CHE COS’E’ GUERRA E PACE?

Napoleone a Borodino
Robert Alexander Hillingford
Napoleone e le sue truppe alla battaglia di Borodino, 1812
Coll. privata

Ho terminato di leggere Guerra e Pace, cominciato il 20 febbraio.
Se avessi seguito i miei normali ritmi, l’avrei finito molto prima, anche perchè la lettura è molto scorrevole e il mio interesse per i fatti narrati, i personaggi, le riflessioni di Tolstoj notevolissimi. Ma mi ero imposta un ritmo lento, che mi consentisse di far sedimentare ciò che andavo leggendo.

Adesso sono arrivata alla fine. Come sempre mi succede con i Grandi Libri, non mi è facile staccarmene e mi è difficilissimo attaccare subito con la lettura di un altro autore, un altro romanzo. Specialmente se si tratta di un autore importante. Dunque sono tre giorni che vago per librerie chiedendomi: “… e ‘mo’ che leggo?!?!”

Per fortuna ho sempre una piccola riserva di volumi “cuscinetto”, poco impegnativi, che utilizzo come una sorta di camera di decompressione tra un libro importante ed un altro. Cosa leggerò, dunque? Ancora non so.

La voglia di parlare/scrivere di Guerra e Pace è tanta, ma la cosa non è semplice.
Non perchè non saprei cosa dire, ma perchè per parlarne in modo non superficiale dovrei necessariamente toccare elementi fondamentali della trama. Quella famigerata “trama” di cui nessuno mai vuol sentir parlare, nemmeno se il testo in questione è ormai un grande classico.

Mi piacerebbe scrivere di quello che in Tolstoj mi è piaciuto e mi ha convinta, ma anche di quello che non mi è piaciuto e non mi ha convinta. Per esempio, sul versante delle vicende private dei personaggi inventati (i componenti delle famiglie Bolkonskj, Rostov, Kuraghin), mi piacerebbe analizzare e discutere la concezione di Tolstoj che viene fuori da Guerra e Pace a proposito della famiglia, della sua idea del femminile, del ruolo delle donne nella società; parlare del modo con cui i personaggi femminili del romanzo (Natasha Rostova, la principessa Marja Bolkonskj, Hélène Kuraghin e tanti altri) vengono rappresentati e del destino che Tolstoj riserva loro.

Perchè Tolstoj è uno scrittore immenso ma mi son fatta anche l’idea che fosse un misogino della più bell’acqua: i modelli che propone sono tremendi e la fine che fa fare alle sue seducenti eroine semplicemente raccapricciante. Tutto questo mi era già molto chiaro dal pur splendido Anna Karenina. La lettura di Guerra e Pace me lo ha confermato alla grande. Però Tolstoj è davvero un grandissimo scrittore, e dunque in quanto tale è riuscito a inventare personaggi femminili i quali (che ci piacciano oppure no) risultano così vivi che sembrano balzare fuori dalla pagina, più reali di tante persone reali rendendoli, con la sua arte, immortali. Ma per parlare di tutto questo, dovrei entrare nei dettagli, e non voglio rovinare il piacere della lettura a coloro i quali ancora non hanno letto il libro. Perciò rinuncio.

Sul versante invece dei personaggi storici realmente esistiti (Napoleone, lo zar Alessandro I, il generalissimo Kutuzov, il generale Bagration etc.) e dei fatti realmente accaduti (le battaglie contro Napoleone ed in particolare la descrizione della battaglia di Austerlitz e di quella di Borodino, l’ingresso di Napoleone a Mosca, l’abbandono di Mosca da parte dei suoi abitanti e l’incendio della città) mi sento un po’ meno vincolata.

Posso dire, credo, che ho trovato splendide tutte le descrizioni dei fatti di guerra e interessantissima e molto moderna la riflessione e l’analisi che Tolstoj fa sulle dinamiche di potere, delle tattiche e delle strategie di guerra e di battaglia, sulle caratteristiche e tipologie di quello che lui chiamava “l’autorità di un comandante” e che noi oggi, con terminologia più attuale chiameremmo “modelli di funzionamento della leadership”. Tutte queste parti mi hanno veramente estasiata, e me le sono godute molto più che le pagine delle vicende private dei protagonisti.

La Grande Armée alla Beresina
January Suchodolski, La Grande Armée al passaggio della Beresina, 1895.
Muzeum Narodowe, Poznan

Solo una cosa non ho proprio digerito: le circa duecento pagine (che non rivelo in quale parte del libro si trovano) in cui Tolstoj passa dal livello della descrizione e della analisi ad un livello più teorico e comincia ad illustrare la sua personale filosofia della storia. Queste duecento pagine le ho trovate, dal mio punto di vista, talmente incondivisibili, talmente lontane dal mio modo di pensare che ne avrei fatto molto volentieri a meno. In effetti, la tentazione di “leggiucchiarle” e non di “leggerle” l’ho avuta, ma ho resistito. Sono duecento pagine che mi sono sembrate anche, nell’economia interna dell’intero romanzo, un fastidioso corpo estraneo: pedanti, didascaliche, supponenti e dunque — almeno per me — irritanti.

Ho scoperto di non essere l’unica a pensarla in questo modo: questi saggi sulla natura della storia e della storiografia sono effettivamente molto controversi e sembra che alcune versioni russe ridotte li tolsero del tutto, mentre altre (pubblicate quando l’autore era ancora in vita) si limitarono a trasferirli in un’appendice.

Per fortuna, però, sono solo (?) duecento pagine contro le altre duemila che invece incantano. Guerra e Pace è epico, lirico. Il passo narrativo è lento e maestoso. Cerco di rendere l’idea utilizzando come metafora la terminologia degli spartiti musicali: in Guerra e Pace i movimenti classici sono tutti presenti: c’è l'”andante con moto” , l'”allegro con brio”, ed il “pianissimo” ma su tutti emergono l’ “andante spianato” e l'”andante maestoso”.

Sul romanzo non voglio andare, qui, più in profondità. Tornerò a parlarne, ma indirettamente, attraverso i film che ne sono stati tratti riprendendo il discorso che avevo cominciato con il film russo di Serghei Bondarchuk.

Per (temporaneamente) concludere: nei confronti di Tolstoj, la cui opera ormai posso dire di conoscere abbastanza bene perchè oltre i suoi tre maggiori romanzi (Guerra e Pace, Anna Karenina e Resurrezione) ho letto anche I racconti di Sebastopoli, il bellissimo I Cosacchi e La Sonata a Kreutzer ho un rapporto molto ambivalente. Lo trovo eccezionale nello stile di scrittura, nel ritmo, nelle descrizioni, nella presentazione e rappresentazione dei suoi personaggi… ma poi non lo sopporto quando comincia a pontificare ed a teorizzare sulla morale, sulla storia, sulla famiglia, sul bene e sul male.

E’ così, e me ne sono ormai fatta una ragione. Le delizie che mi regalano i suoi testi sono di molto più numerose dei fastidi che mi provocano le parti che non condivido.

Il Principe Lev Nikolaevic Tolstoj scrisse Guerra e Pace tra il 1862-65 e il 1869. Quando si accinse a quest’opera immensa aveva 35 anni.

Lev Tolstoj nel 1868
Tolstoj nel 1868

Nel 1888 comparve, sulla rivista Le antichità russe un lungo scritto nel quale Tolstoj scrive: “approfitto dell’ospitalità di una rivista speciale per esporre, se pure brevemente e non pienamente, per quei lettori a cui questo può interessare, l’opinione dell’autore sulla propria opera”.

Ne trascrivo in piccolo ma significativo passaggio in cui Tolstoj risponde alla domanda: “Che cos’è Guerra e Pace?”:

“Che cosa è Guerra e Pace? Non è un romanzo, ancor meno un poema, ancor meno una cronaca storica. Guerra e Pace è ciò che l’autore volle e potè esprimere in quella forma in cui si espresse il suo intendimento. Una tale dichiarazione di noncuranza da parte dell’autore verso le forme convenzionali di un’opera d’arte in prosa potrebbe parere presunzione, se fosse intenzionale e se non avesse esempi.
La storia della letteratura russa dal tempo di Pushckin in poi, non solo offre molti esempi di opere che si allontanano dalla forma che si può chiamare europea, ma non dà nemmeno un solo esempio contrario. Cominciando da Anime morte di Gogol, sino al Sepolcro dei vivi di Dostoievskj, nel nuovo periodo della letteratura russa non esiste una sola opera d’arte in prosa, un poco al di sopra della mediocrità, che abbia pienamente rivestito la forma di romanzo, di poema, di racconto”

(Leone Tolstoj, da “Alcune parole a proposito di Guerra e Pace”, Appendice pubblicata nella rivista “Le antichità russe” nel 1888).

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44 risposte a CHE COS’E’ GUERRA E PACE?

  1. Moher66 ha detto:

    “Andante maestoso” mi ha definitivamente convinto, Gabrilu
    Trovo anch’io che una grande opera letteraria sia una specie di sinfonia
    🙂
    Elena

  2. giuba47 ha detto:

    Aspettavo da tempo questo tuo splendido post…Ti ringrazio e credo che anch’io lo rileggerò, magari questa estate quando avrò più tempo, perchè volgio assaporarlo con calma e mi terrò il tuo post come guida.Giulia

  3. oyrad ha detto:

    Complimenti Gabrilù anche per le scelte iconografiche di questo post. Specialmente il secondo dipinto “cinematografico” mi sembra molto interessante; ammetto che non lo conoscevo :-/ (Beh… del resto non conoscevo neppure il primo! :-/// ) Mi mancano ancora alcune cose di Tolstoj, ma i tre romanzi li ho letti tutti, e li ho trovati splendidi… e forse quello che più mi è piaciuto di più è “Anna Karenina” (anche per questo romanzo, se non ricordo male, c’è una serie di svariate versioni cinematografiche: l’ unica che ho visto era quella più recente, molto “televisiva”, con Sophie Marceau… umpf…)

  4. PrimoCasalini ha detto:

    Cindivido quasi tutto quello che dici, Gabrilu, quindi mi soffermo solo sui punti in cui forse la vediamo diversamente. Ho scritto tempo fa quattro post su Tolstojj, li riprenderò fra un po’ per pubblicarli sul Nonblog di Habanera. Per me, più che di misoginia, il problema di Tolstoi era nella capacità di sentire, quindi di esprimere il sentimento amoroso. Grande differenza con Dostoevskj. A suo modo, diceva il vero quella battuta gaglioffa per cui Tolstojj può essere un personaggio di Dostoevskj mentre Dopstoevskj non può essere un personaggio di Tolstoj. Non amo né la Kreutzer né Resurrezione, fra l’altro della sonata di Beethoven Tolstoj non ha capito niente, ma si sa come vanno queste cose, se qualche mese fa un critico musicale di Repubblica ha scritto de “la tolstoiana sonata a Kreutzer” dimenticando il piccolo dettaglio che Tolstoj ha scritto il libro ottanta anni dopo,
    Sono incredibili per supponenza le parole di Tolstoj che hai riportato, in due righe cancella Gogol e Dostoevskj, alla faccia. Meno male che quando scriveva si dimenticava quasi sempre del suo sé protuberante, così sono uscite tante splendide pagine, perché si accorgeva di tutto, quando non era preso da sé. Ma negli ultimi trenta anni ci riuscì sempre meno.
    Perché non leggi tre libri alla volta? Andresti più piano a leggere, Guerra e pace l’hasi spazzolato in poco più di un mese…

    grazie e saludos
    Solimano

  5. gabrilu ha detto:

    Elena
    Ci sarà un momento in cui G&P ti chiamerà. Tu correrai e, dopo averlo letto, spero ne parlerai 🙂
    Giulia
    Ti ringrazio Giulia, ma sono solo pochi appunti su un’opera immensa che meriterebbe ben altro.
    Oyrad
    Volevo mettere immagini russe prodotte in quegli anni. Non mi è stato facile trovarle. Ce ne sono molte nei siti russi, ma non tutti quei siti hanno il testo anche in inglese, ed io il cirillico ancora (smile) non lo leggo ^__^
    Anna Karenina piace a tutti. Io stessa l’ho riletto più volte e lo trovo persino superiore a G&P per compattezza e coerenza interna. Come sempre, però, non sopporto la filosofia della famiglia che propone Tolstoj. In Anna Karenina è espressa in modo ancora più didascalico che in G&P, strutturato com’è sulle vicende in parallelo delle due coppie delle quali ad una tutto va male perchè “fuori dalle regole” e all’altra tutto va bene perchè “dentro le regole”. Ma è un grandissimo libro.
    Dalle fiction televisive tratte da romanzi specie se importanti, negli ultimi tempi cerco di stare mooooolto alla larga.
    Solimano
    Quando scrisse Resurrezione ormai Tolstoj era incontenibile, ed il romanzo insopportabile perchè il suo cotè “pontificale” e moraleggiante aveva ormai preso il sopravvento. L’ho letto una sola volta e m’è bastato.
    Non sono d’accordo, invece, con la tua interpretazione del brano che ho riportato. Secondo me l’hai letto un po’ troppo frettolosamente.
    In questo brano T. non rivolge una critica di merito a Gogol o a Dosto.
    Tolstoj parla piuttosto, qui, della peculiarità “formale” (se questo termine non suonasse riduttivo) che le opere letterarie hanno nella letteratura russa, parla della “forma-romanzo” russa che è molto diversa da quella della tradizione letteraria europea. E su questo sono molto d’accordo con lui.
    A cominciare da Pushkin arrivando a Pasternak, una caratteristica che mi sembra avere la letteratura russa è la continua mescolanza di prosa e versi. Ma il discorso è troppo lungo, magari ci si tornerà sopra in altra occasione.

  6. oyrad ha detto:

    A proposito di Tolstoj… ho appena curiosato fra i tuoi scaffali su Anobii… ho visto che “La danza di Natasha” ti sta aspettando… pensa che quando l’ ho visto in Feltrinelli qualche settimana fa ho immediatamente pensato a te 😉

    Promette d’ essere un libro davvero molto bello, credo che lo recupererò anche io. Per adesso ho finito un breve saggetto storico (un pochino deludente in verità, se non altro per la pessima qualità di scrittura) sulla moda maschile del Cinquecento in Lombardia (e che tengo in serbo per sfornarlo in uno dei prossimi post del mio blog). Per adesso ho in lettura “La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica” di Praz, che è appena uscito in edizione economica BUR. Romanzi? Ancora niente… però dopo Praz credo che ricorrerò a qualche tuo “vecchio” post per trovare un bel romanzone con il quale passare qualche giorno di dolce lettura… 🙂

  7. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    La carne, la morte e il diavolo è un mio libro cult sin dai tempi del liceo. Mi aprì un mondo, quel libro. E poi mi lessi tutti i libri di Praz.
    La danza di Natasha ce l’ho in programma dalla prossima settimana.
    Prima voglio intervallare con qualcosa di diverso ma non troppo.

  8. talpastizzosa ha detto:

    Io in letteratura russa sono un ignorante immensa… credo che per leggere un libro deve venire la curiosità di buttarti in quel mondo… questa voglia ancora non mi è venuta… di russo ho letto solo Michail Bulgakov “Cuore di cane” ed lo trovato perfetto ma solo lui… che vergogna!

  9. zulimar ha detto:

    Ogni volta che ho letto un romanzo russo, che fosse Tolstoj, Dostoevskj, Bulgakov, Gogol, Cechov, Pasternak e così via ne sono stata risucchiata, catturata, e non sono riuscita a smettere di leggere finchè non raggiungevo l’ultima parola. La capacità che Tolstoj in particolare ha di farti affezionare ai suoi personaggi, di vivere ogni singola emozione è unica e straordinaria.
    Convengo sicuramente con te su tutti i punti, ad una lettura critica, direi che pochi scrittori si salvano dalla misoginia, e come potrebbero non esserlo, visto che sono maschi..
    Quanto alle pagine superflue, io mi autorizzo sempre a saltare ciò che mi sembra inutile, rientra nei miei diritti di lettrice..
    un bacio e buona pasqua

  10. giorgi ha detto:

    E’ da tempo che mi riprometto di rileggere alcuni dei Grandi Libri, come li chiami tu, da cui ci si stacca a fatica, in subbuglio. Avevo provato anche a rileggere Proust… Adesso mi hai fatto venire ancora più voglia. Grazie

  11. gabrilu ha detto:

    talpastizzosa
    vedrai che prima o poi la letteratura russa ti chiamerà e sarà un bellissimo incontro.
    Intanto, visto che ti è piaciuto “Cuore di cane” di Bulgakov, mi permetto di consigliarti ***vivissimamente** il suo Il Maestro e Margherita.
    Non solo è uno dei capolavori assoluti del Novecento, ma è godibilissimo, malinconicissimo, divertentissimo, serissimo. Si, tutte queste cose tutte assieme in un unico libro ^__^
    Zulimar
    Sul saltare le pagine in linea di massima sono d’accordo con te, ma se si vuole leggere un libro seriamente (ed io volevo leggerlo seriamente, il G&P) allora non salto nulla perchè solo così posso, alla fine, avere una visione complessiva e farmi un’idea precisa dell’insieme.
    giorgi
    Grazie a te, e torna presto 🙂

  12. arden ha detto:

    Hai visto? su Repubblica di oggi c’è un pezzo di Tolstoi molto bello: la storia di una contadina. Il racconto del suo matrimonio forzato, narrato come in presa diretta. Mi ha molto colpita.

    E intanto, carissimi auguri, Gabrilù.

  13. heera ha detto:

    complimenti per il post, è una delle cose più interessanti che io abbia mai letto su splinder… ho letto guerra e pace circa un anno fa, diciamo tutto d’un fiato, per quanto sia possibile leggerlo tutto d’un fiato, e sono rimasta affascinata dalla scrittura di Tolstoj, lo trovato immenso e solo Dostoevskij mi aveva, fino ad un anno fa,letteralmente rapita dal mondo reale per trasportarmi nella russa di quei tempi…per quanto discutibile in alcuni punti guerra e pace rimane un capolavoro di immensa importanza non solo storica ma anche culturale.

  14. gabrilu ha detto:

    Arden
    no, mi è sfuggito ma sto cercando di recuperarlo. Grazie per la segnalazione 🙂
    Auguri anche a te 🙂
    heera
    ciao e benvenuta da queste parti 🙂
    Grazie per quello che hai scritto, sei gentile.
    Per il resto non aggiungo nulla, perchè sono d’accordo con te 😉

  15. corradovecchi ha detto:

    Io ricordo iniziai guerra e pace in ottobre e lo terminai in marzo; fu un lungo inverno; 2 libri (ed. garzanti) però esperienza bellissima, solo mi rimasero un po’ di dubbi per gli attacchi di Tolstoj a Napoleone; ricordo decine di pagine. Ma è comprensibile, in ogni scrittore russo l’invasione fu sentita come una grande ferita..Ciao

  16. gabrilu ha detto:

    corradovecchi
    Ciao a te. Tolstoj e Napoleone: Napoleone non è stato criticato solo da Tolstoj, specialmente per quanto riguarda la campagna di Russia. E poi, oltre il fatto che come dici tu l’invasione francese è stata — e non poteva essere diversamente — una grande ferita per ogni russo, Tolstoj parte da Napoleone, Kutuzov ed Alessandro I per fare un discorso di più ampio respiro sul reale potere dei capi di influenzare e gestire i grandi eventi storici. Riflessioni a volte condivisibili, altre meno, ma insomma Tolstoj cerca di volare alto. Persino troppo alto forse, a volte.

  17. utente anonimo ha detto:

    Ciao!
    è un po’ di tempo che seguo questo blog, e non ho trovato ancora niente su Thomas Mann; avevo deciso di aspettare a scrivere un commento finchè non ne avessi letto qualcosa, ma da Tolstoj non posso esimermi…
    Guerra e Pace letto un anno fa, e mi chiedo se è normale mettersi a piangere di notte nel letto quando vedi che tra le dita mancano ancora una ventina di pagine prima di vedere i personaggi disperdersi. Li descrive talmente bene da sperare che la vita di Natasha e Besuchov continui ad essere narrata, pur nella sua piattezza quotidiana. Non è il desiderio di godere di una sorta di lieto fine (comunque di Andrej senti la mancanza), ma di sentire ancora Tolstoj parlare…
    La mia non è devozione, perchè prima di G&P avevo letto un racconto della sua tarda età dal titolo “Padrone e Lavorante”. Una vera paternale. Era un inserto di Famiglia Cristiana ( ehi lo so, lo so, me le vado a cercare…); così sono arrivato a G&P mentalmente pronto a qualche salita in cattedra del Tolsty. Comunque è vero che dopo non sai più cosa leggere, tutto crolla.
    P.S. Ti prego, più Mann
    P.P.S. Mi piace il tuo blog perchè sono carente di scrittori contemporanei, e ci trovo sempre qualche nome a me ignoto.(ignoranza grassa e immensa 🙂 vergognoooooso!!)
    Engrik

  18. gabrilu ha detto:

    Caro Engrik innanzitutto benvenuto 🙂
    Vedo che G&P ha colpito anche te 🙂
    Io per la verità delle pagine finali del matrimonio di Natasha e Bezuchov avrei fatto volentieri a meno, la trasformazione di Natasha in matrona tutta casa-marito-figli mi è sembrata proprio una mortificazione… Tolstoj l’ha letteralmente “spenta”… ma tant’è, era la sua visione dell’ideale femminile e dobbiamo farcene una ragione. Però come al solito, scrive talmente bene che gli perdoniamo anche questo, suvvia 😉

    Non trovi nessun post dedicato ad un libro di Thomas Mann per il semplicissimo motivo che ho letto tutto Mann (Thomas ma anche Klaus ed Heinrich) già da anni e qui trovi solo i libri che ho letto da quando ho aperto il blog.
    Se però sei un appassionato di Mann forse può interessarti dare un’occhiata a questo post sul bellissimo libro Nella rete dei maghi di Marianne Krull che ha scritto una eccellente storia della intera famiglia Mann. Lo trovi qui

    http://nonsoloproust.splinder.com/post/10373786/NELLA+RETE+DEI+MAGHI

    Se poi nel form di Google qui nella colonna a destra inserisci “Mann” può darsi che qualcos’altro spunti fuori 🙂

    E’ bello vedere tanto entusiasmo da parte tua per Tolstoj e Mann, autori da molti considerati (a torto, a torto!) “pesanti” 🙂

    Ora che hai rotto il ghiaccio mi aspetto che tu intervenga ancora, mi farà molto piacere.
    Ciao e grazie 🙂

  19. alexandra3 ha detto:

    La piccola principessa Liza (così viene chiamata nella traduzione pubblicata da Einaudi) muore nell’universo della Pace, secondo la divisione in due mondi romanzeschi paralleli fatta da Leone Ginzburg. Muore dando alla luce il figlio di Bolkonskij che è in Guerra. Bolkonskij torna a casa vivo ma non vuole più combattere e cerca un ruolo di pace.

    La caccia, odiosa e crudele, è un’occupazione dei nobili in tempo di Pace. Nella scena della caccia Rostov mi sembrava, mentre leggevo, ai margini e inconsapevole (ancora? sono appena a metà) come ad Austerlitz (e Fabrice Del Dongo a Waterloo…).
    Mi ha fatto piacere, dopo averlo pensato, leggere in uno dei passi successivi della sequenza che il pensiero di Rostov vada proprio a quella battaglia.

    Sono le prime impressioni dopo aver finito il primo volume ed essermi appassionata davvero.

    Un caro saluto e buona domenica.

    Alessandra

  20. gabrilu ha detto:

    Alexandra3
    Intanto, che bello sapere che la lettura di G&P ti sta appassionando! Ma per la verità non ho mai avuto dubbi che sarebbe andata così 😉
    Sono molto curiosa di conoscere poi le tue impressioni finali, e quando avrai finito tutto il libro ti dirò il perchè.

    Non ho letto l’analisi di Leone Ginzburg, che però so essere molto apprezzata.
    Bella — da quel che capisco dai tuoi accenni — questa macro-divisione ne “il mondo della Guerra” e “il mondo della Pace” e molto interessanti le osservazioni sulla principessa Liza e sul senso della caccia.
    A Fabrizio del Dongo a Waterloo avevo pensato anche io 🙂
    D’altra parte, Stendhal faceva parte della Grande Armèe e nelle sue lettere descrive la catastrofe della campagna di Russia (era una sorta di quello che oggi noi chiameremmo un giornalista “embedded”) ed anche questo collegamento è sfizioso, ti pare?
    Ciao, grazie e mi raccomando, facci sapere 🙂

  21. alexandra3 ha detto:

    Cara Gabriella,

    continuo la lettura tra problemi vari ed esami integrativi (?).

    Il comportamento di Natasha, quando rompe il fidanzamento con Bolkonskij perché innamorata del fatuo Kuraghin, mi ha ricordato Emma Bovary con i suoi amanti, in particolare l’ultimo. La fuga con Kuraghin non riesce e Natasha si ammala.  Mi sembra una catarsi falsa come quella di Emma morente.
    La mia insegnante di Lettere diceva che era Charles a comportarsi e morire come un eroe romantico (dopo aver scoperto i tradimenti di Emma).  Emma è una caricatura di eroina. Vedremo come finirà Natasha.

    Marja Bolkonskaja mi ricorda invece Eugénie Grandet nel rapporto con il padre. Innamorata di Nikolja Rostov, che si fa passare per suo salvatore dalla presunta rivolta dei contadini, si trova in una in una situazione rovesciata perché Rostov ha una promessa sposa.  Anche in questo caso sono in attesa.

    Non trovi che i pilastri del del romanzo ottocentesco siano speculari in fondo e che sia bello leggerli cercando le connessioni di trame e personaggi?

    Un caro saluto.

    Alessandra

  22. gabrilu ha detto:

    alessandra
    Uhm
    Mumble mumble.
    Natasha Rostova ed Emma Bovary, dici?
    Uhm.
    Ci ho pensato, ma mi convince poco, devo dire.
    Anche le due malattie non mi pare che  abbiano la stessa funzione, nei due romanzi.

    Certo, sia Flaubert che Tolstoj non è che amassero tanto le loro due  donne-pseudoeroine-protagoniste, eh.

    Quello  che diceva Flaubert di Emma lo si può leggere nel suo epistolario,  povera  Emma.
    Ed in quanto a Natasha… vedrai che fine le farà fare Tolstoj…povera Natasha

    Però c’è una bellissima frase, in G&P, che Tolstosj mette in bocca    alla madre (la contessa Rostova)  e che secondo  me è la vera ed autentica chiave di lettura del comportamento di Natasha.

    Abbiamo edizioni diverse del romanzo,  ritengo, cara Alessandra, perciò è inutile che io  citi  n. di pagina etc.

     La frase sta nella Parte Settima  del romanzo.  Il contesto è quello delle feste di Natale.

    La contessa  Rostova, guardando Natasha, dice:

    "Ah, come ho paura per lei, come ho paura […] . Il suo intuito materno le diceva che in Natasha, in certo  qual modo,  era una esuberanza di vitalità   e che per questo non sarebbe mai stata felice".

    Io trovo splendido che  uno come Tolstoj abbia anche solo potuto pensare una cosa del genere.

    L’ "esuberanza di vitalità" non era cosa consentita  a fanciulle  come  la contessina  Natasha Rostova o a giovani e belle donne come Anna Karenina.

    E infatti vedi che poi Tolstoj gliel’ha fatta pagare a tutte e due, quella loro  "esuberanza di vitalità".

    Una l’ha buttata sotto un treno.

    L’altra… beh, l’altra lo scoprirai da te, che fine  le ha fatto fare.

    Ciao e grazie 

  23. alexandra3 ha detto:

    Giorni fa ho detto alla mia cara amica slavista, Francesca, laureanda in Letteratura russa, che Pierre alla battaglia di Borodinò era un intruso.
    Continuando la lettura ho trovato scritto, riferito a quel personaggio: si sentiva un intruso (e come tale lo guardavano i soldati e anche Bolkonskij,con la sua battuta sulla massoneria). Sono stata felice.
    Mi preparo per il finale.
    Buon Anno e un abbraccio,

    Alessandra

  24. gabrilu ha detto:

    Alexandra eh, si, il  Gran Finale.
    Il Gran Finale, eh, si…
    Sono molto curiosa di   vedere che impressione  ne avrai…

  25. alexandra3 ha detto:

    Bolkonskij muore dopo aver preso coscienza. Petja (all’inizio del capitolo presentivo la sua fine) invece resta nella dimension del sogno. Inconsapevole (ma non del tutto: voleva fare la guerra).
    Il sogno lambisce anche Pierre. Ma Pierre vivrà.

    Alessandra

  26. alexandra3 ha detto:

    In Guerra e Pace c’è una novella: quella del mercante ingiustamente accusato, raccontata da Karatajev.
    Boccacciana e cervantina, direi.

    Alexandra

  27. gabrilu ha detto:

    Alexandra, so che non attraversi un ottimo  periodo, ma  spero  di  rivederti  presto, sul tuo blog.
    Intanto, mi fa piacere leggere queste tue osservazioni-flash su G&P.
    Un bacione     🙂

  28. alexandra3 ha detto:

    Cara Gabriella,

    ho finito di leggere Guerra e Pace. Resterà uno dei libri della mia vita. Uno dei più importanti.
    Il finale a me sembra un trionfo (?) borghese.
    In sospeso rimane un possibile Romanzo o epos di Nikolaj Bolkonskij dopo quello di Andréj. Il giovane Bolkonskij fa però l’errore di idolatrare Pierre insieme a suo padre.

    Alessandra

  29. gabrilu ha detto:

    Alessandra
    L’interrogativo: "ma è meglio  Pierre o Andreij?"  non finirà  mai di  frullare nella testa dei milioni di lettori di G&P 
    Io ormai da tempo  e dopo tentennamenti  e  molte oscillazioni  mi sono attestata  decisamente e credo definitivamente  su   Andreij.

    Finale = trionfo borghese? Eh, si.
    Non per nulla  io amo molto il Tolstoj della Guerra, molto meno il Tolstoj della Pace…
    E  soprattutto non dimentico mai che scaraventò Anna sotto un treno e fece di Natasha una grassa e insopportabile matrona

  30. alexandra3 ha detto:

    Non piace neanche a me Natasha moglie dominatrice di Pierre. Un ménage da vecchi sposi annoiati. E non mi piace nemmeno la fine che fa Marie. La vedevo come riflesso di Andreij. Come avrai capito è il personaggio che ho amato di più. Non ti pare che in certe cose assomigli al suo autore? I proggeti pedagogici a Boguciarovo, per esempio.
    Entro l’anno affronterò anche Anna Karenina. In fondo quella scrittura mi ha conquistato.
    Le teorie sull’arte della guerra non del tutto, per la verità. Soprattutto le similitudini con le scienze.

    Un caro saluto,

    Alessandra

  31. gabrilu ha detto:

    Alessandra
    Quando dico che  in G&P preferisco le parti di guerra  non intendo    le  disquisizioni  teorico-filosofiche, ma la descrizione delle battaglie e del comportamento dei vari personaggi nei momenti più critici della guerra: dai combattimenti sul campo ai  preparativi  di fuga alle descrizioni delle    masse di sfollati, alla  straordinaria descrizione dell’incendio di Mosca, al modo di ragionare dei vari comandanti negli opposti schieramenti…
    Lì Tolstoj è veramente immenso…

  32. valigiesogni ha detto:

    Ho iniziato Guerra e pace un paio di mesi fa, consapevole del fatto che lo stress da lavoro correlato degli ultimi tempi non avrebbe agevolato la lettura. “Vedrai che lo mollerai strada facendo”, sussurrava la vocina pessimista che ogni tanto m’incupisce le giornate. Non l’ho ancora terminato (ma sono lìlì) e i tempi di lettura sono stati dettati da altre esigenze, non dalla mole del romanzo né dalle descrizioni delle battaglie. Ma mollarlo sarebbe stato impossibile. Guerra e pace è Guerra e pace. Un andante maestoso, con qualche fraseggio che sa di “allegro ma non troppo” senza dimenticare qua e là vari  “andante con brio”. Forse il fatto di non aver ancora terminato il romanzo fa sì che non riesca ancora a parlarne. Tu, invece, sei sempre bravissima nell’arte del dire e non dire. Nell’ultimo mese avrei voluto semplicemente smetter di far qualsiasi cosa, farmi prendere per mano da Tolstoj e non alzare più gli occhi da libro. Fino alla fine. E pensa che sino a qualche anno fa credevo che la letteratura russa fosse “roba” da età matura. Che tonta!

  33. gabrilu ha detto:

    Cara Barbara, ci sono Grandi   Libri che devono aspettare i "momento giusto" (il ** nostro*** momento giusto) per esser letti.Quando poi questo momento arriva, è davvero una festa (guarda me con il Don Chisciotte   La letteratura russa (russa in senso lato, mi sono ormai  abituata a ragionare, perchè "russa" è davvero  limitativo) è uno scrigno di gioielli.Purtroppo molti autori eccellenti sono più o meno sconosciuti, i nomi che vengono alla mente sono quelli stranoti del periodo d'oro tra settecento e ottocento. Ma c'è dell'altro, eh, perbacco, c'è molto di altro!  Ciao  🙂

  34. utente anonimo ha detto:

    cara Gabriella,
    lascio un post solo per ringraziarti: Mi sono imbattuta nel tuo blog cercando notizie sul romanzo "Fuoco pallido" di Nabokov, e da lì son saltellata su altre tue recensioni, divertendomi moltissimo (ebbene sì, anche il largo sorriso che si apre alla scoperta di un piacere intellettuale condiviso è divertimento al pari di una sana risata).
    Ho provato a scoprire le tue opinioni su autori/libri che amo e che conosco, innanzitutto, soprattutto i meno noti, per scoprire come ne parlavi. Saltellando qui e là ho preso anche nota di alcuni tuoi suggerimenti di lettura.
    Mi sono fermata qui, per ringraziarti, perché non condivido quello che hai scritto nella tua recensione di Guerra e Pace.
    Sarà perché l'ho letto troppo presto, ma quel romanzo ha rappresentato per me il battesimo (o forse dovrei dire la prima comunione) e tutti i difetti che elenchi io non li avevo percepiti, a suo tempo (ma forse dovrei decidermi a rileggerlo).
    Da allora in poi i miei gusti si sono definitivamente orientati verso le "buone" letture.
    Naturalmente mi innamorai follemente di Andrej Bolkonski.
    Ricordo ancora come fosse ieri il piacere quasi fisico
    di alcune pagine (il principe supino ad Austerlitz con lo sguardo rivolto a un cielo che non aveva mai visto così alto…) e il dolore altrettanto fisico di altre (Andrej che dopo il sì di Natasha scopre di amarla meno …).
    Sono esperienze che segnano una persona giovane, probabilmente. Forse se l'avessi letto ora, alla mia età, e non a 18 anni, Guerra e Pace nobn mi sarebbe sembrato altrettanto magnifico (e dico magnifico nel senso originale: mi ha fatto crescere, mi ha resa più grande, mi ha privata delle scorie dell'adolescenza in una sorta di distillazione alchemica).
    Un grazie riconoscente per i tuoi bellissimi post!
    Letizia

  35. gabrilu ha detto:

    Letizia
    Insomma leggi quel che io scrivo di libri che già conosci per verificare se quello che ne penso io corrisponde a quello che ne pensi tu.

    Beh, certo è più semplice leggere di cose che si conoscono già, a me succede con le raccolte di saggi letterari. Chiaro  che mi è più facile seguire il ragionamento se conosco il testo  di riferimento.
    Anche se facendo sempre in questo modo si rischia di limitare notevolmente la possibilità di farsi incuriosire da autori e/o testi che non conoscevamo ancora o che fino ad allora  avevamo snobbato.

    Per quanto riguarda Guerra e Pace, ho riletto attentamente il mio post, e devo dire che mi sento di confermare tutto ciò che ho scritto nel 2008.

    Non ho capito  su  cosa in particolare non sei d'accordo con me: sull'immagine del femminile? Sulle pagine di filosofia della guerra? Sul finale?

    Spero però di aver reso  chiaro e forte che G&P è comunque un libro immeso  e magnifico, da leggere e da rileggere (cosa che farò sicuramente tra qualche anno).

    Per il resto, è evidente che il nostro modo di reagire ad un testo letterario dipende da molte variabili, la più importante delle quali forse è proprio il "quando".

    E' uno dei  motivi per cui ogni tanto rileggo a distanza di anni un  libro che mi aveva  entusiasmata molto,  proprio per verificare se ha retto al tempo.

    O, viceversa, riprendo in mano a distanza di anni un libro che avevo mollato, per scoprire magari che ciò che mi veva annoiata mortalmente un tempo adesso mi piace.

    La mia esperienza più recente e (per me) clamorosa è sta, quest'anno, la lettura integrale del Don Chisciotte.
    Ciao, grazie e spero di rileggerti 

  36. utente anonimo ha detto:

    oh, Gabriella! :)))))
    ma no, in realtà mi sono andata a leggere innanzitutto le tue recensioni dei libri che non ho ancora letto, ma che mi incuriosiscono. Dammi tempo! E' così ricca la tua libreria, che mi ci vorranno un po' di giorni per curiosare. Dopotutto, ho scoperto la tua esistenza solo l'altroieri 🙂
    Come ho scritto, sono arrivata a te cercando Nabokov. Che strano, il contrario di quello che scrive Petrarca nella sua bellissima lettera a Dionigi di San Sepolcro, che si scoprono nuovi autori/libri attraverso altri autori/libri che ne parlano.:)
    Poi, cosa vuoi, ho visto che nello scaffale c'era Guerra e Pace, e la cosa mi ha incuriosito. Volevo vedere come ne parlavi.
    Confesso che ho sentito un pugno nello stomaco. A me, a diciotto anni, quel triangolo era sembrata una storia d'amore avvincente, e le vicende private di questi perditempo aristocratici così appassionanti. E la sensazione di avere a che fare con un misantropo e un misogino non mi aveva sfiorata. Tutto qua.
    Probabilmente è stata la mia prima esperienza con una scrittura alta a rendermi così naive, nel mio entusiasmo. Venivo da Verne e dalla fantascienza, cosa vuoi…
    Comunque, per effetto della tua recensione, sono andata a comprarmi oggi "Fuoco pallido" 😉
    A presto, cara Gabriella, e intanto auguri per il nuovo anno!
    Letizia

  37. manichaios ha detto:

    Pensa che di Tolstoj adoro quando pontifica sulla morale, sulla famiglia e soprattutto sul ruolo della donna. Il mondo è bello perché è variopinto.

    • gabrilu ha detto:

      @manichaois
      bene.Non argomenti il perchè ti piace il Tolstoj pontificante, ma va bene lo stesso, figurati. Tolstoj ha mille facce. Ne ha per tutti i gusti.

  38. Ivan ha detto:

    Cara Gabriella,

    Premetto che non sono un grande ammiratore di G&P.
    Degli autori russi amo Bulgakov e Gogol; ma non Tolstoj né Dostoevskij. Il motivo è quello che mi sembra delinei anche tu: per me questi autori non riescono a scindere l’opera letteraria dal manifesto ideologico e, di conseguenza, infarciscono i loro libri di considerazioni filosofiche banali oltre che reazionarie.
    Trovo che il fondo dell’ideologia di Tolstoj (e Dostoevskij), prima ancora che la misoginia, sia l’odio viscerale per il mondo moderno, per intendersi quello nato dal Rinascimento, dalla rivoluzione scientifica e dall’illuminismo e, di conseguenza, anche la liberazione della donna viene da lui condannata in quanto idea moderna.
    Tolstoj ha una visione medievale della vita e dell’arte: è buono ciò che porta acqua al mulino della sua visione ideologica (Dio, patria, famiglia e tradizione russa… che allegria).
    Le opinioni di Tolstoj, da un punto di vista storico, sono semplicemente ridicole. Nessuno storico serio riterrebbe che i successi di Napoleone fossero sostanzialmente dovuti al caso e non alla genialità militare dell’imperatore francese. Tolstoj nega il genio di Napoleone come – comicamente – negò le qualità artistiche di Shakespeare e quelle scientifiche di Darwin. Gli rispose per le rime George Orwell (autore che adoro) in “Lear, Tolstoy and the fool”
    Il personaggio di G&P che più mi sta simpatico è quello di Helene, una donna libera e intelligente che, ovviamente, per l’autore è la “cattiva” della storia, mentre Pierre (che tenta di assassinarla per una presunta infedeltà di cui, per sua stessa ammissione, non è neppure sicuro) sarebbe il “buono” (nonché alter ego dell’autore).
    Helene sarebbe cattiva semplicemente perché non vuole figli da Pierre (ma saranno affari suoi se non li vuole, caro Tolstoj?!), inoltre viene considerata “stupida” e “viziosa” a dispetto del fatto che, nel romanzo stesso, si dica che dirige un salotto letterario ed è stimata dai migliori intellettuali russi ed esteri (Rumjancev, il principe de Ligne, ecc…). Ma il problema è che Rumjancev, sarà pure stato un amante della scienza e della cultura, fondatore di biblioteche e musei e patrocinatore di spedizioni scientifiche ma – per Tolstoj – aveva il torto di essere filo-francese quindi la suo cultura (è quella di Helene) è considerata stupida perché contrapposta alla vera cultura tradizionale russa.
    Per me, se Helene riempie di corna un marito del genere lo fa a buon diritto. Ovviamente Tolstoj la fa morire in modo narrativamente abbastanza maldestro per lasciare libero Pierre (che giammai avrebbe divorziato, come tra l’altro la moglie proponeva) di impalmare Natasha.
    Grazie e scusami per averti inflitto le mie elucubrazioni.

    Ivan

    • gabrilu ha detto:

      Ivan
      innanzitutto grazie per il tuo lungo, appassionato, articolato e soprattutto argomentato (merce rara, di questi tempi, l’argomentazione) intervento. Mi sono molto divertita, a leggerlo. Prendilo per un apprezzamento ed un complimento, perchè di questo si tratta 🙂
      Non mi è certo possibile riprendere tutti gli spunti che lanci, anche se mi piacerebbe — eccome — entrare nel merito, ma non la finiremmo piu…
      Mi limito a dire in maniera se vuoi un po’ scherzosa ma con intenzione certamente non banalizzante che sei riuscito, nell’eterna quaestio “meglio Tolstoj o Dostoevskji?” a fare la quadratura del cerchio: a te non piace nè l’uno nè l’altro! 🙂
      Grazie e a rileggerti presto, spero!
      Ciao
      P.S. Conosco una persona che frequenta assiduamente questo blog che potrebbe ucciderti (scherzo, eh) per quello che hai scritto sul Dosto…:-)

      • dragoval ha detto:

        @Ivan
        Anch’io amo immensamente Bulgakov e Gogol’, e concordo con te, Tolstoj e Dostoevskij sono profondamente reazionari e avversi alla modernità. Le loro ragioni, talvolta anche le loro trovate narrative sono ingiustificabili : la morte di Andrej è patetica, quella della povera Lise -di parto, con l’espressione sorpresa sul volto: “Perché mi avete fatto questo?” anche di più- come lo è quella di Anna Karenina, come assolutamente improbabili e irrealistici sono i dialoghi dei personaggi di Dostoevskij- o meglio, i personaggi stessi. E allora, dov’è la grandezza di questi due autori, sia pure con i loro limiti così vistosi? La stessa che troviamo in due reazionari profondi come Bach e Dante:la dimensione trascendente e universale, l’attenzione rivolta ai massimi sistemi e problemi dell’umanità, che restano sempre gli stessi più o meno dai tempi dell’ Iliade ( Guerra e pace, Delitto e castigo sono due titoli che potrebbero tranquillamente adattarsi a buona parte dell’intera letteratura europea). La stessa Commedia ha alcuni canti dottrinali o di mera catalogazione (Inf. XI, Purg.XVII, Par.II), di cui si farebbe volentieri a meno, nonché posizioni ideologiche assolutamente ingiustificabili, che pure nulla tolgono all’immensità dell’opera; tuttavia questo non obbliga, naturalmente, ad amare Tolstoj e Dostoevskij per forza (e ci mancherebbe altro, veh); se la nostra sensibilità ed i nostri interessi ci conducono verso altre letture, a noi più congeniali, amen ^^.
        @gabrilu
        Con la tua boutade sui difensori maniaco-omicidi di Dostoevskij, non riesco proprio ad immaginare a chi tu potessi alludere………………..^_^

        • Ivan ha detto:

          @dragoval
          Ovviamente, la mia non era una critica a chi ama questi due autori. Quando, dopo tanto tempo dalla sua composizione, un libro continua a “parlare” a tanti lettori (e sicuramente è il caso dei libri di Tolstoj e Dostoevskij) è segno che l’autore è riuscito davvero ad esprimere qualcosa di valido.
          In fondo, se mi sono innamorato di Hélène e se detesto Pierre (tutta gelosia la mia :-)) vuol dire che i personaggi di Tolstoj continuano a suscitare emozioni anche al di là delle intenzioni dell’autore (confesso che ho visto lo sceneggiato prima di leggere il libro, quindi il merito va un po’ anche a Violante Placido :-)).
          Senza dubbio i due autori russi hanno voluto affrontare i massimi problemi dell’umanità e lo hanno fatto da par loro con uno sforzo titanico in termini di pagine e di tempo per trattarli; ma è proprio qui il punto che non mi convince: nel momento di “tirare le somme” su quei problemi eterni si sono sostanzialmente rifugiati nelle vecchie risposte scontate fornite loro dalla tradizione (la fede contro la scienza, lo spirito contro la carne, la morale contro la libertà, ecc…) e ciò si ripercuote sulle loro opere con soluzioni improbabili ed artificiose dal punto di vista filosofico e narrativo.
          Non mi piace, in genere, fare confronti tra realtà diverse e difficilmente comparabili; ma mi colpisce tanto moralismo passatista, quando Hawthorne o Melville già avevano saputo scardinare i valori puritani, nei quali pure si erano formati, mostrandone l’ipocrisia (La lettera scarlatta) e la relatività di fronte alla varietà delle culture umane e alla vastità della Natura (Moby Dick). In fin dei conti, anche la grandezza dell’arte di Dante è proprio quella di aver superato la morale del suo tempo facendoci provare simpatia e ammirazione per Francesca da Rimini, Farinata, Brunetto Latini, Ulisse, pur condannandoli all’inferno.
          Detto questo, non voglio certo dire che Tolstoj e Dostoevskij siano da buttare; ma volevo solo spiegare i motivi delle mie perplessità. Concordo pienamente con te che ognuno sceglie le sue letture in base alla propria sensibilità.
          @gabrilu
          Ehm… spero di non essere in pericolo 🙂

  39. dragoval ha detto:

    @Ivan
    Che la tua fosse una critica, credo nessuno l’abbia pensato, perché, come ha già notato la padrona di casa, hai argomentato le tue tesi in maniera esemplare. Anzi,io credo che confrontarsi-civilmente- con qualcuno che ha un’opinione diversa dalla tua sui tuoi capisaldi indubitabili sia oltremodo salutare, perché ti spinge a rileggere i tuoi autori con una prospettiva diversa, meno adorante e più lucida, scoprendone, perché no, anche limiti e difetti senza per questo amarli di meno.
    Quanto alla tua incolumità personale,dormi pure sonni tranquilli, che non corri alcun pericolo 😀

    • Ivan ha detto:

      @ dragoval
      Allora sono salvo, che sollievo. 😀
      Sono pienamente d’accordo con te. Anche a me ha fatto molto piacere questo scambio di opinioni.
      Alla prossima!

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