PRIMA E DOPO

Bacon - Blood on the floor
Nel 1971, George Steiner utilizzò la favola di Barbablu come un simbolo della incolmabile distanza fra le dichiarazioni di elevata moralità dell’Occidente e la sua pratica della tortura, del pogrom, del massacro.

Nella raccolta delle conferenze in memoria di T.S. Eliot Nel castello di Barbablu, Note per la ridefinizione della cultura — una serie di brevi saggi attraversati dal pensiero di Auschwitz — Steiner, riferendosi all’opera di Bela Bartòk, pone questa epigrafe:

"Rispetto alla teoria della cultura è come se ci trovassimo là dove si trova la Giuditta di Bartòk, quando chiede d’aprire l’ultima porta"

Scrive Steiner:
"A me sembra irresponsabile qualunque teoria della cultura, qualunque analisi della nostra situazione attuale che non ponga al centro della riflessione i metodi del terrore che con la guerra, la fame e il massacro deliberato causarono in Europa e in Russia, tra l’inizio della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda, la morte di circa settanta milioni di esseri umani […] Oggi ci rendiamo conto che gli eccessi della brutalità e dell’isteria collettiva possono coesistere con il mantenimento e persino con lo sviluppo delle istituzioni, delle burocrazie e dei codici professionali dell’alta cultura. In altri termini, biblioteche, musei, teatri, università, centri di ricerca, nei quali avviene in massima parte la trasmissione del sapere umanistico e scientifico, prosperano anche a pochi passi da un campo di concentramento". George Steiner, Il castello di Barbablu

"Auschwitz ha costituito la frattura etica più grande in duemila anni di storia europea. L’arte che non "sente" questa frattura non è arte, è solo intrattenimento di massa", ha detto Imre Kertész in un’intervista del 2003

———————-
Francis Bacon, Blood on the floor, 1986

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8 risposte a PRIMA E DOPO

  1. utente anonimo ha detto:

    non sarà anche che la cultura ufficiale, con i suoi centri di trasmissione del sapere, trae linfa vitale dall’orrore?
    ditemi che mi sto sbagliando
    Elena

  2. giuba47 ha detto:

    Ho letto questo libro di Steiner e lo ritengo un libro importante. La cultura non dovrebbe non fare i conti con queste realtà, non dovrebbe rimanersene appartata. La cultura purtroppo non ha impedito ciò che è capitato in quegli anni e questo ci deve far riflettere… Ciao, Giulia

  3. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano
    Molto profondo Steiner, come sempre. Purtroppo, queste riflessioni non arrivano mai là dove dovrebbero arrivare…
    Ma è un discorso triste (penso all’angoscia di Primo Levi nel veder risorgere quelle ideologie), forse è meglio pensare a Bartok e alla sua musica grande e difficile.
    Bartok era uno che, cent’anni fa, prendeva i primi rudimentali mezzi di registrazione (dei grammofoni!) e andava per le campagne a registare la voce della sua gente, e anche di quella dei vicini…
    saluti carissimi, e grazie per aver letto quello che ho scritto su Herzog.
    Giuliano

  4. amfortas ha detto:

    Ciao gabrilu e scusa per la prolungata assenza.
    Credo ci sia del vero, in ciò che afferma Elena.
    Le parole di Kertész, che non conoscevo, sono pietre.
    ciao.

  5. PrimoCasalini ha detto:

    Discorso difficile. Non tanto riguardo la terribilità di Auschwitz, e la comprovata complicità e collusione di tantissimi tedeschi (e ungheresi, e polacchi, e romeni, e italiani…), ma perché affermare l’unicità di Auschwitz è in un certo modo un chiamarsi fuori, ignorare che stermini di massa, nella storia della Europa cristiana ce ne sono stati tanti per i più svariati motivi, dal razziale, al religioso, all’ideologico (le noyades al tempo della Rivoluzione francese, ad esempio), al politico (i gulag), alla guerra civile spagnola in cui non si facevano prigionieri.
    Auschwitz appartiene al Novecento già tecnologico, quindi ad una crudeltà organizzata ma la logica dello sterminio di massa è stata sempre sottesa al baco profondo dei monoteismi e dei monoateismi, che si trova perfino nella Bibbia.
    Scendendo ad un fatto apparentemente piccolo, quando si impose la teoria di Benedetto Croce sul fascismo come parentesi nella storia d’Italia, il meccanismo era lo stesso, chiamarsi fuori, delimitare il problema, quando nella storia d’Italia prima del fascismo, anche dopo, ancora adesso sono presenti elementi che il fascismo esplicitò, altro che parentesi. Il caso esemplare è quello di Sinoza, che alla fine era odiato da cattolici, protestanti ed ebrei. Evidentemente, c’erano dei motivi comuni, se Spinoza dava così fastidio. E ci sono ancora, a parte la dolcezza sospetta e in realtà solo apparente di tanti uomini (uomini! non donne, solo gli uomini possono parlare) delle varie chiese e moschee e sinagoghe.

    grazie Gabrilu e saludos
    Solimano

  6. gabrilu ha detto:

    Elena
    Il ragionamento di Steiner a me sembra ancora più radicale, perchè — come Kertész, d’altra parte — si riferisce non tanto o non soltanto alle istituzioni culturali che veicolano i valori ed i modelli “ufficiali” ma alla terribile scoperta che l’arte non rende necessariamente migliori e che uno squisito ed esperto appassionato di musica, letteratura, poesia etc. può anche essere un feroce torturatore ed aguzzino.
    Mi viene in mente, a questo proposito, un bellissimo racconto (molto breve ma terribile) di Vercors (quello de Il silenzio del mare) intitolato Le parole che tratta, in forma narrativa, proprio questo tema.
    Giulia
    So come la pensi al riguardo, ricordo che hai dedicato uno dei tuoi bei post proprio a questo (vedi che ti leggo sempre con attenzione? 😉
    Giuliano
    Mi fa molto piacere che anche voi apprezziate Steiner. Io lo considero uno dei miei Maestri, un mio saldo punto di riferimento
    Amfortas
    Ho dimenticato di dire che si trattava di una intervista rilasciata a L’Unità. Ma cmq è un concetto che Kertész ripropone spesso.
    Solimano
    Lo so, è una questione molto dibattuta, quella della unicità di Auschwitz. Io da parte mia ci ho molto riflettuto non da ora ma da anni e la mia conclusione è sempre la stessa: Auschwitz per me rappresenta in effetti “la” frattura etica di portata colossale tra un prima e un dopo.
    E non, ovviamente, perchè io mi sogni di ignorare i massacri e le atrocità che nei secoli ed anche in tempi recenti ci sono stati, e men che mai perchè mi sogni di pensare che alcuni morti siano più importanti di altri. E nemmeno è più importante per il numero dei morti (basti pensare ai milioni di vittime dello stalinismo).
    Auschwitz ha segnato un enorme balzo nella storia dell’orrore di cui possono essere artefici degli esseri umani proprio per tutto quello che ha così ben descritto e analizzato Hannah Arendt, e cioè il fatto che quelle atrocità non sono state commesse sempre e soltanto per odio e/o fanatismo, ma spessissimo con la tranquilla indifferenza di una burocratica “banalità del male” che ha coinvolto e travolto gente assolutamente “normale” (tra cento virgolette) che molto spesso nemmeno li odiava, gli ebrei. Due esempi per tutti: Eichmann personaggio storico, Max Auer (il protagonista de “Le benevole” di Littell) nella narrativa.

    Una cosa che — tra cento altre, ovviamente — mi ha sempre impressionato molto è il fatto che anche quando la Germania era ormai certa della disfatta, la principale preoccupazione era costituita dall’acccelerare lo sterminio degli ebrei. Le peggiori cose avvennero proprio nell’ultimo periodo. Con metodo, con implacabilità, privilegiando lo sterminio anche a scapito della difesa della Germania…

    Ma ha ragione Giuliano, sono discorsi troppo tristi. Mi accorgo di lanciare, a volte, post forse un po’ troppo “pesanti”. Ma non me ne pento mai, perchè penso che l’importante non è ricevere un sacco di commenti, o dover scrivere a tutti i costi un commento, e so benissimo che siamo tutti consapevoli del fatto che temi del genere possono, in posti come questo, forse soltanto sfiorati. Però magari possono stimolare una riflessione, e questo sarebbe già cosa buona.
    A volte le riflessioni più importanti sono quelle che si fanno in privato, non sempre è indispensabile condividere tutto, mettere in piazza tutto. Specialmente su certi temi, dove il rischio per tutti noi, nessuno escluso, è quello di risultare, a causa della sintesi cui obbliga un blog, molto superficiali.

  7. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano
    La differenza dei campi nazisti rispetto alle stragi “normali” è stata ben spiegata da Primo Levi:
    – una strage in tempo di pace, senza alcuna minaccia dall’esterno o dall’interno;
    – una strage pensata e premeditata;
    – una strage organizzata in maniera industriale, con tanto di ingegneri e architetti che lavoravano per rendere il tutto più efficiente, proprio come si fa in fabbrica. Ed è questo l’aspetto più sconvolgente.

  8. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Giustappunto.

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