LA VALIGIA DI MIO PADRE – ORHAN PAMUK

Copertina libro Orhan PAMUK, La valigia di mio padre, traduz. di Semsa Gezgin, Einaudi coll. Vele, p.71, 2007, ISBN: 8806188860

In questo esile librino  troviamo i testi di due conferenze  tenute da Orhan Pamuk  nel 2006 (ad Oklahoma e a Francoforte che, come i lettori di Neve sanno bene, è la città tedesca in cui il protagonista Ka passa gli ultimi quindici anni della sua vita) ed il testo del discorso tenuto a Stoccolma il 7 dicembre 2006 in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura ed intitolato La valigia di mio padre.

In questi testi  Pamuk affronta tutte le questioni che stanno a cuore a chiunque si interessi all’arte del romanzo: qual’è il senso della letteratura? Come nasce un romanzo? Qual’è il significato della lettura? Come si pone la questione della posizione politica di un romanziere?
A queste domande Pamuk risponde non con astratte e fumose teorie ma esponendosi in prima persona, raccontandoci la sua esperienza di scrittore, facendoci entrare nel suo laboratorio di scrittura, spiegandoci minuziosamente come prendono forma i suoi romanzi; non eludendo questioni come la posizione politica di un romanziere, il trovarsi tra Oriente ed Occidente, l’ingresso della Turchia in Europa.

Ne viene fuori il ritratto di uno scrittore che si chiude in una stanza, si ripiega in se stesso e tra le proprie ombre costruisce un mondo nuovo con le parole. Un isolamento che, per Pamuk, è la condizione perchè nasca in realtà un’apertura, la certezza che tutti gli uomini si somigliano e che il mondo sia privo di un centro. Essere scrittori infatti, dice Pamuk, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori, e raccontarle ai lettori che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli: “un autore parla di cose che tutti sanno senza esserne consapevoli”.

Perchè “la grande letteratura” non è che “l’abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come se fosse la propria”. La capacità, insomma di mettersi nei panni degli altri. Perchè “la storia del romanzo è la storia di una liberazione. Mettendoci nei panni degli altri, usando l’immaginazione per liberarci della nostra identità, liberiamo noi stessi”.

Due intere, bellissime pagine del discorso di Stoccolma ed introdotte da Pamuk con la frase: “Permettetemi […] qualche parola che, mi auguro, abbia l’effetto della musica” sono dedicate a rispondere alla “domanda che più spesso viene posta a noi scrittori […]: perchè scrive?”

 

Annunci

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

22 risposte a LA VALIGIA DI MIO PADRE – ORHAN PAMUK

  1. PattyBruce ha detto:

    Bhe, questo è MOLTO interessante. “Qual’è il senso della letteratura?” è già una domanda che da sola ne contiene altre mille. Mi interessa molto sapere cosa ne pensa Pamuk, anche sugli altri temi che hai accennato.

  2. utente anonimo ha detto:

    Ho letto oggi nell’Express della settimana, quattro pagine interessantissime su Pamuk. La tua analisi raggiunge quella del settimanale francese e mi dà voglia di scoprire questo scrittore, presto presto. Grazie a te Gabriella.
    Angèle

  3. melpunk66 ha detto:

    l’ho comprato ieri, insieme a cannonball adderly e al primo disco degli smiths. un bel frullato.

  4. amfortas ha detto:

    è l’empatia, il coinvolgimento immaginativo nella vita degli altri, presupposto di ogni dialogo e incontro e atto o scrittura che voglia dir qualcosa.
    Io ci sto riflettendo leggendo ( e per molti versi rileggendo) Ghosh in questi giorni, e appena finito ne scriverò (ma non con i tuoi tempi-luce, gabrilù 🙂
    Il libro di cui parli è nella categoria imperdibili, l’unica che oramai io tenga in considerazione causa sovrappopolazione.

  5. utente anonimo ha detto:

    dir qualcosa o far qualcosa. le parole possono essere “pietre verbali” come diceva Maria Corti, monito da non dimenticare.

  6. gabrilu ha detto:

    Stai attentando al mio bilancio familiare.
    Oggi, se ho tempo, cerco di renderti pariglia 🙂

  7. gabrilu ha detto:

    L’ho visto in libreria e sono edizioni bellissime quelle delle vele. Anche l’argomento mi pare interessante. poi non l’ho comprato perché sono stato catturato da un libro di Everett, Glifo. ma con i miei ritmi…

    luca68

  8. melpunk66 ha detto:

    PattyBruce
    Ciao Patty 🙂

    Angèle
    che piacere vederti, qui, Angèle. Leggo sempre il tuo bellissimo TerresdeFemmes.
    Si, Orhan Pamuk è certamente un autore da leggere e seguire.

    melpunk66
    sugli smiths mi dichiaro impreparata. E’ grave? 😦

    barbara68
    empatia, dici. Infatti il tema centrale della conferenza di Oklahoma di Pamuk è il concetto di “Autore implicito”.
    A proposito di “imperdibili”: un librino altrettanto imperdibile e che presenta interessantissime affinità con questo di Pamuk è quello delle Tre lezioni contro il fanatismo di Amos Oz.

    Amitav Ghosh: avevo adocchiato Il palazzo degli specchi ma ero indecisa. Mi par di capire che su Ghosh posso fiondarmi tranquillamente.

    Amfortas
    “Sento l’orma de’ passi spietati” 🙂
    E attendo a piè fermo ^_____^

    luca68
    Ciao luca68, benvenuto da queste parti 🙂

  9. PattyBruce ha detto:

    sul palazzo degli specchi non saprei dirti gabrilù. qualcuno mi ha detto di averlo gradito. se non hai letto lo schiavo del manoscritto inizia da lì, è un capolavoro che ha fatto sdilinquire due generazioni di antropologi. Le linee d’ombra è bello pure, e lo è anche Circostanze incendiarie, pur se contiene pochi inediti. Lì ci sono delle riflessioni interessanti sulla letteratura. E Ghosh è sicuramente il mio autore prediletto di letteratura della realtà.

  10. gabrilu ha detto:

    Barbara68
    grazie delle dritte. Terrò presente le tue indicazioni quando, prima o poi, affronterò Ghosh. Quando si approccia un nuovo autore è importante sapere da quale suo libro iniziare

  11. BibliotecadeBabel ha detto:

    gabri
    grave? emmeno per sogno!

  12. gabrilu ha detto:

    L’ho iniziato stasera. E’ davvero un piccolo libro prezioso.

  13. utente anonimo ha detto:

    PattyBruce
    Bene, sono contenta che ti stia piacendo 🙂

  14. gabrilu ha detto:

    Una stanza tutta per sé[..] «La vera letteratura parte dall’uomo che si chiude in una stanza con i suoi libri» e scopre di non essere solo, ma al centro di un intero mondo fatto di parole e di vite altrui, insieme ad una storia da raccontare: quella di altri, co [..]

  15. utente anonimo ha detto:

    bibliotecadebabel
    grazie per avermi segnalato il tuo bel post. Sul mio Google Reader ancora non risulta, perciò non te lo posso mettere nel Blog Roll.
    Su questo librino di Pamuk tornerò presto anch’io, perchè ripensandoci, ci ho trovato dentro una cosa che mi intriga molto…

  16. utente anonimo ha detto:

    A me piace scrivere, ma non sono scrittrice… Ma è proprio coì che ho sempre visto la scrittura. Per me grande scrittore è rporpio quello che a osservare gli altri, entrare nella sua vita senza essereun intruso, entrarci con empatia tentando di comprendere e non di spiegare. Più difficile a volte può essere entrare nella nostra vita interiore, di entrarci con onestà e sincerità sapendo guardarci anche con gli occhi degli altri senza compiacimenti. Giulia

  17. gabrilu ha detto:

    Giulia
    Di queste conferenze di Pamuk mi hanno colpita alcune analogie con concetti espressi (anche lui nel corso di conferenze) da un altro grande scrittore, Amos Oz. In particolare l’idea che il romanziere deve saper mettersi (anche) nei panni dell’ “Altro”.
    Forse per questo non mi piace gran parte della letteratura contemporanea ed italiana in particolare (con le dovute eccezioni): la trovo troppo spesso troppo autoreferenziale per la serie “viaggio attorno al proprio ombelico”…

  18. utente anonimo ha detto:

    Concordo con quello che dici… Sembra davvero che la gente guardi solo più in se stessa. Su Amos Oz anch’io avevo scritto qualcosa a questo proposito ed è un autore che sa entrare veramente nelle vene più profonde dell’animo umano. Ciao Giulia

  19. Anonimo ha detto:

    Ciao Gabri:)
    ‘La valigia di mio padre’ è un librettino preziosissimo.E come hai giustamente evidenziato tu, ogni discorso vero sulla letteratura è, inevitabilmente, un discorso sull’ altro: ‘Ecco, l’arte del romanzo è il talento di racontare la propria storia come se fosse la storia degli altri (..) L’altro aspetto è costituito da ciò che mi portò sule strade di Francoforte o di Kars: la possibilità di scrivere la storia degli altri come se fosse la ‘mia’ storia’. In questo modo, attraverso i buoni romanzi, cerchiamo di cambiare prima i confini degli altri, poi i nostri’.
    I discorsi sull’identità, sui confini -soprattutto interni, poi esterni a noi stessi- sono tematiche care a Pamuk, e io le trovo centrali nella vita di ogni essere umano. Inoltre, cara Gabri, mi hai fatto ripensare anche al saggio di Grossman ‘Con gli occhi del nemico’ che, ti consiglio di leggere se non l’hai ancora fatto (possibile? Non ci credo!Tu leggi praticamente tutto!) il cui primo capitolo -conoscere l’altro dall’interno- è interamente dedicato alla fascinazione del creare storie e l’esposizione che ne consegue a quell’inferno (parafrasando Sartre) che sono, appunto, gli altri. Io adoro questo passaggio ‘Non di rado mi trovo a constatare come la scrittura mi abbia insegnato quell’impegno formidabile, ininterrotto -per lo più per me in modo inconsapevole- a non frantumarsi, a non perdersi di fronte alla mole delle alternative…’.
    Insomma, la letteratura come bussola per trovarsi, per creare se stessi, per ricreare il mondo attorno a sè proprio attraverso la comprensione, perchè chi sa ascoltare una storia è capace anche di capire profondamente le intime ragioni dell’altro.

    Grazie infinite come sempre per questo tuo blog Gabri,
    Giusi Meister

  20. Anonimo ha detto:

    Cara Giusi, il librino (preziosissimo, hai ragione) di Pamuk io lo accosto molto ad un altro e altrettanto prezioso librino, che ti consiglio vivissimamente se non lo conosci gia: “Contro il fanatismo” del mio scrittore israeliano preferito, Amos Oz, anche questo una raccolta di conferenze. Inoltre, è un testo (purtroppo) attualissimo…Questo di Oz non ha come tema centrale la scrittura, ma io trovo che tra lui e Pamuk ci sono molti punti in comune.

    Di David Grossman ho letto soltanto “Tu sarai per me il coltello”, mi ha parecchio annoiata e non mi ha invogliata a continuare 0__0
    Grossman mi piace molto come persona, per le sue posizioni politiche, per la sua tragedia personale, quando lo vedo in TV mi sembra molto umano e simpatico ma… come scrittore non abbiamo avuto un incontro felice, che posso farci? Forse ho avuto la sfortuna di cominciare dal libro sbagliato :-/

  21. Anonimo ha detto:

    Ciao Gabri!:)
    Sì ho letto ‘contro il fanatismo’ di Oz, e come dici tu, lui e Pamuk hanno molto in comune. Credo che questo addirittura sia stato il mio primo libro in assoluto di questo scrittore israeliano, poi l’amore è continuato ed è cresciuto…
    Grossman è uno scrittore che genera forti sentimenti; non credo che con lui si possano adottare mezze misure. Io per esempio, considero ‘Che tu sia per me il coltello’ il suo libro migliore o, almeno, così lo consideravo prima di ‘A un cerbiatto somiglia il mio amore’. In ogni caso, se ti capita, il saggio ‘Con gli occhi del nemico’ leggilo, così come ‘La guerra che non si può vincere’. Sono sicura che non ti annoieranno affatto, c’è dentro molto del suo mestiere di giornalista politico, ed è un gran bel leggere.
    E per chiudere col parallelismo tra Oz e Pamuk, ho ‘pescato’ due piccoli estratti che io amo molto :’ Sono diventato scrittore anche perchè vengo da una famiglia di profughi dal cuore a pezzi’ Oz (che mi fa molto riflettere sull’identità ebraica, e sui limiti esterni ed interni che costituiscono la consapevolezza di noi stessi e della nostra storia); ‘I libri aggiungono all’infelicità dell’uomo una profondità che scambiamo per consolazione.’ Pamuk (e qui c’ ben poco da aggiungere..)

    E’ questa intima comunione, questo calore che gli permette di avvicinarsi soprattutto al momento di dolore di ciascuno, che, forse, me li fa amare tanto..

    La prossima volta parleremo di Nabokov, visto che complice il tuo entusiasmo, mi ci sto immergendo completamente!;)

    Un bacio grande Gabri:-*

  22. Pingback: Una stanza tutta per sé | Squilibri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...