PENSANDO A TOR DI QUINTO

Quello che segue è uno stralcio da Underwold di Don DeLillo.
Il romanzo è del 1997; l’episodio si svolge in una grande città americana nel 1967.
Questa pagina mi è tornata in mente, con prepotenza, in questi giorni.

strada solitaria
Alla fine della giornata di lavoro, Janet Urbaniak si metteva le scarpe da corsa. C’era un rettilineo di quattro isolati tristi e deprimenti tra il complesso ospedaliero dove seguiva le lezioni e il complesso di appartamenti dove abitava. Strade desolate e misere, con la neve non spalata e annerita dagli scappamenti degli autobus […] e di solito c’erano figure in agguato in tuta verde militare, i reduci di un battaglione di uomini distrutti.

Così alla fine della giornata di lavoro Janet si toglieva le ballerine e prendeva dall’armadietto le scarpe da corsa, scarpe imbottite con le suole che ammortizzavano l’impatto col terreno, calzature che davano una sensazione di elasticità e sicurezza. Poi andava davanti all’entrata dell’ospedale e si fermava con un’altra tirocinante ad aspettare che i semafori diventassero verdi lungo il rettilineo semideserto per tutti i quattro isolati, in quel viale spietato come se ne trovano in varie parti della città dove l’architettura è difesa e l’atmosfera tesa come se ci fosse il coprifuoco.

Janet si fermava ad aspettare nel crepuscolo intenso ed inquietante. Poi i semafori diventavano verdi e la sua compagna diceva — Vai, vai, vai, — e Janet si metteva a correre, nonstop sperava, con i semafori a suo favore, arrivando al massimo della velocità nel giro di pochi secondi e cercando di evitare le pozzanghere ghiacciate, mentre la sua compagna la osservava per tutto il percorso.

[…] non corri per via dei cani. I cani ti fanno rallentare, ti fanno passare ad un’andatura sciolta. Sono gli uomini che ciondolano per la strada, a farti correre, e quelli che si nascondono dentro gli androni o le macchine sfasciate — vorresti far loro credere che stai correndo tanto per correre, tu e tutte le altre, l’ondata serale di studentesse che fannno la volata dei quattro isolati.

Siamo solo ragazze che corrono, vorresti che pensassero, che fanno il loro allenamento quotidiano.

Janet adesso stava sfrecciando a tutta velocità, respirando a fondo, concentrata sulla neve e sul verde dei semafori, e intanto controllava che non ci fossero uomini appoggiati a un muro o pronti a uscire da una macchina — di solito c’erano un paio di macchine sfasciate lungo il percorso, usate come punti di incontro in inverno.

Quattro lunghi isolati sotto le striature del cielo nordico. Quando raggiunse l’entrata del suo edificio aveva già le chiavi in mano, ed entrò, prese l’ascensore ancora di corsa in un certo senso, con le chiavi dell’apppartamento pronte, e quindici secondi dopo che era entrata in soggiorno e aveva chiuso le due serrature della porta, il telefono squillò. Solo allora il suo cuore smise di battere all’impazzata.

La telefonata faceva parte della procedura quotidiana, un’altra studentessa chiamava dall’ospedale per controllare che fosse arrivata a casa sana e salva. Le concedevano undici minuti da porta a porta, compresa la salita in ascensore e l’apertura delle porte. Parecchie infermiere tirocinanti vivevano nello stesso caseggiato e la procedura era studiata in modo che le persone si scambiassero i ruoli sistematicamente. Janet faceva la corsa, o la telefonata di controllo, o teneva d’occhio la donna che correva, secondo un programma preciso.

Le ragazze lo elaboravano e lo affiggevano a un pannello. Poi si cambiavano le scarpe, mettevano quelle da corsa, e aspettavano il verde.

Don DeLillo, Underworld, traduzione di Delfina Vezzoli, Einaudi Tascabili, pagg. 603-604

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Informazioni su gabrilu

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15 risposte a PENSANDO A TOR DI QUINTO

  1. arden ha detto:

    Molto impressionante questo pezzo. Molto efficace.

  2. utente anonimo ha detto:

    grazie cara,
    purtroppo credo descriva perfettamente quello provano molte donne.
    Non riesco a capire questa necessità che alcuni maschi provano a maltrattare una donna.
    luca sposato

  3. habanera2 ha detto:

    Capisco perchè ti sia venuto in mente questo brano proprio in questi giorni. Agghiacciante!
    H.

  4. PrimoCasalini ha detto:

    Leggendo un brano del genere a me succede di provare una sensazione strana: colpevolezza personale.
    Ci ho ragionato su, mi sono detto diverse cose, ma la sensazione permane: colpevolezza e vergogna.
    Credo che non sia possibile chiamarsi fuori dal fatto che esistano persone di questo genere, e donne (tante) che debbono convivere con paure quotidiane, sistematiche. Hai fatto benissimo Gabrilu a inserire questo brano: dà molto fastidio, ma chi lo legge non riesce a rimuoverlo.

    saluti
    Solimano

  5. gabrilu ha detto:

    Ricordo perfettamente che quando lessi Underworld, anni fa e cioè appena pubblicato in Italia, questo brano mi impressionò enormemente, ma pensai anche: “per fortuna qui da noi non siamo ancora arrivati a questo punto…”. Ci siamo arrivati invece, eccome.
    Potrei raccontare di come sia cambiata io, in questi ultimi anni, di come siano cambiati alcuni miei comportamenti. Di attenzioni che prima non avevo, di accortezze e misure precauzionali che fino ad alcuni anni fa mi avrebbero fatto sorridere e avrei bollato come paranoie. Non c’è dubbio che tutta una serie di condizionamenti che prima io e tante altre donne in genere non avevamo oggi li avvertiamo pesantemente.
    Come spesso succede con i grandi scrittori (e per me DeLillo lo è, decisamente) in questo bellissimo romanzo DeLillo non si limita a descrivere l’esistente, ma riesce a delineare possibili implicazioni future dell’esistente.

  6. arden ha detto:

    Devo dire che io, invece, credo di capire, di sapere la violenza degli uomini contro le donne e, in genere (anche se non è prefettamente sovrapponibile) quella di uomini e donne adulti verso minori e deboli in generale (possono essere i vecchi, anche propri familiari, per esempio).
    A me pare che esista purtroppo dentro la nostra natura umana, insieme con tante bellissime cose, anche questo elemento violento di sopraffazione e schiacciamento dell’altro.
    Esiste certamente nei rapporti tra i due sessi. Forse, si tratta di una maniera arcaica, bestiale, di affermare la propria potenza e un possesso.
    Poi, a volte, in altri casi, è anche la rivalsa (non ragionata, ovviamente) contro la violenza subita (è un fatto che chi è stato maltrattato da piccolo spesso maltratta i piccoli). Altre volte è lo sfogo incontrollato di chi si sente a sua volta schiacciato da qualcosa/qualcuno al di sopra di lui e se la prende con chi è sotto (i deboli che ha a portata di mano). È la vigliaccheria di chi volendo rubare, far danni e dare sfogo a una sua vandalica rabbia non mai analizzata cerca la vittima tra i più deboli: la donna, possibilmente l’anziana, da scippare, bastonare ecc.
    Sono cose orribili e ributtanti. Assolutamente ingiustificabili. Ma non incomprensibili, ahimé.
    Forse è per questo che molti di noi provano vergogna di fronte a questi gesti di altri esseri umani.

    Anna S.

  7. arden ha detto:

    Mi scuso per questa invadenza, ma vorrei aggiungere: anch’io ho cambiato le abitudini (anche in ragione dell’età, oltre che dell’essere donna) da quando sono tornati i mendicanti, i poverissimi, i disperati ai margini delle nostre città e, anche indipendentemente da questo, da quando, per altre ragioni legate ai nuovi modi in cui si vive, si è diffusa la nuova religione delle merci, e per un accendino o un cellulare si è disposti ad ammazzare il compagno di classe (il più piccolo, s’intende).

  8. gabrilu ha detto:

    Arden/Anna Setari
    non sei affatto invadente, anzi ti ringrazio per i tuoi commenti mai superficiali.
    Sulla violenza: in generale penso che qualsiasi tipo di violenza (anche quella delle donne, perchè anche le donne, sanno purtroppo essere a volte abominevolmente violente e capaci delle più immonde efferatezze) sia un tentativo di affermare con la forza (in genere fisica) il proprio possesso dell’altro o, come dici ancora meglio tu, “sopraffazione e schiacciamento dell’altro”.
    Certo poi ci sono tante tipologie, modalità di messa in opera, sfumature di motivazioni anche diverse. Io per esempio sono convinta che uno dei motivi che hanno determinato l’aumento della violenza su donne e bambini sia la cresciuta autonomia e crescita della donna negli ultimi decenni. Questo molti maschi (i più deboli, anche se magari forti fisicamente) non riescono a tollerarlo e regrediscono alla “filosofia della clava” (per usare una metafora eufemistica). Non sempre consapevolmente, ma di questo secondo me si tratta.

    Tu tocchi poi un punto estremamente delicato ed importante. E cioè l’importanza di esercitare e tener ben distinti il momento dell’analisi, quello del giudizio e quello del “che fare”. Sono tre fasi ciascuna delle quali è indispensabile ma che da sola non sufficiente.
    Purtroppo sono temi molto complessi, che a mio modo di vedere non si prestano ad essere sviluppati in un blog. Vedo in giro troppa sentenziosità, o superficialità che mi irritano parecchio, o nel migliore dei casi uno sciorinare di aneddotica che a mio modo di vedere non serve proprio a niente o che — sempre nel migliore dei casi — lascia il tempo che trova.

  9. mptre ha detto:

    Non credo che la violenza sulle donne o sui più deboli sia aumentata, dimentichiamo un elemento importante: l’uomo in determinate situazioni o con un certo bagaglio culturale si comporta da animale da secoli. Io, per studi universitari, ho letto libri e studi sulle violenze sulle donne o sui bambini da far passare gli avvenimenti odierni semplici violenze. Ma che cosa è cambiato? Sono mutati gli strumenti e cosa più importante (ed utile) è cambiata la comunicazione (ora se ne parla) e l’uomo della strada rimane sconvolto e perplesso su come va il mondo. Peccato che queste cose ci sono sempre state e mi dispiace ammetterlo ci saranno sempre ed aggiungo che non siamo immuni da niente e voglio sottolinearlo niente. Ma cosa si può fare? Semplice spendere soldi per educare a nuove mentalità, a sdraricare pregiudizi ma fare questo costa tempo e fatica! E allora bisogna solo correre e far mettere paura alle donne… una donna piena di paura è sempre meglio di una che parla troppo. Forse mi sono allungato troppo ma spero di aver spiegato bene quello che penso.

  10. giuba47 ha detto:

    Hai ragione, io ho scritto su questi fatti, ma con la consapevolezza che non serva a nulla. Forse serviva a me ragionare, riflettere e mettere un po’ ordine in pensieri ch si affollano alla mente e che in questi momenti rischiano di oscurare la razionalità in tutti i sensi… Certo è che bisogna feramrsi a pensare, a cercare di capire, ma questa è una continua ricerca… Giulia

  11. gabrilu ha detto:

    mptre
    Hai ragione sul fatto che la violenza su donne e bambini c’è sempre stata e che anzi, molto spesso nel passato è stata addirittura molto più efferata nelle forme di quanto avvenga oggi. Basta leggere un qualsiasi libro di storia per rendersene conto. Hai ragione anche sul fatto che oggi la quantità e la velocità dell’informazione ci permette di conoscere tanti avvenimenti che prima magari venivano ignorati. Però, senza volerci spingere troppo indietro nel tempo, e limitandoci anche solo all’ “età dell’informazione di massa” le statistiche relative anche solo all’ultimo decennio sono a dir poco agghiaccianti, circa l’aumento in termini numerici, e questo, un significato dovrà pur avercelo…
    Sono (purtroppo) anche d’accordo con te quando scrivi che non siamo immuni da niente e voglio sottolinearlo niente. E, aggiungo io, non solo non siamo immuni in senso passivo, ma non siamo immuni nemmeno in senso attivo. Auschwitz e tutto quanto successe nella Germania nazista (solo per fare un esempio) stanno lì a ricordarci che chiunque, in determinate condizioni può diventare una belva o un burocrate dell’assassinio. Hannah Arendt con La banalità del male e Le origini del totalitarismo ieri con la saggistica e Littell in forma di romanzo oggi con Le benevole ce lo dimostrano.
    Ma tornando ad un certo tipo ti violenza su donne e bambini, io penso che oggi c’è veramente qualcosa di nuovo, che non si sostituisce ma purtroppo si aggiunge al vecchio e cioè, come dicevo sopra, la incapacità da parte di molti maschi di tollerare e gestire l’esplosione di libertà che negli ultimi anni c’è stato nel mondo femminile in particolare occidentale (che di queste nuove libertà le donne facciano poi sempre buon uso, è un altro capitolo che meriterebbe tutto un discorso a parte).

    Come non essere poi d’accordo con te quando parli della necessità di educazione a nuove mentalità? E mi permetto di aggiungere che in questo un ruolo fondamentale ce l’hanno, nei confronti dei maschi, le loro madri, che fin dall’infanzia dovrebbero inculcare (è un brutto termine ma non me ne viene un altro) il rispetto per le donne ed in genere per l’Altro.
    Grazie per il commento molto stimolante e torna quando vuoi
    Giulia
    Ho letto il tuo post (leggo sempre il tuo blog anche se non intervengo quasi mai).
    Credo che non sia mai inutile riflettere, far circolare le idee, discutere dei problemi quando lo si fa con onestà intellettuale e senza paraocchi o prese di posizione aprioristiche ed ideologiche.
    Tu con il tuo blog fai un ottimo lavoro.

  12. zulimar ha detto:

    Leggo spesso il tuo blog anche se non intervengo, molto bello e approfondito, complimenti..
    Impressionante quezzo pezzo di De Lillo, autore che non conosco e che leggerò quanto prima..
    Dici bene nell’ultimo commento. Credo proprio che in ultima istanza ci sia l’incapacità da parte degli uomini di tollerare, di rapportarsi con la libertà femminile – questo è il punto focale secondo me. Il 90% degli stupri e delle violenze sulle donne avviene negli ambienti domestici, in casa, e la dice lunga sulla risposta degli uomini.
    Mi piacerebbe che ci fosse qualche riflessione seria, profonda da parte maschile, che non scivoli sul discorso della sicurezza, il raptus, lo straniero, il pazzo.. ma affronti il punto focale.
    Grz

  13. PrimoCasalini ha detto:

    E se oltre a moralizzare e culturizzare, cose senz’altro utili, ci si decidesse a vedere la presenza viva del cervello del rettile che non è solo una arcaica reliquia, ma esiste ed agisce? Negandolo, la situzione peggiora, vedendolo, ci si può fare i conti, e vedere (o stabilire) dei confini fra forza e violenza. Ho anche diffidenza sui discorsi di genere, salvo un fatto, che l’uomo ha più muscoli, e quindi, anche solo per questo, le donne vanno oggettivamente protette, senza tanti se e tanti ma. Per come è fatto il cervello, invece, le tricoteuses stavano vicine all ghigliottina e nelle carriere la stronzaggine è del tutto analoga.
    Ma i muscoli sono un dato da cui non si può prescindere, in casa e fuori casa.

    buon pomeriggio
    Solimano

  14. gabrilu ha detto:

    zulimar
    Ti ringrazio per le tue parole.
    Per il resto, purtroppo penso che la struttura stessa dei blog non si presti granchè a discorsi molto approfonditi. Posso sbagliarmi, naturalmente, ma è difficile trattare non superficialmente discorsi complessi come per esempio questo.
    Ciò non vuol dire, naturalmente, che non ci si possa provare.
    Solimano
    Questa volta il tuo commento mi sembra talmente … ehm… perentorio, denso e condensato da diventarmi quasi criptico… Non oso esprimermi perchè non sono sicura di averti capito bene.
    Vabbè, che ci vogliamo fare, può succedere, ogni tanto…

  15. PrimoCasalini ha detto:

    Sarebbe utile continuare, Gabrilu, ma li conosciamo, i pregi ed i difetti del blog. Provo a chiarire. Sto attaccato a un fatto, talmente ovvio che non ci si bada: è più facile che l’uomo meni e la donna subisca che il contrario. Bisogna provvedere che ciò accada il meno possibile. Punto. Moralizzare o culturizzare serva a poco, occorre difendere, perché non vogliamo che le donne siano menate o peggio.
    Penso che, a parte l’aspetto muscolare, certi meccanismi di prevaricazione siano ambosessi: gli uomini cercano di prevalere in certi modi, le donne cercano di prevalere in altri modi, se ne può discutere, ma rimane una discussione, quello che importa è che le donne non siano menate, poi se ne parla.
    Forse sono troppo riduzionista, ma l’obiettivo mi pare sensato. La preoccupazione è molto diffusa, giustamente.

    good night
    Solimano

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