NON L’HO LETTO, PERO’…

Jonathan Littell
Su Le benevole di Jonathan Littell si sono ormai riversati fiumi di inchiostro e di bytes.
Io questo libro non l’ho (ancora?) letto, però ne ho parlato molto con amici qui a Palermo e a Parigi in ottobre, e ho divorato tutti gli articoli che mi sono capitati a tiro, molti dei quali si possono leggere anche qui

Ora però voglio segnalare due post di blogger (che per quel che mi risulta non sono critici professionisti — prego mi si corregga se sbaglio) che ho trovato molto interessanti e che esprimono, su questo libro, pareri molto diversi. Oserei dire… diametralmente opposti.

Mi sono piaciuti perchè, a prescindere dal giudizio di valore che formulano sul libro di Littell, mi è sembrato che entrambi dicano davvero quello che pensano, di questo libro. Il che non è cosa da poco. E’ per questo motivo che, pur potendo inserire i loro post nel mio fido blog-roll della colonna qui a destra voglio invece sbandierarli così, en plein air, sperando che di questo non si dispiacciano.

  • Dal blog letturalenta >>
  • Dal blog La voce di Ghismunda >>
  • post-it Se non chiudo questo blog — cosa che un giorno o l’altro potrei pure fare, tutto sommato, why not? — prima o poi aprirò almeno altre due o tre sezioni. Una di queste sarà dedicata ai miei "appunti di NON lettura".
    Si può benissimo scrivere anche di libri che non si sono letti. Lo fanno spesso tanti stimatissimi critici, senza dichiararlo.

    Io invece spero, promitto et iuro che lo farei (lo farò?) dichiarando sin dalla prima riga che intendo parlare di un libro non letto. Più corretto di così! E poi, fa persino rima … 

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    Informazioni su gabrilu

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    Questa voce è stata pubblicata in Citazioni, Libri, presi dalla rete. Contrassegna il permalink.

    17 risposte a NON L’HO LETTO, PERO’…

    1. bobregular ha detto:

      ce l’ho pure io su uno scaffale, in attesa… l’unica cosa che posso dire per ora è che giova ai bicipiti 🙂

    2. oyrad ha detto:

      Questo libro credo che non lo leggerò mai, ma lo metterei volentieri sul mio “coffee table” ideale con accanto il catalogo (purtroppo orrendamente scritto e graficamente avvilito con le brutte “invenzioni” impaginative delle nuove produzioni Electa) della “carina” mostra mantovana intitolata “Lucio Fontana. Scultore”, perchè le copertine fanno un eccellente “pendant” 😉

      Oppure potrei metterlo accanto alla versione Oscar Mondadori di “Tutte le cosmicomiche” di Calvino che ha in copertina un “Concetto Spaziale” di Fontana davvero notevole…

      Anche il mio blog è a rischio chiusura… per i prossimi mesi sarà molto dura tenerlo in vita… sigh! 😦

    3. utente anonimo ha detto:

      Per lavoro (bibliotecaria) spesso mi trovo a ‘consigliare’ o ‘sconsigliare’ libri senza averli mai letti. Si può fare: ci si informa molto attraverso recensioni, commenti di chi ha letto davvero, etc. Ma non c’è parere altrui che tenga – per quanto autorevole – che possa sostituire la lettura diretta del libro. Consiglio (ma non l’ho letto …): “Come parlare di un libro senza averlo mai letto” di Pierre Bayard (Excelsior 1881).
      Silvana

    4. gabrilu ha detto:

      bobregular ed Oyrad
      io invece il libro di Littell lo leggerò sicuramente, devo solo trovare il momento adatto per farlo, o per meglio dire le condizioni di spirito adatte perchè sicuramente è un testo molto pesante (e non mi riferisco certo al numero delle pagine). Mi sono convinta che si tratta di un libro comunque importante.
      Silvana
      capisco perfettamente quello che intendi dire e sono d’accordo. Sia per quanto riguarda la prima parte che per la seconda (non c’è nulla che possa sostituire la lettura diretta di un testo).
      Il libro di Bayard di cui parli lo conosco bene, anche se non l’ho letto ^__*
      Ciao 🙂

    5. letturalenta ha detto:

      Non mi dispiaccio affatto, anzi ti ringrazio per la generosa citazione. Pur non essendo convinto che Le benevole sia un libro importante, un libro ‘da leggere’, sono del parere che leggerlo non sia dannoso, che è già qualcosa.

      Il libro di Bayard l’ho addirittura recensito quando uscì in Francia, ovviamente senza averlo letto 🙂

    6. annaritav ha detto:

      Ho imparato a diffidare dei libri di cui tutti parlano, è più forte di me, dopo la tremenda delusione causatami da “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Quando ho la sensazione di dover leggere ul libro perché altrimenti non so che cosa dire, mi preoccupo. Bella l’idea di recensire i libri non letti.
      P.S. Gabrilu e Oyrad, mica farete sul serio con questa minaccia di chiudere il blog… e noi, poveri lettori, che si farebbe? Meditate, gente, meditate… 😉

    7. gabrilu ha detto:

      Annarita
      Che cosa buffa. L’ insostenibile leggerezza dell’essere è uno dei miei libri preferiti in assoluto.. E’ un libro molto denso, dietro la sua solo apparente “leggerezza”… Non l’ho letto all’epoca in cui tutti lo leggevano, ma molto tempo dopo, quando non ne parlava più nessuno, e questo probabilmente mi ha facilitato le cose.
      In quanto al “dover leggere un libro perchè altrimenti non so cosa dire”, ti sembro il tipo di una che legge i libri per poterne parlare in salotto?

    8. giuba47 ha detto:

      Io non so se riuscirei a parlare di un libro senza averlo mai letto, ma tu l’hai fatto bene. Non so, però, tra me e questo lbro non c’è corrente di simpatia e, quando lo guardo, non mi viene da comprarlo. Io o mi innamoro o no… Non so poi come possa giudicare un libro senza consocerlo, questo mi capita anche quando leggo recensioni bellissime. Giulia

    9. utente anonimo ha detto:

      scusate….è un conto parlare di un libro di cui non si è letto (ma avendo raccolto informazioni sull’autore, recensioni di qualcuno di cui condividiamo abitualmente il giudizio), ma come si fa a recensire un libro non letto?
      Forse si può fare solo per alcuni temi di saggistica, ma un romanzo?
      Sono troppo naive?
      luca sposato

    10. gabrilu ha detto:

      Giulia
      Mi capita spesso di avvertire un qualcosa (vogliamo chiamarlo prurito? Vogliamo chiamarlo masochismo? … Beh, chiamiamolo come ci pare, tanto non ha importanza) che mi spinge a leggere un libro anche sapendo che tra me, l’autore e il testo non potrà mai esserci “simpatia”.

      Non avendo letto il libro di Littell ma solo quello che su lui e la sua opera altri hanno scritto, mi sono convinta di non poter aver nulla in comune con Maximilien Aue e spero proprio di non ritrovarmi a simpatizzare per lui.
      Assicuro che aver pensato questo mi ha fatto sentire molto auto-rassicurata. Molto personcina dabbene.

      ….Se però dovesse succedere invece che pagina dopo pagina dovessi trovarmi anche per un solo capoverso a mettermi empaticamente nei panni di Max Aue e a fare il tifo per lui, chiederò il perchè a me stessa, e non certo a Littell, che se riuscisse in una impresa del genere risulterebbe ai miei occhi, già solo per questo, meritevole di tutta la mia considerazione, come scrittore.

      Ci sono tanti libri che ho letto pur non “simpatizzando” e che però sono molto contenta di aver letto.
      Mi illudo di riuscire ancora a tener distinte, nelle mie considerazioni su un qualunque libro, ciò che è dovuto alle mie empatie, alle mie simpatie, alle mie idiosincrasie.

      Luca sposato

      “Recensione”.

      Trovo che sia parola fin troppo abusata. Tutti ormai parlano di “recensioni”. Scrivono “recensioni”. Anche quando buttano giù tre righe in cui al massimo fanno il riassunto della quarta di copertina del libro che dicono di aver letto.

      Da parte mia, non ho la presunzione di recensire nemmeno i libri che ho letto, riletto e che conosco a memoria.
      Figuriamoci se mi passerebbe mai per la testa di recensire un libro non letto.
      Ne posso solo chiacchierarne.
      Come in genere faccio.
      Le mie sono solo chiacchiere, non vogliono essere nulla di più

    11. talpastizzosa ha detto:

      Sto leggendo “Infinite Jest” di David Foster Wallace, un libro di 1181 pagine… pareri esaltanti (Fernanda Pivano davanti a tutti)… non mi spaventava la lunghezza (ho letto UnderWorld in 10 giorni) ma di una cosa sono convinta… questi i libri non li leggono SICURO… perchè sto libro è di una palla… sono arrivata alla 400esima pagina ed ora si capisce qualcosa e indovina una recensione che c’era scritto “un libro che vi aprirà subito un nuovo mondo dalla prima pagina”… sicuro un mondo di noia!! E poi le recensioni tutte uguali…. ma chi volete prendere per i fondelli… almeno io i libri, nel bene e nel male, li leggo e prima di tutto LI COMPRO

    12. PrimoCasalini ha detto:

      Troppo comodo, Gabrilu, parlare di un libro che non si è letto (naturalmente dicendolo, che non si è letto). Fa simpatia quasi come Benigni quando faceva per TV le critiche dei film che non aveva visto, e non si attacca lite (con quello di positivo che hanno le liti, guai se no). Poi, perché scrivere solo di libri di letteratura? Ricettari, enigmistica, storie zen specie se false (sono le migliori), articoli di critica d’arte su pittori mai esistiti: il Maestro di Magliano de’ Marsi o Lontano da Porretta detto lo Sgorbiante. Qualche Pro Loco appenninica becca di sicuro, e ci facciamo qualche giorno di vacanza riveriti dal signor sindaco.

      good night
      Solimano

    13. amfortas ha detto:

      La recensione è pur sempre un’opinione, non credo possa prescindere dalla conoscenza diretta.
      In campo operistico le recensioni, diciamo così virtuali, sono piuttosto frequenti: mi ricordo di una recensione preconfezionata sul giornale della mia città, tantissimi anni fa, che magnificava le doti di un soprano che non aveva cantato alla prima, perché ammalatasi all’ultimo minuto.
      Ciao 🙂

    14. gabrilu ha detto:

      talpastizzosa
      Capisco la fustrazione di leggere un libro di quella mole annoiandosi, ma francamente non mi sentirei di mettere Fernanda Pivano nel mucchio di quelli che straparlano avendo al massimo sfogliato e “carotato” un libro. La Pivano ha dedicato tutta la vita alla letteratura americana. Credo che qualcosa più di me ne capisca, di un certo tipo di linguaggio.

      Infinite Jest l’ho sfogliato in libreria ma non l’ho comperato e almeno attualmente (mai dire mai, anche con i libri) non ho intenzione di leggerlo. Perchè lo stile di DFW non mi ha catturata, e il mondo di cui parla lo sento troppo distante da me. Conosco però persone che lo hanno letto ed a cui è piaciuto davvero. Sono entrate in quel mondo, e il modo di scrivere di DFW li ha affascinati realmente. Parlo di gente che conosco personalmente, che non ha alcun interesse personale o professionale a parlar bene o male di un libro.

      In quanto al “comprare” libri, hai toccato un tasto al quale sono molto sensibile: anche io, infatti, i libri li compero. Facile dire “leggi questo e quello e quell’altro” quando i libri si ricevono in omaggio e a carrettate. Ma forse proprio perchè li si riceve in omaggio si deve poi in qualche modo ricambiare il favore, e parlarne male può risultare difficile.
      Perciò preferisco comprarli, i libri. Almeno posso scegliere: di leggerli, di non leggerli, di parlarne o non parlarne. Ti par poco? 😉

      Solimano
      Io sto meditando seriamente di darmi alla contemplazione delle ortiche. Non alla loro coltivazione, bada bene (troppo pigra, per questo). Proprio alla contemplazione.

    15. macca ha detto:

      Ci sto arrivando, alla fine.
      Posso esprimere, già da ora, una perplessità: la certosina ricostruzione di avvenimenti e tematiche non giova, almeno non sempre. Venti pagine di disquisizione (dotta, per carità) sulle lingue minori della Russia, talmente criptiche per chi non è uno del “mestiere”, a cosa servono? A fare vedere che sei bravo?
      Ci sono modi migliori per arrivare a “colpire” un lettore.
      Vedremo.
      Daniele

    16. gabrilu ha detto:

      Macca
      Parlare di libri che non si sono letti serve anche a questo: a sentire il parere di chi invece quei libri li ha letti. Ti ringrazio per averci dato il tuo, e benvenuto 🙂

    17. sabrinamanca ha detto:

      A proposito di libri non letti e traduzioni bislacche, “les bienveillantes” è il titolo francese del libro scritto da Jonathan Littell figlio del più famoso Robert (autore di “the company: a novel of the Cia”). Bienveillant significa, accomodante, accogliente, benevolo appunto, mentre in francese “bénévole” significa decisamente altro e cioè volontario.

      Un bénévole è uno che fa volontariato e si dice che faccia appunto “du bénévolat”.

      Il libro di Littell che ha vinto il premio Goncourt lo scorso anno è scritto in francese ( come deve essere per vincere quel premio).

      Ho letto certa critica che mi ha fatto un po’ passare la voglia di leggerlo, soprattutto a proposito di molte inesattezze su fatti e luoghi della storia che hanno fatto inorridire molti.

      Il premio Goncourt di quest’anno è andato invece ad Alabama song di Gilles Leroy, e racconta la vita o presunta tale di Zelda Sayre, la compagna di Scott Fitzgerald, e della sua lotta per non essere cannibalizzata dal più famoso ed egocentrico marito.
      Questo l’ho già comprato e lo leggerò.

      Un saluto

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