LA MARCHE À L’ETOILE – VERCORS

Targa a Vercors su le Pont des Arts

La lapide dedicata a Vercors sul Pont des Arts a Parigi
Foto Gabriella Alù, 2007)

La fama di Vercors (pseudonimo di Jean Bruller) è legata soprattutto allo straordinario successo del suo romanzo breve Le silence de la mer ed al film di Melville che da esso fu tratto. Ne ho parlato tempo fa in questo post.

Ma Vercors non ha scritto solo Le silence de la mer. Ha scritto anche altre cose, molto belle.

Nella vecchia edizione Einaudi che posseggo io sono contenuti ad esempio altri suoi romanzi brevi, tra cui uno intitolato La marche à l’Etoile tradotto in italiano con il titolo Il cammino verso la stella.

Racconta la vita di Thomas Muritz, giovane ebreo ungherese nutrito di cultura francese che per fuggire all’antisemitismo dilagante in Ungheria percorre a piedi tutta l’Europa avendo come meta agognata Parigi e la Francia, da lui vista come terra di giustizia e di libertà:

“Era per Thomas il fascino di quella Parigi traboccante di umanità e di storia, di quelle pietre, di quelle strade, di quei quartieri che vivevano nei romanzi di Dumas, di Balzac, di Eugène Sue”.

A Parigi Thomas ci arriva, ci si stabilisce defintivamente mettendo su famiglia e ci vive servendo e amando profondamente questa che lui considera la sua vera patria (la amò sempre “di un amore aggrottato ed eccessivo”, scrive Vercors).

Ma, con l’occupazione nazista ed il Governo di Vichy, questa patria di adozione, da lui tanto profondamente amata, lo tradirà ignobilmente. L’ebreo francese Muritz morirà per mano di francesi. Collaborazionisti.

La marche à l’Etoile viene pubblicato il 25 dicembre 1943, dodicesimo volume delle Editions de Minuit, la casa editrice clandestina fondata da Vercors.

In un primo momento Vercors aveva pensato di intitolare il racconto Posseder le soleil. Il riferimento è ad un verso di Saint Louis di Claudel, una meditazione del re di Francia sui doveri dei francesi: “Ce n’est pas assez de posseder le soleil si l’on n’est pas capable de le donner” (“non basta possedere il sole se non si è capaci di donarlo”).

Aveva poi deciso per il titolo La marche à l’Etoile. Guardando un vecchio portare una stella gialla aveva pensato: “La stella gialla che la Francia di Pétain avrebbe imposto a mio padre, se fosse vissuto”.

…Perchè La marche à l’Etoile è un vibrante omaggio di Vercors alla memoria di suo padre, Louis Bruller, di cui apprende la vera storia soltanto nel 1942 da una vecchia amica di famiglia. Da lei Vercors viene a sapere dell’odissea del padre che a sedici anni aveva abbandonato il suo paese natale, l’Ungheria e della sua “marche à l’étoile, verso il paese di Victor Hugo e della rivoluzione francese…”.

Il padre di Vercors, come Thomas Muritz — il protagonista del racconto — pensano di avere raggiunto il traguardo delle loro speranze quando arrivano, emozionati, sul Pont des Arts di Parigi, su

“…ce point du monde où l’on embrasse à la fois (…) l’Institut, le Louvre, la Cité- et les quais aux bouquins, les Tuileries, la butte latine jusqu’au Panthéon, la Seine jusqu’à la Concorde”.

Ma voglio citarlo tutto, questo passaggio, nella bella traduzione di Adele Vaudagna Marchisio:

“… Neanche il suo amore lo aveva ingannato: l’aveva condotto dritto al cuore delle sue aspirazioni, a quel punto del mondo dove, girandosi appena, si abbraccia tutto insieme l’Institut, il Louvre, la Cité– e le bancarelle dei libri, le Tuileries, la collina del quartiere latino fino al Panthéon, la Senna fino alla Concordia. Un compendio straordinario che gli gonfiava il cuore di una meravigliosa oppressione. Rimaneva là, mentre gli ultimi raggi del sole sfavillavano dietro Passy, coronavano di rosso la freccia di Notre-Dame e aderivano passando alle asperità architettoniche del Louvre. Sotto i piedi gli scorreva un fiume pieno di maestà e di compostezza, un fiume che non aveva bisogno, come il Danubio o la Vtlava, di farsi notare per essere ammirato. Le acque a quest’ora erano luminose e pesanti come mercurio iridescente. Alcune chiatte passavano lentamente. I pittori, sulle sponde, facevano i loro bagagli. I pescatori si ostinavano senza amarezza. Studenti e vecchi si attardavano a frugare i banchi degli antiquari. Sartine e modiste gli passavano accanto e lo guardavano con stupito interesse, questo giovanotto dai tratti fini, perduto in una contemplazione impassibile e che non restituiva le occhiate”

Oggi sul Pont des Arts, luogo che simbolizza l’influenza culturale della Francia nel mondo, c’è una grande lapide nella quale si legge:

A la mémoire de
VERCORS
(Jean BRULLER)
CO-FONDATEUR en 1942 des
EDITIONS DE MINUIT
avec LE SILENCE DE LA MER
et des
OUVRIERS DU LIVRE
Qui par leur dévouement, au peril de leur vie sous l’occupation nazie,
ont permis à la pensée française de mantenir sa permanence et son honneur
1942 – 1992
Ce lieu du monde, unique et prestigieux,
qui hantait ses pensées, nourissait ses rêves,
exaltait son âme: le pont des Arts.
Vercors, La Marche à l’Etoile


L’ultima volta in cui  sono stata a Parigi, lo scorso ottobre, sono andata apposta al Pont des Arts a cercarla ed a fotografarla, questa lapide.

Oggi è il Giorno della Memoria, ed io voglio celebrarlo a modo mio.
La memoria storica è fatta anche di una lapide sotto un ponte.

  • Il Pont des Arts su Google Maps >>
  • Il mio Pont des Arts su Flickr >>

 

Annunci

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Attualita e Storia, Francia, Libri e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a LA MARCHE À L’ETOILE – VERCORS

  1. oyrad ha detto:

    Una storia molto toccante, amarissima, quella narrata da Vercors e legata alle vicende personali del padre… Non la conoscevo. Hai fatto molto bene a proporla in occasione di questa giornata dedicata al ricordo e alla riflessione.

  2. fuoridaidenti ha detto:

    Di vercors mi impressionò letteralmente un libriccino, meno di 100 pagine peraltro in formato mignon. Si intitola “Le parole”, Il Melangolo edizioni. Non so se lo conosci.

  3. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Vercors è uno scrittore di grandissima sensibilità e raffinatezza, non mi stanco mai di leggerlo e rileggerlo
    fuoridaidenti
    Si, conosco benissimo Le parole. Che tratta un tema da sempre sempre dibattuto: quanto il giudizio estetico su un’opera d’arte possa esser tenuto distinto dal giudizio etico sull’operato del suo autore…. Su questo tema si sono versati fiumi di inchiostro e di parole. Vercors ne fa l’oggetto di un racconto breve, ma fulminante ed agghiacciante. Ha impressionato molto anche me.

  4. fuoridaidenti ha detto:

    Ho riciclato la tua splendida sintesi di “Le parole” a chiosa di una recensione anobiiana di “Nostra Signora dei Fiori” di Genet.

  5. gabrilu ha detto:

    fuoridaidenti
    Effettivamente Genet (che per la verità conosco molto poco) e Céline (che invece conosco abbastanza) sono due autori che esemplificano alla perfezione questo tipo di problema. Sono davvero spiazzanti e ci costringono a fare i conti con le dissonanze.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...