BERENSON IN SICILIA

Berenson a Palermo nel 1953 (Foto Maraini)
Bernard Berenson venne per l’ultima volta in Sicilia nel 1953, alla bella età di 88 anni. C’era già stato parecchie altre volte (la prima quando era ancora molto giovane, nel 1888).

Da questo suo ultimo viaggio venne fuori un libretto intitolato Viaggio in Sicilia, in cui troviamo gli appunti presi tornando a cose e luoghi già da lui molto amati come i templi di Agrigento, i quadri di Antonello da Messina, le sculture di Francesco Laurana, il barocco di Noto, i mosaici di Piazza Armerina, il teatro romano di Taormina. Ripercorrendo le strade interne della Sicilia e in giro per Palermo rilegge Goethe e condivide con noi le sue riflessioni sulle pagine del Viaggio in Italia dedicate alla Sicilia.

Il viaggio di Berenson si conclude a Palermo, e questa è l’ultima nota del suo taccuino:

Palermo, 16 giugno

Questo è l’ultimo giorno del nostro viaggio. Siamo andati sul monte Pellegrino durante una splendida mattinata, e ci siamo sentiti tristi al pensiero di lasciare così grandiosa e impareggiabile bellezza. Se soltanto uno potesse impadronirsene e serbarla entro di sè, sarebbe un dio

Il librino — che io posseggo in una edizione del 1991 della Leonardo Editore di Milano — è oggi fuori catalogo. Peccato.

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Bernard Berenson fotografato da Fosco Maraini a Bagheria, nel giardino di Villa Palagonia (la celebre “villa dei mostri”) nel 1953.

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6 risposte a BERENSON IN SICILIA

  1. PrimoCasalini ha detto:

    “Se soltanto uno potesse impadronirsene e serbarla entro di sè, sarebbe un dio”. In questa frase breve c’è l’approccio vorace con cui si mosse Berenson per tutta la vita.
    Profittava della sua competenza, della ignoranza italiana e… dell’ingordigia dei parroci: gli amici americani ne furono contentissimi.
    D’altra parte la colpa fu nostra: molto dopo, lo Studiolo di Gubbio di Federico da Montefeltro, che faceva il paio con quello di Urbino, decollò per gli USA nel 1938, in pieno nazionalismo, senza opposizione alla esportazione. Oggi è al Met. Però debbo tanto a Berenson, i suoi scritti sul Rinascimento, specie sul Quattrocento non sono solo scritti storici, sono attualissimi. Li scrisse attorno al 1896!

    saludos
    Solimano

  2. gabrilu ha detto:

    Solimano
    Veramente, io alla frase di B. a proposito dell’appropriazione davo un senso più intellettual-spirituale piuttosto che così pragmatico e concreto come fai tu 🙂
    Ma certo è verissimo che se da una parte gli americani sono prontissimi a prendere (Citizen Kane è un’icona, in proposito) dall’altra noi siamo bravissimi a non prenderci cura delle nostre cose, per cui alla fine siamo noi a doverci passare una mano sulla coscienza, credo.
    Anche perchè se oggi tanti dipinti, manoscritti, e altri tesori sono curati, visibili e a disposizione di studenti e studiosi e non sono lasciati ad ammuffire o a marcire lo si deve molto alle istituzioni americane, inutile nasconderselo.
    Ti stupirà, ma gli scritti sul Rinascimento di Berenson li ho letti anche io e sono stati importanti, per me. Anche per questo mi fanno piacere le sue pagine sulla Sicilia (di cui dice mica tutte rose e fiori, eh, non era mica scemo nè cieco 😉 ma delle cui cose belle si capisce che era veramente innamorato).

  3. utente anonimo ha detto:

    Peccato che non sia più in circolazione questo libricino perchè l’avrei letto volentieri. Ho fatto questa primavera un piccolo giro in Sicilia e me ne sono innamorata. Peccato davvero, come dici tu, che noi italiani curiamo così poco, quanto ciè stato donato dalla natura e da artisti. Ciao Giulia

  4. LilianaRosa ha detto:

    Io sono super ingorda dell’arte italiana, non mi sazio mai, anzi voglio ogni giorno di più, e ogni giorno scopro qualcosa di nuovo quindi sono a posto, adesso per esempio mi sto tuffando nei quadri di Vittore Carpaccio, una delizia!
    un bacio a te e alla amata Sicilia. :o)

  5. gabrilu ha detto:

    Giulia
    Ma sai, magari quando meno te lo aspetti lo trovi in qualche bancarella…
    LilianaRosa
    Quando sono a Venezia non manco mai di andare in pellegrinaggio alle Gallerie dell’Accademia, proprio per i Carpaccio (e anche perchè mi piace molto il palazzo)🙂

  6. madeinfranca ha detto:

    librino non letto ma,
    da come ne parli,
    un po’ dio Berenson lo era…
    chè forse lui stesso
    si era “appropriato”
    di quella “grandiosa e impareggiabile bellezza” tanto da scriverne in maniera così ammirata.

    (ot :
    dalle descrizioni del mio babbo affascinata
    2 volte a Bagheria sono andata
    e la Villa Palagonia era…sbarrata

    dommage!

    di dépliants,giornali,video,foto…
    mi sono contentata)

    bisousuzzi !

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