MAGDA SZABÓ – LA PORTA e LA BALLATA DI IZA

La porta (copertina)

Quando, nel 1959, Herman Hesse aiutò Magda Szabó a pubblicare in Germania Affresco scrisse di lei: “Con Frau Szabó avete pescato un pesce d’oro. Comprate tutte le sue opere, quello che ha scritto e quello che scriverà.”

Io Magda Szabó l’ho scoperta soltanto adesso, ed ho letteralmente divorato i suoi unici due romanzi finora tradotti e pubblicati in Italia (da Einaudi): La porta e La ballata di Iza.

Mi sono trovata di fronte una scrittrice di tale levatura che mi è venuto spontaneo chiedermi: “Ma com’è che una così la si pubblica soltanto ora?!?”.
Ma la Szabó è ungherese e dunque la risposta a questa domanda l’ho trovata, com’era prevedibile, nella recente storia d’Ungheria. Come Sándor Márai, come Agota Kristof, come chissà quanti altri scrittori ungheresi che ancora non conosciamo, anche Magda Szabó è stata una vittima del regime filosovietico.

Nata nel 1917 a Debrecen da una famiglia dell’alta borghesia, Magda Szabó esordisce a ridosso della Seconda Guerra Mondiale come poetessa. Le sue opere vengono accolte molto favorevolmente e viene subito indicata come una delle migliori promesse della letteratura ungherese. Ma alla fine degli anni Quaranta, con l’insediamento in Ungheria del regime filosovietico e dell’estetica (a mio parere nefanda) del “realismo socialista”, Magda viene accusata dal regime di non occuparsi nelle sue opere della vita contadina ed operaia. Lei allora sceglie la via dell’esilio.

Il suo è però un esilio diverso da quello di Márai e della Kristof. Márai infatti abbandona per sempre l’Ungheria nel 1948 per un destino di apolide senza patria pur continuando sempre a scrivere nella sua lingua madre, l’ungherese. Agota Kristof fugge dall’Ungheria nel 1956 dopo il sanguinoso intervento dell’Armata Rossa e, rifugiatasi in Svizzera, scriverà le sue opere in francese. Magda Szabó sceglie invece una sorta di autoesilio artistico: pur rimanendo in Ungheria e continuando ad insegnare ed a tradurre non pubblicherà nulla della sua produzione letteraria.

Il suo ritorno e l’arrivo della fama internazionale avvengono alla fine degli anni Cinquanta quando, come dicevo, viene (ri)scoperta da Herman Hesse.

Oggi è considerata una delle più grandi scrittrici ungheresi, se non la più grande.

Magda Szabó è autrice — leggo nei risvolti di copertina dei due volumi Einaudi — di numerosi romanzi, drammi, raccolte di poesie. Spero proprio che la traduzione e la pubblicazione delle sue opere in Italia non si arresti a questi due romanzi. La Szabó scrive in ungherese, e dunque la traduzione è per la maggior parte di noi l’unica condizione per poterla leggere.

Mi piacerebbe parlare a lungo e in modo dettagliato di La porta e de La ballata di Iza, ma questo post diventerebbe troppo lungo e dunque vi rinuncio scegliendo invece di rimandare alla lettura di alcune ottime recensioni che ho trovato in rete.

Però due cose voglio dirle. E sono su alcune analogie tra i due libri. La prima è che in entrambi i romanzi, il motore narrativo è costituito da un’azione (o da una serie di azioni) che, sebbene compiuta con le migliori intenzioni e dettata da amore, affetto, desiderio di fare il meglio determinano la privazione della vita di una persona.

La seconda, che i personaggi principali di queste due storie sono due coppie di donne: una scrittrice e la sua domestica Emerenc in La porta, la vedova Etelke e sua figlia Iza ne La ballata di Iza. Sono personaggi straordinari, di quelli che balzano fuori dalle pagine e che sembra abbiano davvero una vita propria. Più reali di tante persone reali.

Ho letto La porta e La ballata di Iza uno di seguito all’altro. Per molti giorni ho avuto serie difficoltà a intraprendere nuove letture. La mia mente continuava ad essere presa dalle vicende, dagli interrogativi, dalle personalità di Emerenc, di Etelka, di Iza…

Picccola nota a margine: Il volume de La ballata di Iza è pieno di refusi tipografici. Una sciatteria veramente non degna di una casa editrice come l’Einaudi. Un vero peccato.

Magda Szabo (foto)
Una gigantografia di Magda Szabó
in una grande libreria in Károly Körút a Budapest
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46 risposte a MAGDA SZABÓ – LA PORTA e LA BALLATA DI IZA

  1. khinna ha detto:

    sto cercando di recuperare quanti più libri posso di Anna Banti, naturalmente come “antiquariato”
    in uno di questi editato dal club degli editori nel 1967, nell’ultima pagina dedicata ai libri disponibili c’è un “Szabò”, (niente nome) intitolato L’altra Ester, provo a cercare, poi ti dico
    ciao
    cris
    ciao cris

  2. gabrilu ha detto:

    khinna
    Infatti “L’altra Ester” della Szabo fu pubblicato da Feltrinelli negli anni ’60 (ho dimenticato di metterlo nel post ma lo si legge in uno dei link a cui rinvio) e temo fortemente che oggi sia più o meno introvabile.

    Per Anna Banti: anch’io mi sto dando molto da fare, con lei. Credo che unendo le energie possiamo fare un buon lavoro, almeno nel nostro piccolo, almeno nei nostri blog…
    Ciao bella 🙂

  3. dreca ha detto:

    bellissimo ritrovare così tante volte citata la Szabò, ho letto “La Porta” e sono rimasta anch’io molto colpita dalla sua prosa.
    grazie anche per i link

  4. emider ha detto:

    Ho appena comprato un libro di questa scrittrice perchè mi ha incuriosito, la tua recensione mi invita a leggerlo quanto prima

  5. MariaStrofa ha detto:

    Bene, i tuoi toni sono convincenti, perquindi percui 🙂 – meno male che almeno Herman Hesse ha avuto la sua funzione letteraria, qui perché (omissis)…

    “Picccola nota a margine: Il volume de La ballata di Iza è pieno di refusi tipografici. Una sciatteria veramente non degna di una casa editrice come l’Einaudi. Un vero peccato.”

    L’avrò detto diecimila volte ma lo ripeto.

    L’einaudi d’antan era una casa editrice che si vantava di non avere mai avuto un refuso tipografico: i correttori di bozze leggevano da destra a sinistra per evitare la lettura idiomatica, quella che ti fa leggere casa dove c’è scritto cassa anche se lo leggi trecento volte. All’incontrario il refuso salta fuori.

    o tempora, o mores (era il tempo delle more) cantava mino reitano.

    ciao

  6. amfortas ha detto:

    Mai sentita…ma è bello scoprire di essere sempre più ignoranti, nonostante si abbia una certa presunzione culturale.
    L’importante è rimanere umili.
    Grazie per la segnalazione e ciao 🙂

  7. sabrinamanca ha detto:

    Avevo già letto delle recensioni entusiastiche su questa scrittrice ma non riuscivo più a ricordare il cognome. Avevo nella testa Lazlo, chi sa perché.
    Grazie di aver parlato di lei. Qui ho trovato due libri in più (rue Katalin e Moses 22) forse perché con La porta la scrittrice ha vinto nel 2004 il premio femina per la narrativa straniera. Mi precipito a comprare La porta.
    merci encore

  8. gabrilu ha detto:

    dreca
    sono molto contenta che anche tu apprezzi la Szabo. Ti consiglio allora vivissimamente di leggere anche La ballata di Iza, vedrai che non è assolutamente da meno de La porta

    emider
    ciao 🙂 Sono curiosa di sapere qual’è il libro che hai comperato 🙂
    Ho appena visto nel tuo blog il post su Una storia d’amore e di tenebra del mio amatissimo Amos Oz. Splendido libro, da leggere e rileggere…Anch’io qualche anno fa ne avevo scritto qualcosa, ma non sul blog, che ancora non avevo

    MariaStrofa
    Conosco poco Hesse. Avevo cominciato anni fa con “Il lupo nella steppa” e lo trovai comsì comsà, senza infamia e senza lode. Subito dopo però incappai in “Siddharta”, e ne porto ancora i segni ^___0. Però alcuni titoli di Hesse sono belli: “il gioco delle perle di vetro” è un bellissimo titolo. Per il conenuto non so. “Siddharta” m’aveva fatto passare ogni voglia di approfondire.

    Refusi: verissimo quello che dici di Einaudi. Ma il massimo dell’imbufalimento io l’ho avuto con il secondo volume dei Meridiani Mondadori (no, dico: Meridiani Mondadori, la Pleiade italiana, tomo comprato nuovo regolarmente in libreria 49,00 Euro, mica bruscoilini) delle Memorie di Casanova: una cosa oscena; ogni pagina refusi, addirittura righe saltate, insomma un abominio (primo e terzo vol invece a posto, che strano). Una cosa talmente esagerata da rappresentare veramente “un caso”. Ce l’ho ancora il volume, ovviamente, e chiunque potrebbe verificare di persona.

    Roberto
    ciao Roberto, che piacere 🙂

    Amfortas e tutte le cose che apprendo io dal tuo blog? 🙂

    Sabrina
    Grazie a te della dritta, com’è che non mi era venuto in mente, di cercare qualcosa in francese? Mi sono fiondata subito sul sito della Fnac ed ho trovato “Rue Katalin”, e lo comprerò. Ho trovato parecchie cose (molte delle quali però accompagnate dalla scritta “non disponibili”) sul sito francese di Amazon
    In quanto a “Moses 22” da quello che ho capito è in traduzione tedesca, ed io il tedesco ahimè non lo leggo (anche se è una lingua che mi piace moltissimo)

  9. gabrilu ha detto:

    dreca
    sono molto contenta che anche tu apprezzi la Szabo. Ti consiglio allora vivissimamente di leggere anche La ballata di Iza, vedrai che non è assolutamente da meno de La porta

    emider
    ciao 🙂 Sono curiosa di sapere qual’è il libro che hai comperato 🙂
    Ho appena visto nel tuo blog il post su Una storia d’amore e di tenebra del mio amatissimo Amos Oz. Splendido libro, da leggere e rileggere…Anch’io qualche anno fa ne avevo scritto qualcosa, ma non sul blog, che ancora non avevo

    MariaStrofa
    Conosco poco Hesse. Avevo cominciato anni fa con “Il lupo nella steppa” e lo trovai comsì comsà, senza infamia e senza lode. Subito dopo però incappai in “Siddharta”, e ne porto ancora i segni ^___0. Però alcuni titoli di Hesse sono belli: “il gioco delle perle di vetro” è un bellissimo titolo. Per il conenuto non so. “Siddharta” m’aveva fatto passare ogni voglia di approfondire.

    Refusi: verissimo quello che dici di Einaudi. Ma il massimo dell’imbufalimento io l’ho avuto con il secondo volume dei Meridiani Mondadori (no, dico: Meridiani Mondadori, la Pleiade italiana, tomo comprato nuovo regolarmente in libreria 49,00 Euro, mica bruscoilini) delle Memorie di Casanova: una cosa oscena; ogni pagina refusi, addirittura righe saltate, insomma un abominio (primo e terzo vol invece a posto, che strano). Una cosa talmente esagerata da rappresentare veramente “un caso”. Ce l’ho ancora il volume, ovviamente, e chiunque potrebbe verificare di persona.

    Roberto
    ciao Roberto, che piacere 🙂

    Amfortas e tutte le cose che apprendo io dal tuo blog? 🙂

    Sabrina
    Grazie a te della dritta, com’è che non mi era venuto in mente, di cercare qualcosa in francese? Mi sono fiondata subito sul sito della Fnac ed ho trovato “Rue Katalin”, e lo comprerò. Ho trovato parecchie cose (molte delle quali però accompagnate dalla scritta “non disponibili”) sul sito francese di Amazon
    In quanto a “Moses 22” da quello che ho capito è in traduzione tedesca, ed io il tedesco ahimè non lo leggo (anche se è una lingua che mi piace moltissimo)

  10. MariaStrofa ha detto:

    #9 – gabrilu: infandum ecc…

    meridiani? pléiade? ah be’, avrebbe dovuto ma non lo è mai stata. pensa, e te lo dico proprio perché sei tu (nel senso di attinenza al tema) che il quarto volume della Ricerca ha le pagine all’incontrario. Tu lo apri ma per leggerlo devi capovolgerlo :-/

    Potevo cambiarlo, ma mi ci sono affezionato come a un figlio con problemi.

    I meridiani, gabrilu, sono una cosa assolutamente vergognosa e questo da molto tempo, quasi da subito, forse dopo Giansiro Ferrata che li aveva inventati.

    inchiostri sbiaditi, pagine mal tagliate… refusi a tutto spiano… un disastro.

    Adesso, poi stanno svendendo la collana in edicola al prezzo di 12,90 (ok manca la rilegatura) ma a quel prezzo tutto è accettabile.

    L’Einaudi, ora, un mezzo disastro.

    In adelphi we trust.

    Riguardo a Herman Hesse… Siddharta… lasciamo stare… una delle più grande bufalone editoriali.
    Il long-seller dell’editoria italiana.

    Meglio per calasso che ha guadagnato e così ci propone il sublime Henry De Montherlant (anche se un solo titolo finora) – *Le ragazze da marito*.

    ciao

  11. Shelidon ha detto:

    Il tuo commento da Paolo Ferrucci mi ha portata su questo blog, da cui colpevomente mancavo. Deliziosa scoperta: tornerò.
    Di Magda ho letto solo questo, in una strana versione che sembrava fotocopiata ed incollata e che non sono sicura fosse l’originale edito da Anfora. L’ho trovato veramente splendido: dovrò procurarmi gli altri libri di cui parli.

  12. Shelidon ha detto:

    Il tuo commento da Paolo Ferrucci mi ha portata su questo blog, da cui colpevomente mancavo. Deliziosa scoperta: tornerò.
    Di Magda ho letto solo questo, in una strana versione che sembrava fotocopiata ed incollata e che non sono sicura fosse l’originale edito da Anfora. L’ho trovato veramente splendido: dovrò procurarmi gli altri libri di cui parli.

  13. utente anonimo ha detto:

    Sui refusi, non è il refuso in sé che infastidisca (per quanto…) ma l’atteggiamento della persona che lo commette. Andai a sbattere contro una edizione Guanda delle commedie di Giraudoux, di per sé opera meritoria, anche come traduzioni. Fu terribile: ogni pagina almeno quattro refusi. Abbandonai perfino Giraudoux, dal dispiacere.
    Bei guai anche nei libri usciti con Repubblica, che io chiamo i libri vorrei ma non posso: oltre a diversi refusi, anche qualche traduzione sciatta, non era necessario fare tutte traduzioni nuove, occorre discernimento.
    Poi, visto che siamo qui, l’incuria in rete. Secondo me diversi – e diverse – lo fanno apposta, per sfregio. Gente che sta male dentro e si sfoga come può. Io non sono indenne dai refusi, meno male che c’è l’acribìa di Giuliano che non me ne perdona una. Che fare? Me la prendo, correggo e ringrazio, il matitino del blog (di cui ignoravo l’esistenza) è assai comodo.
    Poi c’è la mancanza di acribìa nel tenere i posti belli, ma ogni tanto c’è qualche sorpresa gradevole. In questi giorni sono stato a vedere tre miei Bei Momenti: il Lotto a Trescore, Fra’ Giovanni da Verona in Santa Maria in Organo, le formelle bronzee di San Zeno. Ho avuto qualche problema solo nell’ultimo, che dovrebbe essere il meglio tenuto. Ma a Bergamo, il prete di Santo Spirito chiude il portone alle 11 di mattina, meno male che quello di San Bernardino non fa così. Non è l’organizzazione il punto focale, è l’amore (o disamore) di quella particolare persona: i 3000 (pochi!) che vanno a Trescore ogni anno se li ricordano in Giappone o in Australia gli affreschi del Lotto visti così.

    buona serata
    Primo & Solimano

  14. sgnapisvirgola ha detto:

    Ciao grande donna, passo per lasciare un saluto e sono contenta di questa segnalazione che m’intriga molto, perchè presumo che questi personaggi femminili, scritti da una donna, esplodano in tutta la loro perfetta complessità. Molto interessante, grazie:) Un bacio

  15. erostratos ha detto:

    uno dei refusi più divertenti stava nel primo meridiano di leopardi.
    un giorno passo dal mio amico sanscritista (nonché bibliofilo feticista), e lo trovo che maneggia ‘sto meridiano, lo soppesa, lo apre, lo richiude, se lo guarda come un primario guarderebbe un paziente dato per morto.
    poi mi mostra una pagina: posa il ditone sopra un verso e ce lo tiene dolorosamente premuto (forse dentro di sé schiaccia un foruncolo immaginario)…

    quando sovviemmi di cotanta sperme

    ahahahahah
    vabbe’, un refuso.
    no! e fa un gesto vago, un po’ disgustato, accennando a un altro verso sottostante…

    mia lacrimata sperme!

    eh, ma allora la cosa è sospetta! :))

    mi pare che in seguito li abbiano emendati, ma se qualcuno ha un vecchio meridiano…
    lui non si dava pace. sessantacinque carte di meridiano, all’epoca.

    ps: gabri, poi l’ho presa la szabo (la porta). ancora però non l’ho letto. ne riparleremo. ciao, un bacio

  16. gabrilu ha detto:

    MariaStrofa
    Mi associo al motto “In Adelphi we trust”. Considerami arruolata d’ufficio tra i Soci Fondatori ed Emeriti.

    Shelidon
    intanto grazie e benvenuta.
    Lolò e il principe delle fate l’avevo adocchiato anche io. Tu ne dici gran bene. Insomma pare proprio che ‘sta Magda raccolga consensi da tutte le parti 🙂

    Primo&Solimano
    … che hai allargato la questione del refuso tipografico al più ampio e ahinoi dilagante problema della sciatteria e dell’incuria…non solo tipografica

    sgnapis
    beh, non è che questi due libri siano buoni perchè scritti da una donna. Sono buoni perchè scritti da ***questa***donna.
    Sgnapis, colgo l’occasione per congratularmi: il tuo blog riscuote sempre più consensi, come si suol dire, di pubblico e di critica 😉

    erostratos
    considerando quello che si mormora di Leopardi a questo punto sono propensa anch’io a dire “ah, ma allora la cosa è sospetta” 😉
    A parte gli scherzi: noto con dispiacere che il mio volume di Casanova non costituiva un’eccezione, come io ingenuamente credevo. Da quello che mi dite, di pastrocchi nei Meridiani se ne trovano in molti volumi ed in quantità decisamente non perdonabile.

    Ci tengo molto al tuo parere sulla Szabò. Quando l’avrai letta torna, ripesca questo post e raccontaci le tue impressioni. A me piace che vengano ripescati anche post che potrebbero essere definiti “vecchi”. Anche perchè la maggior parte dei miei post non è legata all’attualità, perciò possono venir tranquillamente ripescati quando si vuole.

    Bisous anche a te, bello 🙂

  17. fuoridaidenti ha detto:

    Ti ringrazio per questo post. Mi segnali una scrittrice che non conosco affatto (e approfitterò dunque dell’offerta su ibs, c’è einaudi scontato al 20%). Quando si parla di scrittori ungheresi, be’, penso sempre a una manciata di nomi. Kormendi, Zilahy in cima, poi uno sconosciutissimo Sandor Torok che scovai su una bancarella, poi Marai, certamente, ma ancor prima un “grande dissidente”, tal Gyorgy Konrad. Lessi un bellissimo romanzo, mi pare edito da Anabasi, non ricordo. Si intitolava “Il perdente”. Ciao

  18. gabrilu ha detto:

    fuoridaidenti
    benvenuto 🙂 Da quel che leggo nel tuo blog e da quel che dici in questo commento, mi sento di dire che la lettura dei libri della Szabo non ti deluderà.
    In quanto agli scrittori ungheresi sono ogni giorno più convinta che quella letteratura è uno scrigno di gioielli ancora in grandissima parte a noi sconosciuti. Molto per la difficoltà della lingua e della traduzione, molto per la travagliata storia dell’Ungheria.
    Ho preso nota degli autori che hai citato, molti dei quali a me sconosciuti 😦

  19. fuoridaidenti ha detto:

    Kormendi Zilahy e Torok potrai trovarli solo in biblioteca oppure su qualche bancarella (l’ultimo poi è un vero terno al lotto)

  20. gabrilu ha detto:

    fuoridaidenti
    Di Ferenc Kormendi lessi, secoli fa, “Incontrarsi e dirsi addio” nei primissimi e vecchissimi Oscar Mondadori, se non ricordo male. Però apparteneva al filone “strappalacrime”, da quel che mi ricordo. Certo mi incuriosirebbe rileggerlo adesso. In quanto a Zilahy e Torok… nulla di loro saprei narrare.

  21. utente anonimo ha detto:

    ho letto entrambi i libri e li ho trovati splendidi, spero vengano tradotte in italiano anche le altre opere

  22. oyrad ha detto:

    Sto leggendo “La porta”… anche se per ora ho letto solo poche pagine… è un libro splendido… Emerenc è un personaggio straordinario, e la Szabò “la ritrae” con delicata ma intensa plasticità.

  23. gabrilu ha detto:

    oyrad
    lietissima che già dall’inizio ti stia piacendo. Ma ne riparliamo quando l’avrai terminato, ok? 🙂

  24. oyrad ha detto:

    Ho finito ieri sera “La porta”… sono senza parole! Posso solo dire che da quando seguo i tuoi suggerimenti, le mie letture sono di gran lunga migliorate per soddisfazione, diletto e qualità! Meno male che ci sono i tuoi post a farmi da bussola, altrimenti mi perderei nelle maree di libri e titoli che, ogni volta che entro in una libreria, rischiano di farmi perdere quel poco del mio senso dell’ orientamento libresco… 😉 Buona giornata, Oyrad

  25. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Ero cer-tis-si-ma che ti sarebbe piaciuto 🙂
    Per il resto… beh, meno male che finora non ti ho fatto prendere bufale e m’è andata bene 🙂

  26. SimonaC ha detto:

    Ho appena acquistato “La porta” (ebbene sì: sono tornata in libreria… altri quattro libri in totale…)
    Sono curiosissima!

    Simona

  27. gabrilu ha detto:

    Simona
    Ed io sono curiosissima di leggere i tuoi commenti 🙂

  28. arden ha detto:

    Iza è un personaggio straordinariamente descritto. Una donna che cerca di “organizzare” i gesti di un affetto premuroso che in realtà non sa sentire. Nella realtà si incontrano figure del genere: nella letteratura credo che questa sia la prima volta.

    (Dei refusi di questo bellissimo libro sono irritata anch’io, perché lo sto leggendo proprio in questi giorni ad alta voce per la UIC e mi spuntano davanti all’improvviso giusto per farmi impaperare).

  29. gabrilu ha detto:

    arden
    Concordo solo in parte con il tuo parere su Iza. L’affetto di Iza è sincero, ma lei non riesce ad esprimerlo nel modo giusto, anzi, non riesce ad esprimerlo se non con gesti sbagliati e che si rivelano di fatto distruttivi, nonostante le sue migliori intenzioni. E’ questa contraddizione che ai miei occhi la rende un personaggio straordinariamente drammatico ed interessante…
    Sono contenta che sia piaciuto molto anche a te, il libro 🙂

  30. PattyBruce ha detto:

    Finito di leggere sia “La porta” che “La ballata di Iza”. Ho un turbinio di sensazioni e riflessioni che mi affollano la mente. Una fra tante, la incapacità di essere empatici con le persone che comunque amiamo, la difficoltà di capire l’altro e di accettarlo in tutte le sue sfaccettature, rispettandolo oltre che amandolo.Forse perché richiederebbe di conoscere ed accettare profondamente anche noi stessi.

  31. gabrilu ha detto:

    PattyBruce
    Mi par di capire dunque che i due romanzi ti sono piaciuti 😉

  32. PattyBruce ha detto:

    Altroché!!! Ma trovo complicato parlarne, penso che ne verrebbe fuori un supermegapost dalle dimensioni improponibili ^____^

  33. SimonaC ha detto:

    La penso anch’io come Patty… La porta è meravigliosamente bello, un romanzo forte che ti entra nell’anima.
    Ne parlerò presto. Grazie 🙂

  34. fuoridaidenti ha detto:

    Trovato! Capperi! Sono passati più di due anni! 🙂

  35. gabrilu ha detto:

    fuoridaidenti ciao, sempre un piacere vederti qui 🙂
    E che per giunta rovisti nei miei archivi 😉

  36. alexandra3 ha detto:

    L'ho comprato qualche settimana fa per entrare nel mondo di questa scrittrice che ancora non conosco. Lo inizierò a breve e poi cercherò La porta. A presto.Alessandra

  37. gabrilu ha detto:

    AlexandraPoi ci dirai  

  38. alexandra3 ha detto:

    Ho iniziato la lettura e scriverò presto un post sul libro. Ovvio che la scrittrice mi abbia subito conquistato e attratto nella tela che costruisce. Mi sembra che sia dalla parte di Etelka cioè dei vecchi che non sanno muoversi  in un mondo che ha già in sé i germi di quello che diventerà dopo. Bentornata, Gabriella!

  39. gabrilu ha detto:

    Alexandra, vedo che sei nella fase dell'individuazione delle possibili   proiezioni- identificazioni   :-)Si, può essere  che come  autrice matura  la nostra  Magdolna si  sia  identificata  in Etelka.Ma credo che abbia anche molto  proiettato di se  nel personaggio  di  Iza.Solo che  ammettere di potersi identificare con Iza  non è molto gratificante…Spero che tornerai con le tue valutazioni  di sintesi.Un provvisorio  ciao, dunque.  In attesa del tuo  post     🙂

  40. alexandra3 ha detto:

    Sono rimasta affascinata da questo libro e dalla scrittura dell'autrice. Ho detto quello che pensavo nel post. Aggiungo solo che l'architettura narrativa è quellla dei grandi romanzi del Novecento e che un'autrice del genere deve essere conosciuta dal pubblico dei lettori.La rete di rimandi e la focalizzazione sui personaggi rendono la lettura appassionante. Ognuno dei personaggi ha il suo spazio ma è visto anche attraverso la lente, in parte deformante, dello sguardo di ognuno degli altri, in una complessa configurazione narratologica.Il più complesso mi sembra comunque quello di Iza che io vedo sconfitto alla fine del romanzo. Senza appello.

  41. gabrilu ha detto:

    AlexandraE' proprio vero, la rete  di rispecchiamenti incrociati  che Magdolna  usa con grande raffinatezza  è una meraviglia.Magdolna fa dell'avanguardia senza la spocchia di  proclamare al mondo  "sto facendo  avanguardia".Mi è piaciuta tanto, la focalizzazione che    fai nel tuo blog sul tema  "formazione/dissoluzione" in  La Ballata di Iza.In un post, in un blog, non si può dire tutto  quello che un grande libro evoca.Perciò trovo  molto bello quando incontro  qualcun altro  — come te —  che va oltre, allarga il campo,  approfondisce, dice di più.Ciao e grazie   🙂

  42. gabrilu ha detto:

    Musette,  di Per Elisa  ho già parlato qui nel blog, se ti va di dare un'occhiata.  Magari dopo che avrai finito di leggere il libro,   per confrontare le nostre impressioni.
    https://nonsoloproust.wordpress.com/2010/03/16/per-elisa-magda-szabo/
    Ciao e grazie  🙂

  43. Musetteontreno ha detto:

    Nel febbraio 2010 è uscito per i tipi di edizioni anfora l'ultimo libro della Szabò. s'intitola Per Elisa. In Ungheria è considerato il suo libro più bello. L'ho appena iniziato.Musette

  44. Gabriella ha detto:

    Grazie ad una collega ho letto entrambi i libri della Szabò. Sono rimasta affascinata dalla scrittura e dalle narrazioni. Sapete dirmi se ha scritto qualche altro libro?

  45. gabrilu ha detto:

    @Gabriella
    Basta googlare un po’ e in rete trovi molto, su Magda Szabo.
    Per esempio puoi partire da Wikipedia, dove trovi la sua bibliografia con le pubblicazioni in italiano.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Magda_Szab%C3%B3

    Su questo blog, poi, scorrendo l’elenco “libri di cui ho parlato”, trovi anche alcuni miei post su altri romanzi della Szabo.

    https://nonsoloproust.wordpress.com/2007/01/11/libri-di-cui-ho-parlato/

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