PROUST IN LOVE – WILLIAM C. CARTER

Copertina libro
William CARTER, Proust in love, trad. S. Marchegiani, p.295, Castelvecchi, Collana I Timoni, ISBN: 8876151834

William C. Carter, americano della Georgia, è professore di Letteratura francese all’University of Alabama di Birmingham e autore di una monumentale biografia di Proust: Marcel Proust: A Life, The Proustian Quest nonchè coproduttore del film-documentario Marcel Proust: A Writer’s Life. Nel 1989 ha ricevuto dal Governo Francese la decorazione dell’ Ordre des Palmes Académiques per il suo contributo alla cultura francese.

Non ho avuto occasione di vedere il film e poichè la biografia non è mai stata tradotta e pubblicata in Italia e per quel che so nemmeno in Francia, non essendo il mio inglese all’altezza della situazione purtroppo non ho potuto leggerla e dunque dire alcunchè su di essa.

Questo è perciò il primo scritto di Carter che ho avuto l’opportunità di leggere. E qui mi sento di fare una breve considerazione.

Quando ci si trova davanti a un titolo stucchevole e da soap opera come Proust in love, quando si scopre che la copertina dell’edizione originale americana si presenta così (l’italiana Castelvecchi ha mostrato un gusto più sobrio), quando si assiste ad un battage pubblicitario il cui slogan di presentazione è “la biografia erotica di Proust” c’è il rischio che un potenziale lettore   reagisca in due modi opposti: rifiuti sdegnosamente di leggere il libro etichettandolo già in partenza come “una volgare operazione di gossip” oppure che si fiondi nella lettura con libidinoso spirito voyeuristico pregustando chissà quali torbidi particolari piccanti e pruriginosi.

In entrambi i casi questo potenziale lettore commetterebbe un errore di pre-valutazione. Io devo ammettere che stavo cadendo nel primo. Avevo arricciato il naso e quando invece ho deciso di iniziare comunque la lettura l’ho fatto — confesso — con un forte pre-giudizio negativo.

Mi sono dovuta ricredere e sono contenta adesso di poter dire che ho letto il libro con molto piacere ed interesse perchè il testo di Carter ha il pregio di essere serio e documentato ma non “serioso”, scritto con uno stile scorrevole, divulgativo ma non banale. Soprattutto, non a caccia del pettegolezzo fine a se stesso.

Lo scopo del libro è, come specifica lo stesso Carter nell’Introduzione, quello di analizzare “il legame tra le relazioni amorose di Proust e la loro trasposizione nelle esperienze erotiche del Narratore, nonchè sulla rappresentazione da parte dell’autore di una varietà di tipologie sessuali, in particolare di natura omosessuale e bisessuale”.

Carter segue dunque il filo degli innamoramenti, le infatuazioni, le passioni di Proust dagli anni dell’adolescenza al liceo Condorcet fino agli ultimi anni di vita dello scrittore. Sfilano davanti ai nostri occhi i compagni di liceo Daniel Halévy e Jacques Bizet, Reynaldo Hahn e Lucien Daudet, Bertrand de Fénelon, i “fanciulli in fiore di Cabourg” , Albert Nahmias e Plantevignes sino alla grande passione per Agostinelli e, negli ultimi anni, Henri Rochat, lo svedese Ernst Forssgren ed una folla di “segretari” e giovani camerieri del Ritz della maggior parte dei quali rimane a malapena il nome.

Se questa folla di giovani uomini può impressionare chi non conosca nulla di Proust, c’è invece da dire che per quanto riguarda i fatti narrati non c’è nulla, nel libro di Carter, che un qualunque lettore appassionato dell’opera di Proust e che abbia letto le biografie di George Painter (oggi fuori catalogo in Italia) e soprattutto quella scritta più recentemente da Jean-Yves Tadiè non conosca a menadito. Carter non aggiunge alcuna informazione che costituisca una novità. L’unico dettaglio noto da poco (e dunque non presente nel testo di Tadiè), e cioè il fatto che Proust la sera del 19 gennaio 1918 incappò in una retata mentre si trovava a chiacchierare nella sala d’attesa del bordello per uomini che Le Cuziat gestiva in rue de l’Arcade e che il suo nome è stato ritrovato nei verbali della polizia viene da una studiosa francese, Laure Murat che pubblicò questa sua scoperta sul n.14 della Revue Littéraire del 2005.

Non è perciò qui che secondo me sta il pregio del libro di Carter, perchè questa “biografia erotica” è qualcosa di più e di diverso.

Nel libro c’è sì la descrizione dei comportamenti sessuali di Proust ma soprattutto l’analisi molto ben condotta delle sue opinioni e teorie sull’omosessualità, un’analisi che tiene conto del particolare contesto familiare e sociale in cui viveva Proust (padre e fratello medici importanti nonchè autori essi stessi di studi specialistici sull’omosessualità, ermafroditismo ed androginia, molti medici amici di famiglia).

C’è l’intelligente evidenziazione della “tagliente ironia di Proust” e della sua “conoscenza di sè e la capacità di ironizzare sulle proprie manie” (p.242), caratteristiche che secondo Carter rappresentano “i principali punti di forza di Proust” . Evidenziazione che contribuisce a spiegare l’entusiasmo mostrato verso questo libro di Carter da parte di Harold Bloom, da sempre grande sostenitore della grandezza del côté comico nel genio di Proust.

C’è l’interessantissima analisi dell’uso che Proust fa nella sua opera di analogie androgine che descrivono il compito dello scrittore e delle caratteristiche androgine del processo creativo celebrante la fecondità della bisessualità.

C’è l’insistenza con cui Carter sottolinea l’importanza del filone lesbico nell’opera di Proust ricordando che “recentemente, la trattazione del lesbismo da parte di Proust è stata interpretata come l’unica parte omosessuale de Alla ricerca del tempo perduto” (p.42) e, più avanti “…fra le varie critiche mosse al romanzo di Proust, si lamenta l’alta percentuale di personaggi omosessuali o bisessuali. Se però si guardano attentamente i personaggi principali, si rimane stupiti dalla scarsissima presenza di figure esclusivamente omosessuali. Fino a prova contraria, solo M.elle Vinteuil rientra in questa categoria.” (p.145).

C’è soprattutto, a mio parere, la comprensione di quello che molto probabilmente costituiva il vero, grande dramma di Proust e cioè la sua “impotenza alla felicità”. Che si manifesta nel rincorrere amori impossibili, nell’amare solo se non riamato, nel far fuggire l’amato con la sua gelosia e la sua abnorme possessività. Cose queste di cui egli è perfettamente consapevole e che ritroviamo analizzate e vivisezionate in tutte le relazioni amorose presenti nella RTP e soprattutto in quelle di Swann e Odette e del Narratore con Albertine.

Chi però — dice giustamente Carter — si limitasse a leggere i personaggi femminili della RTP come un mero “travestimento” di persone di sesso maschile della vita reale di Proust o attribuisse un’eccessiva importanza ai suoi comportamenti sessuali commetterebbe un grave errore perchè:

“Non è importante conoscere la vera natura della sessualità di Proust, se accettiamo i suoi tentativi di dimostrare la soggettività dell’amore e la sua conclusione che, a prescindere dall’oggetto del desiderio, l’esperienza e le emozioni sono sempre le stesse, sia per un eterosessuale sia per un omosessuale” (p.49)

Le fonti cui fa riferimento Carter sono parecchie e — impossibile non notarlo — quasi tutte anglofone: Tadiè è citato poco e niente e importanti studiosi europei di Proust che hanno già scritto molte opere significative su alcuni temi trattati da Carter sono ignorati alla grande. Inutile fare nomi: sono, gli europei a mio modo di vedere “assenti ingiustificati”, talmente tanti da far sospettare si sia trattato di una precisa anche se a mio parere discutibilissima scelta.

Carter comunque si appoggia prevalentemente alla corrispondenza e al diario di Andrè Gide, all’autobiografia di Cocteau e a due fonti rese disponibili solo recentemente: il “Journal inutile” dello scrittore e diplomatico Paul Morand e “The Memoirs of Ernst Forssgren Proust’s Swedish Valet” (Le memorie di Ernest Forssgren, il cameriere svedese di Proust).

A proposito della testimonianza di Cocteau, però, Carter tiene a precisare che non la ritiene molto attendibile e scrive che “le critiche di Cocteau nei suoi confronti [di Proust] appaiono dettate da un’invidia piuttosto meschina” (p.248). Allo stesso modo, Carter si mostra molto scettico sull’attendibilità di quanto riportato da Painter circa alcuni degli episodi più controversi e famigerati delle preferenze erotiche di Proust, mentre tiene molto in considerazione la testimonianza di Céleste Albaret, pur tenendo debito conto del fatto che l’enorme affetto che Céleste portava a Proust abbia potuto a volte impedirle di dare il giusto peso ad alcuni suoi comportamenti.

Quando più sopra dicevo che ero molto prevenuta rispetto a questo libro, devo dire anche francamente che al mio scetticismo molto purtroppo avevano contribuito alcune recensioni che del libro avevo letto, tutte volte a sottolineare appunto l’aspetto “scandalistico” dei fatti narrati e che lasciavano invece completamente in ombra l’analisi seria che Carter conduce sulle connessioni tra i fatti e l’opera letteraria.

Ho dovuto ahimè constatare che troppi recensori si sono rivelati — almeno in questa occasione — più inclini al pettegolezzo che all’analisi non dico obiettiva (perchè l’obiettività non è di questo mondo) ma almeno serena.

Personalmente mi sento oggi di consigliare la lettura di questo libro sia a chi conosca poco la vita di Proust sia a chi già la conosce bene. Entrambe le tipologie di lettori possono trarne profitto. Molto dipende dall’atteggiamento con cui ci si pone di fronte al testo.

post-it Una curiosità: ho cercato su Internet ed ho scoperto che di Proust in love non esiste una traduzione francese. Di questo ho avuto conferma anche da amici francesi. Insomma, se i francesi vogliono leggere i libri di Carter su Proust, devono leggerseli in inglese.

William C. Carter
William C. Carter
  • Una pagina su William Carter (in inglese) >>
  • Il libro >>
  • La biografia di Proust scritta da Carter (in inglese) >>
  • Rassegna stampa sul libro di Carter sul sito della Yale University >>
  • Recensioni (in italiano) >> qui e >> qui
  • Un articolo di Daria Galateria su Proust e omosessualità su La Repubblica >>
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Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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24 risposte a PROUST IN LOVE – WILLIAM C. CARTER

  1. oyrad ha detto:

    Gabrilù, dopo un post così ricco e completo, vorrei dire tante cose… ma non saprei proprio da dove incominciare… 😉 Innanzitutto, però, è doveroso ringraziarti: grazie dunque per avermi illuminato su questo testo sul quale avevo anche io molte perplessità iniziali.

  2. barbara34 ha detto:

    ma la copertina originale è affreuse! ciononostante il libro mi sembra molto interessante, io devo dire che mi sono sentita subito incuriosita, proprio perché mi ponevo quei quesiti che il libro chiarisce, e cioè come Proust potesse parlare tanto dell’amore femminile se poi gli era estraneo, ho sempre pensato che se ne fosse fatto un’immagine da estraneo e ora mi è chiaro il perché. Poi a differenza tua tanti dettagli biografici non li conosco, sono molto attratta dall’idea di saperne di più. infine, la non traduzione della biografia in francese non mi stupisce, è noto che gli anglosassoni sono snobbatissimi. grazie per i link!! 🙂

  3. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    beh, ma non si fa così: “vorrei dire tante cose…” e poi non dici niente? E ci lasci con la curiosità che ci divora? 🙂
    Cmq, mi è sembrato doveroso fare il mea culpa, visto che senza averlo letto avevo parlato male, di questo libro, ti ricordi?

    Barbara
    se ti interessa approfondire l’aspetto del femminile in Proust, ti segnalo questo libro di qualche anno fa che io ho trovato davvero eccellente: Raymonde Coudert “Proust au féminin”
    Non mi risulta sia mai stato tradotto e pubblicato in Italia, ma tu non hai problemi con il francese, no?

    E’ un libro che ha ben altro spessore di questo di Carter, si tratta però di una lettura che presuppone già una conoscenza approfondita dell’opera letteraria e della biografia, ma ti assicuro che è davvero notevole.
    Puoi farti un’idea, per capire se la cosa ti interessa, leggendo alcuni miei vecchi appunti di lettura >>qui

    Diciamo che il libro di Carter rappresenta secondo me il primo livello, quello della Coudert il livello superiore.
    Il gradino successivo sono gli studi della semiologa e psicoanalista Julia Kristeva.
    Il fatto che Carter non le citi manco per sbaglio mi ha lasciata molto perplessa, visto che queste studiose si sono occupate proprio del tema che lui tratta…

    Questione Francia – America: vero che i francesi snobbano gli anglofoni, ma gli americani mica scherzano: nei siti americani dedicati a Proust gli studi europei (e ce ne sono tonnellate, di cui molti ormai considerati fondamentali) sono citati poco o nulla e solo quando proprio non ne possono fare a meno…
    Il problema è che è difficile fare accettare il fatto che P. è ormai patrimonio universale, e non può essere considerato proprietà privata di nessuno.

  4. giuseppeierolli ha detto:

    Avevo letto il libro dopo averti chiesto qualche informazione in un commento di qualche post fa e sottoscrivo pienamente le tue parole. La lettura fra l’altro mi ha fatto venir voglia di leggere la biografia proustiana di Carter (sarà uno dei miei prossimi acquisti su Amazon). È vero che i riferimenti sono quasi sempre anglofoni ma, in fin dei conti, talvolta la cosa può essere anche utile per scoprire qualche autore che (contrappasso?) qui in Europa non è molto conosciuto.

  5. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    Sono molto contenta che tu condivida le mie impressioni sul libro 🙂
    Se e quando leggerai la biografia, mi interesserebbe molto leggere poi il tuo parere. Se poi addirittura avessi voglia di scriverne una recensione, sarei felicissima di ospitarla qui e sul sito

  6. utente anonimo ha detto:

    Come sempe le tue recensioni sono profonde ed esaurienti. Proust mi è sempre piaciuto molto. Devo dire che non ho mai amato il genere biografico, non so dartene una precisa ragione. Ma forse questo libro può aiutare ad approfondire la figura di questo grande scrittore. Grazie. Giulia

  7. gabrilu ha detto:

    Giulia
    Posso capirti, anche se a me invece leggere biografie, autobiografie ed epistolari piace molto.
    P. cmq è secondo me un caso particolarissimo nel panorama della letteratura perchè nel suo caso la conoscenza della biografia è più importante di quanto possa esserlo per altri scrittori per comprendere l’opera…
    Poi, per carità, certo uno si può anche godere la RTP senza saper nulla della vita del suo autore. La RTP è talmente immensa che la si può leggere in infiniti modi…

  8. tolstoj76 ha detto:

    Sono convinto che Proust abbia inteso dimostrare l’asessualità dell’amore come valore;la cosa che trovo curiosa è che la prova decisiva di questa teoria derivi proprio dal confronto tra la biografia e l’opera: il narratore parla per sé di amori eterosessuali, costruendo personaggi che sono chimere di maschi e femmine amati nella vita reale dall’Autore; è invece nel particolare, nel singolo, che il sentimento assume una connotazione sessuale perchè diventa desiderio per quella specifica persona; credo, inoltre, che la concezione dell’amore in proust fosse strettamente personale (molto distante da un valore assoluto), essendo il sentimento alimentato dal desiderio inappagato, dalla gelosia; sicuramente gli interessava più conquistare chi lo rifiutava che chi gli piaceva veramente; è questo un meccanismo nel quale, a volte, mi sono trovato invischiato.

  9. utente anonimo ha detto:

    era un po’ che non passavo a leggere il tuo sito e non mi ero mai accorto del blog…che disattenzione.
    io invece non avevo letto niente riguardo a proust in love e devo confessare di averlo divorato.
    Ha in sé i pregi ed i difetti della divulgazione scientifica anglosassone (anche se noi credo difficilmente lo catalogheremmo in tale modo): semplice, pragmatica, pochi piani e livelli di lettura.
    Io sapevo molto poco della biografia di MP e questo libro mi ha dato spunti che amerei approfondire.
    Certo è che da qualsiasi lato, angolo ci si avvicini all’opera di MP si prova una specie di dolorosa vertigine per l’inusitata grandezza, il dettaglio millimetrico di cui è stato capace.
    A presto
    luca sposato

  10. gabrilu ha detto:

    tolstoj76
    Come ho già scritto nel tuo blog, sono sempre molto contenta di incontrare qualcuno appassionato dell’opera di Proust 🙂
    Io credo che P. non ci credesse proprio, nell’amore e nemmeno nell’amicizia. A lui interessava scandagliare fino all’estremo tutte le sfumature e le dinamiche anche dei sentimenti, lo interessava soprattutto (sono d’accordo con Deleuze e con tanti altri) la ricerca della verità, costasse quello che costasse. E in questa ricerca è stato, a volte, anche crudele. Con gli altri ma anche con se stesso. Ma insomma mi rendo conto che il discorso è talmente lungo e complesso che cercando di sintetizzare il mio pensiero non faccio che banalizzare. Meglio perciò fermarmi qua 🙂

    luca
    ma… sei il Luca che penso io? Il Luca di Palermo? Se si, che sorpresa e che piacere, vederti qui 🙂
    Su Carter si, sono d’accordissimo, hai proprio trovato le parole giuste quando scrivi: semplice, pragmatico, pochi piani e livelli di lettura. Il che non è, di per sè, nè un pregio e nemmeno un difetto, però non c’è dubbio che a volte questa modalità di approccio spiazza un poco noi europei, abituati come siamo ad una modalità di analisi molto più elaborata, stratificata e complessa.
    Forse è anche un bene. Critici come lui, come Bloom, come Shattuck, come Wilson prima di loro in qualche modo ci costringono a guardare le cose con occhio diverso. Ad uscire dai nostri schemi.
    Non a caso ad es. proprio Bloom è quello che ha valorizzato più di tutti l’aspetto comico presente nella RTP, cosa che gli europei non avevano mai fatto nella stessa misura, privilegiando il lato “serioso” della scrittura di P.

  11. utente anonimo ha detto:

    …mi spiace…
    io sono il luca sposato di Tivoli, Roma e purtroppo non ho un blog sul quale invitarti.
    Saluti

  12. gabrilu ha detto:

    Luca
    Benvenuto, allora, e torna quando vuoi 🙂

  13. utente anonimo ha detto:

    un ciao Gabriella e ai lettori del blog.
    Grazie dell’informazione e della tua bella recensione del libro di Carter che andrò ad acquistare…
    Mi ricordo di aver letto degli amori liceali di Proust nel saggio di CITATI:”La colomba pugnalata”, ove l’autore già accennava all’impotenza alla felicità del giovane Marcel.
    Sto leggendo or ora gli aggiornamenti al sito….
    ciao!
    GIANLUCA

  14. gabrilu ha detto:

    Gianluca
    uellah, ogni tanto ti si rivede 😉
    Hai ragione a proposito di Citati: quando ho letto le pagine in cui Carter scrive a proposito dell’ “impotenza alla felicità” anche a me è venuto subito in mente quello che scrive Citati ne La colomba pugnalata e cioè della disperata voglia di Proust di essere felice e della sua impossibilità ad esserlo.
    Ciao 🙂

  15. utente anonimo ha detto:

    ..vero seguo sempre il tuo blog ma…sono timido…e scrivo poco….
    a parte gli scherzi, visto che ho letto da poco IL FIGLIO DELL’IMPERO
    di F.Sanvitale (stupendo, il duca di Reichstadt è diventato subito un mio mito!), che avevi a suo tempo consigliato sul sito, volevo chiederti se ne avevi per caso fatto cenno anche sul blog…
    ri-saluti
    GIANLUCA

  16. gabrilu ha detto:

    Gianluca
    Mi fa molto piacere che Il figlio dell’Impero ti sia piaciuto. La Sanvitale è bravissima, e la storia del figlio di Napoleone I° (che io ignoravo totalmente) è raccontata con serietà di documentazione ma soprattutto con grandissima sensibilità.
    Le pagine della lunga malattia dell’ infelicissimo Aiglon sono strazianti, confesso che alcune le ho saltate perchè non le reggevo.
    No, non ne ho mai parlato qui perchè questo libro l’ho letto molto prima che aprissi questo blog.
    I libri di cui ho scritto li trovi tutti elencati (in ordine alfabetico per autore) seguendo il link che c’è nella colonna qui a sinistra.

    E già che ci sono, e nel caso tu non lo conoscessi ancora, ti consiglio un altro libro eccellente, questa volta di una grande slavista italiana : Il bottone di Puskin di Serena Vitale (Adelphi). Racconta l’ultimo anno di vita di Puskin e il “giallo” della sua morte in duello. Bellissimo

  17. utente anonimo ha detto:

    Vedo con molto ritardo la tua opinione, cara Gabriella, su Proust in Love. E’ un libro che ho comprato appena è uscito (sai benissimo che i proustiani hanno “fisicamente” bisogno di leggere tutto cio’ che esce su Proust). Ebbene: hai talmente colto nel segno, sui pregiudizi ecc., che non riesco ad aprirlo, perché temo di trovarvi, appunto, solo gossip pruriginosi che nulla possono aggiungere di sostanziale a quello che già è noto. Sicuramente invece- lo argomenti con sicurezza – il libro di Carter contiene importanti spunti analitici. Ma che posso farci? Che m’importa della “retata”, dei particolari “proibiti”? Magari sbaglio, eh? Che faccio, lo leggo? Ciao
    Mario Lavia

  18. gabrilu ha detto:

    Mario Lavia
    Che piacere vederti qua!
    Si, leggilo, il libro di Carter. Merita. E’ piacevolissimo e non banale.

  19. utente anonimo ha detto:

    ciao! ho appena terminato di leggere il libro in questione. Ti dico subito che ho letto con molto piacere le tue impressioni su Proust in love e appovo parola per parola tutto ciò che hai scritto! Un libro che, anche se affrontato con un poco di scetticismo , si fa invece leggere con molto piacere. Un modo, quello di Carter, di descrivere gli amori, i sentimenti e le sofferte passioni di Proust con delicatezza e con una documentazione dettagliata. Piacevole leggere questo libro alternando la sua lettura ad un altro libro su Proust,  ‘Correspondance’ , dove le lettere ai suoi amori impossibili spiegano ancor meglio "l’amore" di Marcel.
    Grazie ancora, ciao!
    Nicoletta

  20. gabrilu ha detto:

    Nicoletta, innanzitutto benvenuta 🙂
    Mi fa piacere  che le tue impressioni su questo libro di Carter coincidono con le mie.
    E poi, per me è sempre una gioia conoscere anche se solo virtualmente dei lettori di Proust…
    Ciao e grazie!

  21. Claudia ha detto:

    Ciao Gabriella! Sono Claudia! Ho appena scoperto il suo sito dedicato alla letteratura.. E intitolato a Proust 🙂
    Stavo cercando di capire se posso leggere il saggio di Pietro Citati “La colomba pugnalata” prima della Recherche.. Non é che lei (o qualchedun’altro) mi saprebbe consigliare?
    Inoltre vorrei regalarlo, per Natale, a mia mamma che al contrario di me ha giá letto per intero Alla ricerca del tempo perduto. Uno a me e uno a lei 🙂
    Insomma aspetto qualche commento in merito alla sudetta opera di Citati!
    Ah preciso che ancora devo guardare bene il blog, quindi é anche probabile che mi sia sfuggito un post che risponda alle mie domande! Magari 😉
    Grazie in anticipo a lei, Gabriella, e a chi altro vorrá rispondermi! 😀

  22. Claudia ha detto:

    Torno a scrivere a distanza di pochi minuti in quanto mi sono resa conto di non aver chiarito bene cosa vorrei sapere. Citati ne “La colomba pugnalata” parla di Proust e de “La Recherche”, quindi mi chiedo se a mia madre, che ha giá letto quest’ultima opera, potrebbe risultare interessante. E se, invece, io (che non ho ancora mai letto nulla) potrei accostarmi al saggio senza rovinare il gusto della mia futura lettura de La Recherche.
    Dunque, é consigliabile leggere Citati, prima o dopo l’opera stessa di Proust?
    Grazie di nuovo!

  23. gabrilu ha detto:

    @Claudia
    provo a dire come la penso io:

    — per tua madre (che ha già letto tutta la RTP). Si, credo possa andare molto bene. Citati quando si concentra su un autore (Kafka, Tolstoj, Katherine Mansfield etc. ) non scrive biografie e nemmeno veri e propri saggi critici: delinea una sorta di “ritratto”, fornisce una sua interpretazione di quell’autore. Non a caso non cita quasi mai le fonti, e non fornisce riferimenti bibliografici. Perciò a mio parere i suoi libri monografici possono essere apprezzati da chi già conosce l’autore e l’opera di riferimento (in questo caso Proust e la RTP), meno da chi ancora non si sia fatto un’idea propria dell’opera in questione.

    — per te: l’unico modo di leggere Proust è… leggerlo! 🙂

    Direttamente, senza introduzioni, preparazioni, filtri ed ammennicoli vari.
    Se poi ti sarà piaciuto, se non lo mollerai strada facendo… solo ***poi*** verrà il tempo degli approfondimenti, dei saggi critici, delle monografie, dell’approfondimento dei dettagli.

    Ma all’inizio… buttarsi a mare senza salvagente e cominciare a nuotare 🙂

    Oh. Questa è solo la mia idea, eh. Non è detto che altri la pensino allo stesso modo!

    in ogni caso, buone letture a te e a tua madre 🙂

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