LA TEMUTA SICILIA

Bennet, Vue de murs d'Agrigente,prise du Temple de Junon Lucine, Paris 1822
Ancora nell’Ottocento, l’impatto di un viaggiatore “del continente” con la Sicilia poteva ben essere come quello che ne Il Gattopardo descrive Tomasi di Lampedusa quando, con la sottile ironia che gli è propria, parla dell’arrivo e della permanenza nell’isola del piemontese Chevalley.

“La corriera giunse sul far della notte con la sua guardia armata a cassetta e con lo scarso carico di volti chiusi. Da essa discese anche Chevalley di Monterzuolo, riconoscibile subito all’aspetto esterrefatto ed al sorrisetto guardingo.Egli si trovava da un mese in Sicilia, nella parte più strenuamente indigena dell’isola per di più, e vi era stato sbalzato dritto dritto dalla propria terricciuola del Monferrato. Di natura timida e congenitamente burocratica, vi si trovava molto a disagio. Aveva avuto la testa imbottita di quei racconti briganteschi, mediante i quali i siciliani amano saggiare la resistenza nervosa dei nuovi arrivati, e da un mese individuava un sicario in ciascun uscere del suo ufficio ed un pugnale in ogni tagliacarte di legno sul proprio scrittoio”

Ospite del Principe di Salina, viene condotto in giro da Tancredi il quale, appena si accorge che Chevalley comincia a rassicurarsi anche nei riguardi della Sicilia rustica “venne subito assalito dal singolare prurito isolano di raccontare ai forestieri storie raccapriccianti, purtroppo sempre autentiche” terrorizzando di nuovo il poveretto.

Chevalley però non aveva tutti i torti. Può sembrare incredibile ma la Sicilia, situata nel bel mezzo del Mediterraneo a una distanza dal continente che oggi si pensa addirittura di collegarla con un ponte, per circa due secoli era scomparsa dall’orizzonte culturale europeo.

Al punto tale che nel 1765 la grande Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, summa delle conoscenze di quel secolo che fu detto dei Lumi proprio per la sua brama di sapere, poteva tranquillamente affermare — parlando di Palermo — che la città non esisteva più, essendo stata distrutta da un terremoto:

“en latin Panormus; ville détruite de la Sicile, dans le val de Mazara, avec un archevêché & un petit port. Palerme avant sa destruction par un tremblement de terre, disputoit à Messine le rang de capitale.”

E ancora nel 1885, uno scrittore come Guy de Maupassant, che visitò tutta l’isola anche inerpicandosi per impervi sentieri di montagna e scendendo nelle solfatare, spiegava che “In Francia si è convinti che la Sicilia sia un paese selvaggio, difficile e anche pericoloso”. Eppure nel frattempo la Sicilia aveva accolto e affascinato visitatori d’eccezione che avevano ampiamente inneggiato alle sue bellezze, da Goethe a Courier, da Brydone a Dominique Vivant Denon.

L’entusiamo di Maupassant per il suo Grand Tour siciliano lo spinse non solo a fargli definire l’isola “la perla del Mediterraneo”, ma addirittura a fargli scrivere, dopo aver ricordato che (e in questo passo troviamo gli “antenati” di Tancredi) “i Siciliani sembrano essersi compiaciuti nell’ingrandire e moltiplicare le storie di banditi al fine di spaventare i forestieri” a scrivere addirittura “oggi ancora si esita ad entrare in quest’isola, tranquilla come la Svizzera” e più avanti: “Nulla è meno pericoloso oggi del percorrere la temuta Sicilia, sia in vettura, sia a cavallo, sia persino a piedi”.

post-itGuy de Maupassant, Viaggio in Sicilia
La copia che posseggo io invece è questa, molto bella ma, tanto per cambiare, fuori catalogo.

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Bennet, Vue de murs d’Agrigente, pris du Temple de Junon Lucine, Paris 1822

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8 risposte a LA TEMUTA SICILIA

  1. babilonia61 ha detto:

    Semplicemente interessante, istruttivo, colto, come sempre, d’altronde.

    Rino, leggendo con gusto

  2. giuba47 ha detto:

    E’ sempre molto interessante quello che proponi, peccato che devo andare sempre per bancarelle per trovarli questi libri… Ma prima o dopo… Se no esistono le biblioteche, ma io amo averli in casa i libri che leggo e che amo. Giulia

  3. giuba47 ha detto:

    Ho fatto un tentativo di passare a slinder e viene fuori in modo automatico un blog che non esiste e non so se esisterà mai, perchè trovo difficoltà, sono ancora molto imbranata nell’informatica. Il mio indirizzo è quello di sempre.
    http://giuba47.blog.lastampa.it/saper_vedere/

  4. SimonaC ha detto:

    Non conoscevo la “curiosità” legata all’Encyclopédie…
    Deliziose le edizioni della Sellerio.

    PS: Grazie per la segnalazione🙂

  5. gabrilu ha detto:

    Rino/Babilonia
    Grazie per l’apprezzamento, da me molto apprezzato 🙂

    Giulia
    Anche io mi mi imbatto spesso nella citazione di libri che non sono più in circolazione e che non so come reperire… Però poi mi consolo dicendomi che se non posso leggere il libro, almeno posso leggere qualcosa che parla di quel libro. Che è sempre un modo— anche se di seconda scelta — per evitare che quel determinato libro non precipiti nel totale oblio.
    Cmq, in particolare questo di Maupassant si trova, basta che clicchi sul primo link che ho messo.
    Non ho capito le difficoltà che incontri a traslocare su Splinder, vedrai che risolverai, Intanto sono contenta che compari con il avatar 🙂

    SimonaC quando avevo letto per la prima volta quella cosa dell’Encyclopédie citata in un libro non ci potevo credere, tant’è che come San Tommaso ho voluto verificare di persona e mi sono andata a cercare il testo originale.
    Le sorprese non finiscono mai…

  6. annaritav ha detto:

    Affascinante, come tutti i tuoi post. Della tua Sicilia ho un ricordo caldissimo e dolce, quei giorni di maggio sono stati una meraviglia per gli occhi e per il cuore. Io non sono un grande autore e le mie memorie di viaggi non interesseranno a nessuno, ma ci tenevo a dirtelo🙂

  7. PrimoCasalini ha detto:

    Per me, l’Enciclopedie dice il vero, come sempre. E’ vero che a Panormus c’è stato un terremoto onnidistruttivo, ma allora non c’erano i Savoia, e in pochi mesi Panormus è stata ricostruita più bella che pria, tutto, compresi gli stucchi del Serpotta ed i mosaici di Monreale, tessera per tessera. Poi i siciliani, per sommo sfregio, hanno effettuato la damnatio memoriae del terremoto, quel villano. Però due furbacchioni come Diderot e D’Alambert figurati se non avevano le loro spie! Così la cosa si è ri-saputa.

    saludos
    Solimano

  8. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Mi ricordo benissimo il breve resoconto di quella tua calata in Sicilia che avevi messo sul blog, l’avevo letta con molto piacere.
    Perchè dici che i tuoi appunti di viaggio non interessano? Dovessimo essere tutti grandi scrittori per osare parlare dei nostri viaggi staremmo freschi…
    E io non dovrei scrivere più nemmeno una riga🙂
    Primo&Solimano
    Ma scusa, a quale sei-settecentesco terremoto palermitano ti riferisci?!
    Perchè quello del Seicento (1693 per l’esattezza), e che fu veramente terribile non colpì Palermo ma la Sicilia sud-orientale: Catania e Siracusa, Avola, Noto, Scicli, Modica, Ragusa, Vittoria, Lentini… Infatti poi gran parte di quei paesi vennero ricostruiti tutti (oggi c’è infatti Noto vecchia e Noto Nuova, Ragusa vecchia e Ragusa nuova…). Lo stesso Serpotta lavorò molto a Catania.
    E cmq al di là di questo questo, il duo DD davano un’immagine della Sicilia come una sorta di Atlantide… scomparsa e misteriosa..sprofondata nel nulla… .esagerati! ^___^
    Come d’altra parte fa sorridere anche il buon Maupassant, che esagera pure lui quando dice che la Sicilia “è tranquilla come la Svizzera” (ri-smile)

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