LA PICCOLA DORRIT – CHARLES DICKENS

Copertina libro
Charles DICKENS, La piccola Dorrit (tit. orig. Little Dorrit), traduz. di Vittoria Rossi Ancona, a cura di Carlo Pagetti, pag. 1022, Einaudi Tascabili Classici Moderni n.1072

Ci sono libri e autori di cui dovrebbe esser vietata la lettura ai minori di… che so… diciamo almeno 18 anni? Uno di questi autori è, secondo me, Dickens, uno di questi libri La piccola Dorrit, che è uno di quei romanzi spacciati come “libri per ragazzi” e dei quali si è fatto scempio tagliandoli fino al punto da ridurli a non più di un centinaio di pagine, rendendoli di fatto incomprensibili ed insulsi.

Introvabile per decenni nelle librerie italiane nella versione integrale, ha finalmente provveduto Einaudi con questa edizione che si avvale della nuova e bella traduzione di Vittoria Rossi Ancona, contenente una corposa prefazione di Carlo Pagetti ed un preziosissimo corredo di note biografiche, bibliografiche e sull’urbanistica della Londra dickensiana.

La piccola Dorrit del titolo si chiama Amy ed è la figlia del vecchio William Dorrit che vive ormai da molti anni nella prigione londinese di Marshalsea. Amy, che è nata all’interno del carcere, si prende cura di lui rendendogli un po’ meno dolorosa la carcerazione. Divenuta una giovanetta, Amy si innamora di Arthur, un uomo di mezza età che non sembra corrispondere la sua passione. Finché un’improvvisa eredità non cambierà i destini e i caratteri dei personaggi.

Il romanzo — scritto e pubblicato a puntate nel periodo tra il 1853 e l’estate del 1857 (20 fascicoli distribuiti nell’arco di 19 mesi) — ha in realtà una trama complicatissima, innumerevoli personaggi tra primari e secondari ed è diviso a metà in due grandissime sezioni: la prima intitolata “Povertà” e la seconda “Ricchezza”.

La lettura di questo volumone di circa mille pagine è stata per me una esperienza affascinante, divertentissima ma anche molto impegnativa.

Perchè La piccola Dorrit, pur avendo tutte le caratteristiche del genere feuilletton (e quindi colpi di scena, suspense, intrighi, amori, pagine strappalacrime ma anche esilaranti fino alle lacrime) è in realtà estremamente complesso: un libro che, attraverso la storia apparentemente un po’ stucchevole della piccola Dorrit e della sua esistenza travagliata accanto al suo povero padre offre almeno una decina di possibili livelli di lettura e presenta parecchie piste da seguire. Provo, se pure in modo molto superficiale, ad elencarne qualcuna.

L’attacco alle istituzioni ed alla pubblica amministrazione. Dickens sferra un attacco feroce ed in grande stile nei confronti del burocratismo della pubblica amministrazione al cui funzionamento orientato sul “non-fare” è interamente dedicato lo strepitoso decimo capitolo dal titolo “In cui si espone l’arte del governare” in cui, descrivendo minuziosamente l’Ufficio delle Circonlocuzioni anticipa secondo me (anche se su questo punto Pagetti esprime un parere diverso) di un secolo la descrizione del funzionamento organizzativo del celeberrimo castello di Kafka.

La demolizione della vecchia idea della famiglia patriarcale operata da Dickens attraverso la rappresentazione delle tante “famiglie infelici” che popolano il romanzo ed in cui le numerose figure femminili sono rappresentate soprattutto come vittime: di sè stesse (come nel caso di Mrs. Clennam e Miss Wade, donne infelici, masochiste e torturatrici) o che tutto sacrificano sull’altare della Società (come Fanny, Mrs. Merdle, Mrs. General) oppure donne incapaci di leggere la realtà che le circonda (come Flora Finching, la zia di Finching, Maggie la demente). E la stessa “piccola Dorrit” non è, a ben guardare, che — come acutamente scrive Pagetti“la vittima sacrificale dei riti matrimoniali vittoriani, più che vittoriosa regina di cuori”

Ma il romanzo è costituito e dominato soprattutto da due grandi figure metaforiche: la prigione e il labirinto.

Il tema della prigione e la forza simbolica della rappresentazione della Marshalsea —- prigione di Londra dove venivano rinchiusi i debitori insolventi e che venne chiusa nel 1841 — sono onnipresenti e pervadono tutto il romanzo. Prigione come realtà e metafora perchè i componenti della famiglia Dorrit (specialmente il vecchio William e la piccola Dorrit) non riusciranno mai, nemmeno nella seconda parte del romanzo (“Ricchezza”) a sentirsi veramente liberi. Prigione come reminiscenza autobiografica di un evento traumatico, perchè lo stesso padre di Dickens venne, quando il piccolo Charles aveva appena dodici anni, rinchiuso per sei mesi nel carcere della Marshalsea. La prigione come simbolo profondo della condizione dell’esistenza umana. L’universo, mi sembra essere il tetro meta-messaggio di Dickens, è un universo concentrazionario. Mi confortano in questa mia lettura le parole di Mario Lavagetto che, in un saggio, ha definito La piccola Dorrit “il più nero, il più aspro, il più inclemente dei romanzi di Dickens”

Un universo non solo concentrazionario, ma anche labirintico e illeggibile. Perchè altrettanto possente della metafora carceraria è la metafora del labirinto, che si esprime con la trama complicatissima, con gli innumerevoli personaggi, con il continuo e per certi versi modernissimo ramificarsi e proliferare delle storie secondarie, il gioco dei rimandi tematici ma soprattutto — ed è questo che secondo me rende davvero straordinario questo libro — attraverso il linguaggio. Con La piccola Dorrit ci troviamo immersi in un linguaggio dell’assurdo e del nonsense, nella bizzarria verbale e nella favola grottesca, splendidamente rappresentata dallo sconclusionato (e labirintico) modo di parlare  di Flora Finching, di sua zia e Maggie la demente. “Il vento folle del non sense invade l’universo dickensiano” sintetizza Pagetti.

Il titolo pensato originariamente da Dickens per questo romanzo era diverso da quello con il quale venne poi pubblicato ed era “Nobody’s fault” (“Non è colpa di nessuno”). E vorrei concludere queste mie notazioni riportando qui un passaggio della prefazione di Pagetti: “Nobody’s fault sarebbe stato un titolo ancora più efficace di Little Dorrit, alludendo in modo esplicito ad un mondo dove nessuno si assume la responsabilità delle proprie azioni, e dove gli stessi personaggi sono dei ‘nobodies’, oscurati dalla propria mediocrità , dai fallimenti della vita, dall’insoddisfazione psicologica e dalla cecità morale. Dickens sta creando una vera e propria estetica dell’uomo senza qualità…”

Cercando in rete una buona recensione di La piccola Dorrit da linkare ad integrazione di  questo mio post — recensione che, stranamente, non ho trovato  — ho fatto invece un’altra scoperta. Ho trovato infatti che nel 1988 fu prodotto in Inghilterra dalla Royal Shakespeare Academy, da questo libro, un film monstre diviso in due parti di circa quattro ore l’una che vedeva Alec Guinness nel ruolo di William Dorrit.

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29 risposte a LA PICCOLA DORRIT – CHARLES DICKENS

  1. arden ha detto:

    Queste tue recensioni sono come sempre di una straordinaria limpidezza. Dickens, hai ragione, è un autore per adulti: fra i danni delle famose riduzioni per ragazzi (ma vengono lette ancora? Non credo) c’è soprattutto la convinzione, che poi molti si portano dietro, che Dickens sia un lagrimoso scrittore di tristi vicende. Un torto al suo talento umoristico e comico, ma soprattutto un ostacolo alla conoscenza di uno scrittore straordinariamente ricco e complesso.
    Grazie:-))

  2. sangervasio ha detto:

    ho letto praticamente tutto di c d

    grazie davvero

  3. RobyBa ha detto:

    Mi vengono i brividi ricordando l’Oliver Twist letto prima dei dieci anni come regalo di Natale… I miei genitori, tratti in inganno dalla musicalità del titolo, l’avevano scambiato per una storia allegra e spensierata, tipo Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain (dono del compleanno precedente). Ero una divoratrice di libri in erba, e loro se ne approfittavano. Era facile scegliere il regalo da farmi in ogni occasione: bastava entrare in libreria…

  4. gabrilu ha detto:

    Arden
    Dickens è una mia scoperta recente (diciamo di un paio di anni a questa parte). Credevo stupidamente di conoscerlo perchè da bambina avevo letto tutte le versioni — che oggi so massacrate — di David Copperfield, Oliver Twist e Piccola Dorrit e invece poi, qualche anno fa ho preso in mano le versioni integrali e mi si è aperto un universo sconosciuto

    sangervasio
    grazie a te. Io ormai l’ho letto “quasi” tutto. Mi manca la (ri)lettura di Oliver Twist, che verrà a breve.

    Roby
    Un altro libro assurdamente massacrato e considerato “per bambini” è I viaggi di Gulliver. Come si può considerare Swift un autore per bambini? Ma se almeno venissero date da leggere le versioni integrali…

  5. sgnapisvirgola ha detto:

    Bella segnalazione per la quale ti ringrazio molto amica mia. E’ proprio il genere che ho voglia di leggere sotto l’ombrellone tra qualche settimana:)
    Avrei voluto aprire youtube sul post precedente purtroppo non lo apre. Pazienza:( Buona domenica.

  6. gabrilu ha detto:

    sgnapis
    Ho visto, ho visto che sei tornata! ^___^
    In quanto a portarti Little Dorrit sotto l’ombrellone… ehm… non vorrei frustrare i tuoi entusiasmi ma tieni presente che anche se lei (Amy) pirsonalmente in pirsona è esilina ed eterea, il tomone nel quale alloggia non lo è altrettanto, ma pesa una quintalata.
    Dunque: ottima idea leggere Little Dorrit, ma ti consiglierei di farlo non sotto l’ombrellone ma in camera ed al fresco… 😉

  7. utente anonimo ha detto:

    Ho letto poco di Dickens, più che altro con intento “politico”: Grandi speranze, Tempi difficili.
    E il Pickwick, ovviamente.
    Penso che Dickens sia attualissimo, che forse il nostro futuro è più in Oliver Twist e in David Copperfield che nei libri di fantascienza…

  8. utente anonimo ha detto:

    Dimenticavo la firma:
    Giuliano
    ( basta che fai un clic, e poi tornare indietro è impossibile…)

  9. PrimoCasalini ha detto:

    A sentirti, Gabrilu, dai l’impressione di una persona piena di gioia di vivere, di curiosità, di positivi contatti umani. E’ un mistero come tu riesca ad affrontare (e a leggere!) mille pagine tutte di seguito l’una all’altra de La piccola Dorrit. Forse devi espiare qualche peccato segreto. Amo molto Dickens, ma per ogni pagina splendida ce ne due che yawnnn!
    Potresti fare una cosa, e te ne saremmo tutti grati, visto che hai affrontato e vinto cotanta sfida: facci una mappa, come per l’Isola del Tesoro, in modo che fra serpi, locuste, piante carnivore, paludi, puma e contropuma, possiamo individuare i mirabili filoni auriferi che senz’altro ci saranno: Le miniere della Regina Gabrilù (con l’accento, mi raccomando) sarà il titolo del film che se ne trarrà e di cui io doverosamente tesserò le lodi.
    Dopo di che, Charles Dickens è vivo e lotta con noi!

    best regards
    Solimano

  10. annaritav ha detto:

    Il fulmineo attacco del tuo post è suffragato da queste veritiere parole di Primo Levi: “C’è uno strano destino comune a molti libri fondamentali: non cadono nell’oblio, ma vengono amputati in maggiore o minor misura, e raggiungono la perennità come libri per ragazzi. Talvolta l’operazione è lecita, perché un buon libro, essendo universale, è anche un libro per ragazzi; è leggibile da tutti, anche se diversi lettori vi possono scoprire significati diversi. Altre volte la manomissione è un falso, o meglio un esorcismo: dal libro si caccia via lo spirito malvagio, e non ne resta che una spoglia.” La ricerca delle radici .
    Non ho mai letto “La piccola Dorrit” liofilizzata per i giovani lettori e vorrei leggere invece il tomone di cui parli, facendo mio il suggerimento che dai a sgnapis, anche se in effetti non sarò sotto un ombrellone… grazie e buona giornata 😉

  11. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Ora ti dico una cosa che sconvolgerà non solo te: non sono mai riuscita a completare la lettura del Pickwick. Me ne sono spesso chiesta la ragione, visto che adoro Dickens…
    Invece, ad esempio, mi piace moltissimo Una storia tra due città, in cui Dickens racconta “alla Dickens” una storia ambientata tra Londra e Parigi nel bel mezzo della Rivoluzione Francese e per l’esattezza durante il periodo del Terrore. Bellissimo. Tra l’altro, io ho una passione per la storia della Rivoluzione Francese e quella dell’Ancien Regime (chè non si può capir l’una senza saper dell’altra…)

    Solimano
    Sai bene che il portare a termine un romanzo non dipende affatto dalla sua lunghezza, ma dall’interesse che suscita in noi. Io ci ho messo due mesi a leggere le duecento pagine scarse di Conversazione in Sicilia di Vittorini. Per dire.
    In quanto alla mappa… mica ho capito quello che intendevi dire, sai?

    Annarita
    Ti dico un segreto, e cioè che il “fulmineo attacco” come lo hai defintito tu, era stato scritto proprio pensando a te, che so essere una persona molto esperta nonchè sensibile lettrice di libri per ragazzi. Ci tenevo molto al tuo parere e sono contenta che la pensi come me 🙂

  12. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabriella, per me invece è il contrario: “Le due città” l’ho iniziato da due anni e sono ancora a pagina 70…
    Pickwick è molto frammentario, questo va detto. Sono episodi che iniziano e finiscono, poi si riparte da un altro punto.
    Giuliano

  13. alexandra3 ha detto:

    anche a me piace Dickens, soprattutto Grandi speranze.
    P. S. il primo blog su splinder è stato un esperimento, per ora continuo su alice

  14. sgnapisvirgola ha detto:

    Cara Gabry, sei gentile a consigliare questo, ma io prendo sempre una seggiolina così posso appoggiarlo sulle ginocchia. In quanto a portarlo in spiaggia ci penserà il fidanzato no?
    Se è carta stampata la tasporta volentieri, almeno che pesi 288 chili! Tanto, tutto il resto,(non poco) sarà mio onere:)
    Sono sempre di corsa, ma vi penso sempre con affetto:)

  15. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Eppure… eppure… io ti consiglio di andare oltre, le prime settanta pagine, e vedrai che non te ne pentirai. La storia tra Parigi e Londra diventa travolgente.
    E cmq, anche nelle prime settanta pagine… quell’incipit meraviglioso (come è meravigliosa la prima pagina di Little Dorrit con la descrizione di una Marsiglia mangiata dal sole) e così musicale e melò-drammatica e tutto giocato sulle dicotomie:
    “Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità…”etc. etc.
    (Tra parentesi: tutto merito di Aldo Busi se questo romanzo non tra i più noti in Italia, di Dickens, è stato ripescato e pubblicato in integrale da Frassinelli)
    Il Pickwick è stupendo ma ecco, forse non l’ho mai finito perchè appartiene a quel genere di libri dei quali ti rendi conto quasi subito che, proprio per la loro struttura, possono esser lunghi cento o duemila pagine. Finir subito o non finire mai. Ed allora sei tu, lettore, che stabilisci quando fermarti. Per poi magari riprenderlo, il libro, magari aprendolo a caso.

    Alexandra
    Ti piace giocare a nascondino, vedo
    Con le piattafrome, con gli avatar…. ^___^

    sgnapis
    ah beh, allora, vai tranquilla e buone vacanze! 🙂

  16. PrimoCasalini ha detto:

    Dickens è assolutamente grande solo quando è talmente preso dalla rappresentazione da dimenticare il suo piccolo sé. Un sé di ferite irrisolte, di smania di successo e di guadagno, di ipocrisie vittoriane riguardo il suo privato. Come sé, Thackeray è su un livello superiore, e le sue ferite erano ancora più gravi di quelle di Dickens.
    Gabrilu, la mappa che non ho spiegato nasce da un mio desiderio. Che le lettore ed i lettori aiutino noi indotti in modo che non sia troppo tardi. Non il meglio di… stile Selezione di infelice memoria, ma il peggio di …, facile da trovare in Hugo (almeno tre righe in ogni pagina) o in Tostoj, che dopo cinquanta pagine in cui non sbaglia la più piccola virgola, viene preso dai suoi tiramenti storico-mistico-utopistico-futurologici, e per dieci pagine pagine non ne esce. Solo, qual’è il peggio di Finnegan’s Wake? Si confonde troppo col meglio…
    A un patto: che per Gadda e Proust la mappa non ci sia, sono come quella macelleria zen in cui tutti i pezzi di carne sono i migliori.

    saludos
    Solimano

  17. alexandra3 ha detto:

    scusami Gabriella, ma sono stata ferita da un messaggio che ha risvegliato dei brutti ricordi, ho chiuso il blog per ora…mi dispiace, l’avatar è definitivo.

  18. gabrilu ha detto:

    Solimano
    Thackeray vs. Dickens, dici? Non sei il solo a pensarla così. Anche Theodor Fontane preferiva il primo al secondo. A me piacciono entrambi enormemente, anche se confesso che mentre faccio follie per La fiera delle vanità invece Pendennis non l’ho retto fino in fondo. Ma è proprio la lettura di Pendennis che mi ha fatto capire perchè T. piacesse tanto a Fontane…

    In quanto a lanciarmi ne “il peggio di….” scusami ma non ci penso proprio 🙂
    Non è che non ne avrei, di cose da dire, in proposito, anzi. Ne avrei fin troppe. Ma preferisco tacere su quello che non mi piace e parlare di quello che mi piace. E ti assicuro che a tanti risulto già abbastanza indigesta così 🙂

    Alexandra
    Scusami tu, Alexandra. A volte il gusto della battuta mi fa dire scempiaggini.
    Intanto ho ri-aggiornato il tuo indirizzo.

  19. Harion ha detto:

    Leggendo questo splendido “appunto di lettura” sulla piccola Dorrit (la prossima settimana corro a comperarlo!) leggendo i commenti (la battuta su Fontane è stupenda!), ho realizzato di essere profondamente ignorante,anche se ho 20anni e non dovrei affatto esserlo…certe opinioni,o scambi di battute riguardo gli autori, il fatto di aver letto quasi tutte le produzioni di ognuno di essi…meno male che la vita è lunga XD
    Gabrliu, adoro il tuo blog *__* grazie di esserci!

  20. gabrilu ha detto:

    Harion
    Pensa a quante belle cose hai ancora da leggere, quanti autori da scoprire…Però ti capisco; anch’io alla tua età ero piuttosto bulimica, con la lettura. Ogni cosa ha il suo tempo.

  21. Harion ha detto:

    Ciao Gabriella!
    Ho appena terminato la lettura di “Little Dorrit” ma non l’edizione Einaudi, bensì quella dei fratelli Melta editore. Dietro c’è scritto “Versione integrale” ma devo fidarmi? Sono 200pagine circa, e finisce che Arthur e Amy si dichiarano amore reciproco uscendo da Marshalsea…
    Mi ha convinta poco, davvero troppo poco per essere Dickens…
    Ma il libraio me l’ha ceduta per 5,00€ scarsi (disperato, ne aveva 24copie!!)

  22. gabrilu ha detto:

    Harion
    Il volume Einaudi, come puoi verificare tu stessa, conta ben 1022 (milleventidue) pagine. Quello che hai preso tu (che sconosco) dici che conta 200 pagine. Ti pare che possa essere una versione integrale?!?!
    5,00 Euro, se per giunta ti hanno spacciato il volume per “edizione integrale” mi sembrano una truffa. Il tipo che te l’ha venduta o ti voleva menare per il naso oppure non sapeva nemmeno chi è Dickens…
    La versione Einaudi costa 17,00 Euro e dà quel che promette. Inoltre è un’edizione curatissima, ottima traduzione, eccellente prefazione e, come ho già scritto nel post, tutto un corredo di note bibliografiche e urbanistiche su Londra.
    A volte, credendo di risparmiare si spende, di fatto il doppio…

  23. utente anonimo ha detto:

    Ho appena finito il libro. Bellissimo. La zia del signor F. mi faceva piegare dalle risate, non la scordero’ mai.
    La BBC ne ha fatto una serie che sta andando in onda in questo periodo.
    Il DVD sarà disponibile a fine gennaio (su siti come Play.com o Amazon.co.uk, con sottotitoli in inglese).
    http://www.bbc.co.uk/littledorrit/

    Ciao,

    Patty

  24. gabrilu ha detto:

    Patty
    Eh, si, è un gran libro, proprio così 🙂

    Grazie per la preziosa segnalazione della nuova fiction BBC.

    Ho girovagato per tutto il loro sito e penso sia una edizione godibilissima.
    Ho visto che per il ruolo di William Dorrit (che nel film era interpretato dal grande Alec Guinness) qui è stato scelto l’ottimo Tom Courtenay (indimenticabile, in particolare, in Per il re e per la patria di Losey)

    Flora Fiching — penso che ti riferissi a lei — è interpetata da Ruth Jones che io non conosco ma a giudicare dalla scheda di presentazione e da questa foto di scena mi pare prometta bene 🙂

    Ho visto anche che i torrent della maggior parte delle puntate si possono scaricare già da adesso dalla rete. Senza sottotitoli, però :-/
    Ciao 🙂

  25. utente anonimo ha detto:

    Ho visto che il post è stato recentemente ripubblicato su Pagine Nuove, dove non ho trovato spazio per i commenti, per cui faccio qui il mio.

    Vorrei aggiungere alcuni elementi alla tua preziosa griglia interpretativa. Gli elementi fondamentali sono comuni a tutti i romanzi di Dickens, per cui trovo sempre difficile dire quale sia il migliore. Dickens anticipa anche   Stevenson nell'opposizione manichea tra bene e male e i suoi personaggi sono sempre o da una parte o dall'altra e i buoni in generale s'incontrano e cooperano tra loro per il bene.
    Ad esempio il personaggio di Flora Finching non è così negativo e critico come lo si dipinge solitamente, perchè sta tra i buoni e coopera nell'aiutare la piccola Dorrit. Il suo linguaggio sconnesso è sì un'amena presa in giro dello sproloquiare femminle, dell'incrocio tra flusso di pensieri e parole,  e certo  espressione di una perdita di presa sul reale, ma è anche rivelatore del fatto che anche Flora è stata vittima – della personalità del padre – ma ciò non le impedisce di essere tra coloro che fanno qualcosa  per il bene: non a caso è l'ex fidanzata di Clennam, e i buoni si riconoscono tra loro.

  26. utente anonimo ha detto:

    Per il commento 25 mi firmo Piccola Dorrit

  27. vale76 ha detto:

    Niente ha fatto più danno dell’editoria per ragazzi! Capolavori classici e fiabe popolari, ridotte, umliate, edulcorate, adattate, tagliuzzate..Ringrazio le lacune culturali che mi hanno permesso di evitare una buona parte di questi macelli. Ma vorrei tanto sapere se in altri Paesi più evoluti assistiamo a tali scempi..
    Dickens per fortuna l’ho perso da bambina e lo sto riscoprendo a 38 anni, rigorosamente in versioni integrali.
    Einaudi è una delle poche case editrici che reputo ancora in grado di produrre edizioni serie e ben tradotte, insieme a Garzati e pochi altri. Di Dorrit ho voluto proprio questa specifica edizione, in formato ebook perché più comodo ed economico. Vale più un’edizione curata ed integrale a qualche euro in più, o una economica, parziale e piena di refusi? Bisogna saper scegliere.

  28. paolo ha detto:

    L’occasione di scrivere, solo per segnalare un’autrice inglese, Jennifer Worth (1935-2011), di professione infermiera, tradotta in Italia da Sellerio. Siamo a Londra, nel secondo dopoguerra. L’autrice offre uno spaccato autentico dei quartieri popolari dell’East Side, ancora feriti dai bombardamenti della 2′ guerra mondiale, in cui l’autrice prestava servizio come levatrice a partire dagli anni 50. Non dei romanzi, piuttosto ccronache, senza virtuosismi letterari o divagazioni. In questi due libri pubblicati in Italia protagonisti sono i più poveri tra i poveri, e ricordano così da vicino i romanzi di Dickens da non lasciare indifferenti. Straordinari ritratti, capaci di colpire il sentimento di chi legge, da far dimenticare ogni cosa, per lasciare spazio solo all’ammirazione del coraggio e della forza necessari a sopravvivere in una Londra inimmaginabile, avversa e desolata. Ci sono le masse di proletari anonimi, i lavoratori del porto, gli scaricatori, i venditori di pesce, gli imbroglioni, e poi gli operai e le loro mogli. Un novecento che sembra un’istantanea di 100 anni prima, dove regnano la miseria dei bambini e quella della loro madri, lo squallore degli ospizi in cui le famiglie vengono separate dal bisturi delle leggi. Un secolo è trascorso da Oliver Twist eppure le condizioni di vita per troppi individui sono le medesime. Enormi appaiono le responsabilità e le inefficienze delle politiche socio-sanitarie e del sistema assistenziale verso i più bisognosi. L’indifferenza verso le altrui sofferenze e l’egoismo che rende incapaci di agire e cechi all’altrui bene, generano mali e catastrofi. Esattamente come nella Londra di Dickens, norme, leggi e democrazia, trascurano e dimenticano intere classi sociali: prepotenza e prevaricazione, schiacciano i deboli e gli indifesi, sotto il peso di paura miseria e abbandono. Nel libro si fa riferimento esplicito al Poor Law Act del 1834, più volte sarcasticamente ricordato da Dickens che lo vide nascere ed applicare, con risultati talvolta paradossali.
    Jennifer Worth ha un’enorme passione per le sofferenze umane, per la vita intera dalla nascita alla morte: la commozione provata nella vicinanza al dolore è la stessa dell’autore che un secolo prima commuoveva l’intera Inghilterra con la piccola Nell.

    Sellerio pubblica: Chiamate la levatrice; Tra le vite di Londra; (Trasposizione televisiva “Call The midwife ” BBC 2012, trasmesso su retequattro anno 2014.)

    • gabrilu ha detto:

      Paolo
      Grazie per la segnalazione e per quella che considero una vera e propria recensione.
      Conosco il libro, non l’ho letto ma lo conosco, e conosco anche la serie della BBC (bellissima, come tutte le serie della BBC inglese della quale sono fan sfegatata).
      Ho tre stagioni complete acquattate nel mio Mac (rigorosamente in inglese ma con sottotitoli italiani). Non l’ho ancora vista tutta, la serie, ma quello che ho visto è notevole e me la sto gustando.
      Sono d’accordo con te a proposito dei riferimenti dickensiani.Anch’io pur non avendo letto il libro e non avendo ancora completato la visione della serie ho pensato esattamente le stesse cose.
      Ti ringrazio molto per questo contributo e spero di rileggerti presto 🙂

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