IL RITORNO DI CASANOVA – ARTHUR SCHNITZLER

Copertina libro
Arthur SCHNITZLER, Il ritorno di Casanova, a cura di Giuseppe Farese, Adelphi, Biblioteca Adelphi n.59, p. 148, 1975

“La recita di Bolzano” di Márai mi ha fatto venir voglia di rileggere “Il ritorno di Casanova” del viennese Arthur Schnitzler.  Anche lui un autore che amo molto.
Schnitzler — che a Casanova dedicò anche un testo teatrale, la commedia “Le sorelle, ovvero Casanova a Spa” — scrisse questo breve romanzo nel 1917.

Nel bellissimo incipit ci sono già tutti i temi sui quali si svilupperà la sua narrazione:

“A cinquantatre anni Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell’avventura, ma dall’inquietudine dell’avanzante vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute.

Ma mentre è diretto a Venezia, proprio quando ormai ha quasi raggiunto la meta perchè il Consiglio dei Dieci gli ha finalmente accordato il permesso di rientrare dall’esilio, a Mantova il destino gli fa incontrare Marcolina, una fanciulla bellissima la quale, benchè non ancora ventenne è già una dotta studiosa di matematiche superiori e lucida illuminista. La ragazza si rivela subito del tutto indifferente nei confronti di Casanova, è verso di lui di una freddezza che egli mai si è trovato a dover fronteggiare in una donna. Pur trattandolo con ineccepibile cortesia formale, lungi dall’essere in qualche modo attratta dal leggendario “tombeur de femmes” Marcolina si comporta con Casanova con condiscendente superiorità anche nelle discussioni filosofiche su Voltaire in cui egli incautamente, sperando invano di far colpo, si avventura. Il desiderio di conquistare e possedere con ogni mezzo Marcolina costringerà Casanova a gettarsi in un intrigo rovinoso e degradante.

Il racconto di Schnitzler, il cui tempo cronologico si sviluppa in cinque giorni e cinque notti è la rappresentazione di una decadenza e la cronaca di una solitudine: il Casanova di Schnitzler è un uomo rivolto al passato, che non è capace di accettare la vecchiaia, che non sa affrontare il presente, astioso nei confronti di tutto ciò che è giovane, bello, innovativo. Il suo declino è determinato soprattutto dal fatto che con il passare degli anni ed il mutare delle cose attorno a lui gli si è sgretolato il “modus” stesso — immediato e superficiale — della sua esistenza. Si trova in un mondo che non riesce più a decodificare e che in quanto tale, pur attraverso continue oscillazioni tra momenti di depressione e deliri di onnipotenza, non può che considerare nemico.

Sono rimasta molto impressionata, dopo questa rilettura, da alcune analogie tra i due romanzi dell’austriaco e dell’ungherese che mi sono sembrate evidenti e sulle quali vorrei fermarmi un attimo.

In entrambi i testi, il registro narrativo è duplice, costituito dalla voce narrante  dell’autore e da lunghi monologhi del protagonista.
Il romanzo di Schnitzler è del 1917; quello di Márai del 1940. Entrambi i testi (teniamo presente, fra l’altro, che i due autori appartenevano a Paesi che avevano fatto parte dell’Impero austro-ungarico e che dunque avevano radici per molti versi affini) furono scritti dunque durante una guerra (la prima guerra mondiale per Schnitzler, la seconda guerra mondiale per Márai). Periodi di crisi personali e sconvolgimenti epocali.

Schnitzler assisteva, nel 1917, alla fine del mondo costituito dall’impero austro-ungarico, al crollo della Felix Austria, allo stravolgimento della Vienna del Biedermeier e dei valzer di Strauss. Márai, nel 1940, assisteva nella sua Ungheria ad una serie di eventi non meno drammatici ed epocali culminanti nell’occupazione nazista.

Credo non sia casuale che in un momenti come questi entrambi gli scrittori abbiano scelto come protagonista di una loro opera la figura realmente esistita di un uomo — Casanova — che per anni con i suoi successi con le donne ed il gioco, la sua frequentazione di tutte le Corti d’Europa (fu ricevuto anche da Caterina di Russia), l’aura di non conformismo, di laicità e di libertà che lo precedeva dovunque andasse nei suoi frenetici spostamenti attraverso tutta l’Europa fu una vera leggenda vivente. Ed ancor meno casuale mi sembra che entrambi però abbiano scelto di cogliere e rappresentare Casanova non al culmine delle sue glorie mondane ma in un momento di crisi, in cui la gioventù e la bellezza cominciano a sfiorire (Márai) o decisamente nella vecchiaia (Schnitzler).

I due Casanova costituiscono in realtà, attraverso la rappresentazione dello sfaldamento all’interno della dimensione psicologica di un personaggio e della alienante solitudine dell’individuo nella vita moderna la rappresentazione dello sfaldamento di una intera società.

Singolare mi sembra anche, infine, il ruolo centrale che in entrambi i romanzi svolge una donna. La Francesca di Márai e la Marcolina di Schnitzler sono, molto curiosamente, personaggi femminili speculari tra loro ma che, narrativamente parlando, assolvono alla stessa funzione: far emergere la crisi e fare esplodere le contraddizioni.

In copertina di questa mia vecchia copia Adelphi: J.H. Fragonard, Le verrou

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7 risposte a IL RITORNO DI CASANOVA – ARTHUR SCHNITZLER

  1. arden ha detto:

    Ho letto questo Casanova di Schnitzler proprio perché attratta da quell’incipit così suggestivo. Ora senza dubbio mi procurerò l’altro di Marai (a causa delle tue osservazioni:-))

  2. gabrilu ha detto:

    arden Anche Schnitzler è uno scrittore dalle mille sfumature e grandissimo conoscitore degli abissi dell’animo umano… Non mi stupisce che questo incipit ti abbia catturata

  3. annaritav ha detto:

    Il tema della decadenza è sempre molto sentito e affascinante. Schnitzler mi è un poco più familiare, Marai non l’ho ancora letto e questi due testi su Casanova mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca. A proposito di decadenza, che cosa pensi di “Everyman” di Philip Roth? Ciò che ne ho sentito dire a Fahrenheit mi ha colpita e Giuseppe, che lo sta leggendo, mi dice che è molto bello. Buona serata 🙂

  4. gabrilu ha detto:

    Annarita Philip Roth è uno dei pochissimi autori viventi che ormai io accetto a scatola chiusa qualunque cosa facciano.
    Everyman non l’ho letto ma mi piace. E se non l’ho ancora letto è solo perchè so che non è una lettura molto allegra e per me non è questo il momento giusto per affrontarlo. Ma sono certissima che merita. Ed anche se non fosse un granchè, Roth è ormai a livelli tali che anche un suo eventuale “non granchè” sarebbe sempre più in alto della miriade di libercoli dai quali veniamo alluvionati ogni giorno.

  5. utente anonimo ha detto:

    Sì, Everyman è un piccolo, ottimo libro, ma non mi ha comunicato le stesse profonde sensazioni de Il ritorno di Casanova.

  6. valigiesogni ha detto:

    Ho appena terminato di leggere “Doppio sogno” e sono ancora immersa nelle due giornate/nottate di Fridolin.
    Eyes Wide Shut non mi aveva colpito tanto come il libro; forse perché nel film c’era un senso d’incompiuto. O, forse, devo solo rivederlo dopo aver letto il libro per capirlo meglio. Certo è che la dimensione psicologica, il senso d’ansia, i dialoghi interiori così ben proposti da Schnitzler mi hanno dato da riflettere. Dopo questo post, voglio leggere anche “Il ritorno di Casanova” e… sto sbirciando nella tua libreria, alla voce letteratura austriaca, e vedo una lunga serie di spunti narrativi…
    Buona giornata
    Barbara

  7. gabrilu ha detto:

    Barbara/Valigiaesogni

    Eh.
    Tu spaparanzi  sul tappeto robetta mica da poco, neh.

     Kubrick vs. Schnitzler:  anche a me il film non è piaciuto granché, ma semplicemente perché non  mi è piaciuto granché il film di  Kubrick  (potrei argomentare ma non è questo il  luogo e l'occasione) .

    Mai pensato  di confrontare il film  di  Kubrick  con il racconto lungo/romanzo breve di Schnitzler.

    Kubrick non ha mai pensato di  "trasporre" un  romanzo, un racconto, un qualche caspita in un suo film.  Prendeva spunti e poi, di volta in volta,  produceva capolavori  o ciofeche (abbiamo di tutto. Anche qui, avrei da stra-dire).

    …Ma per tornare a Schnitzler: ah, che meravigliosa miniera, che è questo autore.

    Nel mio blog troverai ben poco,su di lui,  per la semplice ragione    che  il "tout Schnitzler" l'ho spolverato   tanti, tanti anni fa (questo Casanova  bolzanino l'ho riesumato solo perché ero sull'onda  de "La recita di Bolzano" di Marai, sennò stava a dormire pure lui).

    Però  Schnitzler è uno che prima o poi  mi acchiappo  io stessa medesima  per i  miei capelli, mi chiudo  in una stanza   e me lo  rileggo tutto.

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