EFFI BRIEST – THEODOR FONTANE

Effi Briest
Theodor FONTANE, Effi Briest, trad. Erich Linder, a cura di G. Bevilacqua p.282 Garzanti, I Grandi Libri, ISBN: 881136213X

Ho l’impressione che lo scrittore prussiano Theodor Fontane non sia apprezzato in Italia come meriterebbe. Eppure, è considerato da tempo uno dei classici della letteratura tedesca dell’Ottocento e Thomas Mann lo stimava uno dei suoi punti di riferimento letterari. Al punto tale che nel 1919, in occasione del centenario della nascita di Fontane, pubblicò un articolo sul Berliner Blatter in cui tra l’altro scriveva:

“una biblioteca della letteratura romanzesca basata sulla scelta più rigorosa — e dovesse anche restringersi a una dozzina di volumi, a dieci, a sei — non potrebbe essere priva di Effi Briest. Non si usa forse dire che nessuna costruzione prodotta dalla mano dell’uomo può essere perfetta? E invece, […] la cosa perfetta esiste: sognando, l’uomo che è artista ogni tanto la produce […] se tutto torna, ecco che la cosa si forma, il cristallo risulta puro”

Theodor Fontane, celebre e temuto anche, ai suoi tempi, come critico teatrale, fu scrittore molto prolifico e parecchi suoi romanzi hanno per protagonista (anche nel titolo) una figura di donna (Grete Minde, Cécile). Ma, come giustamente rileva Bevilacqua nell’introduzione ribadendo le parole di Mann, “Theodor Fontane è e rimane l’autore di Effi Briest”.

Il libro, pubblicato nel 1895 ed ambientato nella ricca borghesia prussiana e berlinese, racconta sostanzialmente la storia di un episodio di adulterio e delle sue tragiche conseguenze. Un dettagliato riassunto della trama lo si può leggere >>qui.

Effi Briest è uno dei miei romanzi preferiti (assieme ad altri di Fontane, come ad esempio il bellissimo Il barone di Stechlin). Mi piace per la perfezione della struttura, per l’approfondimento psicologico dei personaggi, per lo stile sommesso e raffinato di scrittura, per la critica severa di Fontane nei confronti di un codice morale che mette un ossessivo e crudele “senso dell’onore” al centro dei rapporti familiari. Innstetten, il marito tradito di Effi, è una brava persona, colto, gentile, educato. Effi gli vuole bene, gli è affezionata e, dopo la brevissima relazione adulterina (che lei stessa ha troncato e di cui non smetterà mai di aver rimorso) è contenta di vivere con lui. Ma la caratteristica principale di Innstetten è quella — come ad un certo punto, verso la fine del romanzo, dice la stessa Effi — di essere “… un uomo buono incapace di amare” e di mettere al primo posto, nella scala dei suoi valori, l’orgoglio maschile e il senso dell’onore.

Hannah Schygulla Effi Briest

Ed è questo che, molto più che il brevissimo episodio dell’avventura di Effi con il brillante e cinico maggiore Carpas, dà veramente il via alla tragedia. Il colloquio tra Innstetten e Wüllersdorf, in cui il marito tradito spiega le ragioni che lo spingono a sfidare in duello il maggiore Carpas nonostante siano passati tanti anni e nonostante egli sappia perfettamente che da allora lui ed Effi non si sono mai più visti nè scritti è una pagina da antologia.

Effi Briest viene troppo spesso paragonata ad Emma Bovary e il romanzo di Fontane presentato come “la storia di una Bovary tedesca”. Ma in realtà le analogie tra i due personaggi e i due libri sono solo di facciata, molto superficiali. Una lettura attenta del romanzo di Flaubert (1856) e quello di Fontane (1895) mette in luce molte più differenze che analogie.

Sarebbe troppo lungo esaminarle ed elencarle qui. Mi interessa però sottolineare un aspetto che io considero molto importante, a proposito di analogie-differenze: l’atteggiamento, la considerazione che ciascun autore aveva per la propria eroina.

Theodor Fontane nutriva molto affetto per Effi (e per tutte le donne che si fossero trovate nella sua condizione) e parlando di lei diceva sempre “… la mia povera Effi”. Leggendo il libro, si avverte in ogni riga che Fontane sta dalla parte di Effi, che è solidale con lei, che le vuole bene. Il romanzo fu scritto di getto, come dimostra lo stesso Fotane in questa lettera all’amico Hans Hertz: “Già…. la povera Effi! Forse mi è riuscito così bene perchè ho scritto tutto in uno stato di sogno […] è venuto come da sé, senza vera ponderazione e vera critica”

Per Flaubert, Madame Bovary fu soprattutto un esercizio di stile. Un esperimento letterario.

Ci sono innumerevoli passi nel suo epistolario (specialmente nelle lettere a Louise Colet) dai quali emerge chiaramente come lui non avesse la benchè minima simpatia per Emma, come tutto sommato la disprezzasse; è ormai arcinoto quanto fu lunga e travagliata la stesura del romanzo: “Bovary mi stanca, dipende dal soggetto e dalle correzioni”, “Bovary […] sarà stata una prova inaudita”, “Come m’embête la mia Bovary!”, “Dannato libro! Mi fa male, lo sento!”. “Quanto artificio nel materiale…”. Ed ancora, sempre a Louise Colet: “Ciò che è buono della Bovary è che sarà stato una dura ginnastica”.

Una dura ginnastica. Questo fu per Flaubert la povera Emma Bovary… D’altra parte, sembra (dico sembra perchè la cosa non è stata mai provata) che sul letto di morte Flaubert abbia esclamato: “Io morirò e quella puttana della Bovary mi sopravviverà!”

Hannah Schygulla-Effi BriestHanna SchygullaHannah Schygulla-Effi Briest

Hannah Schygulla-Effi Briest

Hannah Schygulla-Effi Briest

Hannah Schygulla-Effi Briest

Le immagini sono tratte dal film del 1974 Effi Briest di Rainer Werner Fassbinder in cui Effi è interpretata da Hannah Schygulla

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16 risposte a EFFI BRIEST – THEODOR FONTANE

  1. PrimoCasalini ha detto:

    C’è anche una Bovary portoghese, scritta da una donna. Ne è stato tratto un grande film. La differenza con Flaubert è che Emma è amatissima, sia dalla scrittrice che dal regista. La cosa non finirà qui…

    saludos
    Solimano

  2. alexandra3 ha detto:

    Mentre leggevo mi è venuto subito in mente il film, credo di averlo visto tanti anni fa. Un altro libro da aggiungere alla lista.

  3. oyrad ha detto:

    Da qualche tempo volevo interessarmi a Fassbinder. In particolare a partire da “Berlin Alexanderplatz”, anche se devo ancora leggere il romanzo (in questi giorni ho letto “Pastorale americana”, e adesso sto leggendo “Il gruppo”… ti farò sapere…).

    Di Fontante ne parlavamo qualche tempo fa, io e il mio collega di studi Giuseppe, in Feltrinelli Duomo: io poi avevo deviato la conversazione su Marta Marzotto… chissà poi perchè… boh ?!?

    Ma… che meraviglia quell’ immagine della Schygulla…
    Grazie per avermi ricordato, con questo post, che Fontane è da leggere… ah, giusto andando un po’ OT, grazie per aver segnalato nel tuo blog-roll il mio post sul Bambaia. Onoratissimo, Oy

  4. gabrilu ha detto:

    Solimano
    ….E figuriamoci se non mi trovavi una Emma portoghese di carta e di celluloide! E’ il minimo che ci si potesse aspettare da te.
    L’attendiamo tutti con ansia!
    Io intanto però ne ho scoperta un’altra, di poveraccia spacciata come — questa volta— “una Bovary israeliana” (sic!).
    La quale poveraccia di israeliana ha — manco a dirlo — con la Emma di Flaubert proprio nulla in comune.
    Ma a quanto pare ai risvolti di copertina fa troppo comodo starnazzare un “L’Emma Bovary (segue la nazionalità as you like it)”

    Alexandra
    Sai bene quanto me che non siamo noi che scegliamo i libri, ma sono i libri che scelgono noi. Sono sicura che prima o poi “la povera Effi” ti cercherà. E che ti troverà.

    Oyrad
    Come tutti i grandi personaggi artistici, Fassbinder ha fatto grandi cose (anzi: grandissime. Potrei sproloquiare assai, sul tema) ma anche ignobili schifezze.
    … Ma non vorrei invadere il campo di Solimano & Co. che poi c’è rischio che quelli mi picchiano.

    Però si…. la Schygulla è una meraviglia. E’ una delle mie attrici preferite in assoluto. Chissà perchè la Premiata Ditta Solimano & Co. non le ha ancora dedicato nemmeno un miserrimo post-icino?

    Hai finito Pastorale americana dici (ma… e lo dici così?! Come fosse stato acqua fresca?!) e stai leggendo Il gruppo.
    Ecco, mi interesserebbe molto sapere il tuo parere su questo libro per vari motivi ma tra questi vari motivi ne scelgo solo due:

    *** perchè sei un maschietto. E a me interessano molto i pareri dei maschietti, quando sono seri
    *** perchè non appartieni “quella” generazione ma a quest’altra.

    Perciò, quando lo avrai finito e se ti andrà di parlarne… ripesca il mio vecchio post su Il gruppo e parlane 🙂
    Forse non avrai molti lettori ma un certamente si: la qui presente tenutaria di questo blog ^__^

  5. oyrad ha detto:

    Schifezze? Fassbinder? Ah, allora comincerò proprio da quelle, dal peggio! 😉

    “Pastorale americana” l’ ho letto “a manetta”, ma sento di doverlo ancora “elaborare”… e non è detto che questa sia una consegenza negativa e/o a sfavore del libro di Roth. Anzi.

    “Il gruppo” mi piace molto, tanto che in questi giorni stavo proprio per inviarti un commento a proposito di questo libro: ma, pur avendolo scritto, l’ ho cancellato… molto spesso, in giro fra i blog, mi capita di scrivere commenti e, alla fine, non soddisfatto di quel che ho scritto, cancello… 😦

    A fine lettura, comunque, fornirò anche io un mio piccolo e più completo parere. Buona serata, Oyrad

  6. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    che tu avverta il bisogno di elaborare Pastorale americana è già buon segno.

    ….Poi, per carità… dinne pure tutte le schifezze che vuoi. M’impressioni mica, sai.

    Se vuoi dir schifezze di Pastorale americana prego accomodati.

    Io ormai m’impressiono di nulla e/o poco. Perciò vai pure tranquillo.

    Però posso dire io (se pur sommessamente) che con il Roth di Pastorale americana siamo davanti a uno dei pochi libri/capolavori del Novecento? No, eh… Sospetto che ancora non si può…Sono tutti lì a girarsi i pollici con i “politically ed impolitically correct”. Vabbè. Poveri Cristi.

  7. oyrad ha detto:

    “Pastorale americana” è un libro che DEVE, senza se, senza ma e senza forse, essere assolutamente letto.

    Si legge in un fiato: io stesso mi son stupito di averlo letto così in fretta – e io non sono un lettore veloce, un po’ per principio, e un (bel) po’ per “pigritudine”.

    Ma è anche un libro che ti rimescola molto, che rivolta, come un calzino, molte cose interiori – ma anche molte apparenze. Un libro terribile, che non concede scampo.

    Ci son stati momenti in cui, nell’ impossibilità irosa di poter prendere a schiaffi di persona Merry, avrei voluto buttare fuori dalla finestra il libro! Altri in cui avrei dato l’ anima per prendere a calci il sederino di Seymour.

    Il fatto di ritrovarmi “senza giudizio”, come interdetto, al termine di un libro, di un film, di un brano musicale, è di solito preludio al riconoscimento, nel tempo, del valore formidabile di ciò che ho letto, ho visto, ho ascoltato. Una volta accadeva con Bjork, recentemente mi è successo con Lynch, e accadrà, quasi certamente, anche con Roth. E’ solo una questione di tempo.

  8. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    guarda che scherzavo, a proposito di Pastorale americana volevo solo provocarti un pochettino 🙂
    Ero sicura che ti sarebbe piaciuto, ed effettivamente anche io, quando l’ho letto, ho provato le tue stesse reazioni.
    Roth è un grande scrittore, difficilemente delude (a me ancora non è capitato), ma a mio parere questo è il suo libro migliore. Il più perfetto, se “più perfetto” si potesse dire.
    Ciao da gabrilu abbracciata al condizionatore :-I

  9. PrimoCasalini ha detto:

    Gabrilù, come diceva un mio amico di Modena: “Nessuno siam perfetti, ciascuno ci abbiamo i suoi difetti”.
    La mia competenza sul cinema tedesco è molto limitata, credo che mi soccorrerà Giuliano.
    Tornando all’Emma portoghese, ci starò sopra un bel po’: come film, come luogo e come musica, chissà, forse anche come carattere. Queste piccole serie specialistiche hanno anche un vantaggio: ciascuno ha la scusa di tornare sui film che ama di più. Perché in cultura è pur sempre così: apprezzi tanti, ami pochi. Non è una condanna, se non fosse così si parlerebbe di tutto, però in modo alla fine generico, magari bene informato, ma pur sempre generico.

    good afternoon
    Solimano

  10. Harion ha detto:

    Non ci posso credere, sapevo che potevo contare su di te Gabrilù…”Effi Briest”…lo sto per iniziare, che emozione, esiste qualcun’altra che lo conosce oltre me, te e la prof di letteratura!!!
    Sono emozionata, sei sempre un grande punto di riferimento T__T
    Lo comincio credo a fine settimana, appena finisco Lolita!!
    un bacione
    Ari
    Ps: che classe questo blog….

  11. Harion ha detto:

    Finito e recensito,passa da me mi raccomando ^^ Lo posto nel pomeriggio! Ho appena letto la tua recensione, ho aspetato fino all’ultimo
    Un bellissimo romanzo
    baci
    Ari

  12. seunanottedinvernounlettore ha detto:

    Concordo sul fatto che sia molto sottovalutato in Italia, tant’è che se l’ho conosciuto lo devo probabilmente al fatto che ho studiato letteratura tedesca…
    Sicuramente non è l’unico autore da considerare, lo stesso Robert Schneider – di cui hai parlato in un altro post – è sconosciuto ai più.

    • gabrilu ha detto:

      @ seunanottedinvernounviaggiatore
      si, ma Fontane non è solo Effi Briest
      Fontane è un Maestro.
      Con tutto il rispetto per Robert Schneider mi permetto di dire che… tra i due non c’è partita.
      Oggi come oggi.
      Magari dopodomani Schneider sarà meglo di Fontane, ma allo stato attuale permettimi di mettere in prima fila il buon veccio Theodor 🙂
      Conosci Il signore di Steichlin? Solo per citare un altro grande titolo.
      L’ultimo capitolo dello Steichlin mi ha fatto piangere. Tra le pagine più belle della letteratura occidentale (stavo per scrivere “mondiale”, ma poi ho ristretto il campo, mi sono ricordata di essere molto ignorante rispetto ad altre letterature).
      ….Ma cmq: tutto Fontane è formidabile.

      • seunanottedinvernounlettore ha detto:

        Sì, so che non è solo Effi Briest, ma quello che intendevo dire è che già quello – che è considerato il suo capolavoro – non è particolarmente noto.
        A me piace molto Robert Schneider, e non ho mai pensato di dover paragonare dei nomi o di fare classifiche.
        Credo che in generale tutta la letteratura tedesca sia molto sottovalutata, anche considerando i grandi nomi come Brecht, Kafka, Goethe e Mann: spesso si conoscono solo le opere principali e non quelle “minori”, che – per quanto mi riguarda – sono minori solo per diffusione, non sicuramente per qualità.
        Senza parlare poi di Novalis, Theodor Storm e Paul Celan che spesso vengono totalmente ignorati.
        Il signore di Stechlin ho avuto l’occasione di leggerlo solo in tedesco, anch’esso difficilmente reperibile in Italia… Credo sia molto meglio del più noto Effi Briest.

  13. gabrilu ha detto:

    @ seunanottedinvernounlettore
    Mi sono fatta da tempo l’idea che uno dei motivi per i quali la letteratura tedesca è da noi meno popolare — per es. — di quella francese e inglese possa essere il fatto che complessivamente viene considerata “pesante”. Su aNobii, mi è capitato spesso di trovare nei commenti a celebri romazi tedeschi, l’espressione “bello, sì, ma troppo teutonico…”
    Purtroppo io, non essendo in condizione di leggere in tedesco, devo accontentarmi di scegliere le mie letture tra i libri che vengono tradotti in Italia, e sono sicura che in questo modo mi perdo molte belle cose (per non parlare della letteratura ungherese, o slovacca… sono convinta che quelle parti dell’Europa siano ancora uno scrigno pieno di gioielli a noi sconosciuti)
    Ciao! 🙂

  14. nicole ha detto:

    Bello!! Mi son letta Effi Briest due anni fa in tedesco..è vero , son i libri che ci scovano prima o poi.Per giorni e giorni lo avuto in mano stregata dai dialoghi e dall’ambiente che avvolgeva le persone, dall’atmosfera che emanava e che mi restava anche dopo averlo chiuso.
    Il fatto che sia stato tradotto da Erich Linder ( lo sapevo per motivi vari) ,ma tu me lo hai ricordato, ecco…mi sa che me lo rileggo in italiano quanto prima.

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