QUANDO LE PAROLE NON SERVONO

"Che begli occhi che ha" dice Garance/Arletty guardando Baptiste.

Ma gli occhi di Baptiste/Jean Louis Barrault non sono solo belli. Sanno guardare. E soprattutto vedere. E salvano  Garance dalla galera.

Garance donerà a Baptiste un fiore. Che lui conserverà innamorandosi perdutamente di lei. Per sua fortuna però non farà la stessa fine di Don Josè con Carmen…

E in pochi secondi, quanti sentimenti negli sguardi di Heathcliff/Laurence Olivier, Cathy Hearnshaw/Merle Oberon… passione, delusione, disprezzo, dolore, gelosia,  vergogna, tenerezza. E desiderio di vendetta. Che per sua grande  sfortuna però la povera  Isabel Linton/Geraldine Fitzgerald  non coglie

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11 risposte a QUANDO LE PAROLE NON SERVONO

  1. annaritav ha detto:

    Mi sono ripromessa tante volte di vedere “Les enfants du Paradis”, ma non l’ho ancora fatto. E’ uno dei numerosi film che ho inserito nella mia lista personale, scaturita dalla lettura giovanile della storia del cinema. “”Wuthering Heights” è uno dei miei cult movie, così come Laurence Olivier è il mio attore preferito. E’ un film che vedrei e rivedrei senza mai stancarmi, che bello!!!! Mi hai fatto venire nostalgia di Haworth e della sublime visita alla casa-museo delle Bronte, seguiti dall’indimenticabile passeggiata con Giuseppe nella brughiera ventosa, fino a Top Whitens, la costruzione che la tradizione vuole abbia ispirato la descrizione di casa Earnshaw a Emily. Buona giornata 😉

  2. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Si, Les enfants du Paradis è un film decisamente da vedere. Barrault è bravissimo e il film molto poetico ed allo stesso tempo molto…”balzacchiano”. In italiano hanno tradotto il titolo con “Amanti perduti”, che ci azzecca poco.
    Se dovessi decidere di acquistarlo, tieni presente che c’è la nuova confezione in 2 DVD “collector’s edition” completamente restaurata e con un sacco di extra interessanti. Io ho preso questa un paio di anni fa e ne sono ben soddisfatta.

    Laurence Olivier… ah Laurence Olivier è semplicemente mozzafiato. Come uomo e come attore. Tra l’altro, è stato l’unico Darcy (Orgoglio e Pregiudizio) accettabile che io conosca.

  3. giuseppeierolli ha detto:

    OT proustiano
    Oggi, in una pubblicità sull’Almanacco dei Libri” di Repubblica leggo dell’uscita in traduzione italiana di una biografia proustiana: “Proust in love” di William C. Carter.
    Accanto c’è un “giudizio” di Harold Bloom che però mi sembra un po’ come quelle frasette estrapolate delle manchette dei film.
    Ne sai qualcosa?

  4. oyrad ha detto:

    Anche io OT: l’ ho visto un paio di settimane fa questo “Proust in Love” in Feltrinelli. La frase di H. Bloom, riprodotta sul trafiletto di Repubblica – che ho visto anche io oggi, e mi ha un po’ stupito veder un libro dedicato a Proust sottoposto a divulgazione pubblicitaria – è stampata anche sul retro della sovracoperta del libro… Anche io sono curioso di saperne di più – anche se per adesso, per quanto riguarda Proust&Co, ho messo l’ occhio sul libro di Morselli intitolato “Proust o del sentimento” (se non ricordo male) e che è stato da poco ristampato.

  5. gabrilu ha detto:

    Giuseppe ed Oyrad
    William Carter è un americano autore di una monumentale biografia di Proust molto celebre negli USA ma mai tradotta in Italia e che io sappia nemmeno in Francia.

    http://www.amazon.com/Marcel-Proust-William-C-Carter/dp/0300094000

    Non essendo il mio inglese all’altezza di poter leggere il libro in originale, non so dire nulla nel merito.
    So però che americani ed europei hanno un tipo di approccio molto differente nei confronti di Proust come persona e della sua opera. Loro sono molto meno attenti di noi agli aspetti simbolici e metaforici della sua scrittura, molto più pragmatici e, per quanto riguarda la sfera della sessualità, molto interessati al Proust “gay”, in maniera secondo me che a volte sfiora l’ossessività. Anche perchè la sessualità di P., come ben hanno dimostrato innumerevoli studi europei che sarebbe troppo lungo elencare ed illustrare qui, era ben più complessa del “semplice” essere gay.

    In quanto a “Proust in love”, conosco l’esistenza di questo libro ma confesso che non ho alcuna voglia di leggerlo. Già il semplice fatto che venga pubblicizzato con frasi del tipo “la biografia erotica di P.” mi irrita non poco. Magari mi sbaglio, ma ho l’impressione di un libro che cerca di sfruttare tutta l’aneddotica più “pruriginosa” e scandalistica della vita di Proust sperando così di fare quattrini. Ripeto, magari mi sbaglio ma l’operazione mi sembra assai sospetta.

    Ho comunque trovato su un blog italiano una recensione di questo libro che mi è sembrata abbastanza ben fatta ed equilibrata, eccovi il link

    http://mangialibri.com/?q=node/1003

    Da parte mia invece sono interessata a conoscere quello che scrive esattamente Harold Bloom: qualcuno di voi mi potrebbe copiare il testo (se non è troppo lungo) oppure sintetizzarmi i concetti se è lungo? Su Repubblica di oggi, dite? Proprio oggi che non l’ho comperato… Vedrò di cercarlo :-/

  6. gabrilu ha detto:

    Ancora per Giuseppe e Oyrad
    Ho dimenticato di aggiungere che a leggere la scheda del libro e la recensione della quale vi ho dato il link, mi sembra proprio che questo “Proust in love” (che già il titolo è tutto un programma) non aggiunge proprio niente di nuovo a quello che un normale lettore di P. non sappia già, specialmente poi se questo lettore ha letto le biografie di Painter e Tadiè. Sono tutte cose note e arci-note. Per questo tutta l’operazione mi sembra solo il tentativo di far del gossip…
    Se mi sbaglio, me lo direte voi ^___^

  7. giuseppeierolli ha detto:

    Il trafiletto riportato da Repubblica è breve, perciò te lo posso copiare senza problemi:
    “William C. Carter è il biografo definitivo di Proust. Il suo Proust in Love è un magnifico studio sullo splendore comico della visione erotica del grande romanziere, come pure delle sue frustrazioni”

  8. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    “definitivo” mi pare la parola chiave.
    Mi spiace molto per Bloom, ma se veramente ha detto questo ha detto una…. ehm… solenne stupidaggine, a mio modestissimo parere.
    Però gli sono grata, perchè mi ha “definitivamente” liberata da eventuali sensi di colpa mi fossero derivati dal mio non aver voglia di leggere il libro di Carter. Molto meglio investire il mio tempo ri-leggendo Proust.
    …Però se Carter lo leggete voi e poi me lo raccontate ne sarò molto lieta 🙂
    Grazie Giuseppe.

  9. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    In realtà, è da sempre che tra USA e Francia c’è, a proposito di Proust, una sorta di “guerra dei Roses” (Michael Douglas e Kathleen Turner). I francesi considerano Proust proprietà privata e non tollerano che gli americani ci mettano il becco, e gli americani da parte loro non perdono occasione di dire peste e corna di Tadiè, della Pléiade e di Gallimard.
    A noi “lettori comuni” il compito di cercare di non farci intrappolare in questi litigi di lobby e di bottega (perchè Proust è ormai, e da tempo, un vero e proprio business).
    Confesso che io stessa non sempre ci riesco, e cado nella trappola.
    Però continuo a preferire i proustiani europei, a quelli americani, ebbene si.

  10. giuseppeierolli ha detto:

    Be’, anche Bloom può dire stupidaggini, su questo non ci piove, ma a me quel trafiletto ha dato l’idea di una estrapolazione simile, come dicevo nel primo commento, a quelle che si leggono nelle pubblicità dei film. Magari sulla Gazzetta di Buribattola il critico Francesco Spizzichillo scrive: “Il film fa schifo; bastino due scene memorabili da questo punto di vista: (descrizione delle scene incriminate)” e sulla pubblicità leggi: Hanno detto del Film: ‘scene memorabili’ (Spizzichillo)”.

  11. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    Hai proprio ragione. Bisognerebbe conoscere (e prima o poi credo che lo conosceremo) il testo integrale di Bloom e soprattutto conoscere le sue argomentazioni.
    Staremo a vedere.
    Tutto questo mi ha ricordato (giusto per non prendermela solo con gli americani 😉 un’altra monumentale e secondo me pessima biografia di Proust scritta anni fa dal francesissimo Ghislain De Diesbach, che non era che uno sterminato gossip/petteguless sugli aspetti mondani e frivoli della vita di P.
    Il tempo ha fatto giustizia, ed oggi quel volumone è caduto nel dimenticatoio e nessuno studioso serio (di qualunque nazionalità e tendenza) si sogna di citarlo 🙂

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