BARNABY RUDGE – CHARLES DICKENS

Copertina libro
Charles DICKENS, Barnaby Rudge, Traduz. Fernanda Pivano, Einaudi Tascabili, p. 798, EAN13 9788806166748

Barnaby Rudge non è certamente uno dei romanzi più noti di Dickens ma chi, come la sottoscritta, ama ormai appassionatamente quest’autore lo leggerà con grande interesse e divertimento in questa recente pubblicazione nella quale Einaudi ripropone la bella traduzione che una giovanissima Fernanda Pivano realizzò nel 1945 per Frassinelli.

Procedendo nelle mie letture e riletture dickensiane, mi accorgo di ritrovarmi sempre più d’accordo con quanto di lui dice Nabokov nelle sue Lezioni di letteratura: “Nel caso di Dickens i valori sono nuovi. Gli autori moderni si ubriacano ancora del suo vino. Con lui [..] non occorre corteggiamento, non c’è esitazione. Ci arrendiamo alla voce di Dickens: tutto qui. Se fosse possibile, mi piacerebbe dedicare cinquanta minuti di ogni lezione a meditare, concentrandoci in silenziosa ammirazione, su Dickens” 

Dickens scrisse soltanto due romanzi storici, questo Barnaby Rudge del 1841 e, molti anni dopo, La storia tra due città (del 1859) che, ambientato tra Londra e Parigi, si svolge durante la Rivoluzione Francese ed in particolare durante il famigerato periodo del Terrore. Le vicende di Barnaby Rudge si svolgono invece in Inghilterra durante l’insurrezione protestante e anticattolica nota con il nome di Gordon Riots avvenuta a Londra nel 1780 ed i tumulti sanguinosi che per quattro giorni terrorizzarono e misero la città a ferro e fuoco.

Quando scrive Barnaby Rudge Dickens è un uomo arrivato. Il libro, che si colloca dopo Nicholas Nickleby (1838-1839) e La bottega dell’antiquario (1839) viene pubblicato a puntate settimanali sulla rivista da lui diretta e questo modo di pubblicazione influenza, evidentemente, la struttura e i contenuti del romanzo. Ogni capitolo (che corrisponde ad una puntata del feuilleton) infatti è completo di tutti quegli elementi/ingredienti che il lettore si aspettava ad ogni puntata: dramma, comicità, satira, mistero, commozione.

Possiamo dividere il romanzo in due sezioni. Nei primi trentadue capitoli tutto ruota attorno alla locanda La Cuccagna, a poche miglia da Londra ed assistiamo alle vicende private di una piccola comunità di personaggi sulla quale aleggia l’ombra di un assassinio avvenuto ventidue anni prima dell’inizio della storia. Nella seconda parte, dopo uno stacco temporale di cinque anni, fa irruzione nel romanzo la Grande Storia e le vicende private dei personaggi si intrecciano alle imprese delle folle deliranti dei sanguinosi tumulti antipapisti.

La scena si sposta dunque a Londra, una Londra che, come ha scritto qualcuno, somiglia più ad un incubo metropolitano fatto di strade buie battute dal vento e dalla pioggia, dove la paura dell’aggressione e degli incendi la fanno da padroni mentre la furia della folla — inarrestabile, gratuita, paurosa si scatena contro case private di inermi cittadini e contro i simboli del potere: la presa e l’incendio della prigione di Newgate sono tra i momenti più forti del romanzo. Ma anche contro le banche e lo stesso Parlamento.

I motivi tematici sono più di uno, alcuni dei quali ricorrenti, in Dickens: la satira delle associazioni segrete o pseudo tali, la violentissima presa di posizione contro la pena di morte (le scene del romanzo che si riferiscono alle impiccaggioni e quella, lunghissima, della costruzione del palco patibolare sono tra le più vivide, efficaci ed impressionanti del libro e quelle in cui Dickens dà il meglio della sua straordinaria potenza descrittiva), la critica a rappresentanti istituzionali (parlamentari, esercito, uomini di legge) paurosi, corrotti, o che comunque non sono all’altezza del loro mandato.

Come sempre in Dickens, il libro brulica di personaggi appartenenti alle più diverse classi sociali e tutti fortemente caratterizzati. Tra i personaggi immaginari ci sono anche quelli che fanno riferimento a figure storiche realmente esistite (Lord Gordon, ad esempio). Impossibile elencarli tutti: dai componenti la famiglia di Gabriel Varden all’oste John Willet, da Lord Gordon a Sir John Chester e Haredale, Denis il boia, Hugh “il centauro”; le figure femminili di Emma, Dolly, Miggs, la signora Varden, e tanti altri. Dickens, lo sappiamo, non è scrittore cui chiedere nuances psicologiche. La sua forza sta altrove: nella capacità di fare si che i suoi personaggi appaiano vivi e concreti agli occhi della nostra immaginazione, di renderceli uno più gustoso dell’altro. Tutti — siano essi cattivoni e trucidi, acide matrone, virginali donzelle o giovinotti senza macchia e senza paura — sono sempre salvati dallo scadere nel mero macchiettismo dal micidiale humor del loro creatore.

Si è detto spesso come in Barnaby Rudge il vero protagonista sia la folla, questo “impersonale personaggio” che con le sue migliaia di uomini senza volto occupa prepotentemente la scena in tutta la seconda parte del romanzo ed i cui movimenti e frenesia nell’odio, nella vendetta, nella vigliaccheria anticipano in maniera stupefacente ciò che, nel ‘900, analizzeranno Freud e Canetti.

“Una folla ha abitualmente un’esistenza molto misteriosa, in particolare in una grande città. Da dove venga e dove vada, pochi possono dirlo. Riunendosi e sciogliendosi con eguale rapidità, è così difficile da seguire nelle sue varie sorgenti come il mare stesso; ed il parallelo non si ferma qui, perchè dell’oceano non è meno capriciosa e incerta, meno terribile quando infuria, meno irragionevole o meno crudele “, scrive Dickens all’inizio del cinquantaduesimo capitolo (p.492).

La letteratura (e qui, da lettrice italiana, non posso non pensare anche alle folle del Manzoni) ancora una volta anticipa le analisi e le sistematizzazioni della saggistica.

Naturalmente tra i personaggi c’è lui, Barnaby, che dà il nome al romanzo. Barnaby appartiene a quella folta schiera di bambini rifiutati, o nati in famiglie dalle condizioni sociali difficilissime, o trasportati in tali condizioni da una sorte avversa che popolano gran parte dell’opera di Dickens: da Oliver Twist alla piccola Dorrit; da David Copperfield a Nicholas Nickleby. Un’ abbondanza tale da produrre, tra parentesi, infinite riduzioni per l’infanzia di tanti di questi libri: ma come non mi stancherò mai di ripetere fino alla noia… Dickens non è uno scrittore per bambini.

Barnaby non è solo un ragazzo dall’infanzia segnata da tragici avvenimenti: è anche idiota, ma con la sua semplicità e il suo amore per la vita potrebbe insegnare a molti ed è dunque il portatore di un altro grande leit motiv del libro e cioè che anche gli uomini savi hanno da imparare da certi idioti.

E’ un concetto che Dickens esprime più volte nel corso del romanzo e lo fa sia in modo implicito descrivendo le azioni di Barnaby ma anche in modo decisamente esplicito quando ad un certo punto fa dire al suo personaggio:

“Ah, ah! Be’, quanto è meglio essere imbecilli, che savi come voi! Voi non vedete il mondo delle ombre, come quello che vive nel sonno, no, no. E nemmeno occhi nelle lastre di vetro nodose, nè veloci fantasmi quando soffia il vento, nè udite voci nell’aria, nè vedete uomini camminare nel cielo… No! Io conduco una vita più felice della vostra, malgrado tutta la vostra intelligenza. Voi siete degli stupidi; noi siamo quelli illuminati Ah, ah! Non vorrei cambiare con voi, intelligenti come siete… No davvero!” (p.104)

Ma c’è ancora un altro personaggio che non solo non è da sottovalutare ma che è importantissimo: è un animale, si tratta di un corvo parlante e si chiama Grip. E’ l’amico inseparabile di Barnaby. Nota giustamente Fernanda Pivano nella sua introduzione che il corvo Grip “… è una specie di coro degli avvenimenti “, lo troviamo infatti a suggellare e, a modo suo, a commentare tutti gli eventi importanti del romanzo ed, alla fine, il romanzo stesso.

E che dire infine dello stile di scrittura? Dal tragico al comico, Dickens adopera tutti i registri in cui è maestro. Chi conosce Dickens anche solo superficialmente può immaginarlo.

Ma, come nota ancora Fernanda Pivano “il genuino, autentico Dickens, tenero come Cowper, scherzoso come Goldsmith, si trova soprattutto nel sorriso con cui l’autore contempla gli orrori creati dalla sua immaginazione […] il sorriso, in un parola, che doveva fargli concludere questa truculenta storia con le parole: “questo non è poi un mondo tanto disprezzabile nonostante tutti i suoi difetti”.

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29 risposte a BARNABY RUDGE – CHARLES DICKENS

  1. SimonaCWords ha detto:

    Vedo che anche tu hai una passione per Dickens! Questo romanzo non l’ho ancora letto, provvederò 😉

  2. giuba47 ha detto:

    Sì, io amo Dickens, ma amo anche le tue recensioni, questo libro non l’ho ancora letto e grazie per avermelo ricordato. Giulia

  3. oyrad ha detto:

    Ah ah ah… la locanda “La Cuccagna”… Divertentissimo… e davvero “romanzesco”! ^___^

    Di Dickens non ho mai letto NIENTE DI NIENTE! 😦

    Però volevo cominciare da “Casa desolata” (era questo il titolo, vero? O era “abbandonata”? Boh…) ripubblicato da poco da Einaudi. Ma anche l’ edizione Adelphi di Martin Chuzzlewit (spero si scriva così!) mi stuzzicava… almeno come libro-di-partenza. Thank you for this beautiful post! 😉 Oy

  4. dreca ha detto:

    non conosco questo libro in particolare, ma sottoscrivo le affermazioni tue e di Nabokov…
    grazie mille per la bellissima recensione

  5. PrimoCasalini ha detto:

    Ah, Gabrilu! Mi verrebbe da darti assolutamente ragione e completamente torto. Contemporaneamente. Io sono cresciuto a pane e Pickwick e sto cercando ancora di conoscere Micawber, dove l’avran nascosto? Sta ancora in Australia? Chissà il commercio di canguri…
    Ma ormai lo leggo facendo dei salti come il ranocchio saltatore di Calaveras. Perché ormai lo conosco, quel furbacchione di Dickens, basta mezza riga, per capire che gli parte la tirata sentimentale, falsa e pure cattiva, tiè. Oplà! basta saltare tre pagine (per star sicuro cinque) e lo si ritrova, il Dickens che non ce n’è per nessuno, il Dickens che non gli sfugge una smorfia, una occhiata, una ruga sulla fronte, uno sternuto, quello dei tipacci che sono più migliori assai di quelli di cui invece tesse le lodi. Per me, aveva un problema, comune a Balzac, a Hugo, anche a Dostoevskj: voleva che i suoi libri li comprassero tutti e tutte, e sapeva come erano fatte le tutte di allora: senza tirata sentimentale che le facesse piangere, commuovere, agitare, non erano contente. Le donne che leggevano Dickens erano ben diverse dalle donne che leggevano Balzac, e da quelle che leggevano Hugo. D’altra parte, è inevitabile: una grande arte popolare, come il romanzo nell’Ottocento ed il cinema nel Novecento, opera in funzione di chi la legge, non viceversa. Erano i lettori (soprattutto le lettrici), che portavano il grande scrittore dove volevano loro. Un grande romanziere come Dickens non deve aspirare alla perfezione, ma all’intensità, come un grande camino di ottimo tiraggio in cui brucia tutto, comprese le bucce d’anguria ed il latte andato a male.
    Ma come fai ad evitare di fare lo zompo che faccio io. Perché sono sicuro che te le leggi tutte, le righe. Chissà, forse riesci a leggere le intra-righe, quello che c’è fra riga e riga, la sua vita privata piena di ottimi principi e cattivi esempi. Mi toccherà farmi una indagine su quanti film hanno tratto da opere di Dickens, sono sicuro in partenza che sono centinaia, e che i Racconti di Natale li hanno fatti a mo’ di litografie multiple a numerazione farlocca, perché la pietra non l’hanno biffata. E gli sceneggiati TV? Saranno migliaia, compresi quelli in Nuova Guinea e nel Paraguay. Però, se non ci fosse stato, toccherebbe inventarlo, uno così.

    grazie e saluti
    Solimano

  6. gabrilu ha detto:

    Simona
    Se ti piace Dickens ti piacerà molto anche questo. Garantito 🙂
    Giulia
    Grazie.
    Oyrad
    Da dove cominciare, con Dickens? Mah. Non saprei. A me piace tutto (smile).
    L’unica cosa che mi sento di consigliarti vivissimamente è: qualunque libro tu scelga, attento a prendere una versione IN-TE-GRA-LE.
    Attento, perchè la trappola c’è anche in edizioni apparentemente non sospette.
    Dei due titoli che citi posso dirti che Casa desolata è da molti considerato il capolavoro di D. (tra l’altro, io lo trovo stilisticamente di una modernità stupefacente), mentre Martin Chuzzlewit piaceva molto a Dickens (ma questo non necessariamente è una garanzia).
    In ogni caso, avendo la presunzione di conoscerti ormai un poco, sospetto fortemente che quando sceglierai un romanzo di Dickens il criterio sarà più quello della casa editrice, veste tipografica e immagine di copertina ^__^
    (Sono troppo malpensante? Dai che scherzo… fino ad un certo punto, però 😉
    Cmq e per fortuna, con Dickens dovunque cadi cadi bene, e poi Einaudi (che sta ripubblicando in gran parte D.) e Adelphi sono tutte e due case editrici di nostro gradimento, non è vero? 😉
    Dreca
    Nemmeno io lo conoscevo, questo romanzo, era irreperibile, in italiano. Ringraziamo Einaudi che ha pubblicato la versione integrale di Little Dorrit e ora questo Barnaby Rudge. Aspetto con ansia la ripubblicazione dell’integrale di Nicholas Nickleby 🙂
    Solimano
    Tu dici: Per me, aveva un problema, comune a Balzac, a Hugo, anche a Dostoevskj: voleva che i suoi libri li comprassero tutti e tutte.
    Beh, questo lo vogliono tutti gli scrittori. Anche (e a volte soprattutto) quelli che fingono di avere la puzza al naso. Proust e Joyce, giusto per citare due nomi non popolarissimi e soprattutto ben morti (così non pesto i piedi a nesuno) fecero bassezze per farsi pubblicare e leggere.
    Ed anche oggi, la maggior parte degli scrittori è disposta a vendersi altro che l’anima, pur di vendere qualche copia in più. Niente di male, itendiamoci. Solo che di novelli Dickens, Hugo, Balzac (ci metterei dentro anche Zola, già che ci siamo) non è che se ne trovino facilmente, in giro, mi pare. O no? ^__*

  7. madeinfranca ha detto:

    …piacevolmente colpita dall’accento che poni
    sul personaggio “folla”…
    che -dal “comodo” della mia lettura-ho sempre considerato (dalla storica della Bastille alla realista di Germinal…) non più massa,
    di reietti, esclusi, “ultimi”…
    senza storia
    ma, paradossalmente,
    insieme di individualità
    finalmente protagonista
    della Storia.
    Con la “simpatia” da lettrice
    che ne deriva.

    Nella realtà indubbiamente fa paura, per i quasi sempre inevitabili fatti di sangue che porta con sè…leggevo che anche Dickens, nonostante la bravura delle sue descrizioni, aveva in orrore la lotta armata e la violenza in genere…

    hai perfettamente ragione sul fatto che Dickens non faccia letteratura per ragazzi…:
    di lui ho letto , da adulta
    “Il circolo Pickwick” e
    “David Copperfield”
    da ragazzina (e da adulta!)
    “Un canto di Natale”…

    …anzi sai che ti dico,
    cara Gabrilù ?
    che dopo questo tuo ennesimo
    “momento di riflessione”
    su autori e libri (con probabilmente inconscia tua spinta a leggere quelli
    “riflessi”…)
    attacco la ri-lettura del suddetto appena finisco quello
    “sul comodino” :
    Rinascimento privato” della Bellonci…ah! vedi? vedi? ricordo d’averlo comprato dopo la lettura di una tua recensione.

    bisousgabrilù!

  8. utente anonimo ha detto:

    bellomil blog / bellissimo il post

    🙂 dawoR***

  9. annaritav ha detto:

    Stupefacente! Per i tuoi post abbasso il principio della modica quantità e via libera alla libridine più assoluta ;-))
    Annarita

  10. annaritav ha detto:

    Stupefacente! Per i tuoi post abbasso il principio della modica quantità e viva la libridine più assoluta ;-))
    Annarita

  11. annaritav ha detto:

    Oooops, per l’entusiasmo mi sono duplicata! :-)))

  12. Harion ha detto:

    Questa recensione è bellissima *ç* me la sono riletta più volte, e mi hai fatto venir voglia di riprendere GRANDI SPERANZE, accantonato per disperazione…quasi quasi….

  13. gabrilu ha detto:

    Madeinfranca
    Sempre un piacere vederti da queste parti e come sempre ti ringrazio per le cose gentili che scrivi.
    Sulle folle che presero la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno (chiaro che li cito a titolo esemplificativo, si potrebbero citare altri e diversi eventi) avrei qualche dubbio sulla consapevolezza e la coscienza individuale di tutti i suoi componenti…ed in quanto ad atrocità, non avevano nulla da invidiare a quanto la storiografia e Dickens riportano a proposito dei Gordon Riots… ma il discorso sarebbe troppo lungo.
    Rinascimento privato lo lessi tanti anni fa, subito dopo Lucrezia Borgia e quando la Bellonci era ancora viva. Ne ho un ricordo positivo.
    daworR
    Ti ringrazio 🙂
    Annarita
    Ma così mi fai arrossire! ^__^
    Harion
    Grazie anche a te ^__^
    Grandi speranze….. abbandonato *per disperazione* ?!
    Ohibo’… che colpo al cuore, che mi dai 🙂
    La scena in cui Pip incontra per la prima volta Miss Havisham è già da sola, un pezzo da antologia

  14. utente anonimo ha detto:

    denis il boia è uno dei personaggi migliori di dickens, è grandiosa la descrizione di quando proprio lui, il boia, scopre che verrà giustiziato

    ma il più grande in assoluto è ovviamente Eugene Wrayburn! la prima e unica volta che trovo un personaggio di un romanzo più intelligente di quasi tutte le persone che conosco… farei di tutto per assomigliargli

    a quando una recensione sul “nostro comune amico”? dopo aver letto tutto dickens sono dell’opinione che sia il suo capolavoro

    Adriano

  15. gabrilu ha detto:

    Adriano
    Come si fa a scegliere tra i romanzi di Dickens?
    Però si, dovendo proprio scegliere, letterariamente parlando sono d’accordo che la palma potebbe venire assegnata a Il nostro comune amico (ex aequo con Casa desolata, IMHO).

    Non ho scritto niente qui su questi due libri per la semplice ragione che li ho letti molto prima che aprissi il blog, ed io qui scrivo di cose che vado leggendo (o rileggendo adesso).
    … Questo forse vuol dire che è venuta l’ora di riprendere in mano Il nostro comune amico e Casa desolata? Mumble mumble…
    Why not?
    Magari quest’estate. Che ormai è alle porte. Vedremo.

  16. Daniel Quilp ha detto:

    sto (ormai disperatamente) cercando questa edizione Einaudi di Barnaby Rudge, versione cartacea…qualcuno sa aiutarmi? Possibile che un classico di Dickens scompaia dal mercato???

    • gabrilu ha detto:

      @Daniel Quilp
      è vero, ho controllato anche io e pare proprio che la versione cartacea sia scomparsa dalla circolazione. Speriamo temporaneamente (voglio essere ottimista).
      Con l’occasione, io ho scoperto invece, tutta contenta, che esiste anche la versione digitale, che mi sono già affrettata ad acquistare. Il mondo è bello perchè vario, dicono. Pensa tu: io sto cercando di procurarmi in digitale tutti i classici che già posseggo in cartaceo (e Barnaby Rudge mi mancava).
      P.S. Curiosità: ma come mai tra i tanti personaggi dickensiani hai scelto, per il nick, proprio il perfido Quilp? 🙂

      • Daniel Quilp ha detto:

        è che io amo possedere, maneggiare, sfogliare e vedere nella libreria il libro in quanto oggetto. Ho scelto Quilp perché, forse, non sono poi così buono… 😉

  17. dragoval ha detto:

    Ma è possibile che dopo sei anni ancora scovo post che non avevo letto?!?!?!?……;-)

  18. Daniel Quilp ha detto:

    forse merito dell’immortalità artistica dickensiana, capace di esumare i post!

  19. letis ha detto:

    oh che bello sentirtelo dire! anch’io amo Dickens! che è una scoperta della maturità, caspita.

    ah, ecco, dici che Nicholas Nickelby lo pubblicheranno? nel dubbio io ho scaricato l’ebook della vecchia edizione italiana 🙂
    Una cara amica mi aveva detto che nel Nickelby c’erano personaggi di raro spasso, e io lo cercavo da tempo. Devo verificare se batte certe figure di “Il nostro comune amico”…

    Non ho capito te, ma io confermo che anche per me “Casa desolata” è il Dickens più bello che abbia letto finora 🙂

    • gabrilu ha detto:

      letis
      Nicholas Nickelby? Non mi risulta che lo pubblicheranno… Anch’io mi sono dovuta accontentare dell’ebook della vecchia edizione italiana. Intendiamoci: avercelo in ebook a me va stra-benissimo, ma purtroppo è un book anche troppo artigianale 😦
      Ma insomma, sempre meglio di niente 🙂

      A proposito di “raro spasso”: hai letto Martin Chuzzlewit? Ci sono pagine e pagine da rotolarsi dal ridere 🙂

      In quanto ai miei Dickens preferiti… per me i suoi capolavori sono (ex aequo) Casa desolata e Il nostro comune amico. Per complessità, per maturità, per un sacco di motivi che non sto adesso qui ad elencare.

      Ma poi… per il resto… come si fa a scegliere? Dickens è Dickens, punto 🙂

  20. Daniel Quilp ha detto:

    “Una nave proveniente da Londra si fa strada fra le nebbie in prossimità del
    porto di New York.
    La folla in attesa sulla banchina, dopo aver avvistato l’ imbarcazione urla
    concitata verso l’ equipaggio -“Come sta la piccola Nell?”-
    Sono tutti molto in ansia per la sorte della bambina.
    No, la piccola Nell non è una loro parente, è la protagonista de
    “La bottega dell’ antiquario”, romanzo a puntate di Charles Dickens.
    Quella nave trasporta l’ ultimo episodio che svelerà il finale della trama.”

  21. Angelo Poggio ha detto:

    Nel momento Barnaby si accorge della sua ombra e, consapevole di essere malato di mente, chiede alla madre se anche la sua ombra è pazza, penso si tocchi uno dei punti cardini delle espressioni che hanno consacrato Dickens a massimo rappresentante della letteratura inglese del periodo vittoriano.

    • gabrilu ha detto:

      @Angelo Poggio
      E’ vero.
      Questo tema dell’ombra è molto importante.
      E’ un vero peccato che Barnaby Rudge sia così poco conosciuto, in Italia. Dickens ha molte facce, e quella di Barnaby non è certo una delle meno inquietanti.

  22. Diletta Bianco ha detto:

    ho finito di leggere il romanzo l’altro ieri. letto al volo perchè ho pochissimo tempo ma mi è davvero piaciuto tanto, però vorrei chiedere se è solo colpa della mia lettura affrettata o se effettivamente ci sono delle incongruenze e dei punti in sospeso, ovvero
    -Edward Chester viene descritto come un ventottenne con un certo colore di capelli mentre è alla Cuccagna e poi come un ventitreenne con altra capigliatura quando viene derubato e ferito a Londra
    -non mi sembra che sia mai espresso il movente del duplice omicidio di Rudge padre: perchè uccide il giardiniere e il sig. Haredale?
    -perchè la signora Rudge, che all’epoca del delitto era incinta decide di chiamare il figlio come il padre se tanto lo ripugna?
    -perchè quando l’uomo misterioso all’inizio del romanzo si ferma a ristorarsi nessuno dei presenti lo riconosce minimamente, tra cui lo scaccino, e cinque anni dopo, al momento dell’incendio della Conigliera, il suddetto Salomon Daisy lo riconosce immediatamente? (tra l’altro sembrerebbe che nella prima parte del romanzo Rudge padre sia davvero un criminale incallito e efferato che non ha paura di nulla e dal quale tutti fuggono, nella seconda parte diventa invece molto molto più pavido)
    -e poi…solo a me dispiace per la fine di Hugh? è il personaggio che ho trovato più vero, nel senso di vera incarnazione del motivo che portò ai disordini del 1780, molto poco religioso e parecchio di voglia di riscatto sociale. Una vittima della società del tempo per cui nessuno degli altri personaggi sembra provare pena, salvo Barnaby che, in realtà, pare affezionato a tutti.
    Avrei preferito che Dickens lo facesse cadere in battaglia
    Mi farebbe molto piacere se qualcuno avesse voglia di rispondermi. grazie

    • gabrilu ha detto:

      Diletta Bianco innanzitutto benvenuta. 🙂
      Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato Barnaby Rudge, che non è certo uno dei romanzi più popolari di Dickens, almeno tra gli italici lettori, credo…
      In quanto alle incongruenze che tu hai rilevato, alcune cose al volo:

      — la mia lettura del romanzo risale ormai come tu stessa puoi vedere dalla data del post ormai a parecchi anni fa. Personalmente non sono quindi in condizioni, sul momento, di risponderti adeguatamente anche perché non essendo a casa non ho il libro a portata di mano. Spero che qualche dickensiano (o dickensiana) che frequenta questo blog possa risponderti, leggerò con molto interesse

      — a naso, non mi meraviglierebbe affatto scoprire che hai perfettamente ragione. Però sapere di queste (e magari altre) incongruenze non sminuirebbe granché ai miei occhi il valore complessivo del romanzo. Inoltre teniamo presente che questi romanzi venivano scritti a puntate, a volte il progetto iniziale subiva cambiamenti in corso d’opera, spessissimo erano scritti di fretta…. Difficile, per l’autore, tenere sempre e tutte a bada le fila dell’opera.

      — tra i millanta progetti di letture e riletture ho anche quello di rileggermi a tappeto tutto Dickens, decisamente uno dei miei autori preferiti.certum an, incertum quando, però….
      Ciao! 🙂

      • Diletta Bianco ha detto:

        Grazie!!! grazie intanto per la celere risposta. Anch’io sospetto che Dickens non avesse nemmeno il tempo di rileggere le bozze prima di mandarle in stampa per correggere l’ortografia, figuriamoci la continuity…Anche a me piace molto come autore (appena prima avevo divorato Tempi difficili) e ora ho cominciato Casa desolata.
        Di Barnaby Rudge non ho per niente apprezzato la traduzione della Pivano, non me ne voglia che è stata un grande personaggio, ma, sebbene non avessi il testo originale a fronte, ho idea che ci fossero svariati errori, ad esempio nel dialogo tra Chester padre e figlio “treno di vita” suppongo proprio che volesse essere un “tenore di vita”
        In generale adoro la english novel dal gotico in poi fino ad arrivare al mio autore preferito su tutti: Tolkien

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