NO CONTEXT? NO SUSPENCE!

Quando ho visto No country for old men (Non è un paese per vecchi) dei fratelli Cohen, la scena tra Anton Chigurh (interpretato da un eccellente Javier Bardem) e il proprietario della pompa di benzina mi ha fatto accaponare la pelle per la tensione. E questo è successo non solo a me, ho potuto constatare. La scena è già diventata una di quelle sequenze cult le cui singole frasi vengono ripetute e citate a memoria come gli slogan degli spot più famosi. Ci si è anche sbizzarriti ad analizzare e decodificare gli oggetti/segni che vi compaiono: i piccoli anelli di corda che pendono dal soffitto sono forse cappi? I due smiley dietro il benzinaio saranno i fratelli Cohen che se la ridono di noi? Il lento aprirsi della carta stagnola della caramella di Chigurh, la moneta…

Però ho notato una cosa: è agghiacciante vista all’interno del film, del suo contesto narrativo. (Ri)vedendola avulsa dal resto del film, non solo non mi crea alcuna tensione, ma riesce persino a sembrarmi divertente e mi fa ridere. Mi sono chiesta se questo succede solo a me.

Quanto peso ha il contesto sull’interpretazione che diamo delle cose e sull’effetto che suscitano in noi?
Il filmato si trova già su YouTube. Purtroppo l’audio lascia un po’ a desiderare, ma cosa si dicono i due si capisce lo stesso.

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13 risposte a NO CONTEXT? NO SUSPENCE!

  1. gloomynothing ha detto:

    L’avevo visto su you tube

  2. babilonia61 ha detto:

    E’ vero, a volte un particolare fuori da un contesto universale può apparire sotto un’altra forma, diverso, spesso raro e curioso. Poi, rimesso nell’insieme acquista quel peso che aveva. Però, mi domando: come bisogna vederlo?

    Capita anche me!

    Rino, rivedendo il particolare nell’universale.

  3. oyrad ha detto:

    Ammetto che, guardando questo frammento, io ho riso… 🙂

    Forse perchè la perdita del contesto può portare anche ad una condizione di “surrealtà” o addirittura “assurdità” dello stesso frammento isolato… fino anche a suscitare sentimenti di ilarità…
    Non saprei… mumble, mumble…

  4. babilonia61 ha detto:

    INTERVISTANDO PIETRO DA URBINO (1530-?)[..] Stiamo vivendo una nuova epoca [N.d.R. seconda metà del 1500], un’epoca d’innovazioni, di scoperte. Questo XVI secolo sta cambiando i nostri modi di vedere la realtà, basta solo pensare che qualche decennio fa il nostro buon Colombo [..]

  5. amfortas ha detto:

    Tu sai che ex-Ripley è tosta vero?
    Bene, mi ha maledetto per averla portata al cinema, certo per tutto il film in toto, ma soprattutto per questa scena.
    Quando le ho spiegato il messaggio del film, mi ha picchiato selvaggiamente.
    Diciamo che ex-Ripley ha una visone meno tetra del futuro.
    Io al penso peggio dei Coen, invece.
    Ciao.

  6. gabrilu ha detto:

    gloomynothing
    Ah, si?
    Questa si, che è una notizia.
    Rino
    In entrambi i modi. E poi rifletterci su. E pensare che quello che chiamiamo “realtà” è solo una delle tante possibili “realtà”. La percezione della quale dipende da un sacco di variabili.
    Oyrad
    O viceversa. Magari è il contesto che ci porta a vedere quello che non c’è, o a provare emozioni che “il cosa” in sè (e di per sè) non ci susciterebbe.
    Certo è che quando questa scena l’ho vista dentro il film ho sudato freddo e mi attaccavo ai bracciuoli (che bello poter scrivere “bracciuoli” con la “u”) della poltrona. Poi sono andata a controllare se tutti i catenacci della mia porta blindata erano come dovevano essere. Ed ho attaccato pure la catenella.
    Amfortas
    Mi piacerebbe dire al Comandante Ripley che Non è un paese per vecchi è uno dei più bei film della stagione (glielo direi argomentando, chè non mi piace cavarmela con il solito mi piace/non mi piace).
    Però ci tengo alla pelle, e dunque me ne guardo bene.
    Strasmile e i miei più ossequiosi rispetti al Comandante Ripley. 0___0

  7. oyrad ha detto:

    A me piacciono i fratelli Coen… anche se dei loro film ho visto solo “Mister Hula Hoop”, che mi era piaciuto molto anche per la ricostruzione anni 40 (o giù di lì), e “Barton Fink-E’ successo ad Hollywood”, con Turturro nei panni di uno sceneggiatore hollywoodiano.
    “Il Grande Lebo(n)wksy” non l’ ho visto, ahimè, ma ha raccolto molti apprezzamenti tra le persone che conosco (mitico il personaggio di Turturro nei panni del giocatore di bowling a.k.a. “JESUS”, con indosso un completo calzoni-camicia tutto viola). Se non ricordo male era loro anche “L’ uomo che non c’ era”… o sbaglio?.. boh! :-/

  8. sabrinamanca ha detto:

    E’ un film che dice una cosa semplice e non originale.
    Chi non si è mai sentito ripetere da un anziano – questo mondo non lo riconosco più, è impazzito, insomma, non è più il mio mondo.
    Per i fratelli Cohen questo è tanto più valido per gli Stati Uniti.
    Il personaggio di Bardem è terrificante, soprattutto se non si tiene a mente (ed è difficile tenerlo a mente perché la tensione che percorre il film è fortissima) che i Cohen, così come Tarantino, giocano con il sangue che nei loro film ha il peso del grottesco piuttosto che del realistico.

    Ho visto “into the wild” di Sean Penna e “les cahiers du cinèma” commentano: Penn ci ripete che l’America non è luogo per i giovani.

    Mi sembra di poter riassumere dicendo che nel mondo (in particolare negli Stati Uniti) non ci sia patria né per gli uni né per gli altri.

  9. amfortas ha detto:

    Oyrad, L’uomo che non c’era ( The Man Who Wasn’t There ) è proprio dei Coen, ed è un capolavoro assoluto.
    Memorabile, per me ovvio, almeno Frances McDormand (ma anche BBT)

  10. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    invece per quanto mi riguarda questo è il secondo film dei Cohen che vedo, ma se mi capitano a tiro ne vedrò qualche altro. Sono certamente interessanti. L’uomo che non c’era, citato anche da Amfortas era bellissimo e lo rivedrei molto volentieri.
    Sabrina
    Però il film è tratto dal romanzo di Cormac McCarthy, che io non ho letto ma che mi dicono essere stato trasposto più che fedelmente, sullo schermo. Quindi possiamo dire che i Cohen hanno condiviso in pieno il pensiero di McCarthy, facendolo proprio.
    Molto interessante la notazione che fai a proposito degli States, un paese in cui sia i vecchi che i giovani non si sentono (più?) a loro agio e vivono un malessere sempre più profondo.
    Io temo però che il fenomeno si vada allargando e che non riguardi solo gli USA… Purtroppo. Di brutte avvisaglie — per usare un eufemismo — cominciano ad essercene anche dalle nostre parti.

  11. amfortas ha detto:

    Io invece, gabrilu, li ho visti tutti da Blood Simple a oggi.
    Tra gli altri, mi piace ricordare Crocevia per la morte, nel quale accanto a Turturro e Byrne, mi ricordo uno strepitoso Albert Finney.
    Memorabile la prima sequenza, con un borsalino che se ne va, trasportato dal vento. (mi pare ci sia pure Buscemi, ma non ne sono certo)

  12. utente anonimo ha detto:

    Il film è certamente notevole e la scena è di quelle cult, ma giova osservare che i Coen hanno lavorato moltissimo sulla scenografia ma poco o niente sulla sceneggiatura. Il film, nei dialoghi, è assolutamente identico al libro, del quale non riesce comunque a raggiungerne la grandezza

  13. gabrilu ha detto:

    anonimo #12
    Non ho difficoltà a pensare che tu possa avere ragione.
    Non ho letto il libro e la mia non voleva essere certo una critica cinematografica.
    Avessi voluto far critica letteraria o critica cinematografica avrei uitlizzato strumenti diversi.
    Soprattutto avrei cercato di argomentare.

    Il mio post cercava di parlar d’altro (e cioè di quanto il contesto possa modificare la percezione di un paragrafo, una sequenza, un frame. Una riflessione alquanto banale, a ben pensarci), e il film dei Cohen era utilizzato solo come esempio/pretesto.
    Ciao e grazie.

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