LE FOTO

Ho terminato di caricare su Flickr le foto del mio ultimo blitz parigino. Chi ne avesse voglia può andare a curiosare cliccando sull’immagine qui a sinistra.

E’ una delle foto che preferisco perchè questi erano gli splendidi colori del Luxembourg e delle Tuileries, giardini che adoro, in particolare il Luxembourg, nel quale quando posso trascorro quasi intere giornate.

Ho passato anche ore, come ben si può immaginare, nelle librerie. La FNAC, naturalmente, ma soprattutto in questa ed ho messo sottosopra tutte le bancarelle di libri di Boulevard St. Michel ricavandone un buon bottino.
Ho anche curiosato in giro per vedere e sapere quali fossero gli autori italiani in questo momento più in vista nei banconi e nelle vetrine. Ho trovato, tra l’altro, la simpatica e ben fornita libreria italiana Tour de Babel che si trova al Marais in una strada che, guarda caso, si chiama Rue du Roi de Sicile. In vetrina, all’interno sui banconi Gomorra di Saviano (in italiano e nella francese Gallimard), e tanti siciliani tra cui il mio concittadino palermitano Roberto Alajmo. Ma i siciliani erano proprio parecchi, in evidenza. Non soltanto Pirandello e Camilleri ma anche altri molto meno noti. Mi sono incuriosita ed ho "intervistato" la proprietaria della libreria, che mi ha detto che "si, i siciliani per ora vanno molto…"

Si era nel pieno della Coppa del Mondo 2007 di Rugby, e quindi il rugby (ed il tifo per "les bleus") lo si trovava un po’ dappertutto, naturalmente.

Mi dispiace per alcune cose che non ho potuto fotografare perchè vietato: ad esempio gli splendidi interni del Musée Jacquemart-Andrè in Boulevard Haussmann e del Musée Nissim de Camondo in Rue de Monceau, interessantissimi non solo per le collezioni che ospitano, ma per la storia delle famiglie di cui erano l’abitazione. Quella dei ricchissimi banchieri ebrei Camondo, in particolare, la cui storia Pierre Assouline ha scritto nell’ottimo Le dernier des Camondo.

Non ho potuto fotograre, ahimè, la splendida e davvero imponente retrospettiva su Gustave Courbet allestita al Gran Palais .

E’ vietato fotografare anche all’interno del palazzo-Casa Madre della Louis Vuitton sugli Champs Elysées. Peccato, perchè sono un esempio di architettura e arredamento di interni notevole.

post-it Proprio stamattina sotto una delle mie foto ho trovato un commento di matisse che scrive: "mescoli fotografie didattiche e quasi sacre ad immagini ironiche e iconoclastiche"

La verità è che io non ho pretese artistiche. Uso la macchina fotografica come uno strumento per prendere appunti. Per "catturare" le cose che mi piacciono, mi divertono, che mi interessa ricordare. Non scrivo mai Diari di viaggio, ed al posto della penna e del quadernetto adopero la mia Canon.

Ecco il motivo per cui, tra l’altro, fotografo anche molte targhe, cartelli stradali, insegne che certamente nulla hanno di "artistico" o di particolarmente originale.

Informazioni su gabrilu

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18 risposte a LE FOTO

  1. matisse ha detto:

    Hai dimenticato l’ouverture del mio messaggio: “Mi piace, gabrilù, come mescoli…” 🙂

  2. giuseppeierolli ha detto:

    Ma Eco non è di Alessandria?

  3. gabrilu ha detto:

    GiuseppeIerolli
    Opperbacco, hai ragionissima. Ho fatto uno svarione colossale e sarebbe proprio interessante capire perchè avevo arruolato Eco tra i siciliani… forse me ne volevo appropriare? ^__^
    Oppure, molto più banalmente, mentre scrivevo pensavo a scrittori italiani in genere?
    Grazie per la segnalazione, ho corretto l’orrido errore 🙂

  4. annaritav ha detto:

    Bellissime foto perché inusuali. Non è la solita Parigi da cartolina. Condivido il dispiacere di non poter scattare fotografie in certi luoghi. Puoi comprare cartoline e cataloghi, ma non è la stessa cosa; il tuo scatto personale avrebbe cristallizzato un gioco di luce, una sensazione, uno scorcio solo tuoi. Peccato 😦

  5. utente anonimo ha detto:

    Mi ha colpito il riferimento a Pierre Assouline: qualche anno fa lessi per caso un bel romanzo, piuttosto inquietante, “La cliente”. Da allora non mi è capitato più niente di lui tra le mani. Disattenzione o è poco tradotto?
    Per quanto riguarda il resto del post, beh… ti invidio un po’ (tanto).
    Un saluto
    Ghismunda

  6. giuba47 ha detto:

    Belle foto, bella Parigi. Giulia

  7. utente anonimo ha detto:

    Bentornata e grazie per le belle foto, sono ritornata con la memoria in alcuni luoghi…
    Ciao stefi

  8. habanera2 ha detto:

    Belle le foto e splendida, come sempre, Parigi! Mi hai fatto ricordare che uno dei primi post su Nonblog era dedicato proprio al Musée Nissim de Camondo. Ne parla molto piacevolmente Solimano e chi volesse leggerlo può trovarlo qui

  9. gabrilu ha detto:

    matisse
    non l’avevo dimenticato, matisse, l’avevo tralasciato 😉
    Sei sempre gentile, tu 🙂
    Annarita
    se poi aggiungi che spesso non trovi la cartolina proprio di quel quadro o quell’oggetto che ti aveva colpita particolarmente… e che i cataloghi (quelli fatti bene) in genere pesano una tonnellata e negli scaffali occupano un sacco di spazio…
    Ghismunda
    Effettivamente mi pare che Assouline sia tradotto poco, in italiano. Ho trovato solo la cliente e il libro su Cartier Bresson.
    Questa storia della famiglia Camondo è molto interessante e ben scritta. Forse pensano che siccome i Camondo in Italia non sono un nome noto qui da noi il libro non avrebbe un mercato?
    Giulia e Stefi
    grazie 🙂
    habanera
    grazie per aver segnalato quel link. Sono andata a leggere, e merita. Sono molto utili, queste segnalazioni e collegamenti, integrano ed ampliano i discorsi.
    A me, a differenza di Solimano, del Museo Camondo ha interessato molto più la casa e la storia della famiglia che la collezione (imponente e bellissima, non c’è che dire) dei quadri ed oggetti del ‘700. Forse perchè avevo prima letto il libro di Assouline, tempo fa, e quindi girando per le stanze rivivevo gli eventi descritti nelle sue pagine.

  10. utente anonimo ha detto:

    grazie per l’air et l’esprit de paris…
    in riferimento al museo nissim de camondo ed alla storia della famiglia consiglio “Le variazioni Reinach” di Filippo Tuena. La sorella di Nissim – Isabelle mi pare – sposò Léon Reinach, membro di un’altrettanto ricca – di cultura, di relazioni, di ville – famiglia ebrea.
    La storia sembra essa stessa un romanzo.
    Grazie ancora
    luca sposato

  11. utente anonimo ha detto:

    la sorella di Nissim, e quindi figlia di Moise de Camondo, si chiamava Béatrice.
    pardon,
    luca sposato

  12. matisse ha detto:

    Non sono gentile, solo molto obiettiva 🙂
    (Gabrilù, perché il signor luca si sente in dovere di mettere lo stato di famiglia accanto al suo nome? Mi toccherà proibire a mio marito la lettura del tuo blog?!! :P)

  13. PrimoCasalini ha detto:

    La mia esperienza è stata strana, perché quando andai a visitare il Nissim de Camondo non sapevo nulla della storia della famiglia. All’interno c’erano delle foto, ma trascurai di guardarle, preso dalle bellezza del posto. Mi resi conto all’uscita, leggendo la grande lapide che raccontava i fatti, i nomi, le date. Poi mi informai, soprattutto in rete, in cui ci sono tante notizie e diverse fotografie. E’ importante che la storia della famiglia sia conosciuta per tanti evidenti motivi. La famiglia, prima che in Francia, era stata in Italia, a Trieste ed a Napoli, ed aveva aiutato il farsi dell’unità d’Italia 1859-60.
    La visita al bellissimo Museo diventa a quel punto più consapevole e ci si sente personalmente coinvolti, come è giusto che sia.

    saluti
    Solimano

  14. gabrilu ha detto:

    Luca sposato
    grazie per la segnalazione, non conoscevo questo libro di Tuena.
    Si, Beatrice sposò un Reinach ed ebbe due figli. Furono deportati e morirono tutti ad Auschwitz
    matisse
    giro il tuo quesito birichino direttamente a Luca sposato
    ^__^
    Primo Casalini
    Un grande fascino ha anche il Museo Jacquemart-Andrè, non so se sei d’accordo.
    Considerando la vita che conduceva questa coppia di collezionisti, e l’eccellente stato in cui è tenuta ancora oggi la casa-museo, entrare lì dentro è come rivivere interi capitoli dei Guermantes… E poi, il locale del ristorante-caffetteria, dove ti rifocilli con un affresco di Tiepolo sopra la testa… ah, goduria ^__^

  15. PrimoCasalini ha detto:

    Confesso: al Jacquemart-Andrè non sono mai stato. Ci provai due volte in anni diversi, ma era sempre chiuso per ristrutturazioni etc. Un altro che mi manca è il Carnavalet, che oggi apprezzerei molto, anni fa non avevo approfondito la storia e la letteratura francese. Eppoi, suvvia! Non si può vedere tutto. Ma ci pensi la tristezza di uno che dice: “Ho visto tutto e mo’ che faccio?”

    buona giornata
    Solimano

  16. utente anonimo ha detto:

    in effetti, gentile matisse, io sono contemporaneo (sebbene non provvisto di blog), è la tua domanda può ben essere rivolta direttamente a me.
    mi spiace disturbare la cortese madama gabrilù che ci ospita, ma io non sento nessun dovere, è una cosa nata per caso e non credo che poi interessi veramente la genesi del soprannome.
    Ma poi che c’entro io con tuo marito?
    Magari proseguiamo nel tuo di blog l’interessante questione sui nomi.
    luca (scusate se è poco) sposato

  17. toporififi ha detto:

    Conosco una libreria, a Parigi, che vale la visita, vende solo libri di Jules Verne e come vedi dalla foto, che ho preso co il telefonino, non è frequentatissima.

  18. gabrilu ha detto:

    toporififi
    Credo di esserci passata, davanti a quella libreria, e di aver guardato le vetrine. Si tratta della “Jules Verne” in Rue Lagrange, non è vero? Beh, è una libreria antiquaria ed iperspecializzata, perciò è normale che sia poco frequentata.

    Grazie per la foto, che sembra un quadro di Hopper , uno dei miei pittori preferiti 🙂

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