L’INGEGNERE IN BLU – ALBERTO ARBASINO

Alberto Arbasino L'Ingegnere in blu coverAlberto Arbasino, L’Ingegnere in blu, p. 185, Adelphi, 2008.

Mi sono fiondata a comperare questo librino appena è arrivato in libreria: Arbasino e Gadda, come avrei potuto resistere a questa accoppiata? Due autori che per motivi diversi (ma che pure hanno molto in comune) sono tra i miei preferiti. Non è vero che non leggo mai italiani contemporanei: loro due li leggo, eccome, se li leggo!

Dunque l’autore de L’anonimo lombardo, di Fratelli d’Italia e di tanti altri libri che negli anni mi hanno accompagnata ha scritto sull’Ingegnere in blu. Già. Perchè il Gaddus era sempre

“Immancabilmente in abito completo blu ben stirato, camicia bianca e cravatte deplorevoli acquistate (forse da lui solo) in un sonnolento magazzino giù per via della Mercede, e un fazzoletto candido ad angolo retto nel taschino. Scarpe ovviamente nere e lucidissime” (pagg. 76-77)

L’ammirazione per Gadda è esplicitata continuamente. Come quando Arbasino parla della “derisoria violenza della sua scrittura [che] esplodeva esasperata ed esplicita” (p.14) oppure della “vertiginosa complessità dei macchinosi interessi culturali dell’Ingegnere” (p.15). Arbasino lo chiama affettuosamente “ingegner manqué e trionfale stilista” (p.18) e dichiara senza mezzi termini che Gadda è “il nostro scrittore più straordinario” (p.27)

Non tutto i capitoli del libro sono inediti, alcune parti erano state già pubblicate. Ma  Genius Loci, La formazione dell’Ingegnere, L’Ingegnere e i poeti, I nipotini dell’Ingegnere mi hanno  deliziata.

Quando ho visto Arbasino il 16 febbraio   intervistato a Che tempo che fa da Fabio Fazio sono rimasta un po’ perplessa. Sembrava impacciato, almeno all’inizio privo del ritmo giusto per una intervista televisiva, insomma l’opposto dell’Arbasino scrittore brillante, straripante e incontenibile. Solo all’inizio però. Poi mi sono molto divertita quando ha tirato fuori la sua copia personale dell’ adelphino azzurro e praticamente ha condotto lui il gioco raccontando tutta una serie di ricordi personali e gustosissimi aneddoti su Gadda.

Ho parlato di “librino”. Solo per il numero delle pagine, però. Chi conosce la scrittura di Arbasino sa perfettamente che è brillantissima ma molto densa, ogni parola un rimando ad altri testi, altri autori. E’ una scrittura che obbliga la mente ad una energica ma molto sana ginnastica intellettuale. La lettura di questo libro è piacevole ed interessante non solo per ciò che vi si dice di Gadda, della sua opera e del contesto culturale in cui si trovò a vivere e a scrivere. Può risultar piacevole, io credo, anche per coloro i quali il Gaddus lo frequentano poco. E’ un libro che mi sono gustata in ogni sua parte, pagina dopo pagina e nel consigliarne la lettura voglio rinviare, per una recensione a tutto campo a quella — eccellente — che ho trovato sul sito della Biblioteca di Garlasco.

Io mi limito a proporre un piccolo ma gustosissimo “assaggio” de L’Ingegnere in blu che spero serva a stimolare l’appetito e la voglia di leggere il libro per intero.

“La vera grandezza dell’Ingegnere consiste nell’aver risolto i suoi possibili “Buddenbrook” milanesi rifiutando ogni naturalismo crepuscolare, ogni elegia autunnale, ogni “Come le foglie”, ricorrendo invece con gusto esplosivo e disperato all’uso parossistico della madornale figura retorica dell’Enumerazione. (Altro che variantistica degli ossimori, o metafore di microcosmi esistenziali)… Smaccatamente distrugge tutto ciò che nomina nei ripostigli-sacrari: « seggiole, cuscini, tavolini, lettini: la chincaglieria del salotto e il bazàr del salone, e la pelle d’orso bianco con il muso disteso e gli unghioni rotondi (che solevano gracchiare sul lucido appena pestarli), e i comò e i canapè e il cavallo a dóndolo del Luciano, e il busto in gesso del bisnonno Cavenaghi eternamente pericolante sul suo colonnino a torciglione: e bomboniere, Lari, leonesse, orologi a pendolo, vasi di ciliege sotto spirito, orinali pieni di castagne secche, il tombolo di Cantù della nonna Bertagnoni, rotoli di tappeti e batterie di pantofole snidate da sotto i letti, e tutti insomma gli ingredienti e gli aggeggi della prudenza e della demenza domestica…» […]
… Così Carlo Emilio Gadda, milanese, ribalta e “scaravolta” un intero ingombro (un patrimonio!) di valori domestici stratificati; o addirittura brucia su un rogo fulmineo e cannibalesco un catalogo totale di emblemi deficienti, sotto miserabili sembianze antropomorfiche, in due grandiose e rabbiose metafore (la lucidatura del parquet in casa Cavenaghi, l’incendio di via Keplero) impressionanti come i più maestosi elenchi di Bouvard-Don Chisciotte e Pécuchet-Don Ferrante… “e cicìc e cicìac…sofèghi!”
(pp.23-25)

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20 risposte a L’INGEGNERE IN BLU – ALBERTO ARBASINO

  1. utente anonimo ha detto:

    Anch’io ho ascoltato l’intervista e desiderato leggere il libriccino, ma ancora non l’ho acquistato, perché tutta presa da Proust. Gadda è un grande della letteratura italiana, ma a scuola si fa veramente fatica ad introdurlo, nel programma dell’ultimo anno. Si fa fatica, sia perché il programma è molto vasto, sia perché i ragazzi lo trovano difficile, sia perché non è molto antologizzato. Allora leggo ad alta voce, meglio che posso e con un gran gusto, l’incipit del Pasticciaccio, ma lancio anche a loro occhiate di sottecchio. Alcuni mi guardano pensando “cos’avrà poi tanto da divertirsi quella vecchia bizzarra???” Molti però lo apprezzano e questo rende così bello il nostro lavoro!

  2. utente anonimo ha detto:

    la solita sbadata maria

  3. PrimoCasalini ha detto:

    Metto i piedi nel piatto, con risolutezza. Gadda è generalmente non amato dalle donne, e in cattedra ci sono ormai solo professoresse. Vorrei vedere uno (o una) che ami e creda in Gadda leggere in classe “L’incendio di Via Keplero”, con i ragazzi (e le ragazze) che hanno di fronte il testo e lo seguono mentre l’insegnante legge. Cinque o sei scoprirebbero un nuovo mondo e cambierebbe (letteralmente) la loro vita. Riguardo gli uomini, gli scrittori generalmente non amano Gadda perché lo invidiano. Grida ancora vendetta il necrologio di Gadda scritto da Pasolini, uomo molto intelligente e colto che pativa la meravigliosa enormità di Gadda, che è il primo dei danteschi. Ma questo è un paese dove i petrarcheschi vincono da secoli, quindi nessuno legge più Cellini, Bartoli e Baretti. Però Maria è una che Gadda lo ama, e mi fa piacere.

    saludos
    Solimano
    P.S. Nella pittura, con Rubens succede la stessa cosa, e il motivo c’è.

  4. gabrilu ha detto:

    Maria
    Il librino è un gioiellino (prego apprezzare la rima — smile)
    Gadda: perchè non provi a leggere per intero il racconto L’incendio di via Keplero oppure uno dei racconti di quella grandissimissima maraviglia che è L’Adalgisa? Come introibo ad forse funziona di più, lì c’è veramente da sganasciarsi e ridere fino alle lacrime.
    (…e le pagine di Ingravallo e la gallina le hai lette, ai tuoi studenti? Guarda, in questo momento, mentre scrivo, sto ridendo da sola).
    Gadda fa ridere ma è ferocissimo e ne La cognizione del dolore straziante. Anche con lui, non fermarsi al primo livello (lo dico a me stessa, non a voi, neh).
    Maria, raccontaci — se ti va, ovviamente — qualche altra cosa sui tuoi esperimenti in classe con Gadda.

    Solimano
    Vedo che anche tu hai pensato all’ Incendio di via Keplero! Avevo già risposto a Maria quando ho letto il tuo commento e non ho voluto modificare quello che avevo scritto.
    Su Pasolini non mi pronuncio. “Preferisco di no”, avrebbe detto Bartleby. Ed ho il mio perchè.

  5. utente anonimo ha detto:

    La gallina è un classico delle mie quinte! I ragazzi però spesso non amano quel brano perché non hanno molta ironia (forse viene con l’età) e, strano a dirsi, non vogliono tanto sentir parlare di animali. Ad esempio ho dovuto smettere di leggere “a mia moglie” di Saba perché il paragone della moglie con gli animali alzava talmente gli angoli delle loro bocche in un malcelato scetticismo che spasso sconfinava nella sincera compassione (per Saba? per me?) che ho creduto bene di soprassedere ed ora scelgo testi più “seri”. L’Adalgisa è un gran testo. ma preferisco presentare il Pasticciaccio perché mi permette di fare il confronto col genere poliziesco, parlar loro (senza troppe smorfie, vi assicuro) della “paraletteratura”, del culto della trama, e del gusto invece, del divagare. Poi nel pasticciaccio io ci sento Roma, e il barocco e quindi , prima di tutto mi diverto io. A proposito del barocco, ve ne dico un’altra: io faccio Daniello Bartoli, e anche bene! E ne leggo diverse pagine! Per me è uno scrittore importante e anche Leopardi l’amava molto. Purtroppo però sta uscendo dal canone! C’è una sua pagina commovente, quando descrive le meraviglie che si trovano sotto la lente di un microscopio, con uno stupore e un amore per la natura che lascia senza parole. E poi ancora quando descrive i viaggi dei missionari nlle Indie e quelle lontane realtà: un incanto! Certo la prosa barocca ha aspetti anche artificiosi, però, mostrando anche qulcosa della grande arte barocca, vedo che i ragazzi riescono ad entrarci e spesso rimangono molto affascinati. In realtà ci vuole tempo per sedimentare le cose e questo infatti è il problema di fare Gadda che viene “schiacciato” alla fine della Quinta, dopo un anno di vero e proprio galoppo. Io non taglio molto perché penso che questa è l’occasione per avvicinarli ai testi importanti, alla grande letteratura.
    L’incendio di via Keplero a questo punto si impone alla mia attenzione. L’ho letto tempo fa, ma non l’ho presente . Ora lo tiro fuori e grazie dei consigli.

  6. AMALTEO ha detto:

    segnalo una traccia: http://amalteo.splinder.com/post/15578731/Alberto+Arbasino%2C+L%27ingegnere+
    inoltre potrebbe farti piacere sentire come l’attore carlo rivolta legge il pasticciaccio:

    [audio src="http://www.divshare.com/direct/3957315-86b.mp3" /]

  7. AMALTEO ha detto:

    pardon
    le tre tracce di quar pasticciaccio letto da carlo rivolta sono qui:
    http://www.divshare.com/download/3956705-f19

    (registrate da me ad una sua rappresentazione. l’audio non è perfetto, ma abbastanza udibile)

  8. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Grazie per la segnalazione! Leggo sempre Arbasino quando lo trovo in giro, è una fonte di notizie e di aneddoti notevolissima.
    Però da Arbasino mi dividono tante cose, io per esempio non avrei mai fatto caso a come si vestiva Gadda né a come erano le sue scarpe. Faccio caso a queste cose, che so, se uno mi viene incontro con il cappello di Rigoletto, quello con i campanelli… Per il resto mi va bene quasi tutto, e se uno ha le scarpe impolverate penso che è uscito di casa di fretta.
    Ho fatto anche molte gaffes con le donne: mi ricordo i sorrisi, gli atteggiamenti, ma il colore degli occhi mi sfugge quasi sempre…
    Insomma, da me ad Arbasino c’è una certa differenza, ma que viva Gadda! (y los Gaddianos)

  9. gabrilu ha detto:

    Maria
    Se è per questo, l’ironia (e soprattutto l’autoironia) manca anche alla maggior parte degli adulti. Troppo spesso ci si prende tutti troppo sul serio.
    L’esercizio dell’ironia in rete poi, è difficilissimo, perchè i rischi di fraintendimenti ed equivoci aumenta vertiginosamente.
    Buon divertimento con Keplero ^__^
    Amalteo
    grazie
    Giuliano
    Ma il vestiario è un linguaggio, ed è interessante cercare di decodificarlo, non trovi?
    C’è modo e modo (e differenti perchè) nel descrivere il “look” (come orrendamente si dice oggi) di una persona.

  10. PrimoCasalini ha detto:

    Dico una cosa diversa ma analoga a quella di Giuliano: la lettura che Arbasino fa di Gadda è interessante, fantasiosa però parzialissima. Ad esempio, lo chiama ingegner manqué e trionfante stilista. Gadda era fierissimo di essere ingegnere (la sua mamma ancor più di lui, purtroppo per lui), ma a parte la fierezza, che è un sentimento, Gadda ha una vera e profonda cultura tecnico-scientifica che non è una palla al piede ma un potente ausilio alla sua scrittura (basta leggere le meravigliose note dell’Adalgisa). Riguardo il trionfante stilista, Gadda è anche un trionfante stilista, ma non scrive per stile, scrive per dire delle cose e le dice. Mi soccorre l’esempio della enumerazione, che fa Arbasino. L’acme di quel brano di Gadda è ne la prudenza e demenza domestica che è un giudizio, anche morale, sui valori. Consiglio a tutti, per capire la portata di Gadda, oltre che la lettura del Contini, anche la lettura de “La disarmonia prestabilita” di Roscioni, felicissimo già dal titolo. Il che non vuol dire che io non apprezzi Arbasino, dico soltanto che la sua vista logica su Gadda è condizionato da un personaggio importante, Alberto Arbasino, che ne crea non una copia carbone, ma un suo modello personale (ma forse facciamo così tutti, specie con autori così grandi). Gadda disse: “Non sono io ad essere barocco, è il mondo ad esserlo, ed io così lo rappresento”. In Gadda il mondo prevale sempre sulla rappresentazione, qui è una delle ragioni della sua forza così grande. Quando è la rappresentazione a prevalere, si va da un’altra parte.

    saludos
    Solimano

  11. giuba47 ha detto:

    Vi leggo ed imparo. Post e discussione molto interessante, Giulia

  12. Moher66 ha detto:

    Sono con Giulia. Tento discretamente di assorbire. Di farmi contagiare almeno un pò da queste stille succose di sostanza.
    🙂
    Elena

  13. utente anonimo ha detto:

    Anch’io vorrei ringraziare Amalteo del buon indirizzo. Sentire leggere bene i romanzi è un gran piacere.
    Ciao gabrilù.
    Maria

  14. gabrilu ha detto:

    I corsivi sono importanti.
    Credo che Splinder (una gran bella comodità poter scaricare le responsabilità all’esterno) abbia fatto qualche pasticcio, con i vostri corsivi.

    Se fossi in voi, protesterei, parafrasando la grande Nina Berberova e direi:

    “Il corsivo [non] è mio”. O almeno, non tutto.

    …Però che calore, attorno a questi due vecchietti (l’Alberto e il Carlo Emilio, intendo).
    Che bella cosa

    P.S. Solimano, che Gadda fosse un ingegner coi controfiocchi lo sanno pure le pietre almeno minimamente alfabetizzate.
    Sai anche che se Arbasino ha scritto Ingegner manqué l’ha scritto perchè pensava che il suo Lettore Ideale non fosse una pietra illetterata.

    Detto questo, mi pregio porgerLe, Herr Solimano, i miei rispetti e miei più doverosi ossequi.

  15. gabrilu ha detto:

    Ecco, appunto.
    Vedo che la corsivite ha colpito anche me.
    Quando si dice “me la sono proprio cercata”
    Evvabbè.

  16. Moher66 ha detto:

    Pare che la corsivite abbia origine da Solimano. Ma non vorrei mai incolpare qualcuno senza prove…
    🙂
    Elena

  17. Moher66 ha detto:

    Poi la curiosità mi piglia, e mi piacerebbe anche sapere perchè la copertina del libro mi deve apparire fino ai tre quarti, capisco che il lungo a quest’ora è fuori luogo, ma così capita anche di sera. I misteri di Splinder si infittiscono. Ma non dirmi come va a finire eh? Perchè tu lo sai di sicuro, poi mi rovini tutto il finale
    🙂
    Elena

  18. PrimoCasalini ha detto:

    Sono stato certamente io che mi sono imbranato non chiudendo bene un corsivo, ma suvvia, doveva finire col mio commento, la storia! Conclusione: Splinder è quasi peggio di Blogger… il che è tutto dire (io sono Blogger).
    Chiedo perdono, ma non più di tanto, mi succederà ancora e poi, quando scrivo su Gadda, badare anche ai corsivi ed ai grassetti mi riesce difficile. Però le parole che ci siamo scambiate rimangono nel loro abbagliante splendore, benché corsivizzate.

    saludos
    Solimano

  19. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Ohibò! Allora ne approfitto subito e metto un corsivo anch’io.
    Come sto da corsivista?

  20. oyrad ha detto:

    Approfitto di questo corsivo per dire che il libro di AA, oltre ad essere interessantissimo, è davvero molto divertente. L’ ultima cosa gaddiana che ho letto è stata la breve ma deliziosa “Villa in Brianza”, pubblicata da Adelphi (con un particolare della pala di Giorgione di Castelfranco… ), ma già presentata ne “I quaderni dell’ Ingegnere”.

    Mi aveva anche molto colpito il rifiuto di AA di scrivere, a suo tempo, un testo per Dorfles sul Kitsch, destinato appunto all’ antologia sul cattivo gusto che l’ estetologo stava per pubblicare: rifiuto di cui AA si è del resto pentito.

    Ah, Gabrilù… a proposito di Kitsch, ti ricordi il mio testo sulla “Poltrona Proust”? Ebbene, ho scoperto qualche giorno fa che è stato in parte… ehm… “preso in prestito” per fare la scheda sulla poltrona di Mendini pubblicata nella Guida Ufficiale Skira ai mobili delle collezioni del Castello Sforzesco… 0__0

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