L’ALLEGRO DISSIPATORE

Edward Munch - Friedrich Nietzsche Il lettore dal quale io mi aspetto qualcosa […] dev’essere sereno e leggere senza furia.

[…]

…lettori sereni, […] uomini che non si sono ancora lasciati trascinare dalla furia vertiginosa di questa nostra epoca strepitante e non provano ancora un piacere idolatra nel gettarsi sotto le sue ruote, […] uomini dunque che non si sono ancora abituati a valutare ciascuna cosa a seconda del risparmio e della perdita di tempo. Come a dire — […] pochissimi. Ma questi “hanno ancora tempo”, questi sono ancora in grado, senza arrossire di se stessi, di mettere insieme i momenti più ricchi e più forti della loro giornata […] Un uomo del genere non ha ancora disimparato a pensare quando legge, conosce ancora il segreto di leggere tra le righe, e il suo modo d’essere è talmente prodigo, che ancora riflette su quel che ha letto — magari molto tempo dopo aver riposto il libro. E davvero non per scrivere una recensione o un nuovo libro, ma soltanto così, per riflettere.
Allegro dissipatore!

Friedrich Nietzsche, Riflessioni sul futuro delle nostre scuole in Cinque prefazioni per cinque libri non scritti contenute in Verità e menzogna ed altri scritti giovanili, New Compton Editori, pagg. 96-97

Iconografia: Friedrich Nietzsche ritratto da Edvard Munch.

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12 risposte a L’ALLEGRO DISSIPATORE

  1. PattyBruce ha detto:

    Così anche Nietzsche riprende il discorso del leggere ponderato, moderato e selezionato, insomma meno frenetico e “famelico”, se ho ben capito.

  2. arden ha detto:

    Oramai questo lettore (sempre non comune) è diventato rarissimo e penso sia in via di estinzione.
    La rapidità e l’attenzione divisa tra argomenti e piani diversi e contemporanei (vedi l’uso di internet, del telefono ecc. con sottofondo radiofonico, mentre si sta magari anche leggendo un qualche libro cartaceo) sono l’atteggiamento prevalente tra i giovani.
    Sembra facile notare i limiti o lo sciupio (diverso dalla prodigalità di cui parlava Nietzsche!) di questo modo.
    Tuttavia penso che si tratti, non semplicemente di in degrado o peggioramento della lettura quale era intesa un tempo dai saggi, ma di un cambiamento profondo nel modo di riflettere e rielaborare i pensieri ecc. Un cambiamento che porterà i suoi frutti buoni, suppongo (anche se non so bene immaginarli), non solo i danni.

    Il fatto è che, anche se uso alcuni dei suoi nuovi strumenti, mi sento straniera a questo modo/mondo nuovo. Per me personalmente, forse, l’adozione di certi suoi ritmi comporta davvero anche un deterioramento della mente;-). Sono come quegli immigrati che parlano sì la nuova lingua, ma la parlano male né sanno più parlare bene la propria.
    Proprio per questo in realtà non mi sento in grado di giudicare globalmente questa cosa nuova che sta avvenendo sotto i nostri occhi.

  3. sabrinamanca ha detto:

    Che bella questa concezione non solo della lettura ma anche e soprattutto del tempo!
    Credo che ci siano delle regioni nel mondo dove tutto scorre più lentamente e le persone sono forse incalzate da problemi diversi ma non dal tempo che sfugge, tempo da economizzare, tempo da dosare, tempo da utilizzare sino all’ultimo secondo per non sappiamo nemmeno quale importante ragione che di solito nemmeno ci riguarda.
    Io ne ho conosciute, ne conosco, e guarda caso vengono da paesi detti poveri, svantaggiati, in via di sviluppo. Sono amici la cui vicinanza mi permette periodicamente di ri-tarare il mio ritmo su uno molto più salutare. Quello, per intenderci, dell’allegro dissipatore.
    OT:di Niffoi credo di aver letto il postino di piracherfa tre o quattro anni fa ma era un periodo di “abbondante fioritura” del noir in sardegna e non mi aveva colpito più di altri (Todde, Fois, Soriga). Quest’estate, senza fretta, leggerò il suo Campiello “la vedova scalza”.
    Ho comprato la traduzione francese de “la porta” di Magda Szabò che a quanto pare è anche una bellissima traduzione. Ho sbirciato i primi due capitoli e mi sono dovuta imporre, quasi con la violenza, di terminare altre cose che stanno a mezz’aria.

    buona domenica

  4. khinna ha detto:

    ahimé leggo con furia e rileggo (di nuovo con furia) quel che mi piace
    Con dissipazione faccio tutto il resto;)
    buona domenica
    cris

  5. utente anonimo ha detto:

    Il punto non è solo leggere, è anche scrivere e – ad esempio – rileggersi.
    Vedo nella scrittura in rete un grande vantaggio, che non è nella linketterìa, da usare solo quando serve veramente, quindi molto più di rado di quel che succede. Il vantaggio è nella scrittura con neuroni e dita sulla tastiera in simultanea. Non credo sia banale, permette di evitare l’insidiosità dei meta- e degli -ismi, che altrimenti hanno gioco facile e in genere perverso. Poi si rivede in genere asciugando.
    Non sono pessimista sulla situazione attuale: c’è da dire che la bellezza più vera della scrittura in rete non si vede, perché è negli epistolari fra un io e un tu.
    Altra cosa: le modalità che ho appena scoperto nel multiblog consentono la facile ed immediata correzione in rete di ciò che si è già scritto. Ciò in qualsiasi momento, e lo possono fare anche i collaboratori, non solo l’amministratore. Sembra un dettaglio, non lo è, perché la scrittura primaria è più abbandonata, ha meno cautelosità, meno ingessature. Credo insomma che si proceda per levare, che è molto meglio che aggiungere, si finirebbe con l’ornamentazione posticcia, priva di forza e con una grazia affaticata.
    Una cosa singolare ho notato in me stesso: sono più motivato nello scrivere direttamente in rete che nello scrivere in un word e poi copio/incollarlo. Una cosa curiosa, visto che le possibilità di correzione sono identiche.

    buon pomeriggio
    Solimano & Primo

  6. emider ha detto:

    Le parole di Nietzsche fanno davvero riflettere. La lettura e il tempo, rallentare, dare spazio al pesniero e alla riflessione… Bisogna seguirlo Ciao Giulia

  7. gabrilu ha detto:

    Come spesso succede in questo blog, i commenti scavano e allargano il campo dei contenuti che mi accade di proporre nei post. Precisano, aggiungono, puntualizzano. Insomma costituiscono un vero valore aggiunto.

    E’ bello che su un pensiero di Nietzsche ci siano state subito tante reazioni. Alle quali spero questo mio intervento non metta fine.

    …Si, in questo suo passaggio c’è una concezione della lettura e del tempo (Sabrina Manca) tutta volta al ponderare, moderare, selezionare. Hai ragione, PattyBruce. Io condivido molto quello che scrive Nietzsche. Lo condivido forse anche e proprio considerando l’epoca in cui “noi” viviamo.

    Perchè c’è differenza tra sciupìo e prodigalità, come giustamente dice Arden, ed è forse dal rischio di bruciare le cose che leggiamo che dovremmo in qualche modo guardarci, quando l’entusiasmo ci spinge a “legger con furia”, non è vero, Khinna?

    Rallentare è la parole chiave di emider/Giulia . Che è poi anche una delle parole chiave di Milan Kundera il quale, guarda un po’, è un nietzschiano d.o.c. 😉

    Solimano allarga il campo, e parla di scrittura primaria e secondaria.
    Lo scenario che prospetta Niezsche è reso ancora più complesso, per noi, dalla possibilità (e talvolta dall’obbligo) del multitasking. Come sempre, il problema è trovare un equilibrio e il “giusto mezzo”. Non è facile.

    Da qualche giorno, forse più o meno consapevolmente spinta dalle offensive papaline che mi vedo riversare addosso da giornali, radio e TV, ho tirato giù dagli scaffali Nietzsche, l’ho traslocato sul comodino accanto al letto ed ogni sera ne leggo qualche pagina, prima di addormentarmi.

    E’ un’ottimo antidoto ad ogni tentazione di assolutismo e integralismo, giuro.

  8. PattyBruce ha detto:

    Ce n’è tanto bisogno, di questi tempi, di questo magico antidoto, hai proprio ragione.

  9. sgnapisvirgola ha detto:

    Argomento molto interessante per me che di tempo per vivere credo di non averne mai abbastanza. Perchè fare e pensare spesso non sono compatibili e il tempo per riflettere è un tempo di lusso. Ho letto con attenzione le riflessioni di chi ha commentato e concordo con arden. Vivo male questo “tempo” in cui faccio fatica a riconoscermi ma non per questo deve essere solo male. Sospendo il giudizio e mi adeguo all’oggi, cercando con fatica di ritargliare più spazio possibile e cercare di capire come apprendono gli altri più integrati di me, sia del mondo che li circonda che di loro stessi. Come fanno a conciliare la vita frenetica e le nozioni che arrivano a velocità luce da più parti, con la necessità di elaborarle e renderle utili. E soprattutto come fanno ad assimilarle e tenerle nel tempo. Ma forse oggi può bastare essere approssimativi e saper parlare anche male più idiomi possibili per sopravvivere nel globale.
    Una dimensione a volte spaventevole.

  10. MariaStrofa ha detto:

    Sto leggendo “Le lacrime di Nietzsche” di D. Yalom; un romanzo in cui l’autore “finge” che Nietzche si faccia curare da Breuer e che Breuer si consulti con il suo giovane allievo Freud.

    romanzo strepitoso.

    Di D. Yalom avevo già letto “La cura Schopenhauer” (entrambi neri pozza editore)

    questi due romanzi, penso, ti entusiasmerebbero.

    ciao

  11. utente anonimo ha detto:

    Oh… Nietzsche… oso un radicale dissenso… rispondere con Nietzsche ai ruineschi e bagnaschi… è come… cascare dalla padella nella brace… Da empirista e riduzionista, se proprio si vuole restare sull’olistico caldeggerei Bateson: i metaloghi dell’Ecologia della Mente (Adelphi) li trovo una incantevole doccia neuronale. Si aggiunge che Bateson è molto spiritoso, un nice to have considerevole.
    Vado a litigare su Amadeus col mio amico Giuliano.

    saluti
    Primo & Solimano

  12. gabrilu ha detto:

    sgnapis
    credo che la risposta ai tuoi interrogativi non possa che essere una, e sempre quella: costringersi a non cedere a tutte le sirene e fare come Odisseo tra Scilla e Cariddi. Non è facile, lo so, e non sempre il contesto ce lo permette. Ma almeno nel tempo libero, negli spazi in cui siamo noi a poter decidere… proviamoci

    MariaStrofa
    si, devono essere due libri molto interessanti. Il tuo Yalom/Nietzsche mi ha fatto ricordare il libro — molto bello, anche se non è un romanzo ma un saggio — di Aldo Carotenuto “La chiamata del Daimon” su Kafka. Ho preso nota delle tue indicazioni e ti ringrazio

    Solimano
    Perchè mettere Nietzsche e Bateson in competizione AUT-AUT? Non ne vedo il motivo. Entrambi insegnano semplicemente (semplicemente si fa per dire, of course) a pensare con la propria testa, per dirla moooolto banalmente. Per quanto mi riguarda in particolare, poi, libri come le Considerazioni Inattuali, Aurora, la Nascita della Tragedia, Sull’utilità e il danno della Storia per la Vita e tante, tante altre cose fanno ormai da anni parte di me.

    Amadeus: sono curiosissima dei motivi del “litigio”: non mi dire che hai qualcosa da ridire sul bellissimo film di Milos Forman, che sennò litighi anche con me, ti avverto 🙂

    L’ho rivisto in DVD proprio non più di qualche settimana fa 🙂
    I miei ossequi, caro Valmont 😉

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