PROUST E FLAUBERT

ProustFlaubert

Stamattina, scartabellando i miei tomi in cerca di un famoso brano di Proust sulle passeggiate in automobile, sono capitata su un articolo a proposito dello stile di Flaubert. Lo conoscevo bene, ma chissà perchè quando avevo letto la raccolta antologica dell’epistolario di Flaubert non me ne ero ricordata.

L’articolo, intitolato “A proposito dello stile di Flaubert” venne pubblicato nella Nouvelle Revue Française nel gennaio dl 1920 a firma Marcel Proust.

In esso, Proust dichiara di non avere “una predilezione per i libri di Flaubert o per il suo stesso stile” ma, nonostante questo, parla di Flaubert come di un uomo che “per l’uso affatto nuovo e personale che fece del passato remoto, del passato prossimo, del participio presente, di certi pronomi e di certe preposizioni, rinnovò la nostra visione delle cose quasi quanto Kant, con la sua dottrina delle categorie e della realtà del mondo esterno” aggiungendo che “chiunque sia salito una volta su quel grande “piano mobile” che è l’opera di Flaubert, dal movimento continuo, monotono, opaco, indefinito, non può non riconoscere che essa è letterariamente senza precedenti”

Rileggendo tutto l’articolo, mi ha colpita in particolare questo passaggio molto severo riguardo l’epistolario flaubertiano, che riporto quasi integralmente (i grassetti sono miei):

Quel che piuttosto stupisce in uno scrittore di tale grandezza è la mediocrità del suo epistolario. In genere, i grandi scrittori che “non sanno scrivere”, al pari dei grandi pittori che “non sanno disegnare”, non fanno, in realtà, che rinunziare alla loro virtuosità e facilità native al fine di creare, per una visione nuova, espressioni che cerchino di adeguarvisi a poco a poco. Ora, nelle loro lettere, in cui non sono più soggetti alla sovranità assoluta dell’ideale interiore, essi ridiventano quali, meno grandi, non avrebbero cercato di essere. Quante donne, deplorando le opere di uno scrittore loro amico, aggiungono: “Se sapeste che deliziosi biglietti scrive, quando si lascia andare! Le sue lettere valgono infinitamente più dei suoi libri”. Infatti, per chi solitamente sia privo di tali doti solo perchè si deve modellare su una realtà tirannica cui non gli è consentito di apportare il minimo cambiamento, è un gioco da ragazzi dar prova di eloquenza, di spirito, di brio, di vigore incisivo […] Nell’epistolario di Flaubert […] si nota piuttosto un “ribasso”. D’altro canto, ogni grande artista che lasci volentieri affermarsi nei propri libri la realtà, rinuncia perciò stesso a lasciarvi comparire un’intelligenza, un giudizio critico da lui ritenuti inferiori al suo genio. Ma tutto quanto non trova posto nella sua opera trabocca nella sua conversazione, nelle sue lettere. Quelle di Flaubert non ne lasciano trasparire nulla. Ci è impossibile riconoscervi […] un cervello di prim’ordine”.

Marcel Proust, Sullo stile di Flaubert, in SCRITTI MONDANI E LETTERARI, Einaudi, I Millenni, 1984 che costituisce l’edizione italiana, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, condotta sul testo critico francese stabilito da Pierre Clarac e Yves Sandre, del volume della Bibliothèque de la Pléiade Contre Sainte-Beuve, Pastiches et mélanges, Essais et articles, Paris, 1971.

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13 risposte a PROUST E FLAUBERT

  1. fpacini ha detto:

    Proust e Flaubert continuano ad accompagnarmi. specie il primo, meraviglioso, compagno da sempre.
    Volevo farti i complimenti per sito e blog.
    ti ho anche scritto sul tuo indirizzo privato sui “sensi” del post su “scricciolo”, sperando di chiarire meglio!

    Un caro, caro saluto

    a presto

    francesca

  2. liseuse ha detto:

    Ciao Gabrilù, Elena ha proprio cancellato il blog, ahinoi! Io continuo a sperare che torni ad allietarci, ma per ora è di sicuro in pausa.
    A volte ci vogliono, le pause, poi si torna con maggior grinta. Almeno spero che sia così. Una buona domenica sera, oppure una buona settimana!

  3. seia ha detto:

    L’impietosa critica di Proust, per quanto veritiera, mi convince sempre di più che la corsa alla pubblicazione di lettere, biglietti, appunti e pizzini di grandi scrittori non sia quasi mai una buona idea. Non è mica sempre detto che lo scrittore sia grande sempre: un romanzo, una poesia, un racconto sono finzione anche quando autobiografici e come tale si nutrono di artificio, tecnica, mimesi; quando scrivono le lettere sono scoperti, spontanei spesso, istintivi, profondamente umani, l’artista si mette da parte. Poi ci sono epistolari che rivelano molto anche dell’artista, ma non è questo il caso. Per quanto abbia amato le lettere di Chandler, di Fante, la corrispondenza tra Hannah Arendt e Mary McCarthy preferirei che le lettere restassero segrete, nascoste, private. Pure Proust però cercava il pelo nell’uomo! 🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    Sono capitato qui per caso e mi ci sono fermato volentieri quando ho visto il nome di Gabriella Alù di cui conosco ed ammiro il magnifico sito su Proust: non ho un blog né voglio averlo, per una serie di motivi che non spiego in questo commento, per forza di cose breve, ma opero frequentemente in rete, contento di farlo. Vengo al punto, agli epistolari. Credo che oggi si stia verificando una cosa di cui non c’è ancora poiena coscienza: che la più grande bellezza della rete è una bellezza segreta, quella degli epistolari fra due persone non quando queste persone si conoscono solo virtualmente, ma quando si sono conosciute anche solo una, due, tre volte nella vita reale e poi, per forza di cose, non si incontano per mesi, forse per anni. Le modalità stesse della comunicazione in rete, di cui non si sottolinea abbastanza l’immediatezza e la possibilità di scrittura – e di correzione – veloce, di pensiero ed espressione temporalmente coincidenti, senza prima o poi, consente un lucido abbandono impossibile con altri mezzi. Credo si tratti di un salto di qualità paragonabile al passaggio dal muto al sonoro e per proseguire l’analogia un po’ forzata, proprio come allora ci sono i sottoprodotti di qualità infima, tipo le chat o in genere le conoscenze puramente virtuali che a nulla approdano se non ad un mettersi inutilmente in punta di piedi come quelli attorno a Ferrer. Non solo, la scrittura privata, se perseguita con disattaccamento appassionato, si riverbera anche nella scrittura pubblica, in cui i meta- e gli -ismi compaiono molto meno spesso, a vantaggio di tutti.

    grazie per l’attenzione e buonanotte

    Primo Casalini

  5. gabrilu ha detto:

    Francesca/Mulino di Amleto lo so, lo so che sei una proustiana di provata fede 😉
    Per il resto, ti ho già risposto con una mail privata. ciao 🙂

    Liseuse grazie per le notizie sul blog di Elena. E’ verissimo che ogni tanto una pausa ci vuole (io stessa me ne prenderò una fra qualche giorno) però quello che ha lasciato interdetti molti di noi è che il blog Scaffaleaperto è risultato chiuso così, all’improvviso, bruscamente e senza nessun segno premonitore… 😦
    Speriamo cmq che vado tutto bene e che la chiusura non significhi problemi :-I

    Seia/Paese d’Ottobre come ho avuto di dire in molte altre occasioni (ma l’argomento è troppo interessante, e sono sicura che ci torneremo sopra) nei confronti degli epistolari il mio atteggiamento è molto ambivalente. Da una parte adoro leggerli, ma contemporaneamente mi sento sempre un po’ voyeuse e mi intorcino in sensi di colpa…

    Primo Casalini grazie per le belle parole sul sito di Proust e benvenuto qui 🙂
    Per quanto riguarda le corrispondenze su carta e quelle telematiche… beh, come in tutte le cose, oltre il bianco e il nero ci sono tante sfumature intermedie. Ne riparleremo sicuramente, perchè le occasioni di trattare questo tema sono veramente tante. Intanto, grazie per il tuo contributo 🙂

  6. utente anonimo ha detto:

    anche se più immediati trovo che gli epistolari abbiano un immenso fascino, perché ci restituiscono un contesto che altrimenti perderemmo. Io sono attratta dalle vite tanto quanto dalle opere, credo che le due cose possano coesistere e non escludersi a vicenda. Le vite sono in un certo senso opere, così come la loro narrazione, anche orale.

  7. gabrilu ha detto:

    ricordo dai tempi del liceo che però Proust riprese alcuni temi da Flaubert, come alcuni oggetti simbolici che scatenano i ricordi.

    Li accomunava inoltre una estrema cura formale delle opere, ma ignoro se il caro Marcel rileggesse le pagine ad alta voce per verificare la fluidità dello scritto.

    Personalmente, penso che tale fosse la voglia di Proust di creare un mondo, di spingere il suo “telescopio ” più in alto possibile, che usasse la scrittura anche in ambito privato some continuo strumento di analisi.

    Poi, lui “era ” Proust, l’amico di Montesquiou, ogni cosa era eccezionale in una vita che, fin da giovane, MJarcel voleva consacrare all’Arte.

    Grazie per avermi ascoltao, L.P.

  8. utente anonimo ha detto:

    Barbara nel mio sito su Proust ho messo come epigrafe una sua frase che dice “scrivere un romanzo o viverne uno non è la stessa cosa, ma la nostra vita non è qualcosa di diverso dalle nostre opere”

    L.P. non mi risulta che Proust leggesse ad alta voce i suoi scritti, per la verità (al contrario di Kafka, che invece amava molto farlo).
    Per quanto riguarda l’eccezionalità di Proust beh… io non mi pronuncio, sono troppo partigiana 😉

  9. gabrilu ha detto:

    Non so se sia la rubrica adatta, ma passando in libreria ho comprato, e finito di leggere or ora, la sceneggiatura di Harold Pinter sulla Ricerca. E volevo consigliarvela se ancora a qualcuno non è capitato di leggerla.
    Molto di atmosfera devo dire. Un saluto. Fulvia72

  10. Anonimo ha detto:

    Fulvia72
    Tutte le “rubriche” sono adatte, per le segnalazioni di questo tipo. Grazie. E’ vero, la sceneggiatura di Pinter merita d’esser letta

  11. Giovanni ha detto:

    Mi inserisco nella conversazione dopo quasi sette anni dalla sua prima pubblicazione!

    Avrei piacere di leggere la critica di Proust ma non riesco a trovare il libro in vendita online (sono un immigrato residente in Inghilterra).

    Sono un gran ammiratore di Proust, della sua Ricerca e della sua introspezione. Ma secondo me un romanzo come L’ Educazione Sentimentale si eleva ai massimi livelli della letteratura di tutti i tempi, assume una forte indipendenza che lo isola dai ogni comparazione con ogni altra opera di narrativa senza eccezione neanche per i sublimi scritti di Proust. Io innanzitutto sottolinerei la bellezza dei libri di Flaubert e poi magari mi preoccuperei dell’epistolario di uno scrittore che tra l’altro ha anche creato la massima eroina letteraria dell’800 (insieme ad Anna K.)

    Ho letto che Flaubert diceva di se stesso “che la prosa non gli era naturale, non gli usciva dalle mani con la stessa facilita’ di altri scrittori” come Hugo o Balzac e che allo stesso tempo per lui lo scrivere era attesa della parola giusta da inserire nella frase che doveva essere perfetta. Non valeva la pena affrettarsi per scrivere qualcosa di rutto o perfettibile. A volte pare che impiegasse giorni solo per completare una pagina.
    E forse questi due aspetti hanno contribuito al fatto che ci sono anni di lavoro dietro ognuna delle “poche” opere di Flaubert e che sono tutte (quelle che ho letto) di incredibile bellezza!!

    Forse, e qui favoleggio, c’era un divario tra l’aristocrazia di Proust e la medieta’ dei personaggi di Flaubert, che creava qualche incomprensione?

    Ciao e grazie per parlare di letteratura!

  12. gabrilu ha detto:

    @Giovanni
    il volume Einaudi che, come dice il titolo, raccoglie gli “Scritti mondani e letterari” di Proust è da anni fuori catalogo e, per quel che ne so, introvabile. Io ne posseggo una copia acquistata secoli fa e come puoi ben immaginare me la tengo ben stretta 🙂
    L’articolo di Proust su Flaubert (che non posso ricopiare qui perchè molto lungo, un vero e proprio mini-saggio), però, lo puoi trovare per intero e corredato da utili note nell’edizione Newton Compton che contiene tutte le opere più importanti di Flaubert, e che è acquistabile anche in eBook ad un prezzo davvero conveniente. Puoi dare un’occhiata >>QUI
    Grazie per il tuo commento e le tue considerazioni su due grandissimi della letteratura francese ma non solo.
    Ciao! 🙂

    • Giovanni ha detto:

      Gabrilu, grazie mille. Vado subito a dare un’occhiata. Complimenti per il blog che ho iniziato a seguire e che mi tiene compagnia in terra (e lingua) straniera.
      Ciao,
      Giovanni

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