ARTEMISIA – ANNA BANTI

Artemisia - Copertina libro
Anna BANTI, Artemisia, introduz. di Giuseppe Lionelli, Tascabili Bompiani n.371,p.194, ISBN 88-452-5099-7

Secondo romanzo della Banti, fu pubblicato nel 1947. Una prima stesura del manoscritto era andata distrutta nel 1944 durante un bombardamento a Firenze.

L’Artemisia del titolo è Artemisia Gentileschi, la pittrice caravaggesca della prima metà del Seicento. Che nel titolo la Banti ne abbia omesso il cognome non è secondo me particolare irrilevante: sta ad indicare non solo che non di un saggio sulla pittura si tratta ma che è soprattutto della donna che la Banti vuol scrivere, della donna “oltraggiata appena giovinetta, nell’onore e nell’amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e con le opere il diritto al lavoro congeniale e una parità di spirito tra i sessi”

Artemisia è una singolarissima biografia-romanzo, strutturata in gran parte come un dialogo serrato tra la narratrice e la figura storica di riferimento. Un testo a tratti convulso, stilisticamente molto elaborato, di grande espressività. Modernissimo.

Un testo in cui Anna Banti dipinge con grande vividezza e con parole anche molto esplicite la figura di una gran donna (“Artemisia fu una gran donna”), assetata di libertà e che vuole “il diritto di esser libera come un uomo”. Artemisia è “una donna eccezionale, nè sposa nè fanciulla, senza paura” (p.47). Una donna che “umile non è mai stata anche quando la svergognavano, e coll’umiltà non ha confidenze” (p.128). Una “virtuosa di pittura”.

Ma Artemisia è anche colei che lo stupro ha segnato per sempre e che ha determinato in lei un assurdo senso di colpa che l’accompagnerà per tutta la vita: “che altro ha fatto Artemisia se non giustificarsi, dai quattordici anni in su?”, che si sentirà sempre “eterna colpevole” (p.32) e che “per rendersi degna di fiducia inventerebbe una colpa” (p.33). Scrive la Banti, a proposito del desiderio di libertà di Artemisia: “l’umile libertà di una vergine che nel milleseicentoundici non ha se non quella del proprio corpo integro […]. Per tutta la vita essa si adoprò per sostituirla con un’altra” (p.22).

Ed è proprio nell’esplorare queste contraddizioni che l’arte della Banti risulta davvero notevolissima e la sua pietas a tratti struggente.

L’arte del dipingere sarà — è vero — la salvezza di Artemisia. Le consentirà, massacrando Oloferne su una gigantesca tela, di consumare finalmente, sublimandola in un atto altamente simbolico, la sua vendetta sullo stupratore dell’ adolescenza: “La vendetta era consumata, scontata la lunga vergogna di Roma. Gli uomini ritornavano uomini” (p.49). Combatte con le armi della sua arte: “dipinger sempre più risentito e fiero, con ombre tenebrose, luci di temporale, pennellate come fendenti” (p.95).

L’arte come salvezza ma anche come condanna. Alla solitudine. Perchè Artemisia non ha amiche. Il marito Antonio l’ama, ma non comprendendola la teme e dunque l’abbandona. L’adorata figlia Porziella non la capisce e perciò ostenta disprezzo verso chiunque pratichi la pittura. E’ vista come “una che si è lasciata alle spalle tutti gli affetti e persino il vanto delle femminili virtù, per seguir la pittura solamente” (p.90).

Artemisia morirà sola.

C’è un passaggio, nel libro della Banti, che secondo me costituisce la chiave interpretativa di tutto il romanzo. Lo riporto per intero:

“Questa è donna che in ogni gesto vorrebbe ispirarsi a un modello del suo sesso e del suo tempo, docente, nobile; e non lo trova. Una immagine con cui combaciare, sotto il cui nome militare: tanto occorre ad Artemisia sui trentatré anni, un’età in cui il costume e i gusti del mondo cominciano a persuaderla, a incantarla. Ma non è principessa, non è pedina, non è forese né mercantessa, non è eroina né santa. E neppure cortigiana” (pp-93-94).

Forse, per potere apprezzare pienamente questo libro è necessario avere una buona conoscenza della pittura seicentesca. Certo, conoscer bene la pittura di quel periodo non c’è dubbio che accresca di molto il godimento di pagine come quelle in cui Artemisia dipinge il suo Giuditta ed Oloferne — per fare solo un esempio tra tanti — ma, come tutti i libri di gran qualità (e quello della Banti lo è) io credo siano molti i livelli di lettura possibili. Quello della pittura è soltanto uno e probabilmente nemmeno il più importante.

Perchè la Banti parla, nella citazione che più sopra ho riportato, di “diritto al lavoro congeniale” e non di pittura in particolare. Parla di diritto alla “parità di spirito tra i sessi”.

La mia idea è che Anna Banti, esperta d’arte e moglie di Roberto Longhi, scelse la pittrice Artemisia come figura esemplare di qualunque donna si trovi ad esser se non l’unica, almeno tra le primissime a praticare un’arte, una professione, un mestiere sino a quel momento ritenuto patrimonio esclusivo degli uomini e territorio più o meno esplicitamente interdetto alle donne.

Cesare Garboli ha definito Artemisia “un diario a due”, un “diario aperto” e nella nota “Al Lettore” la stessa Banti parla di Artemisia come di un “personaggio forse troppo diletto e di una “commozione personale […] imperiosa”. Ho avuto spesso, durante la lettura, l’impressione che la Banti, parlando di e con Artemisia, scandagliasse molto, in realtà, se stessa. Artemisia le serve da specchio, e d’altra parte la stessa Banti in una pagina la definisce “creditrice e coscienza puntigliosa” (p.35)

Si è spesso parlato di Anna Banti come scrittrice femminista. Io però considero questo riduttivo e concordo con Giuseppe Leonelli che nella prefazione a questa edizione Bompiani scrive che “sarebbe ingiusto legare la nostra scrittrice a un’ottica esclsivamente femminista” e più avanti precisa “il diritto all’uguaglianza si rovescia e si trasforma in quello più prezioso e naturale di “diritto alla differenza”: essere uguali per essere diversi è […] il senso più completo e illuminante di quello che è stato definito il femminismo bantiano”.

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A leggere il lunghissimo elenco delle opere che Anna Banti ha lasciato tra narrativa, saggistica, per non parlare delle traduzioni, si viene presi dallo scoramento, perchè la maggior parte di esse non sono state più pubblicate e sono oggi reperibili (e non senza difficoltà) solo nelle librerie antiquarie.

Alla domanda “perchè?” io trovo una risposta — che può sembrar paradossale, certo, ma forse non priva purtroppo di verosimiglianza — nella estrema raffinatezza di scrittura di quest’autrice altamente sofisticata e forse per questo giudicata oggi troppo “difficile” per “la palude bastarda dell’italiano letterario in corso”.

“Palude bastarda dell’italiano letterario in corso” sono parole che Anna Banti scrisse nella nota “Al Lettore” precedente la seconda ed unica stesura a noi pervenuta di “Artemisia”.

Non mi sembra abbiano perso di attualità. Anzi.

Anna Banti-foto

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20 risposte a ARTEMISIA – ANNA BANTI

  1. oyrad ha detto:

    Buongiorno Gabrilù: hai fatto molto bene a precisare le osservazioni da me fatte a suo tempo su “Artemisia”. Spesso mi faccio troppo condizionare dalla mia “deviazione professionale”…😉

    E’ vero: in giro c’è poco e niente di Anna Banti… (posso dire che è una cosa “scandalosa” ???) Con molta fortuna avevo trovato l’ edizione Sansoni del “Lorenzo Lotto” (uno dei pittori più entusiasmanti del Cinquecento) scritto proprio dalla Banti… chissà che non possa farne un post… vedrò cosa riesco a fare. Ti auguro una buona e bella giornata, Oyrad

  2. emider ha detto:

    Continuo ad apprezzare le tue recensioni, Ciao Giulia

  3. alexandra3 ha detto:

    Un mondo nuovo si apre: la libreria antiquaria. Io frequento Feltrinelli. Ma leggendo i tuoi post (lo faccio tutti i giorni) ho scoperto che c’è un tesoro di arte e letteratura che non è più disponibile in una qualunque libreria. La frase di Anna Banti si adatta al mondo letterario di oggi dove raffinatezza e magari eccentricità, gusto della parola e della citazione non trovano posto. Un’idea che ho da qualche tempo: scrivere per il futuro e non per il presente.
    A presto

  4. utente anonimo ha detto:

    Anna Banti scrisse su Artemisia una opera teatrale, “Corte Savella”, e la vidi ben recitata al Duse di Bologna negli anni ’60.
    E’ stato meritorio che la Storia dell’Arte uscita con Repubblica abbia dedicato un capitolo alle donne pittrici, perché di un vero e proprio caso si tratta, fino oltre la metà dell’Ottocento. Una delle cause più importanti della loro esclusione era che la copia del nudo è stata per secoli la prima attività didattica degli artisti, e le donne ne erano tenute fuori.
    A parte i meriti indubbi, tornando ai refusi et similia, ho notato due singolarità: hanno fatto nascere Raffaello dieci anni prima (e stiamo cercando con furia le opere della giovinezza di Raffaello, che non può aver cominciato a dipingere a quasi trent’anni…) e si sono dimenticati dell’esistenza di Fragonard, sì proprio dimenticati, forse perché per il Settecento hanno fatto due volumi, e gli uni credevano che fossero gli altri a metterlo. Come faremo, senza l’escarpolette?
    La più grande delle donne pittrici, a mio avviso Judith Leyster, ebbe anch’essa un problema: sposò un pittore, Molenaers, e praticamente smise di dipingere per stare in casa, a poco più di trent’anni. Il suo autoritratto mentre dipinge è una meraviglia.

    saluti pomeridiani
    Primo & Solimano

  5. annaritav ha detto:

    Bella, bellissima lettura, al cui ricordo si accompagna quello di una interessante mostra a Roma sulle opere di padre e figlia. Per restare in tema, di pittrici, ho finito da poco “La donna in nero” di Brunella Schisa, intenso ritratto a parole della pittrice Berthe Morisot e cronaca puntigliosa del suo tempestoso rapporto con Edouard Manet. I tuoi suggerimenti sono sempre preziosi. Buona giornata😉

  6. SENZAQUALITA ha detto:

    sempre grazie, per queste generose perle

  7. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Si tratta soltanto di guardare lo stesso “oggetto” da angolazioni, punti di vista diversi. E’ normale (e personalmente la trovo anche una grossa risorsa) che ciascuno di noi guardi un qualsiasi “oggetto” (in senso lato) con gli occhiali che gli sono più congeniali. Tu nel leggere Artemisia hai inforcato quelli della storia dell’arte, io — se pur molto rozzamente e fin troppo superficialmente — quelli dell’analisi testuale. Ma uno strumento non esclude l’altro, e insieme costituiscono una ricchezza.

    Giulia
    grazie, Giulia 🙂

    Alexandra
    Anch’io frequento Feltrinelli e tra l’altro sono fortunata perchè qui a Palermo le persone addette sono molto colte, gente che legge (Magda Szabo me l’ha consigliata proprio una ragazza che lavora da Feltrinelli) e uno di loro ha pure scritto un — buon — romanzo. Poi ci sono i libri fuori catalogo, e per quelli in genere io cerco su eBay oppure su http://www.maremagnum.it

    Già che ci sono, Alexandra: quand’è che ti decidi a traslocare su Splinder, con il tuo blog? E’ molto interessante (ho visto i post su Baudelaire, su Stegagno Picchio etc.) ma quella piattaforma è proprio invivibile…Dai, coraggio. Fai i bagagli e trasloca 🙂

    Solimano
    Mi permetto di far umilmente notare, caro il mio Solimano, che quando scrivi “Judith Leyster, ebbe anch’essa un problema: sposò un pittore, Molenaers, e praticamente smise di dipingere per stare in casa, a poco più di trent’anni” questo non è affatto un caso eccezionale, quando si tratti di donne. Anzi, in genere, almeno fino ad oggi, è stata purtroppo la regola. Potremmo citare nomi a valanga, nevvero? 🙂

    P.S. Judith Leyster non la conosco, e con la codaa tra le gambe vado subito a procacciarmi qualche notizia.

    annarita
    Berthe Morisot e Manet, dici. E a me viene subito in mente Camille Claudel e Rodin… Fratello Paul (Claudel) e amante Rodin famosi ed acclamati. Lei in manicomio a vita… Vabbè va, non insisto, che sennò mi viene l’orticaria 🙂

    Gabryella/senzaqualita
    grazie a te e… a proposito: questo tuo ultimo avatar è strepitoso.Un poco inquietante, anche, ma ti si addice molto, trovo 🙂

  8. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Si tratta soltanto di guardare lo stesso “oggetto” da angolazioni, punti di vista diversi. E’ normale (e personalmente la trovo anche una grossa risorsa) che ciascuno di noi guardi un qualsiasi “oggetto” (in senso lato) con gli occhiali che gli sono più congeniali. Tu nel leggere Artemisia hai inforcato quelli della storia dell’arte, io — se pur molto rozzamente e fin troppo superficialmente — quelli dell’analisi testuale. Ma uno strumento non esclude l’altro, e insieme costituiscono una ricchezza.

    Giulia
    grazie, Giulia 🙂

    Alexandra
    Anch’io frequento Feltrinelli e tra l’altro sono fortunata perchè qui a Palermo le persone addette sono molto colte, gente che legge (Magda Szabo me l’ha consigliata proprio una ragazza che lavora da Feltrinelli) e uno di loro ha pure scritto un — buon — romanzo. Poi ci sono i libri fuori catalogo, e per quelli in genere io cerco su eBay oppure su http://www.maremagnum.it

    Già che ci sono, Alexandra: quand’è che ti decidi a traslocare su Splinder, con il tuo blog? E’ molto interessante (ho visto i post su Baudelaire, su Stegagno Picchio etc.) ma quella piattaforma è proprio invivibile…Dai, coraggio. Fai i bagagli e trasloca 🙂

    Solimano
    Mi permetto di far umilmente notare, caro il mio Solimano, che quando scrivi “Judith Leyster, ebbe anch’essa un problema: sposò un pittore, Molenaers, e praticamente smise di dipingere per stare in casa, a poco più di trent’anni” questo non è affatto un caso eccezionale, quando si tratti di donne. Anzi, in genere, almeno fino ad oggi, è stata purtroppo la regola. Potremmo citare nomi a valanga, nevvero? 🙂

    P.S. Judith Leyster non la conosco, e con la codaa tra le gambe vado subito a procacciarmi qualche notizia.

    annarita
    Berthe Morisot e Manet, dici. E a me viene subito in mente Camille Claudel e Rodin… Fratello Paul (Claudel) e amante Rodin famosi ed acclamati. Lei in manicomio a vita… Vabbè va, non insisto, che sennò mi viene l’orticaria 🙂

    Gabryella/senzaqualita
    grazie a te e… a proposito: questo tuo ultimo avatar è strepitoso.Un poco inquietante, anche, ma ti si addice molto, trovo 🙂

  9. alexandra3 ha detto:

    Cara Gabriella, ho già in mente il passaggio. Sarà nel mese di maggio.
    Grazie per i consigli, compreso quello di lasciare virgilio. Ma solo un anno fa non avevo ancora un blog. Ho molto da imparare.
    A presto

  10. stella2682 ha detto:

    Concordo.le tue parole si aderiscono perfettamente alle suggestioni e idee che ho avuto leggendo questo libro.

  11. gabrilu ha detto:

    stella2682
    fa piacere leggere di persone che apprezzano Anna Banti🙂

  12. Massimo Novelli ha detto:

    possibile trovare un’edizione non eccessivamente care del libro di Anna Banti: Artemisia…libro maledetto perchè anke la mia edizione è sparita… e ho chiesto a chi possa averlo prestato ma la rispo sta è sempre la solita: non me lo hai prestato!!!

  13. nicole ha detto:

    Quando ancora prestavo qualcosa, ora solo a due persone che sanno di essere loro e basta, avevo libretto ” nero” sul quale scrivevo nome cognome e data.Ebbene..negavano! Così ho stretto cordoni e ora solo a due.E’ una cosa per la quale ho troncato con una persona decenni fa, non accetto che poi uno impresti miei libri dopo averli letti, così, con noncuranza, senza dirmelo se non quando lo richiedo indietro e dopo insistenza.E’ qualcosa che trascende la maleducazione, il costo del libro, ecc..è proprio incivile.Mio padre era più bonario, anche se si seccava, diceva” purchè lo leggano..”.

  14. Massimo Novelli ha detto:

    Stella2682, Nicole… mi suggerite un’edizione economica “trovabike” del libro Artemisia della Banti??? Qui ha Firenze ne ho trovata solo una con disegni ed è carissima! Grazie a tutti.

  15. gabrilu ha detto:

    @Massimo Novelli
    visto che il volume cartaceo è introvabile, vediamo di arrangiarci in altro modo. A mali estremi, estremi rimedi 😉

    Sperando di far cosa utile e gradita vi ho messo in rete l’ebook che potete scaricare sia in formato .epub sia in formato .pdf

    Buona lettura! 🙂

  16. Pingback: Artemisia (2) « currenti calamo

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  18. Marta ha detto:

    @gabrilu

    Ti ringrazio vivamente per la digitalizzazione del libro, essendo a ventimila km da casa con l’unica opzione di comprarlo e farmelo spedire in versione inglese senza la certezza che arrivasse!
    GRAZIE!!!

    • gabrilu ha detto:

      @Marta
      non l’ho digitalizzato io, l’ho solo trovato in rete (non ricordo dove) e (ri) messo in rete.
      Che bello, però, scoprire che gesti piccoli come questi possono risultare utili e piacevoli per qualcuno!
      Buona lettura! 🙂

  19. Pingback: Artemisia | A U T O R I T R A T T I

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