DICKENS RITRATTO DA MANGANELLI

Verso la metà del Seicento, ci racconta Benedetta Craveri nel suo bellissimo La civiltà della conversazione, era molto in voga alla Corte di Francia il “gioco dei ritratti” che consisteva nel ritrarre, appunto, una persona con le parole invece che con l’immagine.

… Altro contesto, altra epoca, altre finalità: Giorgio Manganelli scrive nel 1966 un  breve saggio su Grandi Speranze, uno dei romanzi più celebri di Dickens. Il saggio si apre con uno dei più efficaci “ritratti” di Dickens scrittore che mi sia capitato di leggere:

Giorgio ManganelliCharles Dickens

“Dickens è uno scrittore delizioso ed irritante. Quanto è difficile da maneggiare questo cordiale, unghiuto, un po’ pingue, o forse pletorico, animale letterario, la cui gola poderosa sa articolare ogni sorta di voci: rugghi, rantoli, stronfi, e anche delicatissime fusa, tiepidi sgnaulii. Domestico o feroce? Quell’equivoco pelame, tra giaguaro e gatto domestico, ci fa cauti e perplessi. Scrittore straordinariamente ambiguo e anche contraddittorio, è capace di invenzioni straordinarie, di intuizioni fulminee e inquietanti, di fantasie furibonde ed ilari; e insieme inclina a una corrività da mediocre libertino dei sentimenti: non sa resistere agli ancheggiamenti di una creatura infelice. Dopo essersi diligentemente crogiolato in onesto sangue generosamente profuso in circostanze belle e orrende, eccolo sull’usta degli indifesi, situazioni nobili, anime edificanti. Non sbaglia mai per eccesso di ambizione, ma per una sorta di masochismo affettuoso; vi sono momenti in cui si ha l’orribile dubbio che Dickens sia uno scrittore “buono”. In realtà, Dickens è uno scrittore “nero” che soffre di allucinazioni sentimentali.

E che dire delle sue trame? Leggibili, leggibilissime; da inseguire col fiato in gola: non meno poderose che temerarie. Colpi di scena, agnizioni, scene madri, suspense; Dickens non rinuncia a nulla di insensato, di assurdo, di improbabile, di provocatorio. Sono insoliti giochi di destrezza con le carte segnate …”

(Giorgio Manganelli, Grandi Speranze in La letteratura come menzogna, Adelphi, Saggi Nuova Serie, n.46)

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15 risposte a DICKENS RITRATTO DA MANGANELLI

  1. SimonaC ha detto:

    Davvero efficace e bellissimo. Sono arrivata indirettamente a Giorgio Manganelli, un po’ di tempo fa, attraverso la conoscenza di Alda Merini.
    Non mi ero ancora imbattuta, invece, in questa opera della Craveri: molto interessante, grazie!

  2. utente anonimo ha detto:

    Trovo il ritratto che manganelli fa di Dickens veramente splendido. manganelli è uno scrittore che conosco poco, ma devo colmare questa lacuna. Ciao Giulia

  3. oyrad ha detto:

    Proprio stamane, in libreria, ho pensato a Manganelli,e alla Craveri Manganelli l’ ho ritrovato sul retro di “Memorie di un malato di nervi” di Daniel Paul Schreber (una novità di Adelphi).
    La Craveri l’ ho trovata ad introdurre un testo intitolato “Dieci anni di esilio”: credo (ma potrei, con alta probabilità, sbagliarmi) che sia una raccolta di testi di Madame de Stael, o una sua biografia… non mi son ulteriormente informato… ma mi stuzzica comunque molto.
    Quel “La letteratura come menzogna” da tempo DEVO prenderlo… e questo tuo post mi ha ricordato di non perderlo di vista. Buondì, Oyrad

  4. utente anonimo ha detto:

    Ne “La letteratura come menzogna” Manganelli dice una cosa piuttosto “scontata”, eppure scandalosa, per taluni (ancora oggi). E cioè: che la letteratura è artificio, e che i rapporti di questa con la vita non possono che essere “speculari” (trasversali, comunque distanti dal “reale”). La parole non riflettono le cose, anche se sembra che non facciano altro. Ecco perchè deve essere rimasto così stregato da un autore falsamente realista come Dickens; Dickens crea trame più inverosimili di Cervantes, personaggi più ambigui di quello che sembrano a prima vista e narratori dalla voce che dissuade e ipnotizza, fino a fare paura…Consiglio a tutti “La letteratura come menzogna”. E “Lezioni di regia” (o era “Il montaggio”?), un libro in cui il famoso regista russo Ejzenstejn fa risalire l’invenzione del montaggio “alternato” o “in parallelo” proprio ad alcuni romanzi di Dickens (maestro come pochi nell’arte della suspense).

  5. dreca ha detto:

    Manganelli e la Craveri…due punti d riferimento per me. su Manganelli ho letto un saggio “la luce nera” veramente molto carino

  6. gabrilu ha detto:

    SimonaC
    Di Benedetta Craveri se potessi comprerei pure le sue liste per la spesa.
    E poi, è una persona gradevolissima e molto simpatica. Ho avuto la fortuna di conscerla qualche anno fa qui a Palermo proprio l’anno della pubblicazione de La civiltà della conversazione

    Giulia
    Manganelli è uno scrittore molto particolare, c’è chi non lo sopporta e chi lo adora senza riserve. In ogni caso notevolissimo e che non si può bypassare, secondo me.

    Oyrad
    Una biografia di M.me de Stael con introduzione della Craveri, dici? Uhm… Vado subito a investigare 🙂

    anonimo #4
    una eventuale prossima volta potresti firmarti magari come Pinco Palla o Palla Pinco? Così, giusto per comodità tua e mia :-/
    Per il resto, sono d’accordo con quello che scrivi e mi hai incuriosita con il libro di Ejzenstein il quale, checchè ne dica il rag. Fantozzi, ha fatto cose che io apprezzo molto, al cinema.

    dreca
    Non conosco il saggio di cui parli, dreca. Ti ringrazio. Non si finisce mai di imparare…

  7. utente anonimo ha detto:

    Dickens è certamente un gatto. Poi bisogna stabilire che tipo di gatto… Manganelli stupisce sempre.
    Grazie della segnalazione
    Giuliano

  8. PrimoCasalini ha detto:

    La mia ammirata perplessità sulla scrittura di Manganelli è analoga a quella che ho riguardo la scrittura di Bufalino. Trovo che siano degli abilissimi manieristi che investono intelligenza e fantasia più che nel dire delle cose nel dire il dire, cosa che Gadda non fa mai, nemmeno nelle pagine più lavorate. In Gadda, che lui lo voglia o no (e spesso non lo vorrebbe) esce sempre un significato, un sentimento, un giudizio, Gadda è scrittore che conserva sempre una manualità. Persino quando voleva fare l’accademico, magari per diventarlo veramente, visto certe bollette dure, persino allora la cosa – lui volente o nolente – gli esce dalle dita.
    Venendo a Dickens, Manganelli dice cose molto giuste, per me Dickens, che era segnato dalla povertà infantile e timoroso di rientrarvi, guardava fortissimamete il pubblico, ed ogni mezzo era buono per tenerselo e accrescerlo.

    good night
    Solimano

  9. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    In questi giorni sono immersa fino al collo in un tomone di Dickens e me la sto proprio spassando. Straordinario. 🙂

    Solimano
    Ti sconvolgerò, ma non ho letto una riga di Bufalino, non ho la minima idea di come scriva. Non c’è una ragione particolare perchè non l’abbia mai letto, semplicemente…boh… non è capitato. Dunque di lui non posso dir nulla.

    Su Gadda invece posso dir tanto, avendo letto di lui praticamente tutto e molte cose anche rilette più volte. Sono d’accordissimo su quello che dici, e cioè che — se ho interpretato bene il tuo pensiero — anche quando sembra voler soprattutto giocare con le parole in realtà le sue pagine sono sempre piene di contenuti. Se non fosse così non mi piacerebbe, perchè detesto la tipologia di scrittori che io chiamo “scrittori di parole”. E’ vero che in letteratura il “come” è sommamente importante, ma ci vuole pure un “cosa” sostanzioso, nevvero? E il Gaddus, a differenza di altri suoi pseudo colleghi pirotecnici, la sostanza ce l’ha…
    Manganelli: ha scritto pagine straordinarie. Altre che anche in me suscitano quella che tu chiami “ammirata perplessità”. Ma è autore da leggere senz’altro, lo ripeto per l’ennesima volta.

  10. PrimoCasalini ha detto:

    Sì, Gabrilu, proprio quello intendevo, scrivendo di Gadda.
    Adottando una griglia di lettura troppo semplice – ma forse non sempliciotta – sostengo che la letteratura italiana può vedersi come una lotta fra danteschi e petrarcheschi in cui regolarmente prevalgono i secondi – ahimè! – sia perché più numerosi (c’è uno scalone da superare, ad essere danteschi), sia perché sempre supportati da committenti, editori e critici.
    I gaddini vorrebbero scrivere come Gadda però da petrarcheschi, alla decima riga capisci la mossa e ti stufi, perché il mondo non è fatto di gerundivi e participi, ma di cose, per vedere le quali l’occhio mentale di Gadda è essenziale. Il resto segue comme l’intendance.
    La lingua biforcuta (di nome e di fatto) dei petrarcheschi gaddici porta una attitudine, meglio, una gadditudine assai diffusa, specie nel demi-monde dei giornalisti brillanti – senza scordare le giornalistesse, apparentemente furbissime, talentuose in sommo grado a trent’anni. Le rileggi a trentacinque, e trovi che scrivono sulle gazzette più reputate ricoprendo accuratamente di paroleggiamenti il conseguimento della scomparsa delle cose. Ma tutto nasce dalla pulsione al successo di per sè giusta ma priva di controllo che porta alla soppressione di ogni creatività vera, fatta di cose ed a un tipico modo di scintillante cinismo. Si somigliano tutti e tutte, alla fine. Gadda, fra i tanti suoi guai veri o immaginari, aveva anche questo: non era cinico.
    Uno solo come aquila vola sopra i danteschi e i petrarcheschi: Giacomo Leopardi, ma se lo poteva permettere. Quando aveva dodici anni un coltissimo pedagogo rinunciò ad insegnargli, perché non aveva più nulla da insegnargli.
    Chiedo scusa per la lunghezza, ma mi andava di dire ed ho detto.

    good afternoon
    Solimano

  11. utente anonimo ha detto:

    “Domani, dicono, una compagna nuova verrà, che parla in italiano, e non porta grembiule, e veste a colori. Dicono che dà del tu subito a tutti. Chissà se è vero.”

    Gesualdo Bufalino, Museo d’ombre

    Amicizia da Corsica

    Anghjula/Terres de femmes

  12. gabrilu ha detto:

    Angèle
    Ciao! Ho visto, ho visto il tuo Bufalino 😉

  13. Dragoval ha detto:

    Dickens scrittore noir….quanto è vero. Definizione illuminante, direi…..
    Un ritratto simile di Dickens ( non solus sed etiam ) emerge anche dalle pagine de Il Male assoluto di Citati – a proposito di ritrattisti eccellenti.
    Ancor più illuminante – e ricco di implicazioni- è il fatto che Citati tratti Dickens e Dostoevskij nella stessa sezione del libro…e sottolinea più volte l’immenso amore di Dostoevskij per Dickens e per Londra (che, in qualche modo, gli apre gli occhi sull’inferno di Pietroburgo).

  14. gabrilu ha detto:

    @Dragoval
    Eh.
    …per non parlar del fatto ( a proposito di implicazioni e di derivate e— perchè no? Di piccole provocazioni) che Nabokov metteva Dickens al di sopra del Dusty. Slurp 🙂

  15. Dragoval ha detto:

    E io proprio questo pensavo,- e qua ti volevo, a proposito di provocazioni….che Nabokov, che mostra tanto di snobbarlo, il vecchio polveroso Dusty , in realtà non fa altro che riscrivere e riprendere, mutatis mutandis l’indagine di Dostoevskij sul Male Assoluto .
    Come dire che Humbert Humbert e l’Incantatore sono figli di Stavrogin e Svidrigajlov, mentre Hermann Hermann lo è, in fondo, di Raskol’nikov.
    Però, magari, ne riparleremo, di questo.
    Intanto, Buon Natale – tema assai confacente a Dickens come è noto 😉

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