IO C’ERO

Ordunque. Voglio fare un raccontino.

Arrivo a Budapest   giovedi 15 Marzo intorno alle 17.00 dopo un Palermo-Milano Malpensa-Budapest. Praticamente tutta la giornata tra aeroporti e aerei. Quindi stanca morta.

Arrivo al mio albergo, che è centralissimo che più centralissimo non si può ("in the heart of historical downtown Budapest" recita la sua non menzognera brochure). Sta infatti in Királyi Utca. Che è una parallela di Andrássy Ut (Viale Andrassy) ed a tre passi da Deák Ferenc Tér, la piazza dove si trova lo snodo principale della metropolitana di Budapest.

Come faccio sempre in questi casi, dopo essermi sistemata in albergo esco per andare a mangiare nelle vicinanze (per me il giorno del viaggio rappresenta "giornata persa"; la vita comincia il giorno dopo).

Dunque vado a cena in Vörösmarty Tér, da Gerbeaud, che oltre la pasticceria ha la brasserie nel sottosuolo. Mentre finisco di cenare (locale vuoto, e questo già mi sembra molto strano ma mi dico che io arrivo dalla Sicilia e magari in inverno a Budapest hanno orari diversi dai miei qui in Terronia) accendono il televisore e comincio a vedere una diretta — commentata concitatamente e ovviamente in ungherese — in cui si vedono manifestanti, polizia, idranti etc. etc. etc.

Il fatto è che se non capisco le parole dei giornalisti in studio e degli inviati "sul campo", capisco però fin troppo bene le immagini, ed anche le didascalie sotto le immagini, che indicano i luoghi. Ed i luoghi sono praticamente quelli sopra la mia testa. Quelli vicini al ristorante ed al mio albergo: Andrássy Ut, Oktogon, Deák Ferenc Tér.

E proprio da Deák Ferenc Tér io devo passare per tornare in albergo. In tutto devo solo attraversare una piazza e due strade. Che devo fare? Di taxi manco a parlarne: da lì non si passa, tutto bloccato. E poi… per tre-quattrocento metri… un taxi? Mi vergogno solo a pensarlo. Perciò gambe in spalla e mi incammino. Ad un certo punto mi ritrovo tra cassonetti rivoltati e dati alle fiamme, gente con passamontagna ed urlante. Sirene a go go.
E comincio a sentire quelli che sul momento mi sembrano spari. Mi dico: "Ecco arrivato il mio momento di gloria: vedo già il titolo dei giornali: "Turista italiana beccata da una pallottola vagante nel centro di Budapest". Ma capisco subito che non di spari si tratta ma dei lacrimogeni della polizia.

Lo capisco per il semplice fatto che gli occhi cominciano a lacrimarmi e a bruciarmi da matti (no, non sono usa a camminare con un sacchetto di limoni di scorta).

All’incrocio, nella piazza, c’è un grande e ramificato sottopassaggio, ma mi guardo bene dall’avventurarmici, mi sembra che mi caccerei in una trappola per topi. Comunque. Riesco non so nemmeno io come a rientrare in albergo.

Gli occhi in fiamme. Alla reception mi si precipitano con asciugamani e raccomandazioni "acqua, si lavi gli occhi con l’acqua…" etc.

Guadagnata la mia stanza infilo la faccia sotto il rubinetto, passa tutto e non ci penso più.

Ieri ho dato un’occhiata su YouTube ed ho visto che sono già presenti parecchi filmati di quella sera. Ho scelto questo che si riferisce proprio al posto dov’ero io. Merita di esser visto per intero. Solo vedendo da casa mia qui a Palermo questo filmino mi sono spaventata pensando: "ma guarda un pò dove ero capitata"…Si, la paura può essere retroattiva.

Ah, dimenticavo: tutto questo ha un senso, non è che non ce l’abbia: il 15 marzo per l’Ungheria è Festa Nazionale, si commemora la Rivoluzione (fallita) del 1848 per l’indipendenza contro la monarchia austriaca. Oggi l’Ungheria ha una situazione politica molto, molto travagliata (è un popolo che, come diremmo qui da me in Terronia " non ha risetto" = "non ha mai serenità/pace")

E su questo avrei da dire tante cose, ma sarebbe troppo lungo e fra poco ho la puntata di LOST che mi aspetta

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Informazioni su gabrilu

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19 risposte a IO C’ERO

  1. MariaStrofa ha detto:

    Buonasera, sono del Corriere di Splinder.

    Che cosa si prova in quei momenti? 🙂

    p.s. piaciuta la domanda classica?

    be’, via meglio Lost alla tele che Lost là (altra battuta scontata)

    ciao

  2. sgnapisvirgola ha detto:

    Accidenti, sei una ragazzaccia! Non ti si può lasciare sola un attimo che rischi di brutto!:) Per fortuna che è andato tutto bene. Il filmato mi ha fatto tornare in mente Genova e lo stadio di Heysell:(( Brutti ricordi.
    Per fortuna sei a Palermo:)
    Se passi da me c’è un saluto particolare.

  3. annaritav ha detto:

    Bentornata sana e salva. Hai perfettamente ragione quando parli del gusto forte della paura retroattiva. Rivivere a posteriori un pericolo o a una situazione drammatica è assai più angosciante del momento in cui ci si è trovati.

  4. khinna ha detto:

    è brutto in più perché è notte e non si capisce niente di quel che dicono, anche se i lacrimogeni hanno un linguaggio internazionale e cavolo se bruciano!
    buona giornata
    cris
    p.s. Lost mi deve spiegare come fa un sopravvissuto ad uno schianto in mongolfiera, vissuto in una grotta per 4 mesi ad avere un taglio di barba e capelli alla Testanera

  5. amfortas ha detto:

    Mi sono trovato anch’io in una situazione simile, accidenti, ma almeno ero a Milano e potevo comunicare!
    Ciao.

  6. gabrilu ha detto:

    MariaStrofa ah, cara Mary, quanto mi piacciono queste domande intelliggggenti! Sapessi quanto mi piacciono!
    Quando sento il o la giornalista di turno in TV chiedere robe del genere a gente scampata da pochi minuti a catastrofi varie o a genitori i cui figli sono stati appena massacrati rimango ipnotizzata… E mi chiedo sempre se ci sono o ci fanno…(tendo a pensare, per la verità, che molti di loro proprio ci sono…)
    P.S. A proposito, tiro un sospiro di sollievo a vedere che non ti sei dissolta nel cyberspazio ^____^

    sgnapis ho appena visto il post sul tuo blog. Beh, sono senza parole. E dire che ce ne vuole, per lasciarmi senza parole… 0___0
    L’unica cosa che mi viene da dire è che la ragazzaccia sei tu, altro che storie! Si fanno mica scherzi del genere, che rischi di farmi venire un coccolone! 🙂

    annaritav io le paure le ho sempre retroattive. In tutti i momenti “critici” della mia vita, menre li vivo sono di una freddezza mostruosa perchè penso: “in questo momento non posso permettermi il lusso di andare in pallone”. Poi dopo, quando tutto è passato, mi vengono le crisi.
    La cosa singolarissima è che l’indomani mattina, passando da quelle strade, non si vedeva più la benchè minima traccia dei casini della sera prima. Se non avessi visto tutto con i miei occhi (e se non ci fossero state le immagini televisive) avrei detto di essermi sognata tutto.

    khinna verissimo.
    A proposito di LOST (non mi toccare LOST, eh?). Non so se tu l’hai seguito dall’inizio (io si). La chiave di lettura per apprezzare Lost NON può e non deve essere quella della verosimiglianza e del realismo, perchè se lo leggi in quest’ottica ci sono un milione di cose che non stanno in piedi, tanto che l’elenco sarebbe troppo lungo.
    La chiave di lettura di Lost è quella della metafora. Allora tutto acquista senso.
    In questo, sono completamente d’accordo con Aldo Grasso, che la pensa esattamente come me (nota la raffinatezza egocentrica: mica ho detto che io la penso come lui 😉

    Amfortas verissimo. Il problema della lingua è fondamentale in qualunque occasione in cui ti trovi in una situazione critica. Che non necessariamente deve essere drammatica. Quando non si dispone di un codice linguistico comune risulta complicato anche litigare con un negoziante o far valere le proprie ragioni, chessò, con un tassista o un vigile urbano…

  7. khinna ha detto:

    Lost piace molto anche a me e che ogni tanto mi fisso sul particolare.
    In ogni caso sto iniziando a prendere nota di albergo, ristorante… aspetto il resto e spero di riuscire prima o poi a fare questo giro anch’io.
    p.s. bello il post che ti hanno dedicato e lo condivido (che invidia! ;)) ciao cris

  8. sgnapisvirgola ha detto:

    Te pensa a fare a modo e a rimanere sana e salva…
    Ma guarda te cosa mi combina questa signora, che non si può mai stare tranquilli:)

    Sono contenta che ti piaccia. Buona giornata cara.

  9. franny ha detto:

    ci provo anche io a fare una domanda intelligggente: non ti sei sentita immersa nel Flusso della Storia (o della Cronaca, a scelta)? Comunque bentornata, mi spiace per gli occhi infiammati e per la cattiva digestione dopo la cena da Gerbeaud.

  10. lucamadeus ha detto:

    storia di ordinaria follia… non clicco sul filmato, ho paura, tanto temo che siano immagini che già conosciamo in altri luoghi in ogni tempo…

  11. Nadal ha detto:

    un viaggio turbolento, insomma, accidenti
    stasera mi guardo il filmato, intanto passo per un saluto pomeridiano
    L.

  12. Nadal ha detto:

    Ehilà! Leggo spesso e tacitamente il tuo blog, così ti pongo una domanda: mettendomi nei miei panni, che sono di uno che ha puntato l’Ulisse di Joyce, oltrechè consigliarmi di avere tempo, pazienza anzi tenacia, credi che dovrei accompagnare la lettura a qualche guida? Dicono sia molto complicato e scritto su vari piani, ovviamente vorrei scalarli tutti!

  13. utente anonimo ha detto:

    “accompagnare la lettura CON qualche guida…” lo so… 🙂

  14. ausrufezeichen ha detto:

    …tu c’eri, ma ha me co’ sto’ “reality” mi hai messo paura, bentornata! Limi.

  15. trudilollosa ha detto:

    Bentornata!Fortuna che sei riuscita a tornarci sana e salva :).. A parte l’arrivo semi-tragico, mi auguro che il resto del soggiorno a Budapest sia stato meno da panico!

  16. gabrilu ha detto:

    Ciao sono passata a leggere il tuo racconto, mica male come esperienza. Peccato, magari ora Budapest non ti sarà molto simpatica…e pensare che è così bella.
    🙂

  17. Nadal ha detto:

    sgnapis 🙂

    barbara uhmf… sai che me lo sono chiesta pure io? Mi sono risposta che in un certo senso si, perchè le vicende storiche e la vita vera dei posti in cui vado mi interessano esattamente quanto i musei, i panorami, le sale da concerto e le bancarelle di souvenir. Un test di realtà non fa male, serve a ricordarsi che i posti in cui andiamo hanno una loro storia, una loro vita, e che non devono essere guardati solo con gli occhi degli stereotipi turistici…
    In quanto alle cena, ti assicuro che l’ho digerita ottimamente e ho dormito come un angioletto 🙂

    franny hai ragione, purtroppo alcune cose sono fin troppo diffuse e simili dappertutto

    lucamadeus solo la sera dell’arrivo è stato turbolento, il resto della permanenza è filato tutto a meraviglia e Budapest me la sono proprio goduta

    Nadal benvenuta cara Nadal. Per quanto riguarda Joyce ed il suo Ulisse non sono la persona più adatta a dare consigli. Non amando particolamente questo libro non ho mai sentito l’esigenza di approfondire più di tanto. Però posso dirti che esiste (ma probabilmente lo sai già) questa edizione Oscar Mondadori .
    Due voll. uno dei quali è appunto una guida alla lettura.

    Limi Bentornato a te! L’hai riaperto il tuo blog? Se lo riapri fammelo sapere, ok?

    ausrufezeiche e trudillosa come ho scritto sopra, è poi andato tutto benissimo. Budapest continuo ad adorarla. E’ bellissima e sicuramente ci tornerò. Sarebbe stupido lasciarsi condizionare da una cosa come questa. Come dire “non vado più Genova dopo il G8” oppure “non vado in Sicilia perchè c’è anche la mafia”…
    Ci sono fin troppi altri posti al mondo dove invece è davvero pericoloso andare, altro che Budapest…

  18. Nadal ha detto:

    BenvenutO carO… 😀
    Possiedo una copia di quel libro di un’altra casa editrice, ma a questo punto prenderò quella della Mondadori, a quanto sembra non si può prescindere da una guida (almeno la prima volta che lo si legge). Ma davvero che non ti piace Joyce? Pensa che per me popola placidamente l’Olimpo con Proust, Dostojevski e Camus!

  19. Anonimo ha detto:

    ..c’è un che di troppo…

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