A LETTO CON TOLSTOJ

Kutuzov & Bagration
Michail Illarionovich Kutuzov (1745-1813) e Piotr Ivanovic Bagratiòn (1765-1812)

In questi giorni vedo molti film e qualcuno probabilmente se ne è pure accorto  , ma non è che abbia smesso di leggere, anzi.

Gli è che  ho deciso di rileggermi da cima a fondo Guerra e Pace. La prima lettura risale ormai a tanti anni fa. Allora l’ho divorato, adesso invece sto procedendo con molta calma, centellinandomelo. Tanto, non mi insegue nessuno.

La prima volta mi ero appassionata, come del resto credo succeda più o meno a tutti, alle storie private di Natasha Rostov, Pierre Bezuchov e Andrej Bolkonskj; adesso invece mi sto gustando molto anche tutte quelle lunghe sezioni dedicate alla guerra ed alle descrizioni di battaglie, pagine che allora  avevo letto un po’ superficialmente, magari resistendo anche alla tentazione di saltarle perchè mi sembravano un tantino  noiose.  Non riuscivo a coglierne la grande bellezza.

E così, per ora vado a letto presto la sera e mi immergo nella lettura in compagnia di Kutuzov, Napoleone e Bagratiòn, l’altro terzetto protagonista del romanzo.

L’altro ieri sera, per esempio, ero sul campo di battaglia di Ulm, e assieme ad Andrea Bolkonskj ammiravo l’autorevolezza di Bagratiòn.

Ieri sera, invece, sono stata ad Austerlitz, ad assistere alla battaglia “dei tre imperatori”: “Dal mezzodi del 19 nelle supreme sfere dell’esercito ebbe principio un gran movimento, tra affannoso ed eccitato, che durò fino al mattino del giorno dopo, 20 novembre, in cui fu data la così memorabile battaglia di Austerlitz.”

La guerra è un meccanismo che Tolstoj descrive così.

E poi, “quando il sole [ne] fu emerso interamente e con un fulgore abbagliante spruzzò i suoi raggi sui campi e sulla nebbia, Napoleone (come se aspettasse soltanto questo per dar principio alla battaglia) si tolse un guanto scoprendo una mano bella e bianca; fece col guanto un segno ai marescialli, e diede l’ordine di dar principio all’azione”

Ad Austerlitz Napoleone gliele ha suonate di santa ragione, ai Russi. Ma diamo tempo al tempo, e vedremo che Kutuzov gliela farà pagare…

Per ora sono (nel libro) all’inizio dell’inverno, e Napoleone sta meditando la campagna di Russia, porello. Non sa quello che lo aspetta, da quelle parti.

Ho scoperto solo in questi giorni che in TV hanno recentemente trasmesso una fiction tratta da Guerra e Pace. Ne ho sbirciato qualche sequenza su YouTube e da quel poco che ho visto sono ben lieta di essermela risparmiata.

Ieri invece ho ordinato su Internet i tre DVD dell’integrale del film di Serghej Bondarchuk del 1967 (in russo con sottotitoli in italiano). L’avevo visto al cinema — ma non integrale — secoli fa, e l’avevo trovato molto, molto più bello di quello di King Vidor del 1956.

La cosa curiosa è però che il film americano di Vidor si trova facilmente anche nei negozi. Quello russo di Bondarchuk è fuori catalogo, lo si trova solo in rete e solo in alcuni negozi on line. Eppure, con tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per Vidor, Audrey Hepburn, Mel Ferrer ed Henry Fonda, pur essendo il loro Guerra e Pace molto buono (e infatti ho comperato anche quello), davvero non ci sono paragoni, tra le due produzioni.

Tornando al libro: Guerra e Pace è sterminato, e con il ritmo di lettura che ho deciso di adottare non so quando riemergerò e potrò leggere altro.

Ma la cosa non mi dispiace nè poco nè punto 

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Informazioni su gabrilu

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17 risposte a A LETTO CON TOLSTOJ

  1. RobyBa ha detto:

    Che bello, andare a letto con Tolstoj! Io, ultimamente, nel mio piccolo (!) divido il materasso con Simenon, riscoprendo sera dopo sera che definirlo “autore di gialli” è decisamente riduttivo. Ammirevole, il tuo proposito di rileggerti tutto Guerra e pace senza fretta. E a proposito, visto che citi il film con Audrey e quello di Bondarciuk, hai visto anche la fiction RAI di pochi mesi fa?

    Sbaciuk!

    Roby

  2. Moher66 ha detto:

    Tempo fa ho visto in edicola un mattone alto circa 25 cm, mi ero incuriosita, ed in effetti era Guerra e Pace. Non l’ho comprato perchè sfogliandolo non mi era piaciuto, era impaginato male e di una carta veramente “accia accia”. Confesso di non aver mai provato a leggerlo. Mi sembra una buona sfida con cui cimentarsi. Non è escluso che prima o poi non segua il tuo esempio. Ma mi piacerebbe trovare un’edizione con una buona prefazione. Sono sicura che sapresti consigliarmi a questo proposito.. 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    cara gabrilella, ti ringrazio per i consigli di lettura e il magnifico sito su Proust. Scusami se ti chiedo una cosa un po’ fuori argomento, ma è tanto che la penso. Ti risulta che qualcuno abbia collegato il celeberrimo episodio della maddalena che assomiglia alla conchiglia di san Giacomo al pellegrinaggio medievale? A me sembra che i collegamneti sarebbero stimolanti, ad esempio: viaggio della memoria/ viaggio della speranza. Che ne pensi?

  4. gabrilu ha detto:

    Roby
    Simenon è un grande, sono d’accordissimo. Mi permetto di consigliarti (se non li conosci ancora) due dei miei preferiti: La neve era sporca e Lettera al mio giudice. Ma cmq sono tutti belli, i Simenon.
    Per quanto riguarda la questione di letto… beh, io con Tolstoj non corro rischi, ma tu stai attenta, chè Simenon era un gran “fimminaro” (trd. dal siculo: uno “sciupafemmine”) ^__^
    Moher
    Guerra e pace è tra i capolavori assoluti della letteratura mondiale di tutti i tempi, e va letto. E lo si legge con grandissimo piacere, vedrai. Ti appassionerà ^__^.
    Solo che, essendo molto lungo, bisogna trovare il momento giusto per affrontarlo.

    Per quanto riguarda l’edizione, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Tieni presente però che la maggior parte dei dialoghi di Guerra e pace sono in francese, perchè in Russia fino alla Rivoluzione del ’17 nell’aristocrazia e negli alti gradi dell’esercito si parlava in francese. Nello scegliere l’edizione tienilo presente perchè non tutte le edizioni forniscono anche la traduzione delle parti in francese.

    Se fossi in te eviterei l’edizione molto (sin troppo) economica della BUR perchè senza lo straccio di una nota e di apparato critico, e con libri importanti come questo non si può stare tanto ad economizzare. E poi — proprio perchè è edizione economicissima — è in un unico volume, ingestibile, almeno a mio parere. Un terribile mattone. Starei anche alla larga da Newton & Compton per le stesse ragioni.

    Tutto sommato, io circoscriverei il campo a queste tre edizioni, tutte ottime e di giusto rapporto qualità prezzo. Vedi tu.

    +++ Einaudi in due volumi
    http://tinyurl.com/2yva78

    Vantaggi: l’introduzione di Leone Ginzburg
    Svantaggi: i dialoghi in francese non sono tradotti (almeno per quanto ricordo, da controllare)

    +++ Mondadori – Oscar Grandi classici
    Quattro agili volumetti in cofanetto. Introduzione di Heinrich Boll. Traduz. non mi ricordo

    http://tinyurl.com/2m2zpm

    Il grande punto di forza di questa edizione è costituito dal ricchissimo apparato di note, elenco dettagliato e ragionato dei personaggi e dei luoghi, tutti i dialoghi francesi tradotti, grande maneggevolezza dei volumi

    **** Garzanti Grandi Libri
    http://tinyurl.com/2f4n69
    2 voll.
    L’introduzione è della bravissima Serena Vitale, eccellente slavista.
    Non ricordo se i dialoghi francesi sono tradotti (da controllare)

    Questo è quello che mi sento di dire io, se qualcun altro fra la pubblico in sala vuole aggiungere qualcosa, prego si accomodi ^__^

    Anonimo #3
    Ma certo! Julia Kristeva nel suo splendido libro Le temps sensible. Proust et l’expérience littéraire (purtroppo solo in francese, mai tradotto in italiano, che io sappia) dedica un intero lungo ed affascinante capitolo proprio al tema Madeleine (dolce), Madeleine (chiesa della Madeleine), Madeleine (la protagonista del racconto lungo di Proust “L’indifferente”), Madeleine (la madre del protagonista in Francois le Champi di George Sand e naturalmente… alla coquille Saint Jacques ed al pellegrinaggio medievale per Santiago de Compostela, che guarda caso , tra le altre cose, faceva tappa anche dalle parti di Illiers-Combray.

  5. utente anonimo ha detto:

    grazie dell’indicazione. purtroppo non so il francese, ma dato che mi piace tanto proust, ho pensato che dovrò studiarlo. Ora lo sto leggendo in italiano e sono sconvolta dalla sua bellezza. Mi aiuta molto anche il tuo sito per capirlo. Non vedo l’ora di poter leggere il libro che mi hai indicato, sono curiosa di sapere se parla delle conchiglia nelle iconografia dei santi pellegrini, come san Rocco, sempre rappresentati con la conchiglia. Il loro viaggio è simbolo di ricerca. Maria

  6. utente anonimo ha detto:

    grazie per la pronta risposta. Purtroppo non so il francese, ma da quando ho cominciato a leggere proust, ho pensato di doverlo imparare. Questa lettura mi ha completamente catturata e sono meravigliata di non averlo fatto prima nella mia vita perché, per chi ama i libri, Proust è un autore irrinunciabile. Mi aiuto molto col tuo bellissimo sito che sto a poco a poco leggendo tutto e mi consente di capire molte cose. Ora non vedo l’ora di leggere il testo che mi hai indicato. Sono curiosa di sapere se parla dell’iconografia dei santi pellegrini, come san Rocco, sempre rappresentato con la conchiglia. Il loro viaggio è pure una ricerca.
    maria

  7. gabrilu ha detto:

    Maria
    All’iconografia la Kristeva accenna, ma non entra nei dettagli (Per fortuna. Che se l’avesse fatto sarebbe risultata inutilmente e fastidiosamente dispersiva: lei scrive un libro su Proust, non dimentichiamocelo, e non un testo sull’iconografia della coquille).

    …Sul percorso di ricerca di cui parli ci siamo, invece. Ed in pieno.

    P.S.
    Sai una cosa, Maria? Mi hai fatto venire una gran voglia di mollare il blog e di tornare a dedicarmi al sito di Proust, e di questo ti ringrazio.
    Ciao ^__^

  8. utente anonimo ha detto:

    come avrai notato i due post quasi identici non sono un inquietante segno di sdoppiamento di personalità ma il frutto della mia imperizia col computer. In ogni caso quando ho cominciato a leggere proust la storia della conchiglia mi è subito venuta in mente e mi sono un po’ meravigliata di non vederla segnalata nelle note e nella (poche)pagine critiche in italiano che ho cominciato a scorrere. Ciao e buon lavoro. Verrò ancora a trovarti
    Maria

  9. PrimoCasalini ha detto:

    Di Guerra e pace pratico soddisfatto la lettura differenziata, ad esempio ho letto più volte il salotto Schérer iniziale che dura quaranta pagine, poi la lotta per il testamento Bezukof, poi tutto ciò che riguarda il principe padre di Andrej e Maria, il personaggio femminile che preferisco. Anche Dolokof ed i quattro Kuraghin (mai dimenticarsi di Ippolit!). Mentre le pagine della guerra e dei grandi (Napoleone e Alessandro) le leggo meno volentieri, a parte Gioacchino Murat che ne combina una degna di lui. Dei tre protagonisti, preferisco Andrej, mentre agli inizi ero tutto per Pierre. E’ un libro oltre tutto che permette di verificare i propri cambiamenti nel tempo…
    Gabrilu, non ho mai visto il Bondarchuck, vedi tu, ci credo che sia notevole, King Vidor, il cui film ho usato come pretesto per un post di colore filmico sui cinematografi d’antan, ha fatto un bellissimo filmaccione pronubo agli sponsali di Audrey e di Mel Ferrer. Però la Ekberg come Elena… e anche Gassman come Anatolj…

    saludos
    Solimano

  10. Moher66 ha detto:

    Proust è un delizioso tormento interiore, nessuno che gli si avvicini può pensare di rimanere completamente illeso.
    Il sito di Gabrilu sembra quasi una dichiarazione d’amore per quest’uomo così straordinariamente fragile e intenso
    🙂
    Elena

  11. gabrilu ha detto:

    Maria
    Grazie, Maria. Io qua sono. Tranne varie ed eventuali e con il verbo essere rigorosamente alla fine 😉
    Solimano
    Una delle duemila e passa cose interessanti di Guerra e pace è (come sempre accade nei Grandi Libri) l’universalità di alcuni temi e di alcune “scene”: ne prendo solo una, da quelle cui accenni tu: quella della morte e del testamento del conte Bezuchov. Quante volte l’abbiamo incontrata? Penso per esempio alla sequenza con cui si aprono I Vicere con la morte della principessa di Francalanza, o alla morte della madre dei Buddenbrook… scena tremenda di sciacallaggio familiare e molto simile a quella descritta da Tolstoj. O la morte di Mastro don Gesualdo, aspettata da tutti i familiari che non vedono l’ora di metter le grinfie sulla “roba”…E potremmo continuare, non è vero?

    Per il resto… Aspetto già — leccandomi i baffi che non ho — il cofanetto bondarchukiano. E poi vedremo. Temo che non resisterò alla tentazione di parlarne 🙂

    P.S. Ci si imbroglia sempre con la grafia dei nomi russi, n’est pas? Bezuchov o Bezucof? Kuragin o Kuraghin? Dolochov o Dolokof? Bolkonskj o Bolchonsky? Vabbè, l’importante è che ci si capisca e speriamo nella clemenza dei nostri amici russi ^–^
    Elena
    “fragile e intenso” mi sembra un’ottima definizione.
    Purtroppo però la maggior parte delle persone si lascia sedurre dagli aspetti più superficiali e luminosi della sua opera, non vedendo o peggio non volendo vedere la sua ricerca sui lati anche più oscuri dell’Uomo…

  12. Bartlebooms ha detto:

    Mi regalarono Guerra e Pace per un mio compleanno molti anni fa, avevo 16 anni, i compagni del liceo. Dentro ci sono tutte le loro firme. Mi colpì al cuore quella lettura,, e mi aprì il mondo della letteratura russa, che poi ho adorato più di ogni altra. E ogni tanto ne riprendo un passo di Guerra e Pace. Ora mi sono iscritto ad un gruppo di lettura, per ricominciarlo daccapo e con disciplina. Un’immersione lenta, costante, prolungata nel tempo. Con i vecchi amici si fa così, no?

  13. gabrilu ha detto:

    Bartlebooms
    Quello che tu dici del “tuo” Guerra e Pace a me è successo e succede tutt’ora con A la recherche du temps perdu

    Lessi tutta l’opera di Proust, per la prima volta, tutta di fila e senza interruzioni dalla prima all’ultima pagina in italiano, a diciotto anni. Poi l’ho riletta in francese.
    Da quel momento P. non mi ha più abbandonata, e io non abbandono lui. Rileggo continuamente la RTP praticando — per usare la felice espressione di Solimano — la “lettura differenziata” e cioè saltellando qua e la, andando avanti e indietro. Una volta leggo I Guermantes, un’altra Sodoma e Gomorra e così via…
    Poi ogni tanto, nell’arco degli anni, lo rileggo di nuovo tutto di fila, scoprendo sempre un’infinità di particolari nuovi, non finendo mai di incantarmi e di stupirmi.

    Non ho mai fatto parte di un gruppo di lettura, nè credo che ne frequenterò mai anche se sono stata invitata parecchie volte a partecipare (sia in rete sia nella vita reale). Però la cosa mi incuriosisce molto.

  14. Moher66 ha detto:

    Mi state facendo tornare a galla tutte quelle sensazioni provate molti anni fa.. A questo punto due cose si rendono indispensabili: studiare il francese, nonchè farsi riafferrare da quel dolcissimo malessere da contatto con Proust…
    🙂
    Elena

  15. utente anonimo ha detto:

    Un recente libro “In viaggio con Tolstoj” di Giuse Lazzari, edito da Robin, ci restituisce un Lev giovane e avventuroso, molto prima di diventare quel monumento della letteratura, quasi una perenne icna. Da leggere, bel romazo che intreccia al viaggio di Tolstoj in Val d’Aosta, vicende personali vicine e lontane…

  16. utente anonimo ha detto:

    Un recente romanzo “In viaggio con Tolstoj” di Giuse Lazzari, edito da Robin ci restituisce un Lev giovane e avventuroso, prima di diventare un monumento della letteratura, una icona da venerare. Il libro non racconta solo del viaggio di Tolstoj in Val d’Aosta ma intreccia questa vicenda ad altre, vicine e lontane dell’io narrante. Da leggere…

  17. gabrilu ha detto:

    Anonimo #15
    Grazie per la segnalazione 🙂

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