonare quel pezzo in un salotto affollato di signore in abiti scollati? Sonarlo e poi applaudire, e poi mettersi a mangiare il gelato e chiacchierare dell’ultimo pettegolezzo? […] su di me l’esecuzione di quel pezzo ebbe un effetto terribile…”

(Lev N. Tolstoj, Sonata a Kreutzer)

Il primo movimento della Sonata No 9, Op. 47 (“Kreutzer”) di Beethoven  nell’interpretazione di Nathan Milstein (violino) e Georges Pludermacher (pianoforte) .

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17 risposte a TOLSTOJ, BEETHOVEN E LA LASCIVIA DEI SENSI

  1. bobregular ha detto:

    sottoscrivo in pieno quanto dici del racconto di Tolstoj. Vale più per la sua critica musicale che per la storia in sé.

    tra i grandi interpreti, oltre ai soliti Menuhin/Kempff – Perlman/Ashkenazy etc., ti consiglio le esecuzioni di Josef Suk (grandissimo violinista) e Jan Panenka per la Supraphon. La Kreutzer uscì anche per la collana De Agostini, tanto tempo fa…

  2. oyrad ha detto:

    L’ ho letto poche notti fa, poco prima di iniziare “I Buddenbrook”: su questo racconto di Tostoj Gillo Dorfles aveva proposto, in un suo libro che ora non riesco proprio a ritrovare (ma dove l’ avrò cacciato?) delle osservazioni molto simili alle tue 🙂

  3. elena6 ha detto:

    Eppure è vero che suonare insieme è anche un’esperienza erotica. L’ho sempre pensato.

    (bellissimo post, grazie!!)

  4. amfortas ha detto:

    Io sono sempre molto intrigato da Tolstoj, devo ammetterlo, per cui mi piace anche il racconto, in un certo senso.
    La Musica per me è veicolo di altre emozioni, questo è certo.
    Ciao.

  5. erremme ha detto:

    certo è complicato..tema affascinante e complesso a cui è solo possibile dare risposte non certe.. la mutter è donnartista di rara qualità espressiva..un saluto e se vuoi ti aspetta ovidio..

  6. sgnapisvirgola ha detto:

    Concetto interessante anche se estremizzato concordo che sfocia nel grottesco. Tuttavia è innegabile che la musica entri dentro le viscere a volte, scoperchiando universi sconosciuti. Ho ascoltato attentamente le due esecuzioni e purio, pur apprezzando molto l’abito di lei, preferisco la prima esecuzione. La seconda ha una morbidezza e una rotondità che a mio avviso stona con questa sonata. Esecusione comunque notevole e sempre piacevole da ascoltare.Grazie e buona serata:)

  7. gabrilu ha detto:

    bobregular Una delle cose singolari di questa sonata è che B. l’ha chiamata “per pianoforte e violino”, le due parti sono alla pari ma chissà perchè in genere si parla di più del (o della) violinista. Per esempio, nell’esecuzione di A.S. Mutter il violino tende a prendere il sopravvento sul pianoforte, e forse è questo, più che la (forse) eccessiva irruenza che me la fa piacere di meno (sempre bravissima, per carità, qui si parla di interpretazione, mica di esecuzione)

    Oyrad la sola idea di aver pensato qualcosa che concorda con qualcosa che ha scritto Gillo Dorfles mi fa arrossire come una donzelletta. Se per caso recuperassi quelle pagine le leggerei moooolto volentierissimamente assai 🙂

    Elena suonare insieme, si, credo di capire quello che intendi… E di questo, la musica da camera nella cosiddetta “classica” e le jam sessions nel jazz sono la massima espressione ed esempilificazione, io credo. Perchè si tratta di formazioni in cui non esiste un’ “autorità” (tra virgolette, ovviamente) gerarchica come il dir. d’orchestra, ad esempio.
    Il discorso di Tolstoj però va oltre, e si riferisce anche agli effetti che la musica ha su chi la ascolta. E lì, il discorso si complica

    Amfortas epperò una delle “accuse” rivolte da alcuni alla musica di Wagner è proprio quella di colpire soprattutto i sensi, di ipnotizzare… Come la mettiamo ? 🙂
    (Detto da una che, come te, è una “wagneriana fradicia”, eh, perciò perdonami se mi permetto di scherzarci sopra 😉

    erremme si, la Mutter è una bella donna ed una brava violinista.

    sgnapis questa notazione sull’abito della Mutter è soavemente perfida, suvvia 😉
    Strano che tu abbia percepito la sua esecuzione come “morbida e rotonda”… a me sembra invece fin troppo grintosa, ai limiti dell’aggressività (nei confronti del povero pianista, cfr. più sopra).

  8. oyrad ha detto:

    Trovato! Il libro è “Nuovi riti, nuovi miti”: Dorfles cita Tolstoj nel capitolo III, della parte II (“Riti o feticci?”) intitolato “Kitsch e cultura”. Le osservazioni sulla tolstojana “Sonata a Kreutzer” proposte da Gillo Dorfles rientrano nel problema di come viene accolta un’ opera d’ arte dal fruitore (spettatore, osservatore, lettore, ascoltatore, etc…): non a caso queste osservazioni aprono un paragrafo intitolato “La fruizione aberrante”. In sostanza, proprio dove tu avverti “i limiti del grottesco”, Dorfles avverte “cattivo gusto”. In questo le vostre osservazioni sono molto simili. Ecco il testo: “La fruizione aberrante-Nel citare una nota osservazione circa gli effetti della musica sull’ animo umano da parte di Tolstoj (nella “Sonata a Kreutzer”), in cui il romanziere accusa la musica di agire attraverso una falsificazione degli autentici sentimenti, Giesz dimostra come ciò coincida con quella fenomenologia del “Kitscherleben” da lui messa a punto: ossia “la fascinazione che rende non-liberi (schiavi) ossia la spersonalizzazione attraverso falsi surrogati del sentimento”. L’ osservazione calza indubbiamente, nella precisa accezione in cui le frasi del personaggio di Tolstoj possono essere intese (ed è facilmente ammissibile che Tolstoj abbia espresso attraverso le parole del suo personaggio il proprio personale convincimento); ma ciò non toglie che si possa facilmente ipotizzare come lo stesso Tolstoj potesse appartenere – per quanto concerneva la musica – ad un’ area di “cattivo gusto”. In altre parole: perchè non dovremmo ammettere l’ eventualità d’ una fruizione “Kitsch” nel settore d’ una determinata arte da parte d’un genio – anche grandissimo – d’ un’ altra arte?”

  9. gabrilu ha detto:

    Oyrad non ho parole. Grazie per la briga che ti sei preso ad andare a cercare ed a scartabellare mettendo a disposizione di tutti noi questo brano di Dorfles 🙂

  10. sgnapisvirgola ha detto:

    Alla fine della fiera, è il giro di rose che stona un tantino:p, però parte bene. Volevo dire infatti che mi era risultata sanguigna e passionale, carnale. Non so perchè ho scritto morbida e rotonda, forse perchè inconsciamente non volevo far risultare l’altra interpretazione in contrapposizione, fredda e spigolosa perchè così non è. Di certo più distaccata. Il pianista hai ragione sembra il maschio della mantide religiosa e fa tenerezza perchè ti aspetti da un monento all’altro che lo aspiri col violino. Però è sempre una grande interpretazione. Che ben si associa con Donne che corrono coi lupi, che ho iniziato a leggere, poi ti dirò. Buona domenica cara.

  11. MariaStrofa ha detto:

    sì non è nemmeno il mio racconto preferito di tolstoj, ma che bello poter dire così: che magari dici “non è nemmeno il mio racconto preferito di “scalzacani” e pare che… tolstoj e scalzacani.-..

    racconto di gelosia, autobiografico… e che la sofja… ma si sa!

    la mutter ho quasi tutte le interpretazioni in video et in audio!

    altra notazione quasi inutile, ho la sonata a kreutzer di tolstoj nei cento pagine di calvino einaudi.

    ciao 🙂

  12. utente anonimo ha detto:

    E il film Quale amore? Che ho trovato orrendo!

  13. gabrilu ha detto:

    Sei ermetico, caro anonimo #12 , molto ermetico.
    Eh, si, gli anonimi sono spesso ermetici…
    E noi (plurale majestatis) li lasciamo ai loro ermetismi ^__^
    Ciao

  14. Rumika ha detto:

    Solo una rapida notazione notturna e perciò un poco confusa: mi viene in mente l’utilizzazione della musica "alta" in "Arancia meccanica" di Kubrick da parte del protagonista Alex. Ci sono molti modi di ascoltare una sinfonia, una sonata … L’educazione all’ascolto, protratta nel tempo, coltivata, plasmata dalla conoscenza, l’abitudine , per esempio familiare, che mescola affetti e progressivo raffinamento del gusto, il sentimentalismo, la percezione sensuale, persino (come nel caso di Alex citato prima) l’uso della musica come una specie di droga, che eccita violentemente i sensi e le emozioni.Capisco che un "fine" critico possa risentirsi rispetto  a quello che, per lui, non può essere che "cattivo gusto", insomma gusto ignorante.

  15. gabrilu ha detto:

    Rumika,  innanzitutto benvenuta (dal nick immagino tu sia una donna) 🙂

    E’ proprio vero. Ci sono tanti modi di ascoltare  musica.
    Prima ancora di stabilire quale sia l’ascolto migliore o peggiore, io credo sia importante avere consapevolezza di che tipo di ascolto esercitiamo di  volta in volta, o per meglio dire a che livello ci  poniamo o pensiamo  di porci.

    Ottimo l’esempio dell’Alex di Kubrick, e ci sarebbe proprio da divertirsi ad esplorare i tanti modi in cui viene utilizzata la musica  per esempio  nel cinema…
    Tema affascinante.

    Ciao e grazie  🙂

  16. utente anonimo ha detto:

    Mi piacerebbe un vostro commento sull' esecuzione Argerich – kremer.

  17. Dragoval ha detto:

    Charles Rosen descrive il primo movimento della Sonata a Kreutzer come “ineguagliato per chiarezza formale , grandeur e forza drammatica da qualsiasi altra opera che Beethoven abbia scritto in seguito” ( The Classical Style, 1970, recentemente e benemeritamente (ri)edito in italiano da Adelphi).

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