SCRITTURE DELL’OMBELICO

moi!

Piuttosto che leggere un romanzo in cui l’autore parla soprattutto di se stesso preferisco decisamente leggere un diario, una biografia  o un’autobiografia. Senza contare che ci sono diari, biografie  ed autobiografie che pullulano di storie e che forniscono grandi affreschi  di epoca e di ambiente. Cosa che sempre più raramente, a me sembra, i romanzieri contemporanei hanno voglia o sono capaci di fare. Specie in Italia. Sarà una mia impressione…

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Questa vignetta l’ho presa dal dossier del Magazine Littéraire intitolato Les écritures du moi. Autobiographie, journal intime, autofiction.

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Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Cose varie, leggere e scrivere. Contrassegna il permalink.

9 risposte a SCRITTURE DELL’OMBELICO

  1. giuba47 ha detto:

    Io leggo sempre meno romanzi italiani di contemporanei perchè ho constatato quello che dici tu, salvo eccezioni. Anch’io allora preferisco diaro e lettere o biografie. Ciao Giulia

  2. utente anonimo ha detto:

    Anch’io amo l’epistola, il diario, la biografia. Molto toccanti, a tal proposito, le biografie di Don Carlo Gnocchi e di Franco Magnani (generale alpino della 2a guerra m.)
    edite dall’editore “In punta di vibram”
    (www.inpuntadivibram.it).
    Figure eroiche e romantiche nello stesso tempo, che trovo importante conoscere e apprezzare per i valori che sostenevano le loro vite e il loro darsi agli altri.
    un saluto ai frequentatori del blog
    ciao
    Gianluca

  3. utente anonimo ha detto:

    Non vorrei fare la proverbiale “voce fuori dal coro”, ma… non amo i diari e nemmeno le autobiografie; non leggo memorie, nè libri “in prima persona” in cui autore-narratore-protagonista coincidono. Mi sembra che “troppa realtà” fiacchi o accorci il respiro a queste forme narrative. Amo, invece, i romanzi pseudo-autobiografici, in cui è difficile dire: “questo è dell’autore, è vero”, e “questo è falso”. Uno dei primi attacchi alle forme narrative “pure” in prima persona lo sferrò proprio Proust “Contre Saint-Beuve”, se non vado errato. E in Italia, è vero, di Proust non ce n’è (nè, forse, ce n’è mai stati). Un esempio di romanzo in prima persona accattivante: “Caos calmo”, di S. Veronesi; un difetto del romanzo: che non si stacca mai dal presente dell’indicativo. Quando, invece, e giustamente, il bello della “Recherche” è proprio l’alternarsi (lungo tutti i tempi concepiti e concepibili delle “declinazioni” verbali) tra presente e passato, imperfetto e trapassato, futuro semplice e anteriore.
    In sintesi: è più interessante leggere cosa è capitato al singolo individuo (scrivente) o cosa potrebbe capitare a uno qualsiasi di noi (quel noi trasfigurato dalla maschera di chi dice “io”?). Il dilemma si scioglie subito se accettiamo che esistono entrambe le possibilità di lettura/scrittura. O no?
    Rendl

  4. PrimoCasalini ha detto:

    E’ un periodo in cui leggo poco, preso dallo scrivere e dal vedere film (in realtà in rete leggo abbastanza). Avrei molta voglia di leggere non romanzi, ma novelle, quelle di tre pagine di Cechov che ne scrisse tantissime.
    Riguardo all’ombelico, tutti, in un modo o nell’altro parlano di sé, l’argomento che giustamente gli sta a cuore (come a noi, peraltro) il punto è proprio lì: scrivere solo dell’ombelico, e non del naso, delle orecchie, dei gomiti. Le ginocchia ad esempio sono feconde di suggerimenti, a patto di non inginocchiarsi. Però preferisco uno che parla di sé ad uno che fa finta di non parlare di sé.

    good night
    Solimano

  5. giuseppeierolli ha detto:

    “Piuttosto che leggere un romanzo in cui l’autore parla soprattutto di se stesso preferisco decisamente leggere un diario, una biografia o un’autobiografia.”

    Questo da una proustiana non me lo sarei mai aspettato! 🙂

  6. utente anonimo ha detto:

    Cara gabilù,
    grazie per i tuoi suggerimenti!
    IO, però, ho appena scoperto una “miniera” di nuovi autori (nuovi x me!), e mi sento come
    quando ero piccola davanti alla biblioteca del papà, (come Elias Canetti dacvanti alla biblio di mamma Matilde, che non gli facevca leggere “Les fleurs du mal….”.)
    Ti segnalo la pagina http://www.radiofrance.fr/parvis/jabes.htm (si può navigare cliccando sui triangolini ).
    Hai qualche suggerimento/impressione? Grazie

  7. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabriella, io ho provato diverse volte a guardarmi l’ombelico, ma tende a scomparire.
    Delle due l’una: o mi metto un po’ a dieta, oppure rinuncio a scrivere libri alla moda…
    saludos
    Giuliano

  8. frontespizio ha detto:

    E’ la prima volta che leggo il tuo blog e devo dire che mi piace e lo seguirò.
    Non mi trovi totalmente d’accordo sulla letteratura in generale, ma quello che dici è condivisibile.
    Michele

  9. gabrilu ha detto:

    A proposito di quelle che un po’ provocatoriamente ho chiamato “scritture dell’ombelico” mi riferisco a quella narrativa asfittica, autoreferenziale, incapace di ampio respiro, circoscritta nel tempo e nello spazio. Con pochi livelli di lettura possibili.
    Ad un libro io chiedo che pur parlando — direttamente o indirettamente — del suo autore sia capace di toccare temi comuni a tanta gente, che abbia uno spessore tale da farlo durare nel tempo, che offra insomma tanti possibili livelli di lettura.
    E queste caratteristiche (importanti per me, ma non è detto lo siano anche per altri) non le trovo nella maggior parte della narrativa contemporanea italiana. Essendo stata molte volte delusa, tendo a leggere pochi autori italiani viventi, e così facendo è chiaro che ho di fatto instaurato una sorta di circolo vizioso. E’ pur vero però che, come ho avuto già modo di scrivere, tutte le volte che vado in libreria e coscienziosamente sfoglio le ultime novità quasi sempre il volume mi cade dalle mani…E siccome non sono masochista (non consapevolmente, almeno) mi dirigo verso altri scaffali…. Tutto qua.
    anonimo #6
    Non ho capito chi sei, i consigli che ti avrei dato e insomma il tuo mex non mi è chiaro, scusami. Però ho guardato il link che hai indicato, e lo trovo molto interessante. Grazie per la segnalazione ^___^
    Rendl
    Non fai la voce fuori dal coro per la semplice ragione che qui non c’è un “coro” (smile). Perciò pas des problemes (ri-smile)
    Frontespizio
    Ti ringrazio per il commento, anche se non sono sicura di aver capito cosa intendi quando dici “Non mi trovi totalmente d’accordo sulla letteratura in generale, ma quello che dici è condivisibile”. Ma non importa, lo capirò col tempo, se avrai voglia di tornare e dire la tua. Intanto benvenuto.

    Una risposta particolare — anche se per forza di cose arci-sintetica — a Rendl e a GiuseppeIerolli che hanno tirato fuori Proust (smile) e che ravvisano una incongruenza tra quello che ho scritto e il mio amore per la RTP.
    Intanto, la prima considerazione banale che mi viene spontanea è che la RTP, oltre che uno scavo psicologico, è un grande affresco sociale, è tante altre cose ancora. E’ insomma un’opera dagli infiniti livelli di lettura. Tutto si può dire della RTP tranne che sia un’opera ristretta, autoreferenziale, circoscritta…Non a caso viene accostata (mutatis mutandis alla Comedie Humaine di Balzac… Non è certo a romanzi come questo che mi riferisco, quando parlo di “scritture dell’ombelico”…. ^____^
    Il Contre Sainte-Beuve: in questo abbozzo di libro P. sostanzialmente se la prende con coloro che tendono a giudicare l’opera di un autore facendo ricorso principalmente alla sua biografia. Come faceva, appunto, Saint Beuve.

    Sulla vexata quaestio (o tormentone, come purtroppo si dice oggidì) di quanto di autobiografico ci sia nel Narratore e nella RTP, penso — tra l’altro — a quello che racconta Gide. Gide riferisce che un giorno Proust — mentre parlavano dell’opportunità o meno di parlare/scrivere in modo esplicito delle proprie esperienze omosessuali — gli disse: “Si può parlare di qualunque cosa, purchè non si adoperi la parola “io” (cito a memoria, ma la sostanza della frase è quella).
    Proust non ha mai cessato di sottolineare le differenze tra se stesso e il Narratore E questo, nonostante le somiglianze, le analogie e senza negare (come sarebbe stato possibile farlo, d’altra parte?) che la materia prima della sua opera veniva da se stesso, dalla sua vita, dal suo mondo : “Le Narrateur qui dit « je », et qui n’est pas toujours moi.”
    Non a caso per la copertina del mio sito su Proust ho scelto come epigrafe quella frase tratta dal Jean Santeuil

    Insomma, per sintetizzare al massimo, io la penso come Citati, che ho stralciato qui
    http://www.marcelproust.it/person/citati.htm

    Giuba, Gianluca, PrimoCasalini, Giulianoscusate se questa volta non vi ho risposto singolarmente… Sono sicura che mi capite ^___^

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