BOUQUINS e BOUQUINISTE

Bouquinist
Sulla riva destra della Senna. Nel banchetto di questo bouquiniste adocchio il tomo (nuovo, non usato)  di mille e passa pagine di Eugène Sue “Le Juif Errant” edizioni Laffont, collana I Bouquins, che mi è molto simpatica perchè  relativamente economica, maneggevolissima e con ottime introduzioni ed apparati di note. Il prezzo alla bancarella, 9 Euro (sul sito della FNAC lo si trova, scontato, a 27,55 Euro).
Io adoro i feuilletons, I misteri di Parigi mi hanno  a suo tempo deliziata e già pregusto la lettura di questo tomone che mi riservo per il periodo di encefalogramma piatto  che sempre mi  coglie a  Ferragosto e dintorni 

Il libro di Sue
Dunque arraffo lesta il tomo e men vo per pagarlo dal signor bouquiniste, il quale posa sul muretto il libro che sta leggendo (la foto l’avevo scattata prima dell’acquisto) lasciandolo aperto alla pagina alla quale ha interrotto la lettura.

Ora. Si dà il caso che io quando vedo qualcuno con un libro in mano mi trasformo immediatamente in una voyeuse assatanata perchè muoio dalla curiosità di sapere cosa sta leggendo, e per scoprirlo spesso mi capita di fare le più assurde contorsioni e di girare gli occhi a rischio di diventare anche strabica.

Bene, cari i miei Happy Few. Lo so che non mi crederete mai, ma voglio dirvi lo stesso che m’è venuto un soprassalto  quando ho letto sull’intestazione di pagina … indovinate cosa?! Si, proprio Lui: “Marcel Proust”.

Nel mio francese parlato (che per mancanza di allenamento è normalmente men  che miserevole) gli ho farfugliato qualcosa come “Ma lei sta leggendo Proust?!” e lui mi ha fatto vedere che si trattava del saggio di Robert Soupault Marcel Proust, du côté de la médecine edito da Plon nel 1967 ed oggi reperibile solo nelle bancarelle o nelle librerie antiquarie.

Insomma, per farla breve: siccome quando si vuole davvero comunicare le parole si trovano, s’è scoperto che Proust era il suo autore preferito ed abbiamo amabilmente discettato per una diecina di minuti sul nostro amato.

… Ah, detto per inciso: a Parigi il 70% delle persone che si vedono sul metro, nei parchi, nei bar hanno un libro in mano e leggono, leggono, leggono… Leggono di tutto, da Tolstoj ai saggi ai romanzetti usa-e-getta. Ma insomma leggono. Lo so bene, ormai, ma è uno spettacolo che ogni volta che vado a Parigi mi colpisce sempre come la prima volta e non posso fare a meno di pensare a quello che non vedo in Italia…

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34 risposte a BOUQUINS e BOUQUINISTE

  1. MariaStrofa ha detto:

    *.. Ah, detto per inciso: a Parigi il 70% delle persone che si vedono sul metro, nei parchi, nei bar hanno un libro in mano e leggono, leggono, leggono… Leggono di tutto, da Tolstoj ai saggi ai romanzetti usa-e-getta. Ma insomma leggono. Lo so bene, ormai, ma è uno spettacolo che ogni volta che vado a Parigi mi colpisce sempre come la prima volta e non posso fare a meno di pensare a quello che non vedo in Italia…*

    Mi stupisco sempre ogni volta che leggo della tua ansia da proselitismo letterario. Capisco il desiderio di segnalare, di condividere con qualcuno le letture, ma faccia fatica a capire come tu possa attribuire alla lettura una capacità di innalzamento morale o civile che non esiste se non in un sogno di una notte di mezza estate.

    Intanto sarebbe da dimostrare che più lettori ci sono e più un popolo è moralmente civile, cosa che non è dimostrata affatto. Grandi civiltà letterarie sono state guerrafondaie.

    Inoltre prendiamo il caso di Harold Bloom che, permetterai, ha letto senz’altro più libri di me e te messi insieme.

    Bloom sostiene che la lettura serve soltanto a dilatare un’esistenza solitaria e non ha mai innalzato nessuno moralmente (lo dice chiaro e tondo più volte).

    Ora, nel caso tu volessi smentire Bloom sarebbe comunque la dimostrazione che la lettura porta le persone a conclusioni diametralmente opposte, sicché propugnando tu questo fervore da lettura universale, potresti trovarti nella situazione che la maggior parte dei lettori la pensino come Bloom.

    Ritengo che questa lamentela sulla poca capacità *lettoria* degli italiani sia, oltre che un luogo comune trito e ritrito, un’ansia immotivata.

    In che modo un piacere estetico (che tale e non altro è la lettura) possa, incrementandosi, determinare un maggior grado di civiltà è aspettativa non dissimile da quella dell’arrivo dell’arrivo del principe azzurro.

    Ho citato Bloom ma potrei citarti anche Schopenhauer e la sua polemica contro la lettura forsennata.

    Leggere molto non è un segno di civiltà, né cosa auspicabile per il miglioramento della condizione umana.

    Deve esserci una specie di genio del popolo italiano, se è vero che legge mediamente meno degli altri popoli, nel rifiutarsi di digerire pensieri di altri (direbbe Schopenhauer).

    Abbasso i missionari letterari.

  2. oyrad ha detto:

    Ieri mi sono seduto sul primo sedile libero del metrò, per tornare a casa, fiaccato dallo scritto di latino. Accanto a me si era seduta una signora… con in mano un libro intitolato “Kafka e Praga”… “Ah, ma che bel libro!” ho esclamato a voce alta e alzando le mani al cielo, ritemprato in un solo istante!
    “L’ ho trovato a Praga” mi ha detto la signora: ma non l’ ha detto “con piacere”… l’ ha detto con evidente fastidio, per tagliar corto… come per dire “beh, io a Praga ci sono stata, tu no… e dunque non scocciarmi!”. Io avevo solo bisogno di riprendere un minimo di contatto con la realtà: niente di più. Perciò, di fronte a cotanta accoglienza, ho pensato di tener per me il consiglio di leggere il “Di qui passa Kafka” di Urzidil, e ho incrociato le braccia, coccolando con lo sguardo il mio sacchetto Feltrinelli con dentro “La porta” di Magda Szabò…

  3. PrimoCasalini ha detto:

    T’inganni, Gabrilu. Così scrisse il mio amico Primo Casalini in Via Col di Lana 12:
    “Il metrò è un ambiente culturalmente elevato: per le tratte lunghe in ogni carrozza ci sono almeno cinque o sei persone che leggono libri non banali, filosofia e poesia in primis, ma anche musica. Edizioni Einaudi ed Adelphi prevalenti. Anche Feltrinelli, per qualche ragazza con le trecce”.
    Attesto la verità di queste parole, l’ho notato anch’io e sarebbe bene che se ne accorgesse anche qualcun altro, oltre a noi due. E’ un fenomeno che consola.
    Saluto toto corde il sig.
    Oyrad, che starà certo dando esami a gogò, e troverà prima o poi il tempo di venirmi a trovare.

    oggi c’è il sole e l’erbetta è verdissima, visti i diluvi degli ultimi giorni

    Primo & Solimano

  4. SimonaC ha detto:

    “Si dà il caso che io quando vedo qualcuno con un libro in mano mi trasformo immediatamente in una voyeuse assatanata perchè muoio dalla curiosità di sapere cosa sta leggendo”. Mi riconosco totalmente nella descrizione e mi consolo 🙂

    La tua descrizione dell’amata Parigi non può che deliziarmi: devo farvi ritorno!!!

  5. gabrilu ha detto:

    MariaStrofa
    Sono io che mi stupisco, a vedere come interpreti i miei post sui libri e sulla lettura in generale :-).
    Infatti, che io la pensi come te, che nei miei post non ci sia proprio alcuna “sindrome da missionaria letteraria” credo di averlo dimostrato molte volte, da quando, nel marzo dell’anno scorso, ho aperto questo blog.
    Certo non posso pretendere di venir letta con assiduità ed attenzione, so bene che la lettura dei blog è quasi sempre molto discontinua e superficiale, ed è per questo che sorrido divertita nel vedere che tu mi citi Harold Bloom e Schopenhauer ^___^
    Già, perchè proprio ad Harold Bloom e a Schopenhauer sono (anche) ricorsa in passato per dire che la lettura serve principalmente a se stessi e che più che il “quanto” si legge è importante (sempre innanzitutto per se stessi) il “cosa” si legge e soprattutto il “come”.

    Colgo al volo la narcisistica occasione per autocitarmi ed autolinkarmi 🙂

    Schopenhauer, post del 21 agosto 2006 sul vecchio blog NonSoloProust

    Harold Bloom , post del 25 gennaio 2007
    E già che ci sono, potrei aggiungere anche questa spigolatura da Montaigne post del 6 febbraio 2007 e quella da Henry Miller post del 13 marzo 2007

    Come giustamente dici, si potrebbero citare tantissimi altri grandi autori che di libri ne hanno sicuramente letti (e meglio) più di te e di me: per esempio, io ci metterei anche George Steiner, in particolare quel passaggio de “Il castello di Barbablu” in cui parla dei criminali nazisti e gasificatori molti dei quali raffinati intenditori di musica, di arti figurative e conoscitori della letteratura non solo tedesca.
    Per quanto riguarda infine il fatto che in Italia si legge poco… beh, sarà pure un luogo comune, ma a parte il fatto che tutti i “luoghi comuni” diventano tali perchè alla loro base c’è sempre un fondo di verità… la cosa non mi disturberebbe se poi la maggior parte della gente che non legge e/o legge poco e/o non sa leggere non pretendesse però di scrivere, di venir pubblicata, di esser comprata e di esser pure letta… Spero ammetterai che è singolare il fatto che in questo BelPaese ci siano, ad occhio e croce (ma pare che anche statistiche più o meno ufficiali supportino questa mia impressione) più scrittori che lettori. O no? 🙂

    Oyrad e Primo & Solimano
    Ok, nei metro italiani vedete gente con libri in mano. Però in Italia non ci sono molte città con la (o “il”) metro, e centrar tutto su passeggeri italiani in metro italiani avvistati con un libro in mano mi sembra…. posso dirlo? … un po’ troppo poco significativo…

    SimonaC
    Io sono appena tornata e già faccio programmi su quando tornarci :-I

  6. PrimoCasalini ha detto:

    Interessante la considerazione di MariaStrofa su scrittori e lettori. Per me tutti dovrebbero scrivere, fa solo bene scrivere ogni giorno, a tutti. Anche perchè si leggerebbero, così oltre che scrittori diventerebbero lettori, altra cosa che fa bene. Più sono gli scrittori più sono i lettori, magari di sé. Il discorso che poi molti, oltre che a scrivere ed a leggersi vorrebbero che anche altri li leggessero, mi sembra un desiderio umanissimo: ci provino, possono riuscirci o no, debbono scornarsi con la dura realtà. Ma sul New Yorker (o sul Punch?) uscì una bellissima vignetta: un uomo con la pistola in mano nel corridoio di un aereo, con gente atterrita e l’uomo che dice: “Niente paura, vorrei solo leggervi alcune mie poesie.” Tutti, oltre a scrivere ed a leggerci, amiamo che ci si legga, diamoci da fare per ottenerlo, scrivendo meglio e nei posti giusti, certo non reprimendo un giusto desiderio umano, né in noi né in altri.
    Poi, se amiamo veramente noi stessi e ciò che scriviamo, ce ne faremo una ragione, se nessuno ci legge (io però una scorta di due zie caritatevoli me la sono fatta).

    buona giornata
    Solimano & primo

  7. MariaStrofa ha detto:

    No, no, gabrilu continuo a stupirmi io, perché il tuo blog lo leggo sempre (innanzitutto) e conosco i post di cui parli. nihil librorum a te alielum puto.

    Ma non negherai (poi se lo neghi è uguale) che ti eccita o ti fa piacere vedere che la lettura è molto diffusa (nemmeno tu fossi un editore), come se in questa diffusione ci fosse un valore positivo che davvero non riesco a cogliere.

    Addirittura parli della lettura indifferenziata: da Tolstoj a banali romanzetti e qui dovrebbe aprirsi un altro discorso: stabilito (ma io non sono d’accordo) che la propagazione della lettura è un bene, bisognerebbe poi decidere quali libri leggere o no. CHi legge, Siddharta, per esempio e lo apprezza è malato e non lo sa.

    Leggere in sé non è affatto un valore e nemmeno un merito. Che poi sia naturale allo spirito gregario della specie, riconoscere come simili i lettori o i giocatori di golf, o i masturbatores grillorum, è altra considerazione ancora: certo che io mi compiaccio se qualcuno legge Tolsto o Dosto ma non è niente di più che un vizio impunito condiviso, il prurito di un’affinità elettiva.

    Quello che non capisco è il tuo entusiasmo nel vedere che molti leggono, indipendentemente da ciò che leggono, l’entusiasmo di leggere magari una statistica dove la lettura è aumentata del 7 percento, l’entusiasmo di vedere tanti parigini con un libro in mano – tralasciando il fatto che se c’è un’attività masturbatoria, antisociale ed elitaria è proprio la lettura.

    Visto che leggere non eleva, fa diventare antisociali, perché dovrei sperare che il popolo italiano diventasse un popolo di lettori?

    E’ questo il luogo comune che non capisco, la speranza che il mondo legga. Ma per piacere… leggere poco leggere meno… dissuadere, alfabetizzare e basta.

    Codesto solo oggi dirti possiamo, ciò che non siamo ciò che non leggiamo.

  8. MariaStrofa ha detto:

    a te alienum, ovviamente…

  9. khinna ha detto:

    bentornata!
    cris

  10. oyrad ha detto:

    Gabrilù, in verità il raccontino del mio episodio di ieri in metrò non era finalizzato a controbattere le tue osservazioni sulla scarsa diffusione della lettura in Italia: mi è venuto in mente pensando all’ accoglienza del tuo “signor bouquiniste”… così diversa rispetto a quella della signora che leggeva quel libro su Kafka accanto a me… così irritata dalla mia “intrusione”… Io, per di più, sul metrò e sui mezzi pubblici in generale non leggo quasi mai, non ci riesco… a parte qualche eccezione, di solito libri di piccolo formato e poco impegnativi (anche se sui mezzi ho letto il monumentale “Bach” di Buscaroli… ma è stata una eccezione a conferma della regola) Ciao, e un saluto (e mille scuse) anche a Primo&Solimano… Oyrad

  11. melpunk66 ha detto:

    uh che bello, ma che fertta devo andare all alibreria el giallo! allora torno e leggo con calma
    porca miseria mi sento il cappellaio matto sono il cappellaio matto

  12. Decano ha detto:

    odio profondamente chi cerca di sbirciare cosa leggo.E’ più forte di me.

  13. PattyBruce ha detto:

    Bhè, io mi entusiasmo sempre quando vedo qualcuno che legge, soprattutto se legge quello che piace anche a me. Sarà spirito di corpo, sarà quel che vuoi. Comunque credo che leggere le cose giuste apra la mente, checché ne dicano.

  14. habanera2 ha detto:

    Confermo quanto dice Primo Casalini: i milanesi leggono. In metrò, sdraiati sul prato dei giadini pubblici, seduti al tavolino di un caffè. Non tutti, certo, ma tanti, soprattutto se si fa il confronto con altre città italiane dove il fenomeno è molto meno diffuso. E’ una cosa bellissima, secondo me, perchè leggere, purchè lo si faccia per il solo gusto di farlo, è il più felice momento di evasione che io conosca. Ciao, gabrilù.
    habanera

  15. amfortas ha detto:

    Io tendo a pensarla come te, ma lo spunto di riflessione di MariaStrofa non è banale.
    Qualche volta ho la sensazione che si legga un po’ a casaccio, senza capire molto, quasi che la lettura di un certo Autore sia un passaporto culturale fittizio.
    È un po’ così anche per la Musica, in un certo senso: non so che vantaggi si potrebbero avere da una maggiore diffusione del Rossini serio, per dire, se non c’è alle spalle una voglia di conoscenza consapevole.
    Ciao!

  16. PrimoCasalini ha detto:

    Il passaporto culturale fittizio citato da Amfortas è verissimo, mi prudono le mani quando sento discorsaggini in punta di piedi, di forchetta e di lingua su certi libri di cui si sa che fra tre mesi non parlerà più nessuno.
    Ed è una discriminante un po’ da spadone ma efficacissima quella di Habanera, la lettura per per puro piacere, non avrei nulla contro una lettrice – o un lettore eh eh – di Harmony, come non ho nulla contro rebus, sciarade e parole crociate facilitate, ma sentire certe letture difficilitate, che almeno fossero fatte per ambizione, no, sono fatte per narcisismo di piccolo cabotaggio, beh, viene proprio voglia di dar ragione a MariaStrofa e di dirgli: perché non giocate a boccette? O una bella canasta, perché no?
    Aggiungo un argomento che reputo essenziale: si legge per rileggere quel libro che si è appena letto, così si crea una bella selezione a priori.

    good afternoon
    Solimano & Primo, animale leggitore gnam gnam

  17. gabrilu ha detto:

    E se la parola chiave fosse la consapevolezza di cui parla Amfortas nel suo commento?

    A me, almeno, questa parola fa venire in mente un paio di cose. Per esempio:

    Consapevolezza del fatto che la lettura di per se non garantisce etc. etc. (e su questo mi pare si sia grosso modo tutti d’accordo) ma nemmeno il contrario, perchè ciò che la lettura può determinare negli individui dipende dagli individui stessi e dall’uso che ciascun individuo è in grado, ha intenzione di fare delle sue letture.

    Necessità di una sana consapevolezza riguardo le proprie aspettative nei confronti della lettura. Perchè non è affatto scontato che tali aspettative siano o debbano essere uguali per ciascun individuo e nemmeno uguali in tutti i momenti della vita del medesimo individuo. Le persone leggono (o non leggono) per i motivi più svariati. Una stessa persona può leggere, in momenti diversi, per motivi diversi. L’importante, secondo me è, appunto, avere di volta in volta la consapevolezza del motivo che ci spinge a prendere in mano un determinato libro piuttosto che un altro.

    In quanto alle letture indifferenziate: credo che più o meno tutti coloro che si appassionano alla lettura attraversino una prima fase onnivora in cui si legge di tutto in modo bulimico, poi però si comincia a selezionare. O per lo meno, io riterrei opportuno il passaggio a questa seconda fase. Poi, per carità, certo che ognuno fa quel che gli pare.
    Però certo, quando vedo sconosciuti che leggono, io non posso sapere il motivo per cui in quel momento stano leggendo quel determinato libro, e sono in grado di “registrare” soltanto che quella persona sta leggendo.

    Non ho difficoltà a dire che mi piace vedere gente che legge. Sostenere in modo tranchant che la lettura non è importante mi sembra un atteggiamento specularmente altrettanto ideologico di quello che vede nella lettura il potenziale toccasana di tutti i mali. Oppure un atteggiamento po’ sornionamente provocatorio 🙂 Chissà.

    Infine due parole sulla scrittura: vero è che (come Primo & Solimano scripsit) scrivere non può che far del bene. Sperare di venir letti è umanissimo, ci mancherebbe. Pretenderlo è già … ehm… uno zinzino diverso. Quando poi succede (e non sono rari i casi) che se lo scrittore non ottiene il successo sperato attribuisce ogni colpa al mondo esterno tutto brutto e cattivo senza mai porsi nemmeno per un istante l’interrogativo “E se fosse il mio libro, a non essere un granchè?”…. Beh, è questo genere di “gente che scrive” che non sopporto, abbiate pazienza.

  18. dreca ha detto:

    conosco quelle bancarelle di parigi, ci ho trovato delle vere perle, ma in generale la francia ha un certo fascino su di me…
    sarà che sono “malata” di letture, sarà che provo un insano godimento a dilatare il mio tempo e la mia realtà attraverso i libri, che anch’io quando vedo qualcuno che legge provo un brivido di piacere…

  19. MariaStrofa ha detto:

    *Sostenere in modo tranchant che la lettura non è importante mi sembra un atteggiamento specularmente altrettanto ideologico di quello che vede nella lettura il potenziale toccasana di tutti i mali. Oppure un atteggiamento po’ sornionamente provocatorio 🙂 Chissà.*

    Io non credo di avere sostenuto che la lettura non sia cosa importante, primo perché mi occupo di libri un post su tre (circa), poi perché sto commentando un blog di libri e mi rivolgo a commentatori tutti appassionati di lettura come me.

    Riguardo all’osservazione che la lettura apre la mente… sì, apre la mente di persone predisposte a lasciarsela aprire.

    Dài Proust e Shakespeare a un imbecille e rimarrà imbecille.

    Dire che la gente deve leggere è affermazione priva di qualsiasi contenuto. Purché legga va bene tutto perché poi, sicuramente, leggerà Shakespeare o Proust dopo aver letto romanzi assurdi? Si tratta di un percorso obbligato? A me pare un bel sogno.

    Gratta gratta, Gabrilu, non credo che tu saresti molto felice di una popolazione che *legge* (leggere in sé è sintomo di alfabetizzazione e basta) indipendentemente da che cosa legge.

    Ma se il problema è *cosa leggere* allora ritorniamo al punto che vedere la gente con un libro in mano (o vederne di più mediamente che in Italia) non è affatto un valore o cosa per cui esprimere alcun contento.

    Io conosco un sacco di persone che si leggono tutti i Bevilacqua, le Mazzantini e costanzate varie.

    Non so francamente come esultare di fronte a questo fenomeno. Qui che cosa si allarga, tranne l’estratto conto dei romanzieri citati?

    Ciò che ha dato origine alla piccola differenza di vedute che abbiamo, è che se vedo 50 persone in metropolitana leggere Bevilacqua o l’ultimo di Dan Brown, io penso seriamente che il popolo che esprime questo orrore è un popolo malato: altro che popolo civile.

    E che tante persone in Francia leggano più libri non è di per sé segno di civiltà, ma può essere benissimo un segno di impecoronimento o di maggior adattabilità al dettato generico che *leggere fa chic*.

    In definitiva,proprio non riesco a rallegrarmi di vedere la gente leggere o di sapere che legge.

    Ma tutti quelli che leggono il signore degli anelli e passano la vita a chiosarlo…

    Una cosa che un governo illuminato dovrebbe fare sarebbe quella di mettere il proibizionismo sui libri di Dostoevskij, Tolsoj, Flaubert. Proibirli e toglierli dalla circolazione.

    Rendere tabù certi autori è il solo modo per farli leggere. Dare pene da cinque mesi a un anno a chi legge i classici. Si vedrebbero scantinati che vendono una copia di Madame Bovary, librerie camuffate da MC Donald che ti servono la morte di Ivan Ili’c.

    Ecco, forse una cosa così sarebbe auspicabile… ammesso che la lettura possa poi produrre menti aperte in modo automatico.

  20. gabrilu ha detto:

    dreca
    Altro preziosissimo luogo parigino è il Boulevard Saint Germain, vero paese di Bengodi. Con la FNAC (dove in genere trascorro ore ed ore) non ho problemi perchè sfoglio i libri, mi segno i titoli che mi interessano e poi da casa li compro on line. Ma la tragedia è con le bancarelle, perchè le tentazioni sono centinaia, i libri li devi acquistare in loco e poi il bagaglio non solo pesa quintali, ma con l’aria che tira negli aeroporti non sei nemmeno sicura di ritrovarteli a casa :-I
    Sul tomo di Sue ho meditato a lungo, prima di decidermi ma ti pare, mica per il prezzo: calcolavo spazio e peso… 0____0

    MariaStrofa
    Bella l’idea di mettere il probizionismo sui Grandi Libri, da parte mia ci sto 🙂
    Per il resto, e per non farla troppo lunga, sarà che io penso che le vie dei Grandi Libri sono infinite e imprevedibili, per cui chissà, magari uno parte leggendo la Tamaro e poi scopre che le sorelle Bronte sono meglio e con l’occasione si legge la prefazione di Bataille e magari da cosa nasce cosa…

    Il lato comico, in tutto questo nostro discettare, è che io pirsonalmente in pirsona non sono mai stata capace di leggere in un qualsiasi luogo pubblico (treni, aerei, bar, parchi, metro e quant’altro).
    Per cui, amme’ non mi incontrerete mai con il naso dentro un libro (che sia di Moccia Federico o di Alighieri Dante).
    Tiè! ^___^

  21. PattyBruce ha detto:

    In Boulevard Saint Germain ci ho soggiornato per un mese intero, parecchi anni fa. Ma quanto mi piaceva stare lì!! Non sarei più tornata a casa, fosse dipeso da me.

  22. utente anonimo ha detto:

    Sono contenta per il tuo viaggio di cui ci hai fatto partecipe, ma sono contenta che tu sia tornata. Ciao Giulia

  23. PrimoCasalini ha detto:

    Mi dichiaro – spero civilmente – in disaccordo con gli argomenti ed il tono di MariaStrofa. Li trovo tipici di una cultura esclusiva tradizionalmente italica, in cui la somma aspirazione dichiarata è essere fuori dal coro, divenendo in realtà dei coristi stonati, mentre quello di cui ci sarebbe bisogno sarebbe di un bel coro polifonico, come avviene in paesi più civili perché se la tirano di meno, tipo Francia, Germania, Inghilterra, a non parlare della Scandinavia e delle splendide librerie antiquarie di Copenhagen. La conseguenza è che se io voglio visitare Brera debbo andare sulla Web Gallery of Art, se voglio documentarmi su Gadda debbo passare in un sito di Edinburgo. La divulgazione acculturata in Italia è vergogna, nei paesi civili è cura prioritaria dei maggiori: matematici, biologi, filosofi, scrittori. Il corollario è che trabocchiamo di depliant turistici e di saggetti che nessuno legge, nemmeno chi li scrive.
    E il discorso degli imbecilli che vor dì? Nessuno è coglione, tutti abbiamo coglione di tanto in tanto per la legge del quandoque dormitat. E’ bello vedere uno che non leggeva decidersi a leggere, è bello vedere che si scopre la scrittura a cinquant’anni, è bello, infine, anche se spregiato da tutti i savants e da tutte le savantesse che la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia è stata visitata lo scorso anno da 50.000 persone contro le consuete meno di 10.000/anno precedenti. Tutto perché quel rompiscatole di Goldin se n’è occupato. Prendiamocela con Goldin, perché no, ma prendiamocela, con molte più ragioni, con chi per anni, avendone responsabilità, onori ed oneri, non ha fatto il suo dovere prima di cittadino che di sovrintendente.
    A rispondere “No tu no!” al “Vengo anch’io?” sono buoni tutti, magari quello che viene ha da dirci qualcosa a cui non abbiamo mai pensato, presi come eravamo dai reciproci annusamenti.
    Cultura inclusiva ha da essere, vaste programme in un paese che abbonda solo di rendite o renditucce di posizione.
    Fine della concione, che non vuole essere polemica, ma dialettica sì.

    good afternoon
    Primo & Solimano

  24. khinna ha detto:

    Concordo pienamente con Primo Casalini, anche se c’è chi non approva i commenti “concordatari” 😉
    salut
    k

  25. gabrilu ha detto:

    ahi è tardi e con tutti questi commenti mi gira la testa…
    che dire è vero che la buona lettura non rende migliori, e nemmeno la buona scrittura, entrambe le attività non escludono il titolare dall’essere un emerito (…) mi censuro per te, Gabrilù, a me il turpiloquio non dispiace, Cantico docet. Poi io ormai ho posizioni estremistiche, per molti versi preferisco le narrazioni orali a quelle scritte, ti danno un senso di ebbrezza e di scoperta impagabile oltre al contatto umano, che a volte preferisco a quello della carta.
    ma è vero che non bisogna essere scontenti che delle persone acquisiscano visioni del mondo un tantino più complesse, non si sa mai che gli fa bene. In Francia vendono e leggono saggi magnifici, la maggior parte dei libri venduti in Italia e che vedo in metro sono tuttalpiù robetta bassopedagogica.
    Far leggere libri migliori è pur sempre una speranza di dare una chiave di accesso alla bellezza, di accedere a mondi interessanti, di intavolare piacevoli conversazioni, di creare persone più civili e pacifiche, di emanciparle da versioni stereotipate anche se in percentuali risibili meglio di niente. Male che vada stanno chiusi in casa o zitti al parco e non combinano danni. Poi ecco, gli scrittori pubblicati non è che siano tutti chissache eh, magari spesso meglio non conoscerli MAI, saranno banali o barbosissimi o verbosi o narcisisti che so (ce n’é per tutti, voglio essere imparziale ;).
    Se è per questo c’é anche un sacco di gente che viaggia, viene pagata profumatamente per scrivere reportages, e se scriveva a casa sua guardando licia colò in tv non cambiava niente.
    Sì lo so sono considerazioni random ma l’ora è quel che è e il mio cervello è entrato in standby…

  26. madeinfranca ha detto:

    ah ecco e poi dimenticavo, leggere libri migliori è meglio che leggere libri deteriori, ma non pensate con un brivido alle devastanti perversioni che scattano nella mente di una casalinga che legge Wilbur Smith?
    buonanotte Gabrilù scusa non è colpa mia ma delle tagliatelle al tartufo che parlano attraverso di me…

  27. utente anonimo ha detto:

    Solo un paio di considerazioni al volo:
    è sempre interessante per me vedere come spesso i commenti su un post (mio o di altri, parlo in generale) si sviluppano su un aspetto molto particolare del post stesso e magari considerato secondario al momento in cui il post era stato concepito e “mandato in onda”. Questo non mi dispiace, perchè, pur rimanendo in tema, questi commenti allargano il campo prospettico, ampliano il discorso e in qualche modo costringono a riflettere. Questo in ogni caso, anche se poi non sempre scriviamo quello che abbiamo pensato ma ci teniamo per noi le nostre riflessioni.
    Nel merito di questa discussione non voglio aggiungere altro a quanto ho già detto sopra. Perchè inevitabilmente si tornerà a parlare di tutto questo e perchè non voglio che i miei interventi possano essere considerati di “chiusura” o in qualche modo conclusivi.
    Ho detto spesso che il mio blog non si occupa di stretta attualità e quindi si possono tranquillamente ripescare anche post vecchi e continuare ad inserire commenti o replicare. Ben venga, se e quando succede.
    Un’unica notazione, da parte mia: ancora un volta mi colpisce che, checchè se ne possa dire, il tema della lettura con tutte le domande al seguito (“perchè si legge?” “perchè leggere” “è meglio chi legge o chi non legge?” e “come leggere e cosa?” etc. etc. etc.) suscita discussioni appassionate proprio — e non mi pare poco significativo — nei lettori più “robusti” . Perchè tali ritengo la maggior parte degli “happy few” che seguono questo blog 🙂

    Per barbara68: se le tagliatelle al tartufo hanno su di te questo effetto, continua a mangiarne, mi raccomando. E poi ripassa da qua 🙂

  28. utente anonimo ha detto:

    gabrilù, ieri l’alto peso specifico/esistenziale della cucina armena mi ha fatta rinsavire, oltre a prendere depuranti per il fegato.
    ti copincollo questo estratto dal manifesto, buona giornata

    “Così ne scrive Ficara: «Nella ‘evoluzione inevitabile’ del romanzo di cui ha parlato, tra gli altri, Michel Butor, un momento essenziale è la percezione dell’incongruenza come possibilità di conoscenza: a partire dalla sua stessa incongruenza, dalla sua stessa operante dissoluzione ironica, un romanzo ci induce a considerare e conoscere di più la realtà, ed è un ponte gettato verso un piccolissimo di più di compimento del mio stesso essere nel mondo. Non è poco.”

  29. gabrilu ha detto:

    http://demim[..] del leggere …dopo una lettura qui * leggere ha il duplice significato -estetico ed etico- del piacere e della conoscenza. La condivisione, la fruizione, di questa attività umana mi pare sia alla base del concetto di che, a sua volta, &egrav [..]

  30. Anonimo ha detto:

    uno dei ricordi più indelebili
    del mio primo viaggio a Parigi
    è quello-in un vagone del métro-
    di una donna vestita miseramente, secchio e ramazza ai suoi piedi,
    mano aggrappata alla sbarra,
    che leggeva tranquillamente
    un bel livre de poche…

    …sì…sì…l’ho associato a qualcosa
    di molto esotico…di molto civile,
    di molto diverso da qui…
    dal mio profondo sud di 45 anni fa.

    bisoussouvenirs!

  31. Anonimo ha detto:

    cara gabrilu…non so cosa sia successo ieri…ma vedo,
    qui nei commenti,
    che c’è il #29 che non ho lasciato io
    …oltre tutto è l’inizio
    -sebbene confuso- di un mio post di ieri delle 12:58 e, ricordo benissimo, che te ne ho lasciato 1 qui (quello che risulta essere il #30esimo) e 1 al post W l’Orsay, in orari tardi ed essendo “utente anonimo”…
    boh…che “Le fantôme”-splinder
    reclami da te un post “de l’Opéra” ?

    bisousquandmême !

  32. Anonimo ha detto:

    madeinfranca
    Il messaggio di ieri, dici? Lo so che non l’hai inviato tu. Pare che sia il frutto di una delle nuove diavolerie di Splinder. Si chiama Trackball (o qualcosa di simile) e viene inviato in automatico all’autore di un post che risulta linkato da altri. La qual cosa genera spesso spassosi equivoci e tutto un balletto di “grazie, prego, no, non sono stato io etc.” 🙂
    Ti ringrazio in ogi caso per avermi citata nel tuo blog e per quanto riguarda l’episodio parigino che riporti… capisci bene che con me sfondi una porta aperta 🙂

  33. babalatalpa ha detto:

    Mia cara (sì, sono quella che ha cambiato nick), dopo aver scoperto Parigi solo lo scorso anno, ho deciso di prendermi una vacanzella dalle follie italiche e di andarmene a riflettere in solitudine dai cugini francesi. Pochi giorni ad inizio giugno tanto per riprendere contatto con la città che ho snobbato per anni. Così sono passata da te per rileggere qualche post del passato. E sì: penso di aver fatto bene a prenotare questo volo….

  34. gabrilu ha detto:

    @babalatalpa
    eh, poi ci racconterai, spero 🙂
    Io sarò a Parigi da fine luglio ai primi di settembre, ma quest’anno sono molto preoccupata per quello che mi stanno combinando i cugini francesi. Il trionfo di Marine Le Pen mi inquieta molto, anche perché i francesi non vanno mai sottovalutati. Nel bene e nel male, quando ci si mettono fanno sul serio…
    Speriamo che rinsaviscano… 😦

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