A PIENE MANI – JEAN STAROBINSKI

Copertina libro
Jean STAROBINSKI, A PIENE MANI. Dono fastoso e dono perverso (tit. orig. Largesse), traduz. Antonia Perazzoli Tadini, p. 188, Einaudi, ISBN-13: 9788806136536

In un articolo intitolato Un dono senza perchè comparso su La Stampa del 23 dicembre 2007 Barbara Spinelli scriveva, a proposito dello scambio dei doni”: “…Vien chiamato così ed è già una stortura: perché nessun dono, se è dono, è accostabile allo scambiare, allo stipulare contratti, a un dare condizionato” e richiamava la nostra attenzione su quelle pagine di Minima Moralia in cui Adorno sostiene che il vero regalare è provare felicità nell’immaginare la felicità di colui che riceverà.

Il testo della Spinelli è come sempre molto ricco di spunti interessanti, profondo nella sua apparente semplicità e molto stimolante in particolare per quanto riguarda l’idea di base, e cioè che il dono — in quanto tale — non può essere al centro di un rapporto di scambio basato sul do ut des.

Quest’idea mi ha fatto tornare in mente due testi: il primo è Saggio sul dono di Marcel Mauss che — pubblicato negli anni Venti e considerato ormai un classico dell’antropologia — è centrato proprio sulla individuazione di quelle che secondo Mauss sono le tre caratteristiche del dono e cioè il dare, il ricevere e il ricambiare.

Il secondo è invece questo Largesse (tradotto ottimamente in italiano con A piene mani) di Jean Starobinski pubblicato una decina di anni fa e che sonnecchiava in uno dei miei scaffali. L’articolo della Spinelli m’ha fatto venir voglia di non rinviare ancora una lettura che era già da molto tempo nei miei programmi. Non so se un chiodo riesca sempre a scacciare un altro chiodo. So per certo, però, che lettura chiama molto spesso altra lettura.

Si tratta di un testo del 1994 la cui genesi lo rende già di per se molto particolare perchè accompagnava un’esposizione d’arte figurativa al Musée du Louvre consacrata al gesto del dono.

Negli anni ’90 infatti il Louvre organizzò un ciclo di mostre intitolato Parti pris il cui filo conduttore era costituito, nell’intenzione degli ideatori e curatori, dal sottolineare come il lettore (inteso in senso molto lato) non sia mai neutrale, mai imparziale.

Le mostre allestite furono tre: Mémoires d’aveugle di Jacques Derrida, focalizzata sulla cecità del disegnatore; Bruit des nuages di Peter Greenaway sulla caduta di Icaro e Largesse di Jean Starobinski dedicata alla rappresentazione del donare.

Il volume di Einaudi contiene appunto il testo di Starobinski che accompagnava l’esposizione delle opere del Louvre.

Non si tratta di un libro di storia o di critica d’arte, è bene precisarlo. Starobinski chiarisce sin dall’inizio che il suo obiettivo è quello di “mettere in luce alcune delle forme più significative dell’atto del donare, in alcuni grandi testi storici, letterari, filosofici o religiosi della cultura europea” (p.7).

E’ chiaro quindi che in questo lavoro la complementarietà tra testo ed immagini è fondamentale, ed infatti il volume Einaudi contiene le riproduzioni di tutte le opere citate da Starobinski corredate dalle dettagliatissime schede informative contenute nel catalogo della mostra del Louvre.

Il libro inizia con la citazione di un brano di Rousseau tratto da Les Rêveries du promeneur solitaire in cui viene descritta una rissa tra bambini che si azzuffano per accaparrarsi un pezzo di pan pepato gettato loro per divertimento da uno degli ospiti di una festa data da Madame d’Epinay, protettrice dello stesso Rousseau.

Dall’analisi testuale molto sofisticata di questo brano, Starobinski prende le mosse per passare all’analisi delle varie forme (largesse, largitio, sparsio) di quello che lui chiama il “dono fastoso” elargito da principi e potenti sin dai tempi dell’Impero Romano alle varie tipologie del “dono funesto” (dal vaso di Pandora al cavallo di Troia, alle tuniche avvelenate delle tragedie greche alla mela di Eva e il filtro di Tristano ed altri innumerevoli esempi) passando per un lungo ed interessantissimo capitolo interamente dedicato al significato profondo — e al mutamento storico di esso — che c’è dietro il gesto del far l’elemosina ai poveri, del donare per “carità”.

Jean Starobinski Il percorso di pensiero che propone Starobinski è avvincente. Chi lo conosce sa che il suo approccio critico generale si fonda sul superamento delle frontiere tra letterature, arti e scienze umane, che per lui è fondamentale la nozione di “sguardo”, e che solo il continuo collegamento tra testo e contesto storico e l’incrociarsi degli approcci strutturale, tematico e psicoanalitico può consentire di far luce sul significato di un’opera.

Il testo di Starobinski occupa poco più di un centinaio di pagine, ma si tratta di pagine densissime di concetti, citazioni, rimandi incrociati tra letteratura ed arti grafiche, mitologia e storia antica, religione e filosofia. Starobinski ricorre sia all’analisi dei testi letterari così come all’analisi iconologica delle opere grafiche; all’etimologia ed alla liguistica. Interessantissimi  i passaggi  dedicati  alla polisemia dei termini relativi al dono e all’atto del donare.

Il volume contiene anche, in appendice, un’antologia in cui sono riportati per esteso tutti i brani letterari, storici, filosofici citati da Starobinski; una lettura utilissima oltre che piacevole.

Starobinski non è autore per lettori “pigri” o che vanno di fretta ma è decisamente affascinante inoltrarsi in questo testo che ruota tutto attorno alla domanda fondamentale:

“… bisogna proprio disperare di vedere trionfare il dono puro, il dono senza contropartita, che non prenda in considerazione l’interesse personale?” (p.59)

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8 risposte a A PIENE MANI – JEAN STAROBINSKI

  1. utente anonimo ha detto:

    Beh sul fatto che un chiodo possa scacciare un altro chiodo, mi sono ormai convinta che non è così, ma questo esula un pò dal discorso… Sull’atto del donare invece ci sono così tante sfumature da considerare, e ora così di getto mi viene da pensare che quando si dona “troppo” a piene mani, in realtà dietro questi gesti si nascondono sempre delle aspettative, anche solo psicologiche, e magari non sempre consapevoli. Interessante andare a sviscerare però, e come sempre, prendo nota…
    Buon Anno
    Elena 🙂

  2. PrimoCasalini ha detto:

    Posso sbagliarmi, ma la copertina del libro o è un disegno del Correggio o di uno che il Correggio l’ha visto, chiedo conferma o smentita.
    Ho imparato a yoga perché vige il proverbio “Una buona azione non rimane mai impunita”. Perché chi la riceve si sente in debito, e nessun debitore ama il creditore.
    A meno che, qui sta il punto, chi riceve avverta la gioa di chi dà, allora non patisce, ma gioisce pure lui.
    Ma da cosa nasce questa gioia?
    Da esuberanza dell’istinto di dominanza però raffrenato da una logica ragionevole: non ci sta a stare compresso e si manifesta nel dono senza aspettative. Generosità e dominanza camminano affiancate, non mi fido della generosità di chi non si ama, è uno che cerca di comprarmi.
    Tutto per dire che le dominanze ed il potere non vanno esorcizzati, ma compresi, ed utilizzati a comune (e gioioso) vantaggio. Niente moralismi, s’il vous plait.

    grazie, Gabrilu, e saludos
    Solimano

  3. giuba47 ha detto:

    Io penso che questo sia un argomento molto delicato e che, se è vero che molto spesso il dono sia uno scambio (il che non è di per sè negativo, anzi), possa esserci anche il dono fine a se stesso non da considerare come generosità, ma modo di comuncare qualcosa di sè… Ma sono tante le sfaccettature e le diversità che si nascondono dietro questo gesto che sento il pericolo, commentando, di generalizzare. Interessante davvero deve essere questo libro che suggerisci. Intanto ti faccio i miei migliori auguri, Giulia

  4. gabrilu ha detto:

    Elena e Giulia
    il punto è proprio questo: che dietro il gesto del donare ci possono essere tanti significati ed implicazioni diverse. Non solo non c’è una sola tipologia, ma ci sono tante tipologie e livelli di analisi, ed è proprio l’esplorazione di tutti questi livelli e tipologie che è molto interessante, secondo me.
    Analizzare è (o almeno, dovrebbe essere) diverso dall’assegnare un giudizio di valore, dovrebbe significare cercare di vedere le cose come sono, non come vorremmo che fossero (o che non fossero)
    Solimano
    Sull’immagine di copertina: si tratta infatti di Eva porge la mela del Correggio, e nella scheda del Louvre l’opera è indicata come “sanguigna con lumeggiature di bianco”. Sempre la scheda dice che si tratta di uno studio di Eva per la decorazione del Duomo di Parma.

  5. arden ha detto:

    Credo che il momento in cui ho capito di aver passato un confine e di non essere più solo una bambina, è stato quando ho appreso e mi sono resa conto che i doni non erano gratuiti. Nemmeno quelli che con grande slancio io credevo di fare per puro amore o eccesso di felicità.

    Un caro augurio per il nuovo anno, Gabriella.

  6. gabrilu ha detto:

    Arden
    grazie, e tanti auguri anche a te ^__^

  7. PrimoCasalini ha detto:

    Gabrilu, il disegno non lo conoscevo, ma l’immagine ce l’avevo dentro, perché l’ho vista a poca distanza, cosa rara per gli affreschi delle cupole. Avevano restaurato gli affreschi del Correggio e decisero di lasciare in situ per qualche mese l’impalcatura, in modo che si potessero vedere molto da vicino. Incassarono molti soldi, e lo rifecero per gli affreschi del Parmigianino. L’Italia è piena di bellissime cupole, e ci vorrebbe poco a montare una impalcatura temporanea. I visitatori verrebbero a sciami e ripagherebbero di gran lunga tutti i costi. A Parma lo fecero perché avevano restaurato. Questo per dire l’inconsapevolezza di chi dovrebbe provvedere. Il disegno è di Eva che offre un dono avvelenato, la mela del peccato originale, del tutto coerente col libro di Starobinski.

    buon anno a tutti
    Solimano

  8. gabrilu ha detto:

    Solimano
    Infatti il disegno di Correggio è una delle opere che facevano parte della mostra del Louvre e Starobinski lo usa proprio a proposito del “dono perverso”, dedicandogli più di una pagina (io ho citato la scheda tecnica, quella inserita nell’appendice del volume).

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