IL RETAGGIO – SYBILLE BEDFORD

Copertina libro
Sybille BEDFORD, Il retaggio, traduz. di Marina Antonielli, Adelphi, Collana BA n.449, p.388, 2003, ISBN 8845918203

Il retaggio uscì a Londra nel 1956. Fu stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico.

Nella bella introduzione scritta per la nuova edizione di Adelphi Sybille Bedford racconta che le reazioni furono allora di ostile perplessità e che “in Inghilterra il romanzo sembrava spacciato”. Poi il colpo di fortuna: Il retaggio fu letto dal celebre critico Evelyn Waugh che scrisse una recensione entusiasta. Si deve dunque a lui se il romanzo non finì al macero ed ebbe invece una lenta, ma costante e sempre più entusiastica diffusione.

“L’epoca era a cavallo tra Ottocento e Novecento, il paese la Germania, le persone un triangolo di famiglie che, imparentate per via di matrimoni piuttosto infausti, erano completamente diverse per abitudini, principi e religione. A dividerle erano  l’estraneità o la vocazione alla politica, la geografia e il denaro. Tutte avevano una visione distorta della propria epoca, convinte com’erano di essere la norma, ignare di poter essere viste […] come rappresentanti eccentriche, di più, anacronistiche, dei rispettivi ambienti” scrive sempre la Bedford.

Voce narrante dell’intricata vicenda fatta di passioni, matrimoni, tradimenti e scandali, è una bambina, figlia di Julius Felden e della sua seconda moglie, l’affascinante e irrequieta Caroline. Questa giovane testimone racconta rincorrendo liberamente i suoi ricordi e muovendosi nel tempo, senza un preciso ordine cronologico. E così, attraverso le storie individuali di una moltitudine di personaggi, viene lentamente a delinearsi il ritratto di un’epoca che sta per finire.

Se dovessi sintetizzare con due parole quelli che secondo me sono i punti forti di questo romanzo, direi ironia e malinconia.

Malinconia perchè sia la voce narrante sia noi che leggiamo siamo perfettamente consapevoli del fatto che il mondo in cui si agitano i personaggi di questa saga familiare è un mondo destinato ad essere stravolto e a scomparire.

Ironia perchè la scrittura della Bedford è travolgente e corrosiva. Pochissime descrizioni, in questo romanzo. La galleria di bizzarri ed eccentrici personaggi è resa magnificamente attraverso la tecnica — utilizzata in modo magistrale — di dialoghi che per la loro vivezza, capacità evocativa, ricchezza di battute fulminanti accosta la Bedford a quella grande scrittrice inglese che si chiama Ivy Compton Burnett (che, a proposito, mi voglio rileggere tutta da cima a fondo), che dell’arte del dialogo rimane, a mio parere, insuperata maestra.

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Molti hanno associato il romanzo della Bedford a I Buddenbrook di Thomas Mann, scritto cinquantacinque anni prima. Gli elementi che li accomunano sono in effetti più di uno: il tema della saga familiare, l’epoca ed il paese (la Germania) in cui i fatti narrati si svolgono.

A me Il retaggio ha ricordato anche molto un altro grandissimo romanzo di Mann, Il Doctor Faustus.

La Bedford scrive infatti (sempre nell’introduzione): “Dal 1870 al 1914 l’arco di tempo abbracciato dal romanzo. In quei decenni si tollerarono cose brutte […], crudeli e mal congegnate; e c’era anche una vena di follia tutta tedesca, priva di senso dell’umorismo…Furono anche questi i fondamenti dell’immane mostruosità che sarebbe venuta dopo? E fatti di carattere privato ai quali attingo di sfuggita hanno forse lasciato un retaggio? A questo pensavo mentre li scrivevo. Da qui il titolo”.

Mi tornano in mente allora le pagine finali del Doctor Faustus in cui il professor Serenus Zeitblon lancia il suo grido di dolore e di orrore contro quella Germania nazista che forse non è stata “nelle parole e nei fatti [che] l’attuazione pervertita, incanaglita, depravata d’una mentalità e d’una valutazione del mondo […] che l’uomo dell’umanesimo cristiano trova, non senza timore, nei lineamenti […] delle più possenti figure del germanesimo”

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13 risposte a IL RETAGGIO – SYBILLE BEDFORD

  1. oyrad ha detto:

    Non sapevo nulla di questo libro, e niente della sua autrice: non credo neppure di averlo mai visto in libreria, o forse devo esserci passato davanti di fretta e con distrazione. Ora proverò a cercarlo. Buona tardo pomeriggio domenicale…

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad anch’io ho scoperto libro ed autrice solo da pochissimo, e tramite l’eccellente blog di Clelia Mazzini.
    Se in questo periodo sei — come mi pare di aver capito — immerso nel mondo di Thomas Mann questo romanzo potrebbe, in effetti, risultarti interessante.
    A me quello che è piaciuto della scrittura della Bedford sono stati soprattutto i dialoghi. Veramente strepitosi.

  3. khinna ha detto:

    lo sto leggendo e come dici tu è un misto di malinconia e ironia e i personaggi sono veramente bizzarri,
    a pag 133 c’è la descrizione di luoghi vicinissimi a qui…
    e l’abbazia di Le Thoronet è da vedere…
    ciao
    cris

  4. gabrilu ha detto:

    khinna
    mi fa piacere che le nostre impressioni coincidano. In più, tu conosci anche direttamente alcuni luoghi descritti nel romanzo ed immagino che questo aggiunga un ulteriore gusto alla lettura…

  5. Engrik ha detto:

    Sai che sono un Mann-iaco, e un altro evidente collegamento è la sottolineata distanza tra la sensibilità del nord (Berlino) e quella del sud (Aix en Provence, suppongo).
    Personaggi di luoghi diversi sembrano fare fatica a comprendersi.
    Lo sto leggendo e sono curioso di vedere come finisce questo matrimonio Merz-Felden…
    Il libro l’è pure un bel ripasso di storia dell’unificazione tedesca, direi…
    Me lo sto prorpio godendo e mi piace l’alternare momenti seri ad altri veramente grotteschi (vedi le tre inseparabili scimmiette); non anticiparmi nulla!!!🙂

  6. gabrilu ha detto:

    Engrik
    E chi ti dice niente?!
    Io non vedo, non sento e non parlo ^__^

    In quanto a disquisizioni Nord e Sud, il nostro pianeta, mi dicono, è tondo come una palla.
    Il che vuol dire che c’è sempre qualcuno che è a Nord di qualcun altro e qualcun altro che com’è come non è si ritrova a Sud di un altro ancora.

    Ti pare?

  7. Engrik ha detto:

    ah ah ah, le tre inseparabili scimmiette! bello, non ci avevo pensato. Ora mi immagino Jiulius pure un pò mafioso, ah ah ah!! scherzo!
    Bè, ovviamente intendevo dire che l’appartenenza nord-sud è una schematizzazione emotiva ricorrente nelle mie ultime letture, tutto qui. Dici che potremmo chiedere delucidazioni a qualche nostro parlamentare???

  8. gabrilu ha detto:

    Engrik veramente io pensavo davvero solo alla trama del libro della Bedford… non c’era alcuna allusione ad altro 🙂
    Piuttosto, ci dirai le tue impressioni, quando l’avrai terminato?

  9. Engrik ha detto:

    Oh, sì, certo che lo farò! Allora scusami, avevo frainteso :-)))))

  10. Engrik ha detto:

    Ciao, Gabrilu!
    Ho appena terminato il libro che ho trovato davvero bello; lo stile narrativo è molto sintetico e tagliente, ermetico e difficile da seguire al lettore non attento.

    Mi ha incurisito molto l’opinione di Sybille Bedford sulla memoria storica (che giustifica il titolo – forse più corretto “un retaggio”, ma capisco che non suoni bene): i fatti storici che si depositano nella memoria, raccattati qua e là dai dialoghi dei parenti nella propria giovinezza, poi ricollegati talvolta in modo scorretto e completati con l’immaginazione… che poi è esattamente quel retaggio che ci fa pensare e quindi agire in un certo modo. E’ infatti lei stessa a non voler approfondire i fatti “oggettivi” sfogliando la stampa del 1870-1900, e invita noi stessi a non farlo, non rivelando nel i nomi reali dei personaggi.

    Per quanto riguarda la sostanza del racconto, apprezzo di aver potuto conoscere qualcosa in più di quella Germania di Bulow (e prima di Bismarck), del miltarismo prussiano, della religione come fatto politico, e ammetto di essere rimasto impressionato dallo scandalo sulla morte del fratello pazzo della famiglia Felden (conoscevo già uno scandalo Eulenburg dell’epoca guglielmina): non avevo realizzato come la stampa dell’epoca potesse essere parziale e tendenziosa, e ciò getta una luce ancora più sinistra su quella attuale.

    Il punto focale della riflessione della Bedford rimane il tentativo di spiegare tanti orrori della Germania nel ‘900: se il libro narra solo alcuni aspetti non esaustivi, sicuramente contribuisce a dare l’idea di un epoca e di uno stato post-unitario gravemente minati, in cui non si percepisce la belle époque e con un drastico peggioramento dei rapporti sociali nel passaggio da Bismarck alla Weltpolitik di Bulow. Per non parlare della classe dirigente, incapace di agire, nelle mani delle gerarchie militari (anche se tu mi insegni dell’esistenza di alcuni Hammerstein!).

    Le uniche che sembrano avere un pò di raziocinio sono le donne, da Sarah a Clara (anche se troppo cattolica) a Caroline (la pseudo-madre di Sybille), che forse sono le vere protagoniste del libro; i mariti si appoggiano a loro, per saldare i debiti, crescere i figli etc. Tuttavia la società non prevede che sia la donna a prendere in mano la situazione, anche quando è grave, così possono agire solo per sotterfugi, bigliettini, incontri privati.

    In conclusione è un libro che consiglio vivamente!

  11. gabrilu ha detto:

    Grazie davvero, Engrik, per questo tuo commento al libro della Bedford. Un commento molto puntuale che allarga di molto quanto avevo scritto io nel mio post.
    Sono contenta che il libro ti sia piaciuto, sono d’accordo con le tue considerazioni ed in particolare sull’analisi del ruolo dei personaggi femminili nel romanzo.
    Io non ne avevo parlato per non apparire… ehm… troppo “di parte”, e trovo bello che a sottolineare questo aspetto del libro sia un uomo 🙂
    Ciao 🙂

  12. librini ha detto:

    Sto leggendo sabbie mobili, non la conoscevo come scrittrice. Questo romanzo e’ pieno di parentesi e corsivi? A volte non ne capisco il motivo…

    • gabrilu ha detto:

      librini innanzitutto benvenuta
      Sai che non conoscevo Sabbie mobili? Ho fatto adesso, dopo aver letto il tuo commento, una velocissima ricerca e con l’occasione ho scoperto anche un altro suo libro Educazione non sentimentale, non li conoscevo perchè pubblicati dopo Il retaggio e mi erano sfuggiti, quindi grazie.
      Non capisco bene a cosa ti riferisci a proposito di parentesi e corsivi… al libro che stai leggendo, a Sabbie mobili?

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