LE CASCATE – JOYCE CAROL OATES

Copertina libro
Joyce Carol OATES, Le cascate (tit. orig. The Falls), Traduz. Annamaria Biavasco e Valentina Guani., p.510, Mondadori, Collana Oscar-Scrittori del ‘900, EAN13 9788804566120

Pubblicato nel 2004 in America, premiato nel 2005 in Francia con il Prix Femina Étranger, questo romanzo racconta la saga di una famiglia in un arco temporale che va dagli anni ’50 alla fine degli anni ’70 in un luogo molto particolare: Niagara Falls, le cascate del Niagara. Un luogo che la Oates conosce molto bene perchè da quelle parti c’è cresciuta. La scelta dell’ambientazione è fondamentale, perchè le cascate del Niagara sono un luogo potente ed evocativo meta di turisti che arrivano da tutto il mondo, uno di quei luoghi scelti da migliaia di coppie per la loro luna di miele ma anche tristemente noto come una delle mete privilegiate degli aspiranti suicidi.

Ed è infatti con un matrimonio ed un suicidio che il romanzo si apre. Il giovane pastore presbiteriano Gilbert Erskine, arrivato a Niagara Falls per trascorrervi la luna di miele con la giovane moglie Ariah sposata appena il giorno prima si suicida gettandosi nelle cascate la mattina dopo la disastrosa prima notte di nozze.

Ritrovatasi vedova dopo appena ventiquattr’ore, Ariah si aggira per le cascate per sette giorni e sette notti aspettando che il cadavere del marito venga rispescato. Va a finire che nell’albergo, dove vaga come in trance, iniziano a chiamarla “la Sposa Vedova delle Cascate”. Ma non ci si deve ingannare: l’orrore che Ariah prova di fronte alla tragedia non ha nulla a che fare con l’amore: Ariah non era innamorata di Gilbert, e quello che è successo è da lei interpretato come un segno di un destino ineluttabile: “Sono dannata”, non fa che ripetere stralunata a tutti quelli che la avvicinano e che vorrebbero in qualche modo esserle di conforto. Eppure questo destino le riserva una svolta felice e del tutto inaspettata: Dirk Burnaby, un avvocato del posto che partecipa alle indagini si innamora di lei, di questa donna magrissima, dai capelli rossi, piuttosto bruttina e comunque fisicamente insignificante .

Dirk è bello, ricco, affascinante, avvocato di successo all’apice della carriera, sempre circondato da belle donne. Nulla di più improbabile che potesse venire attratto da una donna come Ariah. Eppure Ariah e Dirk si sposano, fanno tre figli, la loro è una famiglia perfetta, la loro intesa pressocchè totale, nessuna infedeltà all’orizzonte. Tutto questo per parecchi anni, finchè un giorno… finchè un giorno l’avvocato Burnaby si lascia convincere da Nina Olshaker ad intraprendere un’azione legale contro le potentissime industrie chimiche del posto. Nina Olshaker abita infatti con la famiglia a Love Canal, una località ad est delle cascate del Niagara ad altissimo tasso di inquinamento ambientale, discarica di scorie radiottive che hanno determinato e continuano a provocare in tutti gli abitanti della zona una serie impressionante di tumori, aborti, leucemie, nascite di bambini malformati, e di morti. La stessa Nina ha  visto morire la figlia e gli altri suoi due bambini sono gravemente ammalati per tutti i gas tossici che respirano, per il dover frequentare una scuola che si trova in un terreno trasudante ogni sorta di schifosi veleni.

Ma la battaglia civile in cui Dirk si butta non badando alla impopolarità della sua decisone e rimettendoci di tasca sua somme enormi lo allontana sempre più dalla famiglia, lo emargina dal suo ambiente che troppo tardi scoprirà essere corrotto ed in mano alla mafia e lo conduce ad una morte misteriosa. Da quel giorno, Ariah si chiude in casa con i suoi figli, proibisce loro anche solo di pronunciare il nome del padre. Ariah, che ha un vero e proprio culto per la famiglia intesa come microcosmo autosufficiente e chiuso a qualsiasi cosa venga dall’esterno (si è sempre rifiutata di leggere le pagine di attualità dei giornali, di ascoltare i notiziari alla radio e alla TV, sua unica passione è suonare il pianoforte) rimprovera a Dirk di avere abbandonato la famiglia. “Sei uscito dalla famiglia. Non so che cosa cercassi esattamente: qualcosa che vuoi, che ti manca. Noi non ti bastiamo”, gli aveva gridato poco prima che lui scomparisse. I ragazzi crescono senza sapere nulla del loro padre, non comprendendo perchè il cognome Burnaby sia sempre indicato con disprezzo e scherno (“Vergogna, vergogna! Burnaby alla gogna!” e “Su noi Burnaby c’è una maledizione. Si sente dal modo in cui gli altri pronunciano il nostro cognome”)

I bambini però crescono, e diventati adulti a loro volta cercheranno di trovare una loro individualità, cominciano a chiedere, ad informarsi. Gli anni passano, il contesto socio-economico non è più quello degli anni ’50, le politiche ambientali non sono più prese sottogamba. I Burnaby (Ariah e i tre figli Chandler, Royall e l’adolescente Juliet) riusciranno a dare un nuovo senso alla storia che ha travolto Dirk.

L’impianto narrativo de Le cascate è molto classico, ed è possibile individuare tre macro-sezioni (La luna di miele, Il matrimonio, La famiglia). Anche qui abbiamo una famiglia molto tradizionale, molto “americana”. Felice finchè non interviene un elemento di crisi. In questo caso la crisi è determinata dalla decisione di Dirk di intraprendere l’azione legale contro i potenti del luogo: la storia della famiglia Burnaby si intreccia così alla storia delle lotte contro l’inquinamento ambientale, ai temi dell’ecologia e dell’impegno civile. Sullo sfondo, l’American Dream. Nella storia dei Burnaby c’è un “prima” e un “dopo”. Prima e dopo Love Canal.

La cascate sono una presenza costante ed a volte quasi ossessiva in tutto il romanzo: le cascate producono sì ricchezza e benessere, ma anche morte e distruzione. In alcuni momenti sembra perfino che esercitino un malefico influsso sui singoli personaggi della storia: le cascate “chiamano”, le cascate sono piene di leggende e di “voci”. Chi vive nella zona delle cascate è sempre in bilico sull’orlo di un abisso e può sempre precipitare e chiunque oltrepassi la Deadline, la linea di confine sa di non poter più tornare indietro e che è destinato a morire. Fin troppo scoperto il significato simbolico del personaggio del bisnonno funambolo di Dirk, che aveva attraversato le American Falls su una fune lunga oltre duecentoquaranta metri ed era precipitato la terza volta in cui si era cimentato nell’impresa.

Questo  è il secondo grande romanzo di Joyce Carol  Oates che leggo dopo Una famiglia americana, pubblicato nel 1996 e del quale ho già parlato >> qui. Le analogie sono parecchie. Anche qui la divisione in tre blocchi narrativi, una famiglia felice che va in pezzi, figure femminili forti e fragilissime allo stesso tempo, anche qui il momento di crisi che, se in Una famiglia americana era determinata da un fatto privato che assume una portata sociale (lo stupro di Marianne) qui è un evento sociale (Love Canal)  che irrompe nel privato e determina il destino dei personaggi. In entrambi i libri due figli maschi e una figlia minore molto fragile.

Le cascate è un ottimo romanzo, ben costruito, con molti personaggi e   tratta temi di ampio respiro. L’ho letto con  piacere e mi ha confermato la solidità di scrittura della Oates. Fossi proprio costretta a scegliere, però, direi che rispetto ad Una famiglia americana, molto compatto stilisticamente e senza pagine superflue (almeno a mio modo di vedere), questo Le cascate in alcune parti mi ha un po’ infastidita per una teatralità ed un lirismo che ho trovato a volte francamente sopra le righe, così come ho trovato insopportabili alcuni passaggi costruiti tutti sulla iterazione e la ripetizione, elementi stilistici contro cui non ho nulla, se adoperati con misura. Quando li si adopera per almeno tre pagine di fila…per quanto mi riguarda è un po’ troppo.

post-it Infine una curiosità determinata da una credo inevitabile associazione di idee: il romanzo della Oates è ambientato a Niagara Falls negli anni ’50.

Non ho potuto fare a meno di pensare, a questo proposito, al film Niagara diretto da Henry Hathaway nel 1953 con Joseph Cotten e Marilyn Monroe  >>

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12 risposte a LE CASCATE – JOYCE CAROL OATES

  1. oyrad ha detto:

    Ciao Gabrilù, e con fiducia ti ringrazio “in anticipo” per questo post… ^__^ che (per ora) ho letto solo “qua e là” per mantenere nel possibile una maggiore libertà di lettura e per farmi una mia “personale” prima impressione sul libro. Prometto comunque che tornerò qui a romanzo finito 😉

    Della Oates ho letto solo due/tre racconti di “Misfatti”, recentemente uscito da Bompiani.

    Piccola segnalazione: curiosamente, le cascate dell’ illustrazione “vintage” in copertina non sono le Niagara Falls, ma quelle del parco naturale di Yellowstone…

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Ah, ecco, non lo hai letto, il post! Mi ero stupita nel vedere comparire un commento nemmeno trenta secondi dopo la pubblicazione del mio polpettone 😉
    A parte gli scherzi, anche io faccio sempre così, con i libri che ho intenzione di leggere. Raccolgo articoli, recensioni, informazioni ma leggo il tutto solo dopo, non prima. Non leggo nemmeno le prefazioni, prima. Perchè più sono ben fatte più sono… pericolose 😉
    Mi comporto in questo modo anche con i film.
    In quanto alla grafica di copertina hai ragione, ma non mi sembra importante che non si tratti delle Niagara Falls. Immagino che la scelta sia stata fatta più con criteri estetici che di precisione geografica 🙂
    A me piace moltissimo, quella cover, rende benissimo lo spirito del romanzo

  3. giuba47 ha detto:

    Ho letto “Una famiglia americana”, che mi è piaciuto, non ho letto questo chestai suggerendo. Ho molti libri in lista di attesa, ma questo lo inseritò perchè già era nie miei programmi, ora rafforzati dal tuo commento. Un caro saluto Giulia

  4. oyrad ha detto:

    Gabrilù, se non sbaglio oggi verrà assegnato il Nobel per la letteratura… Chissà che la Oates non possa essere una sorpresa… (anche se Philiph Roth sembra essere – comunque per ottimi motivi – “il favorito” di quest’ anno.)

  5. gabrilu ha detto:

    Giulia
    Se e quando lo leggerai, mi interesserà conoscere il tuo parere
    Oyrad
    Nella rosa dei favoriti (agenzia Adnkronos) per il Nobel letteratura c’è anche uno scrittore italiano che io stimo ed apprezzo enormemente e del quale non faccio il nome per scaramanzia (anche se ormai i giochi sono stati fatti e non ci rimane che attendere la comunicazione ufficiale sulla attribuzione del premio). Cmq i nomi che ho letto mi soddisfano **quasi** tutti. Staremo a vedere 🙂

  6. frontespizio ha detto:

    Tiima scelta. Gran bel libro.
    Michele

  7. SimonaC ha detto:

    … Quindi è Doris Lessing! Non me lo aspettavo. Che ne dite?

  8. PrimoCasalini ha detto:

    Gabrilu, fai bene a non leggere le prefazioni prima! E c’è il motivo. E’ che, se il libro è bello, ti toglie il piacere della sorpresa, se è brutto non sei forzata da una bella prefazione a leggere un brutto libro. A volte sono un estremista, ho fatto così col Paradiso di Dante: come prima e seconda lettura di un canto niente introduzione niente note, dopo sì, perché approfondire è necessario, ma le note lette dopo costano meno fatica e si capiscono meglio. E non ho parlato della musica… è ancora più vero!
    Ma direi per tutto, comprese le arti figurative, senza però cadere nella sensiblerie.

    good night
    Solimano

  9. yom ha detto:

    E’ un libro splendido. Altrettanto, Una famiglia americana. La Oates è un’autrice che amo anche come scrittrice di racconti.

  10. gabrilu ha detto:

    Solimano
    … e poi vuoi mettere la narcisistica soddisfazione di scoprire dopo, confrontando le proprie impressioni con il giudizio critico di un qualche illustrissimo guru che magari il suo e il nostro parere coincidono? (smile)
    yom
    Io preferisco di molto Una famiglia americana, ma siamo comunque sempre a livelli molto elevati.
    E c’è tutto il tema delle scorie radioattive che è uno dei temi principali anche di Underworld di DeLillo, che lo tratta in modo superbo.
    Posso dirti poi una cosa all’orecchio? Il personaggio di Ariah lo trovo ai limiti dell’ insopportabile, ma non ho capito quanto la Oates lo ha voluto davvero render tale oppure se si tratta soltanto di una mia personale impressione o, peggio, proiezione…

  11. Climacus ha detto:

    riallacciandomi al tuo commento: credo che la Oates abbia voluto render Ariah odiosa (e ci sia riuscita benissimo) per una sorta di scommessa, in fondo banale; propinare al lettore un personaggio cui affezionarsi nonostante l’antipatia. Una delle cose più difficili e rischiose in assoluto per chi si occupa di intrattenimento colto (e impossibili per chi invece si occupa di intrattenimento scemo).
    Ho apprezzato la recensione.
    Un saluto

  12. gabrilu ha detto:

    Climacus
    Grazie per l’apprezzamento.
    La tua intepretazione del perchè la Oates ha costruito in quel modo il personaggio di Ariah mi sembra, a dire il vero, un po’ tortuosa, ma potrebbe anche essere. Why not?

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