LA DONNA IN BIANCO – WILKIE COLLINS

copertina libro
William Wilkie COLLINS, La donna in bianco (tit. orig. The Woman in White), traduz. Stefano Tummolini, Introduzione Paolo Ruffili, p. 767, Fazi, Collana Le porte, 2006, EAN13 9788881120314

Romanzo fiume che si legge tutto d’un fiato (ha ragione Baricco quando dice “è impossibile smettere di leggere Wilkie Collins”), scritto quando il suo autore aveva 35 anni, La donna in bianco venne pubblicato a puntate sulle pagine di All the Year round — rivista diretta da Charles Dickens, amico e collega di Collins —, dal 26 novembre 1859 al 25 gosto 1860.

Monopolizzò a tal punto l’attenzione del pubblico che i lettori facevano lunghe code per acquistare ogni nuovo numero del settimanale. Nei salotti e per le strade non si parlava d’altro, vennero battezzati La donna in bianco profumi, abiti, cappelli. Con lo straordinario successo di questo romanzo Collins si avviò a diventare lo scrittore più pagato del secolo.

Wilkie Collins viene in genere etichettato come “l’inventore del romanzo poliziesco” e La donna in bianco definito di volta in volta un romanzo fantasy, thriller, horror, poliziesco. Eppure basta leggerne una cinquantina di pagine per capire immediatamente che, nonostante Mario Praz avesse avuto ragione nell’individuare in Collins le fonti della sensational novel, queste definizioni rischiano di diventare vere e proprie gabbie che non rendono giustizia allo spessore della storia trattata ed alla rivoluzionaria tecnica narrativa che Collins inaugura con il suo libro.

Copertina antica “E lì, al centro della strada luminosa — lì, come se fosse spuntata in quel momento dalla terra, o caduta giù dal cielo — vidi stagliarsi solitaria la figura di una donna, vestita di bianco dalla testa ai piedi, che mi scrutava con espressione grave, e con la mano indicava una nuvola scura sopra Londra. guardandomi dritto negli occhi”.

Pochi minuti dopo, veniamo a sapere che questa donna in bianco è fuggita da un manicomio.

Così prende avvio questa storia intricata, ricchissima di colpi di scena, impossibile da riassumere senza correre il rischio di guastare il piacere della lettura a coloro i quali ancora non conoscono il libro. Mi azzardo solo a dire, a proposito della trama, che ci troviamo di fronte ad un crudele complotto perfettamente architettato, ad una lotta tra personaggi “buoni” e personaggi “cattivi” che si svolge prevalentemente per mezzo dell’intelligenza, della logica e dell’acume psicologico, ad un uso sapiente e veramente alla grande del “doppio” inteso sia come tema che come escamotage narrativo: nel romanzo ci sono due sorelle, due eroine, due cattivi che ordiscono il complotto, due buoni che conducono la battaglia per neutralizzarlo, due sfondi perfettamente speculari. Il romanzo stesso è diviso in due parti in cui la prima sviluppa la distruzione dell’identità e la seconda la ricostruzione dell’identità. Il tutto inserito nella cornice della società, della cultura e delle leggi dell’Inghilterra vittoriana che rendono le donne impossibilitate ad essere padrone di se stesse e dei loro averi. E qui, sull’intreccio, mi fermo chè ho paura di aver già detto sin troppo.

La donna in bianco è un libro straordinariamente moderno per la sua tecnica narrativa, che scompone la vicenda in tanti episodi, e la fa rivivere attraverso le parole dei vari personaggi. Ognuno di loro racconta quel che sa, spesso attraverso scritture di servizio: diari, memoriali, testimonianze. Questa tecnica, basata sulla molteplicità dei punti di vista nella ricostruzione dei fatti determina continui mutamenti di prospettiva e rende l’opera una sorta di modernissimo pastiche costituito da inserti di lettere, deposizioni legali, biglietti di appunti. Non esiste il narratore onniscente, esiste invece l’autore che riesce a disporre e utilizzare tutti questi strumenti tra loro diversissimi per costituire un insieme polifonico dal ritmo incalzante che non consente al lettore alcuna tregua.

Da tutto questo materiale emergono in particolare due personaggi estremamente interessanti, e credo di poterli citare senza nulla svelare ancora sulla trama: Marian Halcombe, figura femminile decisamente fuori dai canoni della donna vittoriana e l’italiano Conte Fosco, personaggio ambiguo, misterioso, intelligentissimo e affascinante nonostante la sua mostruosa obesità.

Ho letto da qualche parte che William Thackeray (l’autore di Barry Lindon e la Fiera delle vanità) racconta di essere stato in piedi tutta una notte perchè non riusciva ad interrompere la lettura de La donna in bianco. Tra gli ammiratori di Collins c’era anche T.S. Eliot, che giudicò La donna in bianco il migliore romanzo di Collins.

Opinione condivisa dallo stesso Collins, il quale volle che sulla lapide della sua tomba si scrivesse: “…autore di The Woman in White”.

Da parte mia, è grazie a questo post di Clelia Mazzini che mi sono decisa a comprare e leggere La donna in bianco, e di questo la ringrazio.

Dal romanzo di Collins sono state realizzati film, serie televisive e, nel 2002, il celebre compositore Andrew Lloyd Webber ne ha tratto anche un musical

Eleanor Parker  ed Alexis Smith

Eleanor Parker ed Alexis Smith, che nel film di Peter Godfrey del 1948 interpretano i ruoli di Laura Fairlie e Marian Halcombe

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5 risposte a LA DONNA IN BIANCO – WILKIE COLLINS

  1. oyrad ha detto:

    Uff, se solo il mio tempo pre-villeggiatura non fosse agli sgoccioli avrei scelto volentieri questo libro da leggere durante il mio soggiorno “bovino” in Svizzera… ma ormai non ce la faccio ad andare a Milano, a prenderlo in libreria. Mi piacciono molto i libri di molte pagine, e se per di più son ben scorrevoli come questo, che meraviglia…

    Evabbè… pazienza, poco male dopotutto, ho già comunque un bel po’ di libri da portare in valigia, più tutti i miei saggi e cataloghi d’ arte che ho lasciato accatastare, senza neppure leggerli, in questi ultimi mesi… gli altri turisti, per lo più tedeschi, mi prenderanno per un povero pazzo… 😉

  2. CleliaMazzini ha detto:

    Ti sono grata per la fiducia.

    Clelia

  3. habanera2 ha detto:

    Cara Gabriella, dopo aver letto questa recensione, che a sua volta rimanda ad un bellissimo post di Clelia, non mi darò pace finchè non avrò tra le mani questo libro. A Milano lo troverei in un attimo ma questa ridente cittadina ligure ha soltanto due librerie, una più sfornita dell’ altra… figurati se lo trovo!
    Grazie per la segnalazione al mio nascente giardino segreto, è stata una piacevolissima sorpresa.

    Un caro saluto
    Habanera

  4. annaritav ha detto:

    Apprezzo molto Collins, “La pietra di luna” è stata una delle mie letture preferite nell’adolescenza, ricordo anche con piacere lo sceneggiato di Anton Giulio Majano. Per quanto riguarda “La donna in bianco” il doppio consiglio tuo e di Clelia Mazzini significa una sola cosa: far schizzare il titolo in vetta alla classifica dei libri da acquistare e da leggre immediatamente! Buona giornata 🙂

  5. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    sono sicura che non ti mancano i libri da leggere, e sono altrettanto sicura che la tua valigia sia già anche troppo pesante 😉
    Clelia
    ciao 🙂
    Habanera
    sono sicura che anche a te non manca di che leggere, e cmq la signora in bianco almeno per ora non scappa 🙂
    Annarita
    Anch’io ho letto La pietra di luna tantissimi anni fa, ne ho un bel ricordo ma molto vago e perciò ho intenzione di rileggermelo adesso. E anch’io ricordo con molto piacere lo sceneggiato di Anton Giulio Majano (ah, la tv di una volta… sospiro)

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