LEGGETE IL MENO POSSIBILE!

Henry Miller
“…provo l’irreprimibile impulso di offrire un consiglio gratuito. Ed è questo: leggete il meno possibile, non il più possibile! Oh, non crediate che io non abbia invidiato quelli che si annegano nei libri. Anch’io, segretamente, vorrei immergermi nel mare di libri che ho tanto vagheggiato. Ma so che ciò non è importante. Ora so che  non avevo bisogno di leggere neanche un decimo di quanto ho letto. La cosa più difficile nella vita è apprendere a fare soltanto ciò che è strettamente vantaggioso, strettamente vitale al proprio benessere.

V’è un modo eccellente per mettere alla prova questo prezioso consiglio che non vi ho dato avventatamente. Quando vi imbattete in un libro che vi piacerebbe leggere, o che pensate dovreste leggere, mettetelo in disparte per qualche giorno. Ma pensateci quanto più intensamente potete. Che il titolo e il nome dell’autore occupino la vostra mente. Pensate ciò che avreste scritto voi stessi, se ne aveste avuto l’opportunità. Domandatevi seriamente se sia assolutamente necessario aggiungere quest’opera al vostro bagaglio di conoscenze, o al vostro fondo di piacere. Cercate di immaginare che cosa significherebbe rinunciare a questo piacere, a questa illuminazione in più. Dopodichè, se ancora pensate di ‘dover’ leggere quel libro, soffermatevi a considerare con quanta straordinaria perspicacia lo affrontate. Considerate inoltre che, per quanto stimolante esso possa essere, in realtà ben poco di questo libro vi è veramente nuovo.

Se siete sinceri con voi stessi, scoprirete che la vostra statura si è accresciuta a motivo del semplice sforzo di aver resistito al vostro impulso”.

Henry Miller, I libri nella mia vita (tit. originale The books in my life), traduz. di Bruno Fonzi, Einaudi, 1976, pag. 16

 

Annunci

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Citazioni, leggere e scrivere e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a LEGGETE IL MENO POSSIBILE!

  1. PattyBruce ha detto:

    D’accordo sul saper selezionare i libri da non leggere, ma per il resto…e poi, quale alternativa ho? Guardare la tv? Stirare? Per uscire non ho la forza fisica, e non ho nessun talento particolare negli altri campi, inoltre odio fare sport. Cosa faccio d’altro nella vita che mi possa dare una certa soddisfazione?

  2. arden ha detto:

    Non conoscevo questo consiglio di Miller.
    Mi garba. Forse è l’età che porta a queste considerazioni (un po’ simili, d’altra parte, al paradosso del mentitore: poiché ho letto tanto posso dire che non è utile leggere tanto;-))
    Naturalmente non va fatto conoscere ai non lettori…

  3. khinna ha detto:

    concordo. è per questo che mi piace lasciare un po’ “decantare” i titoli nuovi, leggerli quando l’onda del marketing è passata, così so che li leggo perché liho scelti, e non perché qualcun altro li ha scelti per me.

  4. gabrilu ha detto:

    penso sia legato all’età, al sentire di avere poco tempo e non aver voglia di sprecarlo, si legge meno, ma meglio
    ciao cris

  5. alexandra3 ha detto:

    PattyBruce Miller (ma anche Virginia Woolf, Montaigne, Manganelli, Schopenhauer e tanti altri) non dice di non leggere, tutt’altro. Dice di non leggere di tutto e indiscriminatamente. Di utilizzare al meglio il proprio tempo di lettura. Di affinare gli strumenti per non annegare nei libri-bufala. Il che mi sembra cosa saggissima assai.

    arden infatti io questi “consigli di non lettura” li metto qui, che è un blog frequentato prevalentemente da lettori e lettrici 😉
    E li intendo come strumenti di autodifesa del lettore 😉
    … Bello il paradosso del mentitore. Concordo, ovviamente.

    Barbara Faccio anche io così. E non me ne sono mai pentita.

    khinna Mi permetto di tradurre quello che dici in “non è tanto importante quanto si legge, ma il come e il che cosa si legge”.

    Pensiamo ad Emma Bovary. Lei leggeva, e moltissimo. Però non sapeva leggere, ed i troppi romanzi le hanno fritto il cervello, alla fine 😉

    E poi… il problema più grosso che abbiamo noi lettori di oggi è quello di riuscire a districarci nella marea di schifezze che si riversano giornalmente nelle librerie e di riuscire a difenderci per non rimanerne travolti.

  6. gabrilu ha detto:

    Un momento unico: rileggere a distanza di tempo un libro scelto dopo una selezione e capire che è uno dei miei libri.
    A presto

  7. utente anonimo ha detto:

    alexandra hai toccato secondo me un punto fondamentale.

    Non c’è infatti miglior test di qualità di un romanzo che la cosiddetta “prova di rilettura”. Se regge, se anche dopo tanti anni non ci delude ma lo leggiamo con lo stesso senso di scoperta della prima volta, vuol dire che quel romanzo è OK, altrimenti vuol dire che quel libro ci aveva colpito perchè riusciva a toccar le nostre corde in un particolare momento e per particolari motivi, ma il suo livello di complessità non era tale da reggere la sfida dei nostri inevitabili cambiamenti.

  8. alessandro62 ha detto:

    Non leggo quasi più, rileggo. Romanzi, non saggi, che a mio avviso sono proprio quelli che friggono il cervello. Ma è un discorso che non posso esaurire in poche righe, se non dicendo che è la qualità letteraria che dà, di per sé, la verità della cosa di cui si scrive, qualsiasi sia la cosa. C’è più verità in Daniello Bartoli e in Giuseppe Baretti che nel saggio più aggiornato. Questo non vuol dire che io viva nel mondo del Bartoli, del Baretti, del Cellini, o di Laclos o di Lermontov, vuol dire che il loro modo apre delle porte e posso entrare in stanze che loro non immaginavano neppure, ma in cui non sarei entrato se non avessi letto (e riletto) loro. Di recente ho riletto, credo per la quarta volta Vanity Fair. Ho faticato per metà delle pagine, quando Thackeray è lui a condurre il gioco da vittoriano acculturato, ma quando arriva Becky Sharp è festa grande, perché Becky è più vasta del suo stesso autore, scappa dalle sue mani, ha una vita sua propria. Come la presidentessa Tourvel in Laclos, ci si accorge, un bel giorno, che è un personaggio più vasto della Meurteil.
    Accettiamo che queste cose accadano nella pittura, perché non ammettere che accadono anche in letteratura? L’opera vive di una vita che non invecchia, dice Laborit, e gli credo – anche perché porta le prove, occhio, è un biologo – non solo, fra il lettore e lo scrittore si crea una complicità, per cui l’opera, cosa viva, alla Laborit, sguscia fra le mani di entrambi e diventa altra da quella che era stata dieci anni prima, al tempo della lettura iniziale e iniziatica. Per capirlo, che vuol dire provarlo a se stessi, occorre però una cosa che troppi trascurano di fare: scrivere ogni giorno, fosse pure solo una paginetta, fossero pure delle righe che nessuno leggerà, che poi non è vero, chi scrive si rilegge, e con amorosa durezza si riscrive.
    Un gran bel gioco da condurre con la serietà felice di bambini quando hanno il gioco giusto. Funziona.

    Saluto la signora Gabriella che mi par di capire si assenterà, non doveva farmi questo, visto che sono appena arrivato. Mi consolerò approfondendo il magnifico sito su Proust, non vorrà chiudere anche quello? Spero proprio di no.

    buonanotte
    Primo Casalini

  9. meister ha detto:

    ci si nega e ci si concede a volte si soddisfa un capriccio, si ripone a metà quasi un coito interroto, o un rapporto noioso che prende polvere nello scaffale più alto

  10. gabrilu ha detto:

    Capitato qui per caso, attirato dal nome di Proust. Sto rileggendo la Recherche per l’ennesima volta… il leggere sempre di meno non fa per me. Henry Miller era un lettore onnivoro e gli stimoli alla lettura mi sono venuti principalmente da lui… ma questa è preistoria.
    Ciao, tornerò a trovarti
    Roberto

  11. dreca ha detto:

    meister benvenuto, caro Wilhelm 🙂
    Come già detto abbondantemente, non si tratta di legger meno, ma di legger meglio…
    Dici che stai leggendo la RTP per l’ennesima volta? Eh, come ti capisco! ^___^

  12. gabrilu ha detto:

    solo una piccola osservazione, ma che male c’è a leggere un libro che in quel preciso momento ci fa vivere una bella esperienza, anche se a distanza non lo entiremo più nostro, però magari ci ridarà un noi stessi passato che rischia di andar perduto?

  13. Anonimo ha detto:

    dreca
    Ciao dreca 🙂
    Infatti non c’è nulla di “male”. Nessuno ha detto questo. Personalmente poi, per quanto mi riguarda, ogni tanto sento proprio bisogno di leggere roba “usa e getta”. Specialmente quando ho appena terminato un libro importante e che mi ha coinvolta a parecchi livelli. La trovo una sana pratica di igiene mentale 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...