INTO THE WILD – SEAN PENN

Emile Hirsch Into The Wild

Visto ieri sera. Panorami spettacolari e mozzafiato, un trionfo per gli occhi. Attori bravissimi. Emile Hirsch in primis ma anche tutti gli altri, tra i quali troviamo anche William Hurth nella minuscola  ma intensa parte del padre.
Colonna sonora di Eddie Vedder doverosamente appiccicosa come carta moschicida, dotte citazioni di Thoreau (ovviamente) e Tolstoj e massime esistenziali sparse a profusione qua e là per tutto il film come coriandoli. Temi "alti": l’identità, il potere, la schiavitù del denaro e dei vincoli familiari, la solitudine, il rapporto con l’ Altro e con la Natura (quella con la N  maiuscola).

Emile Hirsch Into The Wild

E poi, la storia è vera. E’ quella di Christopher Johnson McCandless ed il film è tratto da un libro, Nelle terre estreme di Jon Krakauer, che dicono essere bellissimo.
Io però non credo proprio che lo leggerò. Mi è bastato il film.

Perchè…che ci posso fare, non solo questo film non mi ha coinvolta più di tanto ma, confesso, mi ha anche annoiata.

Tanti buoni spunti, tanti momenti emozionanti, ma le due ore e passa le ho trovate  francamente  eccessive.

Mah. Sarà che il genere "romanzo/film di formazione" mi piace ma quello "on the road" proprio no e il road movie tranne eccezioni molto particolari (Duel, Sugarland Express, Thelma and Louise)  mi irrita non poco perchè essendo ad organetto le storie (se sono scritte) possono durare cinquanta pagine o duemila e cambia poco e se sono in un film possono durare un’ora o dieci e cambia poco eguale. Lo schema è ripetitivo: inizio, incontri nella fase centrale, fine e avanti il prossimo.

Sarà quel che sarà ma certo è che dopo circa un’ora non ne potevo più di Alexander Supertramp (così sceglie  di chiamarsi il protagonista dopo aver deciso di abbandonare la society, crazy breed) ed ho fatto stop, ho mandato il file avanti fino a circa venti minuti dalla fine giusto per vedere "come va a finire" e sospetto fortemente di non essermi persa, in quell’ora che ho saltato delle due ore e venti complessive niente di fondamentale.

Ho trovato su YouTube questo video di circa cinque minuti costruito con alcuni dei momenti più significativi del film accompagnati  dal soundtrack di Eddie Vedder. Ecco, in questo c’è (quasi) tutto e si risparmia un sacco di tempo. Scherzo, eh, ma mica tanto.

  • Di parere completamente diverso dal mio è invece, ad esempio, Lucamadeus, cui il film è piaciuto molto. Ottime recensioni qui e qui. Ma ce ne sono tante altre, in rete. Gli entusiasti di Into The Wild sono decisamente la maggioranza. E questo va detto.
  • Sul libro di Krakauer >>
  • Into the wild su imdb >>
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    Informazioni su gabrilu

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    25 risposte a INTO THE WILD – SEAN PENN

    1. utente anonimo ha detto:

      Hai citato i miei tre road-movie preferiti (a dire il vero non ne ricordo altri). Quindi mi fido e salto questo film.

    2. gabrilu ha detto:

      Mazapegul
      No, no, non fidarti di me. Il film è bello, sta avendo un enorme successo, penso meritato. Io non faccio testo. Ho descritto solo la mia reazione, non intendevo certo far critica cinematografica.
      Non mi fare venire i sensi di colpa… 0__0

    3. oyrad ha detto:

      Grazie Gabrilù. Terrò presente le tue osservazioni, se mai un giorno mi venisse voglia di vedere questo film… ormai con il cinema ho un rapporto distratto e di dis-amore… anche nei confronti del poco cinema di qualità che c’è in giro… a parte qualche rarissima eccezione…

      Però mi incuriosisce molto, fra i film appena usciti, o in uscita, “Il petroliere”, anche perchè P.T. Anderson è un ottimo regista (“Magnolia”, a suo tempo, mi era piaciuto moltissimo). Un saluto, Oy

    4. utente anonimo ha detto:

      Risultato: ora sono decisamente curiosa. Questo film mi ha ispirato “a pelle” fin da quando è uscito, sarà che Sean Penn mi piace, lascia sempre qualcosa, poi ho letto la recensione di lucamadeus, entusiasta, ora la tua del tutto opposta. Che altro fare perciò se non vederlo? 🙂
      Ciao
      Elena

    5. gabrilu ha detto:

      Oyrad
      A me invece il cinema è sempre piaciuto e continua a piacermi, anche se sul cinem a ho idee particolari che sarebbe troppo lungo spiegare qui ed ora.
      Sono appostata come un avvoltoio in attesa di There will be the blood (titolo originale molto più significante dell’anonimo Il petroliere. Daniel Day Lewis è bravo e anch’io apprezzai molto, a suo tempo, Magnolia.
      Elena
      E fai benissimo a vederlo, Into the wild. Nel suo genere è ottimo, a me è proprio il genere road movie che fa venire il nervoso (smile).

      Ho messo apposta il link al post di Lucamadeus e ad alcune recensioni che parlano benissimo del film. Proprio perchè vengano lette 🙂
      A me piace segnalare anche chi non la pensa come me, purchè i pareri siano argomentati e sinceri. Voglio mica sputar sentenze…
      P.S. Quando l’avrai visto, mi dici che ne pensi? Ora sono curiosissima anch’io, come puoi ben immaginare (smile)

    6. utente anonimo ha detto:

      Altro road-movie di pregio è :”Paris-Texas” di W. Wenders. Non so se lo hai dimenticato o se non l’hai visto. Io lo cito comunque come contributo.
      E’ utile il tuo blog e mi sembra democratico e civile che tu al tuo giudizio unisca anche quello di altri che hanno idee e pareri differenti.
      Grazie.

    7. utente anonimo ha detto:

      Ti farò sapere Gabrilu 🙂 Per rispondere all’ultimo commento Anonimo vorrei dire che per quanto riguarda la democrazia questo blog è una garanzia. Non per altro è così riccamente frequentato.
      🙂
      Elena

    8. utente anonimo ha detto:

      Questa mi è uscita decisamente male! Anche per molto altro è riccamente frequentato, ovviamente era un modo di dire…
      Pardon Gabrilu 🙂
      Elena

    9. melpunk66 ha detto:

      io voglio vederlo e senza leggere recensioni. meglio non leggere recensioni. le poche notizie che ho del film mi attirano come il miele!

    10. lucamadeus ha detto:

      ciao carissima, solo un breve commento per ringraziarti della citazione, mi associo all’osservazione di Elena sulla democrazia del tuo blog, davvero un ottimo esempio di come possano convivere pareri e visioni diverse
      un caro saluto,
      L.

    11. amfortas ha detto:

      Non aggiungo nulla, perché la penso come te, in merito a questo film.
      Ho letto le recensioni segnalate e le trovo molto ben articolate.
      Penso sia proprio una questione d’approccio diverso ad un genere cinematografico.
      Per dire, io trovo banale anche Thelma e Louise.
      Banale nel senso che sono film che suscitano reazioni epidermiche, ma lasciano poco, non ti lavorano dentro.
      Spero di essermi spiegato.
      Ciao!

    12. gabrilu ha detto:

      Anonimo #6
      E’ buffo, ma di Paris Texas che ho visto al cinema, ai tempi, ma non più rivisto, ho un ricordo vivissimo e molto preciso, fotogramma per fotogramma e battuta per battuta, di tutta la famosa sequenza del colloquio nella cabina a vetri , ma non ricordo più assolutamente nulla, ma proprio nulla di tutto il resto. Sarà questo il motivo per cui non mi è venuto in mente…
      Elena
      Io credo semplicemente che quando si espongono opinioni anche diverse purchè onestamente argomentate e si ha voglia di “ascoltare” ci si guadagna tutti, perchè poi magari ciascuno può dire, pur restando sostanzialmente della propria opinione: “toh, guarda, a questo non avevo pensato, questo non l’avevo notato…”
      Melpunk
      La metafora del miele non potrebbe essere meglio scelta: è infatti appicciccoso come il miele (e così ora tutti gli estimatori di Into The Wild mi linceranno, ma non ho resistito alla battutaccia che mi hai offerto su un piatto d’argento. Sei un provocatore (scherzo, sia chiaro, che non si sa mai) ^_^
      lucamadeus
      è la seconda volta che ci troviamo pubblicamente ma proficuamente in disaccordo — la prima è stata su Hélène Grimaud (smile)
      Il tuo blog lo seguo sempre, con molto interesse
      Amfortas
      Hai proprio ragione, sostanzialmente è un problema di approccio diverso ad un genere cinematografico.

    13. TheWarrior ha detto:

      non sono d’accordo… è uno dei migliori film degli ultimi anni…scondo me eh… trovo da ridire anche sulla tua opinione sulla colonna sonora…è magnifica, eddie vedder dimostra di essere un musicista completo, un grande compositore (due canzoni su tutte: Hard Sun e Guaranteed). E poi vorrei fare un altro appunto: non è una buona cosa saltare un pezzo di film, se poi vuoi scrivere una “recensione” del suddetto film. Alla prossima.

    14. gabrilu ha detto:

      TheWarrior
      Va bene. Per te il film è un capolavoro e la musica stupenda tout court. Ok. Che problema c’è?

      Da parte mia solo una piccola precisazione: io non volevo fare e non ho fatto una recensione, ma solo descrivere la mia personale reazione ad un film. Di questa mia personale reazione fa parte integrante il fatto che dopo un’ora non ne potevo più. Per me questo vuol dire qualcosa, e cioè che il film non mi ha coinvolta più di tanto. Niente di più e niente di meno. Non ho incitato le folle a non andare a vedere il film (anzi, al contrario), non ho scritto su un magazine di critica cinematografica, non ho preteso che la mia percezione del film venisse condivisa dall’universo mondo. Non ho emesso sentenze.

      Credevo tutto questo fosse già chiaro dal post e dalle mie risposte ai precedenti commenti, ma forse io non mi ero spiegata bene e/o tu hai letto tutto un po’ frettolosamente.

    15. Moher66 ha detto:

      Se Daniel Pennac tra i sacrosanti diritti di un lettore annovera quelli di poter saltare le pagine, leggere subito l’ultima pagina e interrompere il libro a metà, cose che condivido in pieno, e che dette da uno scrittore suonano a mio parere tanto più legittime, non vedo perché tra i diritti di uno spettatore non ci possa essere quello di saltare uno spezzone più o meno lungo di film, e, subito dopo, correre a scrivere sul PROPRIO BLOG, quello che pensa di ciò che ha deciso di vedere, pure fosse una recensione in piena regola. Tanto più che il “salto” è stato apertamente dichiarato, quindi chi legge è liberissimo di decidere se e in quanta considerazione tenere la recensione. Mi viene da sorridere al pensiero di tutte le recensioni ufficiali in circolazione, di libri e film. Mi piacerebbe proprio fare un’indagine a campione, per capire quanti di quei libri siano stati veramente letti dalla prima all’ultima pagina, e quanti film visti dal primo all’ultimo minuto (e soprattutto COME)…
      😉
      Elena

    16. PrimoCasalini ha detto:

      Sono contrario alla tradizionale suddivisione per generi, tipo road movie, thriller, horror, fantasy etc perché stringono il discorso mentre ci sarebbe bisogno di allargarlo (specie per i film di livello). Per questo procedo per viste logiche (le coppie, il lavoro, gli oggetti, i luoghi etc), che permettono nessi inaspettati e gratificanti specie se si racconta l’esperienza personale e non si fa la recensione, di cui vedo l’utilità sul piano informativo, non giudicante (che non è obbligatorio, giudicare). Ho scoperto di recente che IMDb fa qualcosa di analogo. Per Thelma & Louise inserisce circa 50 (cinquanta!) words, da helicopter a self realization, da waitress a FBI, da sexism a gasoline truck etc
      D’altra parte, è un gioco vecchio come il mondo: si può parlare di tarsie e di stucchi, di miniature e di natura morta, di medaglie e di paliotti, ed esistono gli artigiani specializzati, come esistono gli artigiani del road movie, ma Giovanni da Verona e Giacomo Serpotta, i fratelli de Limbourg e il Pisanello e Baschenis vanno visti con Bernini, Mantegna e Tiepolo, proprio perché l’arte è una, solo le forme sono diverse. Però per farlo occorre non essere generici quindi servono dei trampolini, e il sexism o il friendship between women aiuta di più perché parte dal basso, non categorizza dall’alto. E poi, io mi ci diverto, che è una ragione per me più che sufficiente eh… eh…
      Ma se volete restare sul road movie, ricordatevi del Sorpasso! Friendship between men…

      grazie Gabrilu e saludos
      Solimano

    17. zulimar ha detto:

      Ho visto proprio ieri sera il film. Ti lascio la mia personalissima impressione. Il film è bello, fatto bene, gli attori sono bravi, la colonna sonora bellissima, ma tristissimo. Sono uscita con il magone. L’ho trovato molto maschile, come spiegarmi, una modalità molto maschile di buttarsi fuori, per cercare il dentro. Questa corsa all’avventura, chiudere tutti i ponti con la famiglia, la vita solitaria e difficile, la lotta per la sopravvivenza, fino alla morte, fino a scoprire alla fine che la felicità è reale solo se condivisa. bah.. una donna non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere.
      Il film comunque non l’ho trovato banale, nè mi ha annoiato, ci sono molti spunti di riflessione.

    18. gabrilu ha detto:

      Elena
      Beh, è normale che ci siano divergenze d’opinione
      Solimano
      Ah, Solimano, Solimano…
      Zulimar
      Si, trovo anche io che sia molto “maschile” (nel senso buono e non polemico del termine).
      E anche — aggiungo di mio — molto deja vu (non dico “vecchio” per non aggravare la mia già grave posizione). Mi ha riportata indietro di almeno trent’anni.

    19. LilianaRosa ha detto:

      Non credi che sia anche una questione di età? Col tempo si impara che i limiti sono una qualità.
      “La evasión no concede
      libertad. Sólo tiene,
      libertad quien la gana”.. A.Gamoneda

    20. gabrilu ha detto:

      LilianaRosa
      Si, ci ho pensato anch’io. E poi, lo stesso Alex Supertramp alla fine della fiera si rende conto che l’identità è imprescindibile dallo sguardo dell’Altro. Solo che se ne rende conto troppo tardi.
      Chissà, forse era questo che voleva veramente comunicare Sean Penn. Chissà.

    21. utente anonimo ha detto:

      finalmente!
      per una volta sonon in disaccordo con te, magica gabrilù…
      Anch’io l’ho trovato molto maschile come – a suo tempo e con tonalità diverse – Alta fedeltà.
      Questo film credo mi rimarrà impresso per sempre; il dolore del personaggio è un sentimento che conosco molto bene.
      La voce di Vedder per me basta, anche se leggesse l’elenco del telefono, a creare un alone di forte magia.
      Credo che però, oggettivamente, non lo metterei nei road movie, piuttosto mi sembra una “romanzo di formazione” che finisce male…
      non so, non sono bravo nelle categorie, ma non è l’aspetto del viaggio che mi è sembrato centrale nella storia.
      Ultimo appunto, questo era ASSOLUTAMENTE un film da cinema…
      Per il resto de gustibus…
      luca sposato

    22. gabrilu ha detto:

      Luca sposato
      Però mi sono accorta di non essere poi così in minoranza come credevo all’inizio. C’è parecchia gente che come me considera questo film come pieno di ottime intenzioni ma che l’eccessivo entusiasmo del pur bravo regista ha caricato eccessivamente in parte rovinandolo. Nel film c’è “troppo”. Troppo di tutto.
      Racconto di formazione piuttosto che “on the road”? Ci sono entrambe le cose, mi pare. Un percorso di formazione “on the road”. L’una cosa non esclude necessariamente l’altra.

    23. Moher66 ha detto:

      Ciao Gabrilu, ho visto questo film ieri sera. Ho compreso perfettamente il tuo commento. E’ veramente troppo lungo, ed è un peccato perchè è molto molto bello per tanti aspetti. Non lo definirei un film puramente on the road, anche se ovviamente lo è! C’è tanto da pensare sull’impulso a uscire una volta per tutte da una società umana che non è affatto la somma delle reali consistenze individuali; non appaga mai il desiderio di verità che ogni individuo che sia un essere almeno un poco pensante, necessariamente ha. Molto dense alcune scene girate nei sobborghi cittadini quando il protagonista si trova in mezzo ai derelitti, e fugge per non sentirsi un emarginato, perchè vuole scegliere di vivere pienamente la bellezza.
      “Non voglio cose” dice il protagonista, non ne può più di avere tante cose e un vuoto pneumatico insopportabile dentro. E non è certo l’unico al mondo a non vedere certe ipocrisie, uno dei personaggi che incontra lungo il viaggio gli dice: “non dovresti andare così dentro alle cose”, il che vuole dire riconoscere le sue ragioni e invitarlo ad ignorarle. Le ragioni sono valide. Non sarebbero così tanti gli individui in caso contrario a tentare di uscire dalla prigione delle convenzioni umane in un modo o nell’altro, dimostrando sempre ahimè che se ne può uscire veramente solo al prezzo della vita.
      C’è poi il potere di redenzione della letteratura, e anche della musica, e per me già questo aspetto sarebbe sufficiente a vedere l’intero film :)) C’è molto, forse come dici tu c’è troppo, ma il fatto che sia una storia vera mi ha colpito veramente molto.
      E Sean Penn è molto intenso, ha qualcosa da dire sempre, come attore e a questo punto anche come regista. Oddio scusa la lungaggine
      Elena

    24. gabrilu ha detto:

      Elena bentornata da queste parti e grazie per aver lasciato la tua opinione su questo film.
      Non sei stata lunga, sei stata articolata ed hai argomentato le tue impressioni, cosa che io apprezzo sempre moltissimo.
      Ciao 🙂

    25. utente anonimo ha detto:

      quante cazzate che dici… se tu avessi usato un po’ meno del tuo spirito critico e ti fossi lasciata prendere dalla storia forse ne avresti ricavato almeno un minimo di emozione e di riflessione sulla vita che conduciamo tutti i giorni…

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