EUTANASIA RUSTICANA – RICCARDO ARIOTI

Copertina libro
Riccardo ARIOTI, Eutanasia rusticana. La guarigione di Augusto Ammirabile, ed. SOVERA, Roma, 2006, p.158, ISBN 88-8124-653-X

Il risvolto di copertina dice ben poco dell'autore. Solo che "è nato in Sicilia e vive a Roma".
Io conosco Riccardo Arioti dai tempi del liceo. Lo dichiaro subito, perchè è elemento che non va taciuto. Scrivere cosa si pensa del libro di un amico non è la stessa cosa che scrivere cosa si pensa del libro di un perfetto sconosciuto.

Riccardo ha scritto un libro non facile, a tratti molto duro, che può anche risultar sgradevole, con uno stile di scrittura espressionista in cui il grottesco di certe situazioni è tale da riuscire a virare persino nel comico.

Protagonista della storia è Augusto Ammirabile, figlio di Armando, ricco banchiere interessato solo agli affari e al denaro e che "non ne aveva mai voluto sapere di avere tra i piedi il figlio". Un padre odioso che ha sempre disprezzato Augusto, frustrato tutti i suoi desideri e le sue aspirazioni e che lo apostrofa sempre con un "imbecille".

Augusto, dominato da questa figura paterna persecutoria che vede come "un uomo di ferro, un uomo potente, un uomo capace di risolvere ogni situazione" e nei cui confronti nutre un potentissimo senso di colpa, tanto più devastante quanto privo di motivazioni apparenti  ha sviluppato un'indole fantasiosa ma anche fortemente misogina e con inquietanti tratti paranoici.

Ma Augusto a sua volta ha un figlio, Armando (stesso nome del nonno), affetto fin da bambino da una malattia che ne ha intaccato a fondo le capacità intellettive e lo ha reso del tutto  non autosufficiente. La presenza di questo figlio, rifiutato dal nonno Armando per il quale "semplicemente non esisteva; non sapeva nemmeno se si trovasse in un manicomio, di quelli dove buttano le chiavi, o nella fossa delle Marianne, chiuso in una bara senza colpa nè provviste"  cambia radicalmente la vita di Augusto.

Questi tre uomini sono gli attori principali del romanzo — le figure femminili essendo  infatti molto marginali. Tre uomini che di generazione in generazione si trasmettono e replicano di padre in figlio non soltanto il nome ma anche — ciascuno con modalità diverse — la incapacità di relazionarsi con i propri simili ed in generale con il mondo esterno.

Tra Augusto ed il figlio Armando di cui si è fatto completamente carico si instaura a poco a poco un rapporto strettissimo che è il nucleo centrale del romanzo. Questa coppia padre-figlio si connota sempre di più come una relazione simbiotica ed autocentrata in cui il rapporto ha come presupposto l'esclusione del mondo esterno e come condizione di sopravvivenza la reciproca dipendenza: "Sono Augusto, questo è mio figlio Armando…siamo due persone felici, ciascuno ha bisogno dell'altro e non siamo mai soli" .

Tutta la macchina narrativa è allestita per escludere ogni "rumore" esterno a questo singolarissimo rapporto di coppia: Augusto è largamente benestante, non ha economicamente bisogno di lavorare.  Questo consente a lui di dedicarsi completamente al figlio ed all'autore del libro di dedicarsi completamente al tema delle dinamiche relazionali.  Villa Selva e la tenuta dalla quale è circondata sono amministrate e curate dal padre (lui si limita ad abitarci). Il feudo è enorme ma Augusto praticamente non lo conosce ("il fondo agricolo una appendice ornamentale della dimora") e ci si va solo per cogliere la frutta e la verdura che servono per i pasti del figlio.

Eliminato ogni riferimento che consenta di collocare con precisione la vicenda nel tempo e nello spazio: solo il nome di alcune piante (ulivi, aurucarie), l'accenno al mare e la descrizione di lunghe giornate di sole cocente consentono di ipotizzare che il romanzo si svolga in una (imprecisata) regione del sud di Italia. Escluso ogni riferimento temporale (solo un articolo di giornale che dice che "L'Italia ha dichiarato guerra alla Germania").

Centro del mondo è dunque il microcosmo di Villa Selva, in cui Augusto ed il figlio Armando trascorrono le loro giornate scandite dagli implacabili rituali dettati dai bisogni primari: nutrire Armando, lavarlo, vestirlo, vegliare sul suo sonno, assisterlo nelle laboriose necessità evacuatorie.

Ad un certo punto però qualcosa giunge a rompere in modo drammatico questo equilibrio che comunque si è instaurato, rimescola tutte le carte in tavola e viene a stravolgere l'esistenza di Augusto e di Armando… ed a questo punto, ovviamente, mi fermo.

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