UN SULTANO A PALERMO – TARIQ ALI

Tariq ALI, Un sultano a Palermo (tit. orig. A Sultan in Palermo), traduz. di Luciana Pugliese, p.280, Baldini Castoldi Dalai, Collana Romanzi e Racconti, 2006. (In copertina, particolare di un mosaico di Palazzo dei Normanni, a Palermo)

Le vicende narrate si svolgono in uno dei periodi più importanti e travagliati della storia della Sicilia.

Siamo a Palermo nel 1150, durante l’ultimo periodo del regno di Ruggero II di Altavilla: è lui, sovrano cattolico ma rispettoso ed estimatore della cultura araba al punto tale da farsi chiamare con il nome arabo di Rujari e da circondarsi di consiglieri musulmani che dà il titolo a questo romanzo storico del giornalista, scrittore e regista pakistano (con studi ad Oxford e lunga permanenza in Occidente) Tariq Ali.

Ma il vero protagonista del libro è Muhammad – al – Idrisi, il più importante geografo e cartografo della storia islamica antica, amico e consigliere di re Ruggero il quale gli diede l’incarico di disegnare le mappe del mondo conosciuto.

Tutto il romanzo di Tariq Ali è giocato sui due piani paralleli del pubblico e del privato; due piani anche però strettamente intrecciati perchè Idrisi è un importante personaggio pubblico.

All’inizio della narrazione Idrisi ha 58 anni, ha appena terminato la stesura del libro che lo renderà famoso nei secoli e che è giunto fino a noi con il titolo Sollazzo per chi si diletta a girare il mondo o Libro di Re Ruggero.

La dinastia cattolica degli Altavilla è riuscita sinora a mantenere la convivenza pacifica tra popolazione “nazarena” e quella composta dalle maestranze ed intellettuali musulmani. Adesso però Ruggero, malato e consapevole di avere i giorni contati, preoccupato per le sorti della dinastia, cede ai baroni ed ai preti normanni che, sostenuti ed aizzati dal Papa e da Roma stanno prendendo il sopravvento sulla civiltà musulmana, già ampiamente radicata nell’isola.

Fra intrighi di una corte formata dall’élite islamica, da potenti eunuchi ma anche di baroni assetati di potere e di fanatici preti cattolici da una parte e le vicende familiari, le passioni amorose di Idrisi dall’altra ci si avvia verso un epilogo di stragi e di massacri della popolazione musulmana che mettono fine ad uno dei periodi più felici della storia siciliana, in cui la convivenza e lo scambio multiculturale aveva dato i suoi più splendidi frutti nell’arte, nell’architettura, nel rispetto e nella cura dell’ambiente.

Grande era l’amore di Idrisi per la splendida “Palermo delle novantanove moschee” e per la Sicilia di cui aveva detto: “quest’isola ha un effetto magico su tutti quelli che vi mettono piede, indipendentemente dalla religione alla quale appartengono”.
Scampato ai massacri e nonostante il dolore, la disillusione, l’amarezza, Idrisi non abbandonerà per sempre la sua Sicilia ma (e questo lo dico io, perchè il romanzo di Tariq Ali si ferma prima) la sceglierà per morirvi.

Sulla quarta di copertina di questo volume c’è una nota dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo che a proposito di Un Sultano a Palermo dice, giustamente:

“Uno dei momenti più alti della civiltà, nella Palermo, nella Sicilia di Ruggero II il Normanno in cui razze, culture, religioni diverse convivevano in reciproco rispetto e nel reciproco arricchimento […] Di quel tempo, di quel mondo, esempio nel rischio di inciviltà nostra di oggi, racconta il magnifico romanzo Un Sultano a Palermo di Tariq Ali”

Tariq Ali
Un Sultano a Palermo fa parte di una serie di romanzi storici di Tariq Ali riuniti sotto il nome di Islam Quintet e del quale All’ombra del melograno, in cui vengono narrate le vicende dei musulmani a Granada durante il periodo della Reconquista (1440) è uno dei più interessanti. Per approfondire, consiglio di leggere questo ottimo post dal blog La stanza dei libri di Elisa che a suo tempo avevo già segnalato nel mio blog-roll.

Da parte mia voglio solo dire che così come lo sterminio dei musulmani in Sicilia ha posto fine ad uno dei periodi, come s’è detto, più fecondi della storia siciliana, così la Reconquista operata da Los Reyes Cristianos spagnoli, e cioè la cacciata e lo sterminio dei musulmani in Andalusia ha aperto la strada ai secoli bui dell’Inquisizione.
Che ammorbò pure Palermo. Ne avevo accennato >>QUI l’anno scorso, al mio ritorno dall’Andalusia.

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9 risposte a UN SULTANO A PALERMO – TARIQ ALI

  1. LilianaRosa ha detto:

    Ho un debole per la Sicilia, da Pirandello alla caponata, da Segesta alle delizie alle mandorle, da Sciacca a Sciascia (con “Todo Modo” ho dato l’esame d’italiano) ecc. L’ho girata tutta, o quasi. Anche per questo ti seguo con “più” simpatia. ;o)!

  2. gabrilu ha detto:

    Ed io, cara LilianaRosa, ho un debole per la tua Baires e solo la mia stupida refrattarietà ai voli transoceanici mi ha impedito, finora, di realizzare un mio sogno: andare a Buenos Aires e alle cascate di Iguazu. Tutta l’Argentina deve essere meravigliosa. Ma è così sterminata che si devono fare scelte drastiche. Ed io per prima cosa andrei a Baires ^___^

  3. LilianaRosa ha detto:

    Una cosa ti aiuterebbe a decidere: imparare a ballare il tango!

  4. gabrilu ha detto:

    LilianaRosa
    Il tango lo adoro già. Ballarlo non ne ho il coraggio 🙂
    Mi limito perciò a collezionare CD, film e video.
    Qui a Palermo c’è più di una scuola di tango ed una in particolare è ottima. La frequenta da due anni una certa persona a me moooolto vicina ma che se la cito con nome e cognome qui in pubblico sul blog mi lincia 😉

  5. barbara34 ha detto:

    fortunatamente i siciliani serbano memoria della storia araba, e di tutto quello che hanno dato alla sicilia. Mi piace pensare che la Sicilia sia molto araba. Bello al Idrisi, ne ho letto una parte, è una via d’accesso all’incredibile mondo della sua epoca.

  6. gabrilu ha detto:

    Barbara34
    Si, c’è veramente molto, di arabo, qui. E non solo come monumenti, ma proprio nell’atmosfera, nella cultura, anche nel dialetto. Nel centro storico di Palermo ci sono parecchie strade che hanno la targa bilingue: in italiano e in arabo.
    Noi siamo abituati a vivere con gli arabi e tra gli arabi.
    Quello a cui non siamo ancora abituati sono i cinesi, che stanno invadendo la città. Ogni giorno spunta un nuovo negozio con le fatidiche palle rosse…

  7. babilonia61 ha detto:

    TACCUINO SANITATIS, XIV SEC.[..] Fra cento, mille, diecimila anni, ci sarà sicuramente qualcuno che troverà sepolto fra cadaveriche pietre d’altri tempi qualche libro d’arte, qualche disegno dei nostri giorni e, sbirciandolo come cosa rara, lo analizzerà e trarr&a [..]

  8. utente anonimo ha detto:

    leggendo un sultano a palermo ,una grande nostalgia invade la mia anima,oggi viviamo momenti di lotte continue dove il razzismo e le lotte di religioni minano le nostre vite.Dovremmo imparare dal passato come invece l’uomo puo’ condividere stessi spazi pur appartenendo a culture diverse,insieme con l’aiuto della vera conoscenza,potremmo costruire un mondo dove crescere nel rispetto degli altri

  9. gabrilu ha detto:

    anonimo #8
    Le guerre di religione, gli odi razziali ci sono sempre stati e quando si verificano periodi di felice e pacifica convivenza non si può mai essere certi che questi periodi dureranno per sempre, purtroppo.
    Non si è mai definitivamente al sicuro dal riemergere di rigurgiti di violenza, intolleranza, razzismo.
    Ho letto proprio in questi giorni un libro estremamente interessante proprio su questi temi, spero di poterne parlare fra qualche giorno qui nel blog.

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