LES ENFANTS TERRIBLES

Paul ed Elisabeth sono fratello e sorella adolescenti che vivono con la madre morente. Il loro rapporto è tanto singolare da apparire morboso. Inseparabili, vivono nella stessa stanza e passano il tempo ad ingiuriarsi e a fare giochi insoliti e provocatori. Quando Paul, durante una battaglia di palle di neve all’uscita dal liceo Condorcet, viene colpito dal suo compagno di scuola Dargelos con una pietra nascosta dentro la neve, è costretto a rimanere a casa assitito da Elisabeth. Questa coabitazione prosegue dopo la morte della madre e il matrimonio di Elisabeth che, diventata presto vedova, eredita una grande casa in cui i due fratelli ricostituiscono la vecchia stanza riprendendo così la loro esistenza claustrofobica. Li raggiungono Gérard, il migliore amico di Paul e Agathe, conosciuta da Elisabeth in una casa di mode. Il dramma si compie quando Elisabeth si accorge che Paul ed Agathe si sono innamorati l’una dell’altro.

Les enfants terribles di Jean Cocteau uscì nel 1929 e scatenò subito un putiferio — com’era prevedibile — specialmente negli ambienti cattolici. Perchè la storia non parla solo di incesto (che se pure non materialmente consumato si presenta però tale a tutti gli effetti) tra fratello e sorella ma anche di attrazione omosessuale: Paul infatti subisce il fascino perverso di Dargelos, il compagno che lo ha ferito con la palla di neve e in seguito si innamora di Agathe la quale, guarda caso, assomiglia in modo stupefacente a Dargelos.

Nel 1949, dopo aver visto Le silence de la mer tratto dal bel romanzo di Vercors, Cocteau, entusiasta, telefona al regista Jean-Pierre Melville e gli propone di fare un film di Les enfants terribles, che tra l’altro sa essere stato uno dei libri preferiti di Melville adolescente.

Scrivono assieme la sceneggiatura, la storia sarà narrata da una voce fuori campo che sarà, ovviamente, quella di Cocteau. Come è il cuore di Cocteau che ascoltiamo allo stetoscopio quando il dottore ausculta il ragazzo. “Prima di girare la scena ho fatto correre Cocteau, perchè era necessario che il suo cuore battesse molto veloce e molto forte”.

Ma tra lo scrittore ed il regista ci sono molti  conflitti, durante la lavorazione del film. A cominciare dalla scelta dei protagonisti. Cocteau impone Dermithe che Melville ritiene (secondo me a ragione) troppo adulto per l’età del personaggio di Paul. Da parte sua, Melville fatica non poco per convincere Cocteau a prendere Nicole Stéphane per la parte di Elisabeth. Nicole Stéphane che risulta invece, a mio parere, straordinaria interprete e certamente la figura dominante del film. Cocteau e Melville litigano pure sulla scelta delle musiche trovando poi un compromesso nel maestoso concerto per quattro pianoforti e orchestra di Bach-Vivaldi.

Tra le opere letterarie di Cocteau (autore che in genere non amo particolarmente), Les enfants terribles è quella che mi è sempre piaciuta di più. Cocteau rende in maniera straordinaria l’atmosfera ambigua che si respira nella stanza, l’universo claustrofobico ed autoreferenziale dei due ragazzi, il legame di dipendenza che nei confronti di Paul ed Elisabeth vengono ad assumere Gérard e Agathe, il fascino perverso e luciferino che emana dal bellissimo Dargelos.

Il doppio DVD Ho trovato adesso, quando sono andata a Parigi, in un negozietto di St. Germain e comperato a 7,90 Euro il doppio DVD contenente il film di Melville e finalmente ho potuto vederlo. Non sono ancora riuscita a capire se ne esiste una versione italiana. Questa che ho comperato è, ovviamente, in francese.

Personalmente ho apprezzato moltissimo Nicole Stéphane, veramente eccezionale nel rendere le mille sfumature del complesso personaggio di Elisabeth. Ho apprezzato il ritmo, lo stupendo bianco e nero di Melville (che conoscevo già, così come Nicole Stéphane, da  Il silenzio del mare).

Però. C’è un grosso “però”.  Forse ad alcuni quello che scrivo può sembrar paradossale,  ma ai miei occhi le uniche parti (pesantemente) negative sono quelle dove c’è l’intervento diretto di Cocteau. I dialoghi risultano infatti  troppo teatrali, per nulla naturali, ma soprattutto ho trovato insopportabile la voce narrante di Cocteau:  sentenziosa, enfatica, carica di retorica. Così  ridicola da  far apparire tutto di una teatralità fastidiosamente magniloquente.

Ho stralciato e messo su YouTube due scene del film: la battaglia di neve all’uscita del Liceo Condorcet e la sequenza — che Cocteau chiama del “teatro”, cioè la stanza di Paul ed Elisabeth. E’ vero, il film è in francese, però è solo in questo modo che è possibile ascoltare la voce narrante di Cocteau e comunque anche se non  si capisce il francese   (io ad esempio sono parecchio in difficoltà, quando parlano velocemente) è sempre possibile godersi la regia di Melville e la bellezza e la bravura di Nicole Stéphane.

Infine due parole ancora su Nicole Stéphane (il cui  vero nome era Rotschild, apparteneva alla ricchissima famiglia di banchieri), morta appena qualche mese fa (marzo 2007)  e che è stata non solo attrice ma anche produttrice.

Voglio qui ricordare che fu lei, nel 1962, ad ottenere i diritti per fare un film da Alla ricerca del tempo perduto  di Marcel Proust e che per tradurre in realtà questo progetto al quale teneva moltissimo si rivolse e collaborò a lungo non solo con Luchino Visconti ma anche con Ennio Flaiano, Harold Pinter, Joseph Losey, Peter Brook. A proposito della sua interpretazione di Elisabeth, Jean Cocteau in un’intervista ebbe a dichiarare: “I minimi gesti di Nicole Stéphane assumono la potenza spaventosa di Elettra”. E questa volta mi trovo d’accordo con Cocteau.

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9 risposte a LES ENFANTS TERRIBLES

  1. dalloway66 ha detto:

    Effettivamente devo darti ragione a proposito di cocteau e della sua voce. allunga le sillabe in modo esasperante ed io l’ho sentito solo in quei due stralci che hai lasciato tu.
    Immagino che non debba essere facile vedere questo film tutto di seguito, ha un’aria un po’ soffocante e al tempo stesso affascinante…
    Lei è davvero bravissima e quando punta quello sguardo inquietante dentro la telecamera, poi ti si appiccica addosso. (ma anche l’attore che impersona Paul mi sembra notevole).
    E quindi a quei tempi al posto della campanella si suonava il tamburo!! eddai allora non sono poi così vetusta! un saluto

  2. SENZAQUALITA ha detto:

    che meraviglia (e che cammeo quell’intarsio vocale)! grazie, ga’

  3. PrimoCasalini ha detto:

    A proposito di Cocteau, da cui mi sono tenuto sempre accuratamente lontano, ma di cui non sottovaluto l’importanza, oggi me ne è capitata una curiosa. Lavoravo su “Mon oncle d’Amerique” di Resnais-Laborit (assolutamente diversi che però hanno in comune una geniale curiosità) e ho riscoperto che nel film Resnais inserisce dei brevi brani di film d’epoca, puntando in particolare su due attori: Jean Marais e Jean Gabin. L’effetto è straniante ed ha un che di ridicolo, l’inserirli in quel modo li fa sembrare come i topi di Laborit sottoposti agli esperimenti. Confesso che mi è venuto da ridere specie a vedere certe espressioni di Jean Gabin. Ce lo dimentichiamo spesso, ma che ci siano state persone come Laborit, Monod e Lorenz è importante per il nostro equilibrio e per vivere meglio, capendo veramente cosa sta succedendo riguardo l’amore e il potere in particolare.

    good afternoon
    Solimano & Primo

  4. gabrilu ha detto:

    Primo e Solimano
    Jean Gabin mi è sempre piaciuto molto. Jean Marais, con tutto il rispetto per Cocteau, m’è sempre sembrato — cinematograficamente parlando — un baccalà, per giunta mica poi tanto bello (Radiguet lo era molto di più ma insomma i gusti son gusti. Specialmente quelli amorosi ed al cuore non si comanda). Di striscio, notare che Edouard Dermithe, imposto da C. per il personaggio di Paul, ha la stessa chioma e le stesse mascelle squadrate di Marais… 😉

    L’operazione di decontestualizzazione di cui parli, e dell’effetto che fanno cose del genere, è roba che però dev’esser fatta con molta intelligenza e che per esser colte hanno bisogno della complicità dei destinatari/fruitori

    Cocteau: ho visto qualche anno fa a Parigi, al Centre Pompidou, una imponente, sterminata mostra su di lui. Veramente impressionante per la mole e la qualità dei materiali esposti e sono ben lieta di avere acquistato l’ottimo e corposo catalogo.
    Del Cocteau letterato mi piace molto — olrte appunto a Les enfants terribles — il diario scritto durante il suo tentativo di disintossicarsi dall’oppio. Mi piace moltissimo Cocteau disegnatore e pittore e quando si occupa di arti figurative in genere. Lo apprezzo quando si occupa di coreografie teatrali, balletti in particolare.

    De-te-sto il Cocteau cinematografaro. Tutti i suoi film (da Le sang d’un poete a La Belle et la bete per non parlare dell’ Orfeo) mi fanno semplicemente sghignazzare. Forse l’unico che si salva ai miei occhi è la Belle et la Bete

  5. gabrilu ha detto:

    Dalloway66 e Gabriella/Senzaqualita
    E’ vero quello che dice Dalloway, almeno per quanto mi riguarda. E’ un film per molti versi irritante, ma nello stesso tempo ha un fascino che mi ipnotizza. Io l’ho rivisto già più di una volta.
    E visto che avete apprezzato, ho messo on line altre due scene proprio per voi :-).
    Però vi avverto, sono proprio il finale. Io credo si possano tranquillamente vedere (mica si tratta di un film giallo) però decidete voi se cliccare oppure no 🙂

    http://it.youtube.com/watch?v=ngDVJOoJDLU

    http://it.youtube.com/watch?v=mcUAc2nqep8

    Nell’ultima scena compare anche Agathe, che nel film è interpretata da Renée Cosima, la stessa attrice che interpreta Dargelos. Confrontate il primo spezzone (la battaglia del Condorcet) con l’ultimo

  6. utente anonimo ha detto:

    Concordo sul giudizio sul film, si Cocteau anch’io ho apprezzato Les enfants terribles, il diario non l’ho letto, ma lo farò. ciao giulia

  7. gabrilu ha detto:

    Giulia
    E’ molto bello, il diario, te lo consiglio. E’ una delle pochissime occasioni in cui Cocteau mi sembra meno “posatore”. L’amore per Radiguet e il dolore per la sua perdita, la tormentata e minuziosa descrizione, giorno per giorno, del “vorrei e non vorrei” la disintossicazione dall’oppio… e non mancano anche pagine divertenti, gustosi bozzetti su amici artisti e gente del bel mondo parigino… e poi tanti e bellissimi disegni. Ma già l’ho detto, il C. che preferisco è quello dei disegni 🙂

  8. dalloway66 ha detto:

    Sì, ho visto gli altri due spezzoni, d’altra parte il vortice ossessivo doveva condurre necessariamente alla morte, in che altro modo poteva finire?
    lei è veramente eccezionale, che dici, quegli occhi da pazza, me li sognerò stanotte? ti saluto

  9. gabrilu ha detto:

    Dalloway
    Nicole Stéphane era veramente una grande attrice. Peccato abbia fatto così pochi film. Se non lo hai mai visto, cerca di procurarti e di vedere il bellissimo “Il silenzio del mare”, il film di Melville tratto da quel gioiello di libro di Vercors. Lì la Stéphane interpreta un ruolo diametralmente opposto, ed in cui praticamente non parla mai. Tutto è affidato alle espressioni del volto. Straordinaria.
    Nel secondo DVD del cofanetto di “Les infants terribles”, quello contenente gli extra e i contenuti speciali c’è anche un’intervista alla Stéphane fattale qualche anno fa, in occasione della mega-mostra su Cocteau del Centre Pompidou (che io ho visitato e di cui ho parlato). Una bella, pacata, raffinata ed intelligente signora che si avvia alla terza età. Una lunga intervista bella da ascoltare e da guardare.

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